Aerts raggiante con la Coppa del Mondo in mano © Photonews
Aerts raggiante con la Coppa del Mondo in mano © Photonews

Toon, chi la dura la vince

Dopo una gara da urlo, Aerts si piega solo al solito Van Der Poel e conquista la Coppa del Mondo. Una settimana al mondiale, puntiamo su Dorigoni

Quella maglia di campione belga è una delle divise più amate di tutto l’immaginario ciclistico. Sarà per i colori, sarà per il potere evocativo dei grandi campioni che l’anno indossata. Sarà perché conquistarla in gara non è mai semplice, che sia strada o ciclocross, e somiglia spesso a una battaglia per la conquista dell’armatura di un Cavaliere dello Zodiaco: tutti la vogliono, nessuno la snobba, si dà l’anima come è successo a Kruibeke due settimane fa in una delle gare più belle della stagione.
È amata da tutti, specialmente da chi la indossa. E come tante altre maglie, dona superpoteri. Il potere di correre alla quasi alla pari con Mathieu Van Der Poel, per esempio. E di fargli fare fatica in una delle corse alla quale mai potrebbe rinunciare, lui che già non corre mai per arrivare secondo: il Gp Adrie Van Der Poel, prova di Coppa del Mondo a Hoogerheide, e non serve neanche spiegare il perché. Poi, annichilire il campione del mondo, soffiargli il titolo all’ultima gara senza rubare assolutamente nulla: perché a Toon Aerts va dato atto che si è speso come nessuno in questa stagione soprattutto nella Coppa, dalla prima (vinta) all’ultima gara. E di essere il solido futuro del ciclocross dopo il 2020, quando Mathieu Van Der Poel comincerà a fare sul serio in strada.

Pronti? Via! Mathieu e Toon prendono subito il largo
La prova di oggi di Hoogerheide è quello che qualunque ciclocross dovrebbe avere per risultare bello, senza eccessi: fango, un bel disegno altimetricamente sensato, discese a rotta di collo e ho già detto fango? Comunque, fango. Che non è mancato grazie alle piogge ed ha fatto sì che il percorso diventasse sempre più lento durante la gara élite. Il giro di Hoogerheide, già lungo di suo, è diventato lunghissimo, cosicché al primo giro già la situazione si era ben delineato, con Toon Aerts e Mathieu Van Der Poel partiti più veloci di tutti, e Wout Van Aert a spingere come un ossesso per restare in gira. Gli altri li citeremo solo alla fine, perché, come raccontano anche i distacchi, hanno fatto una gara a parte, per il quarto posto. Tra questi un assente di spicco: lo sfortunato Michael Vanthourenhout, vittima ieri di una violenta reazione allergica alimentare, in riposo precauzionale.

La caduta di Mathieu, Toon tira dritto a lungo
Benché Aerts dimostri subito di essere in giornata di grazia, si attende comunque il momento dell’attacco di  Mathieu Van Der Poel. Avviene invece l’imponderabile: il campione europeo scivola abbastanza rovinosamente all’inizio del terzo giro, ripartendo dietro anche a Wout Van Aert. Si viene a creare una situazione diversa dal solito, non necessariamente vantaggiosa per Aerts: presto o tardi, Van Der Poel rientrerà, e potrebbe anche avvicinare Van Aert. Così Toon opta per la decisione più drastica: tirare come un dannato, rendendo la rimonta il più difficile possibile. E così è: i 15″ di vantaggio ottenuti dureranno per quasi due giri, costringendo Aerts a spingere parecchio, mentre Van Aert evita il fuorigiri e si ritrova a 20″ dalla testa.

L’ultimo ruggito di Van Aert non basta, la Coppa è di Toon
Il campione del mondo riserva le energie per il quinto giro, quando Van Der Poel deve rifiatare e Aerts pure: e difatti guadagna, ma non abbastanza, appena 6″.  Aerts soffre ma non accenna alcuna crisi, e quando Van Der Poel riapre il gas, nell’ultimo giro, non lo lascia neanche andare tanto facilmente. Wout Van Aert invece è finito e si è arreso: la corsa si è compiuta ormai, con Mathieu Van Der Poel che vincerà ancora una volta sul circuito di casa (sconfitto solo in due occasioni: il mondiale under 23 del 2014 ed il 2017 a mezzo servizio e con la testa ai mondiali), riservando 13″ a Aerts e 32″ a Van Aert. Toon Aerts è campione del mondo con 615 punti: bastava arrivare davanti a Wout Van Aert nei primi 5. Solo 2 punti separano il vincitore dal secondo classificato. Terzo, quel Mathieu Van Der Poel “colpevole” di 3 assenze, col senno di poi gli sarebbe bastato rinunciare ad una sola gara per poter comunque dominare la Coppa. Ma poco male.

La gara degli altri: bene Van Kessel e Mourey, malissimo Bertolini
E si, c’erano anche altri 64 concorrenti in gara, anche se tutti hanno avuto occhi per i primi tre. Li citiamo comunque, anche se la gara per il quarto posto è durata anche meno di quella per il primo: al terzo giro un redivivo Corné Van Kessel aveva già staccato tutti quanti, realizzando la migliore prestazione stagionale. Certo, A ere geologiche di distanza (2’29” per l’esattezza), ma pur sempre quarto. E si rivede in concomitanza del mondiale anche Gianni Vermeersch, in rimonta nel finale e abile ad agganciare il quinto posto (2’38”) ai danni del giovane Joris Neuwenhuis (2’51”), coraggioso nelle prime fasi, ma in panne nel finale, e comunque ben inserito negli alti livelli del ciclocross. Settimo e ottavo posto per il duo Telenet Fidea Quinten Hermans (3’01”) e Lars Van Der Haar (3’07”), poi altra voragine fino al nono posto, occupato da un inatteso Francis Mourey (4’07”), che si mette alle spalle Tom Meeusen (4’09”).
E gli italiani? Preoccupa Gioele Bertolini al 41esimo posto, autore di una delle gare più brutte della stagione, fino a subire l’onta del doppiaggio: speriamo sia pretattica. Non finisce lontano Cristian Cominelli, 44esimo.

Donne: Brand e Compton fanno paura in vista del mondiale
Se tra gli uomini sembra che in ogni caso, il finale del mondiale sia già scritto, tra le donne la lotta per l’iride è più che mai aperta. La campionessa in carica Sanne Cant durante la stagione ha viaggiato un po’ a corrente alternata, emergendo poche volte specialmente in Coppa, dove non ha mai vinto: da quando è emersa ad alti livelli non le era mai capitato. Al contrario, le olandesi arriveranno con una batteria di atlete una più competitiva delle altre, con l’obiettivo di vincere e possibilmente far man bassa di medaglie: la più temibile sembra Lucinda Brand, la quale ha scoperto solo recentemente di essere tagliata per il ciclocross ma non ha ancora espresso un limite. Tremenda anche nella gara odierna, dove è rientrata nel secondo dei quattro giri previsti su Cant, Vos e Betsema, per poi staccare tutte quante. Marianne Vos, vincitrice della Coppa del Mondo per la prima volta (strano a dirsi, ma bissando l’attività su strada in maniera più intensa prima non ne aveva ancora avuto l’occasione), oggi si è accontentata del terzo posto, ma non sembra affatto in calo; e poi ci sono Sophie De Boer, Denise Betsema, Annemarie Worst, Maud Kaptheljins: tutte atlete con l’asso della manica pronto nella mano.

Da fuori, chi potrebbe inserirsi? La solita Kathie Compton,a 41 anni ancora una volta competitiva in vista dei mondiali. Dopo una stagione così così, oggi spicca e snocciola un bel secondo posto, dando l’idea di essere nel pieno delle energie. Le azzurre oggi sono state brillanti meno del solito: Alice Arzuffi 14esima, Eva Lechner 16esima (e c’era anche Francesca Baroni, 33esima ma con buone prospettive in vista della gara under 23, che salvo sorprese dovrebbe essere dominata da un’altra olandese, Ceylin Del Carmen Alvarado). Vista comunque la stagione fatta da entrambe, si spera di vederle lottare almeno per il podio.

Dorigoni maggiore speranza per i mondiali. A Pidcock e Meeussen le altre coppe
La gara under 23, compiuta nelle peggiori condizioni ambientali sotto una forte pioggia, ha confermato l’ottimo momento di forma di Jakob Dorigoni: l’altoatesino ha corso a testa alta contro Eli Iserbyt e Antonie Benoist, combattendo a fondo il campione del mondo ed il talento francese fino alla metà della gara. Poi, l’attacco del belga, che tutt’ora solo in Pidcock (oggi assente ma vincitore di Coppa: il regolamento delle categorie minori, che prevede l’assegnazione dei punti sui 4 migliori risultati ottenuti, rendeva superflua la partecipazione di uno che di prove ne ha vinte 4…) trova un rivale alla pari, e la caduta di Dorigoni che permette a Benoist di volare verso il secondo posto. A Dorigoni non spetterà neanche il podio per la rimonta di Ben Turner, ma poco importa: la costanza dei risultati ottenuti in questa seconda parte di stagione lascia ben sperare per il mondiale dove in Dorigoni l’Italia ripone le più concrete speranze. In gara c’era anche Stefano Sala ed ha terminato 26esimo.
Il mondiale juniores viene assegnato invece al belga Wietse Meeusen: già in pole per il successo, il belga ha vinto anche l’ultima prova di Coppa, staccando di 9″ l’effervescente spagnolo Carlos Canal Blanco, espressione del movimento iberico che sta sgomitando negli ultimi anni per ritagliarsi uno spazio di vertice, e di 21″ Lennert Belmans. Il rivale più accreditato, Thibau Nys, finisce rovinosamente per terra nel corso del terzo giro: niente di rotto, la rivincita è al mondiale. Per gli azzurri gara luci ed ombre, con Samuele Leone 11esimo che si conferma l’uomo più in forma dal titolo agli assoluti. Bene all’inizio, poi cala Emanuele Huez, 21esimo; lontani dalla bella prova sull’asciutto Pontchateau Davide De Pretto (24esimo) e Tommaso Bergagna (32esimo); abbastanza sottotono rispetto all’inizio dell’anno Davide Toneatti (27esimo) e Luca Pescarmona (31esimo).

 

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