Merhawi Kudus sul podio al Tour du Rwanda © Tour du Rwanda
Merhawi Kudus sul podio al Tour du Rwanda © Tour du Rwanda

Kudus fa uno-due e dimostra la sua forza

Tour du Rwanda, l’eritreo dell’Astana conquista una tappa animata e allunga in classifica

Dal nostro inviato

Una tappa bellissima dal punto di vista ciclistico e paesaggistico ha lanciato definitivamente Merhawi Kudus come l’uomo da battere in questa undicesima edizione del Tour du Rwanda: l’eritreo dell’Astana ha conquistato la sua seconda tappa consecutiva staccando di nuovo i rivali e riducendo sensibilmente il numero di corridori in lotta per strappargli la maglia. La carriera di Kudus era sbocciata proprio in Ruanda quando aveva appena 18 anni e sette anni dopo proprio da qui sembra potersi rilanciare dopo alcuni anni in cui sembrava non riuscire più a fare progressi decisi: il passaggio all’Astana gli ha già portato due belle vittorie, che sicuramente gli possono dare fiducia per gli appuntamenti in Europa.

Un bar, qualche birra e il presidente
La terza tappa del Tour du Rwanda era la più lunga e la più impegnativa di questa edizione: 213.1 chilometri, cinque gran premi della montagna di cui tre a più di 2400 metri di quota ed un totale di 4300 metri di dislivello. La partenza era da Huye, dove si era arrivati ieri e dove proprio ieri sera era presente anche Paul Kagame, presidente della Repubblica del Ruanda ormai da quasi 19 anni: un incontro con circa 600 leader politici e culturali locali che hanno ricevuto un duro ammonimento. «Combattere la povertà non è un favore che state facendo ai nostri cittadini. Quando il benessere dei nostri cittadini è colpito, tutti siamo colpiti. Le persone che usano male le risorse pubbliche pensano di essere più ricche, ma non puoi essere più ricco se i nostri cittadini non lo sono» sono le parole di Kagame riportate dai giornali locali.

Personaggio molto controverso, Kagame è accusato da più parti di repressione politica ed anche per quanto riguarda i media, testate realmente indipendenti non ce ne sono: tuttavia nel paese il presidente gode di grande popolarità, come abbiamo potuto verificare seppur con un campione assai poco significativo. Ieri sera proprio mentre stavamo bevendo una birra fuori da un piccolo locale di Huye, ci è stato chiesto di spostarci velocemente all’interno: il motivo? Da lì a poco sarebbe passato proprio il presidente con la sua scorta, dopo aver terminato il suo discorso a poca distanza da lì. All’interno del baretto abbiamo trovato un gruppetto di ragazzi (chi più, chi meno) fiero di avere nel paese persone venute dalla lontana Europa: per loro Kagame era “il nostro presidente” o “sua eccellenza” e si sa che dopo un po’ di birre – e vi assicuriamo che le bottiglie vuote non erano poche – si è tutti più onesti.

Paesaggi bellissimi attraversando tutto il paese
Tornando alla corsa, i primi 70 chilometri erano identici al finale della tappa di ieri, poi da Muhanga si svoltava ed iniziava la parte più impegnativa della tappa. Con l’arrivo delle salite è cambiato anche il paesaggio che circondava la corsa: attraversando il paese da sud a nord e passando da quote di 1400 fino a 2400 metri, abbiamo potuto ammirare risaie, i soliti alberi di banane, ma anche coltivazioni di thé e vegetazione che poco aveva a che fare con gli stereotipi africani. Negli ultimi 100 chilometri di tappe, la strada a doppia corsia in ottimo stato e circondata dalle foreste, poteva far pensare ad una corsa statunitense se non fosse stato per i pubblico, presente anche nei tratti in apparenza quasi disabitati: c’era anche chi, più d’uno, per non perdersi il passaggio della corsa e della carovana, si è portato dietro le capre e le ha legate ad un albero lasciandole pascolare l’erba a bordo strada.

La partenza è stata molto rapida con diversi tentativi di attacco andati a vuoto fino a che non sono riusciti ad evadere dal gruppo Adrien Guillonet (Interpro) e Przemyslaw Kasperkiewicz (Delko) raggiunti poi da Rohan Du Plooy (ProTouch) e anche da Moïse Mugisha (Ruanda): il loro vantaggio massimo è stato di circa quattro minuti dopo aver affrontato la prima salita di giornata ed essere transitati per il rifornimento fisso. Negli ultimi 100 chilometri la corsa è esplosa: sulla dura salita di Myiha, prima la Israel Cycling Academy e poi l’Astana hanno imposto un ritmo elevatissimo.

Kudus attacca a ripetizione, davanti restano in quattro
Tra i fuggitivi, Kasperkiewicz è stato l’ultimo ad arrendersi, allungando in discesa e approcciando in testa la lunghissima salita di Kabaya: si trattava di 18.8 chilometri con la pendenza media del 4.4% che era falsata da diversi tratti in contropendenza, un paio di cartelli stradali che in certi tratti indicavano 10% si avvicinavano di più alla realtà delle cose. La prima parte del gruppo si è ricompattata da circa 10 chilometri dal gpm e poco dopo sono iniziati i fuochi d’artificio: Kudus e Contreras hanno forzato il ritmo per l’Astana, con loro sono rimasti solo Badilatti (Israel), Aguirre (Interpro), Mulueberhan (Eritrea) e Hailemichael (Dimension Data). I due africani hanno dovuto mollare la presa prima dello scollinamento e sono stati superati di slancio dall’estone Rein Taaramäe (Direct Énergie) che, salito del proprio passo dopo aver mancato la prima accelerazione, è poi addirittura riuscito a recuperare sulla testa della corsa.

Negli ultimi 50 chilometri la situazione di corsa è cambiata più volte: Merhawi Kudus è stato il primo a rompere gli indugi e ha attaccato tutto solo, sgretolando anche il gruppetto inseguitore. Il primo a riportarsi sull’eritreo è stato lo svizzero, del cantone Grigioni, Matteo Badilatti, ma al chilometro 176 ci siamo ritrovati con quattro uomini al comando visto che anche Aguirre e Taaramäe s’erano rifatti sotto, non Contreras che ha perso contatto dopo un’enorme mole di lavoro. Sull’ultimo breve strappo in salita ancora attacchi con Kudus e Badilatti come i più brillanti in salita, e Aguirre e Taaramäe pronti a riprendersi grazie ad un ritmo regolare.

Kudus allunga in discesa e va a vincere
Gli ultimi 30 chilometri erano tutti in discesa e la strada larga consentiva velocità molto elevate. L’attacco decisivo è arrivato ai meno 10 chilometri ed è stato portato ancora una volta dalla maglia gialla Merhawi Kudus che al quarto tentativo è riuscito ad aprire il gap che ha mantenuto poi fino al traguardo: ai meno 2000 metri al traguardo una curva verso destra spalancava per la prima volta la visuale sulle acque del Lago Kivu che fa da confine tra Ruanda e Repubblica Democratica del Congo, ma in quel momento Kudus poteva pensare solo ai 20″ che lo dividevano da Taaramäe, inseguitore solitario.

Il duello finale in discesa sul filo dei secondi poteva ricordare quello tra Van der Breggen e Van Vleuten l’anno scorso a La Course by le Tour, ma stavolta la rampetta in leggera salita agli ultimi 500 metri non ha ribaltato l’esito della corsa: Merhawi Kudus ha tagliato il traguardo a braccia alzate con 15″ su Rein Taaramäe, 43″ su Matteo Badilatti e 58″ su Hernán Aguirre; ormai i giochi di classifica sono ristretti a questi quattro corridori, anche perché il quinto al traguardo è stato Rodrigo Contreras attardato addirittura di 8’02”, poi a 9’27” sono arrivati Henok Mulueberhan e Nikita Stalnov (altro Astana), a 9’34” il giovane francese Jérémy Bellicaud e quindi un drappello più numeroso attorno ai dieci minuti.

La lotta per la generale è ristretta a quattro nomi
La nuova classifica generale vede quindi Merhawi Kudus davanti a tutti con 17″ su Rein Taaramäe, 45″ su Matteo Badillati a 1’00” su Hernán Aguirre: il 25enne eritreo dell’Astana è stato protagonista di una grande prova di forza e anche l’Astana oggi lo ha supportato al meglio. Certo, nelle prime quattro posizioni la classifica è ancora corta e con cinque tappe e tante salite ancora da affrontare potrebbe succedere di tutto, anche perché da oggi in avanti l’Astana non avrà grossi aiuti a controllare la gara.

Con i distacchi enormi di oggi, già dalla quarta tappa di domani potrebbe esserci spazio per qualche fuga, magari con protagonisti i corridori di casa che oggi non hanno saputo rispondere agli attacchi degli squadroni professionistici: Joseph Areruya (Delko) e Valens Ndayisenga (Ruanda) si trovano ora a 9’54”, a 10’23” c’è Eric Manizabayo (Benediction) che oggi correva in casa, il campione uscente Samuel Mugisha (Dimension Data) invece è finito addirittura a 20’25”, stesso distacco di Alessandro Fedeli che è sempre il migliore in classifica tra i tre italiani in gara.

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