Il podio di Bogense, con Sanne Cant circondata dalle olandesi © Team Sunweb
Il podio di Bogense, con Sanne Cant circondata dalle olandesi © Team Sunweb

Sanne da Sogno, un incubo per le olandesi

Cant superlativa al terzo mondiale ciclocross di fila a Bogense. Nelle categorie giovanili domina ancora la Gran Bretagna

Un po’ Sven Nys, un po’ Peter Sagan. Della divinità del fango condivide la nazionalità e la tecnica sopraffina ai vertici della categoria, dell’ercolino slovacco l’età (è del 1990) ed il terzo titolo mondiale di fila, da oggi. Sanne Cant oggi è scoppiata in lacrime, al traguardo di Bogense, e non solo perché l’iride che segue a quello di Bieles, dove fu aiutata dalla sorte, e di Valkenburg, dove la Compton l’ha fatta soffrire, è quello ottenuto con la prova più convincente, ai danni di ben 4 olandesi; ma soprattutto perché arriva al termine di una stagione dove quelle olandesi, assieme a tante altre rivali sempre più numerose ad alto livello (è forse questo il merito del ciclocross al femminile, disciplina sempre più piacevole per la qualità della competizione), l’hanno messa in difficoltà come non capitava da tempo, relegandola a non ottenere neanche un successo in Coppa del Mondo. Sanne temeva di perdere quell’iride, e temeva che il suo primato fosse finito: un giorno senza dubbio questo capiterà, ma non è questo il giorno.

Betsema e Worst lepri, Arzuffi e Lechner spariscono subito
Una lieve pioggia accoglie la gara femminile, rendendo un terreno in origine ghiacciato molto scivoloso. Bogense è un percorso indubbiamente veloce sopra la media, ma la presenza di più di un passaggio tecnico particolarmente impegnativo (punto chiave, la contropendenza nella seconda parte della gara) rende comunque il percorso intrigante. Nella gara donne partono a tutta le più giovani delle olandesi, Denise Betsema e Annemarie Worst, con la Cant che le osserva da vicino; svaniscono presto i sogni di medaglia per le azzurre, con Eva Lechner ed Alice Arzuffi che rimangono subito intruppate nelle retrovie dal primo giro, senza speranza di rimontare. La Arzuffi terminerà 12esima, a 2’08” dalla vincitrice, mentre la Lechner sarà 17esima a 2’48”.

Jolanda Neff tenta la sorpresa, poi comincia la sfida Cant-Olanda
Anche la Vos riesce ad agganciarsi al trenino di testa, sono così in 4 al comando al termine del primo giro. Dietro, inseguono Jolanda Neff, Ellen Van Loy e Lucinda Brand: uno scivolone della Van Loy nella contropendenza blocca la Brand, mentre la Neff sembra essere in ottima condizione e riesce dunque ad agganciare la testa; La sensazione è quella che la campionessa della Mountain Bike, quest’anno vincente al Gp Sven Nys, abbia finalmente colmato il gap con le grandi della specialità. Nel terzo giro la protagonista è l’attesa Lucinda Brand, anch’ella abile a completare la sua rimonta: ma la Brand, che tra tutte le protagoniste di oggi è l’atleta con meno esperienza nel fuoristrada, soffre particolarmente nel tecnico, scivolando sulla contropendenza che poi affronterà con estrema prudenza nei successivi passaggi. L’olandese è però indubbiamente l’atleta più potente del lotto, e riesce a rientrare. Al quarto giro tocca alla Neff finire per terra: la Cant, spietata, attua il forcing con Denise Betsema a ruota e costringe la svizzera a staccarsi, abbandonando i sogni di medaglia. Restano però in 5 al comando, e 4 sono olandesi.

Vos non in gran giornata, Brand vola al cambio bici
Una volta rientrata, Lucinda Brand è pronta a sfoderare tutti i suoi cavalli nel quinto giro, dove tira il collo a tutte le contendenti. Chi ne soffre particolarmente è Marianne Vos, che si ritrova staccata alla fine del giro nella fase di maggiore difficoltà. Sanne invece non lascia un metro, a differenza di Betsema e Worst le quali oramai sono arrivate al limite; il momento chiave è il cambio di bicicletta del penultimo giro, dove Lucinda Brand cade clamorosamente mentre lascia la bici, lasciando Sanne sola al comando. Ed anche stavolta la campionessa del mondo si mostra rapace, spingendo al massimo per non far rientrare le olandesi, guidate di nuovo da una Marianne ritrovata. Ma chi ha imparato a conoscerla sa che gli ultimi giri di Sanne Cant sono micidiali: la Brand, rientrando, molla la Vos, ma non ha la forza per avvicinare la Cant. Sarà dunque argento a 9″ ed un fiume ininterrotto di lacrime sul podio: se non altro può ben sperare nella Cabala: quarta nel 2017, terza nel 2018, seconda nel 2019…A 15″ c’è il bronzo per Marianne Vos, che si aggiunge a una sterminata bacheca fatta, tra le altre cose, di 11 medaglie ai mondiali di ciclocross: che leggenda. Denise Betsema arriva a 25″, Annemarie Worst a 34″, Jolanda Neff difende il sesto posto ad 1’16” dagli assalti dell’americana Katlin Keough ad 1’21”. Nikki Brammeier, rallentata da problemi meccanici, chiude ottava ad 1’37”. Un’appannata Sophie De Boer termina nona ad 1’59”, appena davanti alla decana Ellen Van Loy, a 39 anni ancora in top ten a 2’05”.

La giovane scuola britannica fa ancora incetta di ori
Se anche solo la metà degli atleti britannici che si stanno rivelando negli ultimi anni nelle categorie giovanili manterrà le premesse di questi tempi, il famoso “terzo polo” che si sta da tempo cercando e del quale questo Ciclocross ha un disperato bisogno non sarà più un utopia. Un movimento che già a livello femminile è al top tra attualità (Brammeier, Wyman) e futuro (Evie Richards e Anna Kay, favorita per una medaglia domani nella prova under 23), a livello maschile sta cominciando a raccogliere quanto seminato, con il terzo titolo di fila tra gli juniores ed il primo tra gli under 23. A fare da capofila tra i fratelli Tulett, Ben Turner e Thomas Mein, classe 1999 in giù, c’è Thomas Pidcock, attesa promessa della disciplina da due anni in sfida con l’ultimo erede della scuola belga, Eli Iserbyt. L’ultimo duello ha visto sorridere il britannico, il quale ha strappato un numero da applausi nel corso del terzo giro quando, rimontando sul lungo dritto presente all’inizio del percorso, ha piazzato un’accelerazione alla Cancellara(d’altronde, Pidcock su strada ha conquistato un mondiale a cronometro ed una Parigi-Roubaix juniores) sverniciando Iserbyt che fino ad allora aveva fatto il bello ed il cattivo tempo. Gara finita lì: il giovane britannico poi si è limitato ad amministrare, mentre Iserbyt metabolizzava il colpo.

Gran gara di Dorigoni, ma alla fine è quinto
Delle tre gare di oggi la prova under 23 si è dimostrata la più equilibrata in assoluto, in termini di lotta al podio. Alla fine del secondo giro erano ancora in 14 nel gruppo di testa, ed escludendo i due “fenomeni” erano in diversi meritevoli di una medaglia: il francese Antoine Benoist, spesso protagonista in Coppa del Mondo, lo svizzero Louis Roullier, il ceco Tomas Kopecky e l’olandese Ryan Kamp, rispettivamente argento e bronzo del mondiale juniores nella passata stagione. Ed il nostro Jakob Dorigoni, ovviamente: sin dalle prime tornate si dimostrava uno dei più in balla, non mollando mai le prime posizioni e restando agganciato a Iserbyt al momento dell’attacco di Pidcock, sperando di approfittarne per poter fare il vuoto. In una situazione di tale equilibrio, è bastata una minima incertezza a compromettere la gara di Dorigoni fino ad allora perfetta: dopo il salto alto degli ostacoli nel quinto giro perde il pedale ed è costretto a scendere, ritrovandosi dalla terza all’ottava posizione. Dorigoni rimonterà, ma la fatica fatta gli resterà nelle gambe e scolpita sul viso, quando il più fresco Benoist s’involerà, al termine del penultimo giro, verso il bronzo a 23″ alle spalle di Iserbyt (15″) di ritardo. Dorigoni cede anche il quarto posto in volata alla rivelazione Kopecky (il ceco è stato davvero gagliardo in brevi frangenti ed è al primo anno di categoria: si rivedrà l’anno prossimo) chiudendo quinto a 35″. Presenti anche altri due azzurri, ma il livello di Antonio Folcarelli (34esimo a 3’28”) e di Stefano Sala (40esimo a 4’04”) non è equivalente ai migliori della specialità.

Il piccolo grande record di Ben Tulett: futuro fenomeno?
Non passi in secondo piano il risultato ottenuto tra gli juniores da Ben Tulett: il britannico forse ha compiuto la grande impresa l’anno scorso, vincendo da primo anno su un circuito durissimo, ma anche la prestazione ottenuta quest’anno, ai danni dei favoriti belgi, non è mica da ridere. Tatticamente, la gara di Tulett è stata pressoché identica a quella di Pidcock: attacco netto al terzo giro partendo da dietro, in rimonta su Witse Meeussen e Ryan Cortjens, e tanti saluti ai rivali. Impressionante il tempo di percorenza di Tulett in questo giro, che pareggia i migliori di Iserbyt: solo Pidcock ha fatto meglio. In una gara che si pensava finisse in volata, Tulett ha vinto con 20″ su Meeussen, 27″ su Cortjens, 42″ sull’erede Thibau Nys (partito male, con conclusione in rimonta) e 46″ su Pim Ronhaar. Della folta pattuglia azzurra, fanno una buona figura il campione nazionale Samuele Leone (11esimo ad 1’06”) e Tommaso Bergagna (13esimo ad 1’13”): d’altronde, i due azzurri erano stati i migliori anche nelle ultime prove nazionali ed internazionali. Il primo anno Davide De Pretto chiude 26esimo a 2’20”, mentre vanno decisamente male Emanuele Huez (38esimo a 3’02”) e Davide Toneatti, 44esimo a 3’43”, lontanissimo dai fasti dell’inizio della stagione. Si chiude un ciclo su una generazione di azzurri senza eccellenze, sperando che chi verrà (tipo l’ultimo rampollo della casata Masciarelli, attualmente allievo) possa far di meglio.

 

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