Prima vittoria in maglia Astana per Merhawi Kudus © Tour du Rwanda
Prima vittoria in maglia Astana per Merhawi Kudus © Tour du Rwanda

Kudus to you, Merhawi!

Prima vittoria in maglia Astana per il 25enne eritreo che fa sua la seconda tappa del Tour du Rwanda conquistando anche la maglia di leader

Dal nostro inviato

L’errore del colombiano Ávila finito a terra a 75 metri dall’arrivo della prima tappa del Tour du Rwanda aveva condizionato anche uno degli uomini più attesi dell’edizione di quest’anno, l’eritreo Merhawi Kudus: il corridore dell’Astana era finito a terra urtato anche dal corridore che stava arrivando alle sue spalle e aveva visto svanire la possibilità di lottare per una vittoria di tappa. Nonostante l’incidente questa mattina Kudus si sentiva complessivamente bene, qualche dolorino ma niente di preoccupante: ed ecco quindi che oggi al termine della seconda tappa, su uno strappo in salita che sembrava la fotocopia di quello di ieri, il neoacquisto dell’Astana si è rifatto con gli interessi conquistando una convincente vittoria, oltre alla maglia di leader in classifica.

Si arriva nella città universitaria di Huye
Questa seconda tappa del Tour du Rwanda 2019 partiva ancora dalla capitale Kigali per puntare verso sud e la città di Huye, capoluogo dell’omonimo distretto. Fin dall’epoca coloniale, Huye (già Astrida e Butare) è uno dei centri culturali più importanti del paese: qui si trovano il Museo Nazionale del Ruanda, un importante centro di ricerca scientifica e soprattutto la National University of Rwanda con campus molto frequentati che danno a Huye il titolo di “città universitaria”. Tutto il sistema scolastico del distretto è molto ben sviluppato e lungo i 120 chilometri del percorso di oggi erano migliaia i bambini di tutte le età che attendevano il passaggio della carovana pubblicitaria e poi dei corridori indossando le loro divise d’ordinanza.

Qui nel paese il sistema scolastico è stato riformato nel 2009 ed ora prevede un percorso ben strutturato di nove anni, i primi sei di scuola primaria, gli altri tre di scuola secondaria: il programma è stato ritenuto un successo visto che il tasso di iscrizione alla scuola primaria è arrivato al 97% per i maschi e 98% per le femmine, il più alto nella regione dell’Africa orientale. A partire dal 2008 invece era stato adottato un altro importante cambiamento: il francese è stato infatti sostituito dall’inglese come lingua straniera insegnata nelle varie classi, un po’ per rompere i legami con il colonialismo del passato, un po’ per favorire l’ingresso del paese nel Commonwealth, avvenuto poi l’anno successivo.

Alessandro Fedeli in maglia gialla alla partenza
Alessandro Fedeli in maglia gialla alla partenza

Quattro corridori in fuga, Nsengimana sfortunato
La prima parte della tappa era abbastanza impegnativa con tre salite nei primi 38 chilometri, in ordine Ruyenzi, Kamonyi e Nyambabuye: la più impegnativa era la seconda, divisa in tre gradoni ciascuno con pendenze superiori al 7%. Al chilometro 9 ha preso il via l’azione buona su iniziativa di Pablo Torres (Interpro) e Perrig Quéméneur (Direct Énergie): a loro si è poi aggiunto l’angolano Antonio Dario (Bai Sicasal) e soprattutto Jean-Bosco Nsengimana, capitano della Benediction Excel Energy e già vincitore di un’edizione: arrivato attardato di circa un minuto di ieri, a causa della poca abilità a sgomitare ed a muoversi all’interno del gruppo, Nsengimana aveva provato una prima volta, poi dopo un’indecisione è ripartito puntando la fuga.

Anche oggi, però, non era la giornata di “Bosco” ma stavolta anche per sfortuna: nella seconda discesa è stato vittima di una foratura, è stato ripreso e superato dall’americano Timothy Rugg (Bai Sicasal) che si è poi riportato sui tre di testa. Con quattro uomini al comando, Nsengimana è rimasto a lungo ad inseguire da solo: il suo ritardo è rimasto fisso a un minuto, quello del plotone è cresciuto fino a toccare i sei minuti attorno al chilometro 50. Nsengimana ha finalmente deciso di rialzarsi ma, anche per Dario, Rugg, Torres e Quéméneur le prospettive non erano migliori: ai meno 20 chilometri il gap era di appena 35″, Quéméneur ha provato quindi a rilanciare e con grande determinazione ha difeso pochi secondi di vantaggio fino agli ultimi 2500 metri quando il plotone s’è definitivamente rifatto sotto.

Kudus è letale sull’ultimo strappo
Come già accennato, il finale di tappa era abbastanza simile a quello di ieri: al cartello dei tre chilometri all’arrivo la strada iniziava a salire con pendenze variabili tra il 4% ed il 7% fino al gran premio della montagna posto all’ingresso della città di Huye, subito davanti al Museo Nazionale a 1400 metri dall’arrivo. Qui l’Astana ha fatto valere tutto il proprio spessore tecnico con una grande sparata di Merhawi Kudus proprio in vista del gpm, mentre alle sue spalle i compagni di squadra rompevano i cambi e favorivano l’azione del talento europeo. Nel tratto di falsopiano Kudus ha continuato a spingere e stavolta non c’era curva e nessun avversario maldestro che potesse privarlo del successo: alla fine i cronometristi hanno rilevato 2″ di distacco tra lui e la prima parte degli inseguitori.

Lo sprint per il secondo posto ha visto il polacco Przemyslaw Kasperkiewicz (Delko) davanti a tutti con il giovanissimo Biniam Girmay in terza posizione, Joseph Areruya in quarta, Rodrigo Contreras in quinta ed Hernán Aguirre in sesta. Alla fine, nonostante il gruppo fosse molto allungato, sono stati 27 i corridori classificati con lo stesso tempo a 2″ da Kudus: tra loro anche Alessandro Fedeli, dodicesimo, e Matteo Sobrero, ventitreesimo. Tra i corridori attardati segnaliamo Mekseb Debesay, arrivato a 1’35” dopo essere stato vittima di una caduta a circa 40 chilometri dall’arrivo. Un applauso va anche ad Avila, scorticato su tutto il lato sinistro del corpo e con una sospetta lesione muscolare, ma capace di tenere duro e concludere la tappa a soli 14″ da Kudus.

Domani la tappa più impegnativa
Per Alessandro Fedeli giornata con qualche rammarico, non tanto per aver perso la maglia di leader da uno scatenato Merhawi Kudus, quanto per non essere riuscito ad essere più vicino ai migliori del suo gruppo e a lottare per un piazzamento migliore che avrebbe potuto garantirgli almeno la maglia di miglior giovane, passata comunque al compagno di squadra Areruya: all’arrivo il veronese era stravolto con l’altura, oggi si è sempre corso a più di 1700 metri sul livello del mare, che si è fatta sentire pesantemente. Fedeli resta comunque quinto, preceduto da Kudus (2″ davanti a tutti, non ci sono abbuoni), Kasperkiewicz, Areruya e Guglielmi.

Domani in programma c’è la tappa più temuta da tutti di questa edizione del Tour du Rwanda, quella universalmente considerata la tappa regina: 213.1 chilometri da Huye a Rubavu, 4306 metri di dislivello, cinque gran premi della montagna di cui tre di prima categoria ed un passaggio a 2470 metri di altezza. Le pendenze delle varie salite sono tutt’altro che impossibili, ma 18.8 chilometri al 4.4% di pendenza media faranno comunque malissimo ad un gran numero di corridori.

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