Edwin Ávila vincitore a Karongi © Tour du Rwanda
Edwin Ávila vincitore a Karongi © Tour du Rwanda

Errori, sfortuna e problemi: la vittoria cancella tutto

Edwin Ávila vince in fuga la quarta tappa del Tour du Rwanda 2019 dopo un avvio di corsa molto problematico. Ottavo Fedeli, Kudus sempre leader

dal nostro inviato

Questa mattina alla partenza della quarta tappa del Tour du Rwanda 2019 abbiamo incontrato Edwin Ávila per scambiare due chiacchiere e verificare le sue condizioni dopo la rovinosa caduta nel finale della prima frazione che gli era costata una quasi certa vittoria: “questa non è la mia corsa” ci aveva detto in tutta franchezza e ammettendo che i dolori per la caduta si erano un po’ attenuati, ma che nel frattempo erano intervenuti altri problemi di salute che lo hanno costretto a fermarsi un paio di volte durante la tappa di ieri. Ma nonostante tutto, oggi il simpatico colombiano della Israel Cycling Academy aveva ricevuto l’ordine di provare ad andare in fuga e fin dai primissimi chilometri si è subito inserito nel gruppo di testa: una volta lì, i dolori ed i problemi sembravano solo un lontanissimo ricordo e Ávila se l’è giocata alla perfezione mettendo a segno la prima vittoria del 2019 per sé stesso e per la squadra in cui milita dall’anno scorso.

Tappa breve, partenza veloce e tutti a caccia della fuga
Come accade per tutte le tappe di questo Tour du Rwanda, i trasferimenti sono estremamente limitati e ogni frazione riparte esattamente da dove si è arrivati il giorno precedente. Il distretto di Rubavu e la cittadine di Gisenyi sono la casa della Benediction Excel Energy, la prima formazione Continental ruandese: non solo qui c’è la sede della squadra, ma tutti i corridori dell’organico sono originari proprio della zona ed in particolari dei villaggi sulle montagne che erano già state affrontate ieri nel finale di corsa. Come confermato dal giovanissimo direttore sportivo belga Simon Hupperetz l’obiettivo di oggi per la squadra era di mettersi in evidenza e provare ad entrare nelle fughe: il piano è stato rispettato appieno ed anche il risultato si rivelerà poi soddisfacente, anche se ad un certo punto la Benediction aveva sognato anche qualcosa di più.

Già ieri lo avevamo anticipato, i distacchi enormi creati dalla terza tappa aprivano spazio alle fughe da lontano nelle rimanenti tappe di questo Tour du Rwanda e così puntualmente è stato: già nei primi chilometri per le vie di Gisenyi ci sono stati attacchi e frazionamenti, ma è al chilometro che ha iniziato a formarsi la fuga che poi è arrivata fino in fondo. Il primo ad attaccare è stato il campione uscente Samuel Mugisha, in cerca di riscatto dopo il passaggio a vuoto di ieri: nei chilometri successivi quasi tutti tendenti all’insù sul giovane del Team Dimension Data si sono poi riportati altri corridori fino a creare un vero e proprio plotoncino di una ventina di uomini, con i migliori quattro della generale rimasti tutti tranquilli nel gruppo principale tirato da Direct Energie e, meno, Astana.

Il gruppo di testa si spezza in discesa
Oltre a Samuel Mugisha, tra gli uomini di testa segnaliamo la presenza degli eritrei Mekseb e Yacob Debesay e Sirak Tesfom, del campione nazionale ruandese Didier Munyaneza (Benediction), dell’altro ruandese Moïse Mugisha (Nazionale Ruanda), del già citato Edwin Ávila (Israel) e del veronese Alessandro Fedeli (Delko) che è di nuovo protagonista dopo aver centrato la sua prima vittoria in carriera. Il plotone ha preso subito circa tre minuti e mezzo di ritardo ed a quel punto ha solo badato a non dare troppo spazio ai fuggitivi: tra i battistrada i più vicini alla maglia gialla erano Tesfom, Kangangi e Andemeskel, tutti classificati a 9’54” da Kudus. Insomma, dietro c’era di che stare tranquilli.

Attorno al chilometro 40, dopo aver superato i primi tre gran premi della montagna di giornata ed essere arrivati a sfiorare quota 2200 metri sul livello del mare, iniziava una lunga e veloce discesa dove chi aveva gamba, coraggio e una buona capacità di conduzione del mezzo aveva la possibilità di fare la differenza: l’angolano Bruno Araujo è stato uno dei primi a provare ad allungare ma al chilometro 55 è stato raggiunto da Samuel Mugisha (Dimension Data), Pablo Torres (Interpro) e Edwin Ávila (Israel); a quel punto mancavano meno di 50 chilometri all’arrivo (102.6 km era la distanza complessiva di oggi) e restava da affrontare ancora la salita di prima categoria del Congo Nil Center, 10 chilometri con la solita pendenza media ingannevole del 4.3%.

Stavolta nessuna curva tradisce Ávila
Proprio in vista dell’ultimo gran premio della montagna di giornata i fuggitivi, che nel frattempo avevano preso 1’20” di vantaggio sui più immediati inseguitori, sono rimasti in tre per le difficoltà di Bruno Araujo: Ávila, Mugisha e Torres si sono lanciati a tutta in un’altra discesa vertiginosa e sono entrati ancora con un buon vantaggio negli ultimi 20 chilometri, anche questi abbastanza vallonati. Il finale verso la cittadina di Karongi, anch’essa sulle magnifiche sponde del Lago Kivu, è stato un braccio di ferro sul filo dei secondi tra i tre di testa ed il resto del gruppetto di fuga: molto fiducioso del proprio spunto in volata, Ávila sapeva di potersela giocare e su uno strappetto all’ultimo chilometro si è limitato a controllare Pablo Torres e Samuel Mugisha. Lo sprint era in leggera discesa negli ultimi 300 metri e Ávila stavolta non si è fatto sfuggire una vittoria che aveva già praticamente in mano: Pablo Torres non è riuscito a dargli filo da torcere ed il colombiano ha potuto alzare le braccia in segno di vittoria già prima di attraversare la linea d’arrivo.

Nel finale da dietro si sono riavvicinati tantissimo: l’eritreo Sirak Tesfom si è preso la terza posizione a 3″ riuscendo addirittura a superare in extremis Samuel Mugisha, a 5″ invece quinta posizione per David Lozano davanti a Adrien Guillonet e Didier Munyaneza, ottavo posto per l’italiano Alessandro Fedeli. Alla fine il gruppo maglia gialla ha chiuso con 5’43” di ritardo: piccolo distacco per i gregari dell’Astana con Rodrigo Contreras arrivato 13″ più indietro e Nikita Stalnov a 54″, mentre Yuri Natarov era davanti all’attacco.

Generale invariata nelle prime quattro posizioni
Nelle prime quattro posizioni la classifica generale del Tour du Rwanda 2019 è rimasta perfettamente invariata con Merhawi Kudus che precede Taaramäe di 17″, Badilatti di 45″ e Aguirre di 1’00”; Tesfom risale in quinta posizione a 4’14” seguito da Awet Andemeskel a 4’29”, David Lozano a 4’40” e Suleiman Kangangi a 4’56”. Il nuovo miglior giovane è Yacob Debesay, nono a 8’17” e con lo stesso tempo di Didier Munyaneza che si è “consolato” con la maglia di miglior atleta ruandese.

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