Binyam Ghirmay vince in Ruanda © Tour du Rwanda - Mjrka
Binyam Ghirmay vince in Ruanda © Tour du Rwanda - Mjrka

La prima un caso? Neanche per sogno!

Il diciottenne eritreo Biniam Girmay colpisce anche al Tour du Rwanda, sua la quinta tappa

Il nuovo astro nascente del ciclismo africano non ha ancora compiuto 19 anni, viene dall’Eritrea e risponde al nome di Biniam Girmay. Già campione continentale tra gli juniores, categoria in cui in un’occasione s’era addirittura preso il lusso di lasciarsi alle spalle Remco Evenepoel, quest’anno Girmay aveva già stupito vincendo una tappa a La Tropicale Amissa Bongo, primo corridore nato nel 2000 a riuscirci in una corsa di categoria 1 o superiore: ma se il successo in Gabon poteva anche portare con sé un pizzico di fortuna o casualità, il ragazzino eritreo non ci ha messo molto a confermarsi e oggi ha fatto sua la quinta tappa del Tour du Rwanda ribadendo ad alta voce che lui ha enormi qualità di atleta e che potrebbe diventare il grande campione che l’Africa stava aspettando.

Arrivo a Musanze, epicentro ciclistico (e turistico) del paese
Quella di oggi era una tappa importante per il ciclismo ruandese perché l’arrivo era collocato nella città di Musanze che ospita l’Africa Rising Cycling Center, casa della squadra nazionale del paese, centro di sviluppo per i giovani atleti emergenti e base di allenamento anche per le selezioni di Eritrea ed Etiopia, o di quelle squadre professionistiche che sono arrivate in Ruanda con qualche giorno di anticipo sull’avvio della corsa per provare ad adattarsi ed a sfruttare i benefici derivanti dal pedalare in altura. Era facile aspettarsi una condotta di gara incredibilmente aggressiva da parte degli atleti di casa: le attese del sempre numeroso pubblico locale sono state in parte ripagate, ma il risultato non è stato quello sperato.

Musanze però non è solo una città fortemente legata al ciclismo, ma è un importante punto di appoggio turistico per il Ruanda. La cittadina è infatti sovrastata dalla catena di Monti Virunga che segna anche il confine con Repubblica Democratica del Congo e Uganda: la vetta più alta è il Mount Karisimbi, un vulcano inattivo che arriva a poco più di 4500 metri; siamo nel pieno del ramo occidentale della Rift Valley che da origine ad alcuni dei grandi laghi dell’Africa, come il Tanganica ed il Kivu, dalle cui sponde siamo partiti oggi. Oltre che dalle montagne, i turisti sono attratti qui dalla possibilità di vedere i gorilla di montagna, una specie a rischio di estinzione e che ormai si trova praticamente solo in questa zona: è la terra di Dian Fossey, la ricercatrice statunitense che per una ventina di anni ha lavorato per proteggere l’habitat dei gorilla e che proprio per i suoi sforzi è stata poi brutalmente assassinata del 1985.

Scivola senza conseguenze Kudus, dodici in fuga
Il percorso di questa quinta tappa del Tour du Rwanda 2019, 138.7 chilometri da Karongi a Musanze, era già stato affrontato quasi nella sua interezza nelle due giornate precedenti della corsa, anche se a rovescio: i primi 80 chilometri erano gli ultimi di ieri, a seguire invece c’era la lunga salita verso Sashwara che altro non era che la maxi discesa che aveva portato i corridori all’arrivo della terza tappa a Rubavu, nella frazione che aveva segnato il secondo successo di Merhawi Kudus. La partenza subito in salita, con un gpm dopo 4400 metri di gara, ha favorito gli attacchi: una fase molto concitata in cui c’è stata anche una piccola scivolata proprio della maglia gialla Kudus con il compagno di squadra Contreras, ma entrambi sono ripartiti senza problemi.

La fuga buona è partita al chilometro 8, subito dopo il rientro in gruppo di Kudus: i protagonisti erano Daniel Turek (Israel Cycling Academy), Adrien Guillonet (Interpro), Patrick Byukusenge, Eric Munyaneza e Eric Manizabayo (Benediction), Joseph Areruya (Delko), Valens Ndayisenga e Moise Mugisha (Ruanda), Mulu Hailemichael (Dimension Data), Biniam Girmay (Eritrea), Jérémy Bellicaud (Francia) e Geoffrey Langat (Kenya). Il ritardo del plotone è velocemente arrivato a 2’40”, ma nel frattempo dal gruppetto di testa aveva perso contatto l’etiope Hailemichael che ha palesato grossi limiti nella discesa del Congo Nil Center: strada larga e curve affrontabili quasi senza frenare hanno innalzato la velocità e questo ha letteralmente bloccato il corridore della Dimension Data. In questo aspetto deve crescere molto, ma queste esperienze servono proprio a questo.

Gli attaccanti guadagnano e si giocano la tappa
La fuga ovviamente non impensieriva l’Astana, anche perché il migliore in classifica era il ruandese Didier Munyaneza, decimo con 8’17” di ritardo. Per gli uomini all’attacco quindi è arrivato il via libera a giocarsi la vittoria di tappa, ma dietro sulla salita che portava ai 2478 metri di Sashwara c’è stato qualche movimento interessanti: a muoversi un quartetto tutto eritreo composto dai compagni di squadra Sirak Tesfom, Yacob Debesay e Henok Mulueberhan, più il leader Merhawi Kudus. Il plotone principale ha poi annullato questo tentativo che aveva preso anche una trentina di secondi di vantaggio: solo il più giovane della numerosa famiglia Debesay è riuscito a restare davanti fino all’arrivo ed a guadagnare 19″ che tuttavia non gli sono serviti a tenere la maglia dei giovani.

Il drappello di undici fuggitivi ha scollinato tutto sommato compatto e si è lanciato quindi nell’ultima discesa con un margine di circa tre minuti sul gruppo. Come già anticipato, sono stati proprio i corridori ruandesi e cercare con più determinazione l’affondo vincente: negli ultimi 10 chilometri ci hanno provato nell’ordine Moise Mugisha, Valens Ndayisenga e Didier Munyaneza, ma non ha funzionato. Il gruppetto di testa si è sempre ricompattato e alla fine tutto si è giocato con una volata che non vedeva certo favoriti i corridori di casa.

Vince Girmay, talento già visto all’opera
E come poteva essere altrimenti se davanti con loro c’era anche un corridore che poco più di un mese fa s’era permesso di battere in volata corridori del calibro di André Greipel, Niccolò Bonifazio e Lorrenzo Manzin? Il 18enne Biniam Girmay ha lasciato tutti ad una bicicletta abbondante di distanza: Joseph Areruya si è preso la seconda posizione, con Daniel Turek terzo, Didier Munyaneza quarto e Jérémy Bellicaud quinto. Per il plotone principale ritardo finale di 3’17”.

La classifica generale è rimasta ancora invariata, almeno per quanto riguarda i quattro corridori ancora in lotta per decidere le posizioni del podio ma tra l’ottava e la tredicesima posizione si sta aprendo un’interessante battaglia per la maglia di miglior giovane: il campione nazionale ruandese Didier Munyaneza comanda con 1’19” su Jérémy Bellicaud, 1’37” su Joseph Areruya, 2’53” su Eric Manizabayo e 2’58” su Yacob Debesay. Nei prossimi giorni le fughe e gli attacchi dovranno tenere in considerazione anche di questo fattore.

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