Matteo Sobrero conquista la Coppa della Pace © Newsrimini.it
Matteo Sobrero conquista la Coppa della Pace © Newsrimini.it

Sobrero alla ricerca di una nuova Dimension

Intervista al talento piemontese: per il futuro c’è il World Tour, per il presente l’obiettivo è proseguire la crescita

La prima gara del calendario professionistico nazionale di questo 2019 si è conclusa con un podio tutto italiano e con tre giovani di talento a roba la scena: al Trofeo Laigueglia abbiamo avuto due corridori classe 1995 ai primi due posti, Simone Velasco e Nicola Bagioli, mentre terzo si è classificato Matteo Sobrero che di anni non ne ha ancora compiuti 22 e che ha disputato la classica ligure con la maglia della nazionale.

Quello del piemontese del Team Dimension Data for Qhubeka è stato un risultato a sorpresa in una corsa professionistica di tale livello, ma nessuno può negare che Sobrero sia un ragazzo di qualità e che andrà tenuto d’occhio per i prossimi anni: già nel 2018 aveva vinto la Coppa della Pace, aveva chiuso sul podio al GP del Marmo e al Giro del Belvedere e poi anche nono al Mondiale a cronometro tra gli Under 23, mettendosi in mostra come corridore dalle caratteristiche complete. Il futuro di Matteo Sobrero è già delineato visto che dal 1° gennaio 2020 sbarcherà ufficialmente nel World Tour con la maglia del Team Dimension Data: in occasione del Tour du Rwanda abbiamo avuto la possibilità di fargli qualche domanda per conoscerlo meglio.

Sei passato dalla Colpack alla Dimension Data: che differenze hai trovato?
«In Colpack mi sono trovato benissimo, non posso dire niente perché mi hanno sempre trattato alla grande: infatti era previsto che restassi lì anche per la stagione 2018, poi però è arrivata questa opportunità, questo progetto del Team Dimension Data che voleva ingaggiare anche quattro italiani da affiancare ai corridori africani. Sul momento non so quanti avrebbero cambiato ma, soprattutto con una grande squadra World Tour alle spalle, ho sentito che era un’occasione da non perdere: alla fine sia io che Luca (Mozzato, ndr) abbiamo un po’ rischiato, ma è andata bene, è venuta fuori una bella squadra, molto ben organizzata. E poi, ribadisco, c’è sempre dietro una squara World Tour che è una bella garanzia».

E infatti i tuoi ottimi risultati non sono passati inosservati ai tecnici della “prima squadra”
«Esatto, l’anno scorso a fine stagione ho fatto le prime esperienze con loro come stagista e poi dopo il Mondiale ho firmato un contratto biennale per il 2020 e 2021 con la squadra World Tour. In teoria per quest’anno non è previsto di ripetere l’esperienza dello stage, anche perché avendo già firmato la squadra vuole dare spazio ad altri giovani da provare e testare; e credo che sia giusto così».

In salita ti difendi bene, a cronometro te la cavi e sei anche abbastanza veloce: che tipo di corridore ti vedi per il futuro?
«Questo non l’ho ancora capito anche perché il mio fisico è in continua trasformazione, anno dopo anno cambio con la maturazione agonistica. Per il movimento quindi continuo ad investire un po’ su tutte e tre le caratteristiche: lo sprint perché magari quando arrivo in gruppetto ristretto serve per fare risultato, devo lavorare sulle salite lunghe perché quelle tra i professionisti le trovi sempre, e poi anche la cronometro che ho sempre coltivato fin da quando ero juniores ed è una disciplina che mi piace tanto».

Per le corse a tappe come ti senti a recuperare gli sforzi da un giorno all’altro?
«Adesso faccio ancora un po’ fatica. L’anno scorso ho sofferto un po’ ma era anche un po’ causato dai due anni precedenti in cui ho avuto un po’ di problemi con la mononucleosi che non mi ha fatto portare a termine del tutto la crescita nelle mie prime due stagioni da Under 23 e quindi mi mancava ancora un po’ di fondo. L’anno scorso sono riuscito a fare tutta la stagione restando sempre con continuità a buoni livelli e quindi penso che quest’anno sarà meglio dal punto di vista del recupero».

E invece come è stato fare una gara “ufficiale”, pedalando però sui rulli?
«È stata un’esperienza molto particolare. Noi come squadra siamo sponsorizzati da Zwift e per questo siamo entrati in questa sorta di lega promozionale (La Zwift KISS Super League, ndr) e un po’ a rotazione ci troviamo a fare queste gare virtuali sui rulli. È sicuramente interessante, diverso, ma alla base di tutto di deve piacere pedalare sui rulli: onestamente a me non hai mai fatto impazzire come cosa, ma devo ammettere che Zwift aiuta a farsela passare meglio».

Per te questo 2019 è iniziato con un bellissimmo e inaspettato podio al Trofeo Laigueglia, ma quella di partire forte e subito con una buona condizione è stata una corsa cercata?
«Quello sì anche perché tra gli obiettivi c’è quello di far bene nelle classiche d’apertura degli Under 23 come era stato anche l’anno scorso. Quindi sì, volevo partire forte ma di certo non me lo aspettavo un podio a Laigueglia anche perché ero contro i professionisti, con la maglia della della nazionale, dovevo fare gavetta: e invece nel finale mi sono ritrovato lì ed è stata una bella sensazione».

Ogni tanto in giro si legge qualche piccola polemica sul fatto che la Nazionale partecipa alle corse con atleti World Tour e quindi togliendo magari un po’ di spazio alle squadre italiane. A Laigueglia hai gareggiato assieme a quattro corridori World Tour (Brambilla, Ciccone, Felline e Martinelli), averli accanto anche solo per una gara è stata un’esperienza che ti è servita a crescere?
«Ciclisti di quel calibro fino a qualche anno fa, o anche solo fino all’inizio dell’anno scorso, li vedevo solo in televisione. Per tutti noi i corridori del World Tour sono sempre una fonte d’ispirazione e c’è sempre da imparare da loro anche perché se è lì vuol dire che ha delle qualità. Secondo me è una bella opportunità per noi giovani per poterci confrontare con loro, magari non solo in gara ma anche nel pre-corsa, su come gestire l’avvicinamento il giorno prima, come mangiare… ti danno la possibilità di vedere come fanno loro».

Che esperienza è stata quella al Tour du Rwanda?
«Inizialmente per me e Luca il piano era di prenderlo un po’ con un’occasione per mettere chilometri nelle gambe in altura e soprattutto al caldo, ma poi si è rivelata una corsa davvero impegnativa e di alto livello, basti pensare che i primi hanno fatto quasi 40 km/h di media del tappone di 213 km con 4300 metri di dislivello. Il nostro è un progetto africano e abbiamo diversi africani in squadra, queste corse le facciamo anche per loro perché le sentono molto: e poi è giusto darsi una mano a vicenda a crescere, come loro vengono in Europa e corrono là aiutandoci, noi facciamo lo stesso qui. L’esperienza comunque è stata bellissima: mi colpito davvero tanto la marea di persone a bordo strada con tutti che stanno al loro posto, tu passi anche sulle salite e loro non invadono o non creano mai situazioni pericolose, c’è molto rispetto nei confronti del ciclista. Ma poi anche le strade con un buon asfalto senza una buca, abbiamo trovato alberghi di tutto rispetto, peccato solo per qualche problema di stomaco negli ultimi giorni: al mattino dell’ultima tappa non stavo bene e fortuna che ho trovato una signora che mi ha ospitato in casa per usufruire del bagno! Mi è dispiaciuto abbandonare proprio all’ultimo giorno».

Adesso dopo il Ruanda cosa c’è in programma per la prima parte di stagione?
«Il prossimo appuntamento dovrebbe essere il GP di Larciano con i professionisti da fare con la squadra Continental, poi cronosquadre in Versilia, Strade Bianche di Romagna, la Coppi e Bartali per ora è un “ni” e poi le classiche che dicevamo prima, Trofeo PIVA, Giro del Belvedere, Palio del Recioto e così via; poi dopo vedremo un po’ come gestire il resto del calendario».

Per quanto riguarda il Campionato del Mondo hai già dato un’occhiata al percorso? Ti piace?
«Sì il percorso l’ho già guardato, almeno per quello che si sa del circuito e dell’altimetria. Certo sarebbe bello esserci, a prima vista il tracciato mi piace, anche per la cronometro, e penso possa essere adatto a me, ma è ancora troppo presto, prima bisogna guadagnarselo il posto!»

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