Dylan Groenewegen conquista la Driedaagse Brugge-De Panne © Cor Vos
Dylan Groenewegen conquista la Driedaagse Brugge-De Panne © Cor Vos

Questo Groenewegen fa proprio paura

Driedaagse Brugge-De Panne, netta vittoria per il velocista del Team Jumbo-Visma. Battuti Gaviria e Viviani

Dopo la rivoluzionaria (in senso negativo) edizione 2018, la prima disputata in una singola giornata, la Driedaagse Brugge-De Panne prevede un nuovo, importante cambiamento. La gara organizzata da Golazo è infatti entrata nell’alveo del World Tour; il percorso è più agevole del resto delle prove fiamminghe. Sono infatti solamente cinque i muri da affrontare, tutti nella fase centrale e l’ultimo dei quali, il Sulferberg, che termina a 102 km dall’arrivo, vale a dire 98.3 km dopo il via.

Sei in fuga, il gruppo controlla
La partenza viene data alle 11.44, con l’assenza rispetto alla vigilia di Alexander Edmondson (Mitchelton-Scott). Il primo a muoversi è Jasha Sütterlin, ma il tedesco del Movistar Team viene ripreso poco prima dei 10 km dal via; tuttavia il toro (così è soprannominato e di tale animale ha un tatuaggio) non demorde e dà il là all’azione che caratterizza la gara: con il teutonico si muovono attorno al km 12 i belgi Stan Dewulf (Lotto Soudal), Jimmy Janssens (Corendon-Circus) e Senne Leysen (Roompot-Charles), il francese Adrien Garel (Vital Concept-B&B Hotels) e il neerlandese Mathijs Paasschens (Wallonie Bruxelles).

Il gruppo lascia fare, consentendo loro di guadagnare; l’unica formazione a cui non va a genio tale drappello è la Sport Vlaanderen-Baloise, che manda all’attacco Jordi Warlop, ma il giovane belga dopo una decina di km si rialza, conscio di non poter più rientrare sui battistrada. Il vantaggio massimo per gli attaccanti viene toccato attorno al km 80 quando 5′ separano sestetto e plotone, che viaggia apparentemente senza alcun patema.

Cinque contrattaccanti fra cui Gaviria, ma il plotone li riprende subito
Proprio in questa fase sono concentrati i cinque muri, fra cui il mitico Kemmel. E proprio su di esso dal gruppo si avvantaggiano cinque elementi di spessore; a propiziare l’iniziativa è il neerlandese Danny van Poppel (Team Jumbo-Visma), a cui si accodano gli austriaci Marco Haller (Team Katusha Alpecin) e Lukas Pöstlberger (Bora Hansgrohe), il belga Edward Theuns (Trek-Segafredo) e, con enorme sorpresa, uno dei favoriti di giornata, ovvero sia Fernando Gaviria (UAE Team Emirates).

Tuttavia l’azione di questi coraggiosi contrattaccanti trova la risposta del plotone, che torna a riacciuffarli dopo pochi km. I muri finiscono, con sei battistrada in possesso ancora di 4′ di vantaggio e che collaborano costantemente. Le squadre che nel gruppo sono intenzionate a tenere cucita la gara sono Bora Hansgrohe, Deceuninck-Quick Step, Team Jumbo-Visma e Team Katusha Alpecin, che iniziano a lavorare e portano a 51 km dall’arrivo, ovvero sia quando la corsa inizia il penultimo giro del circuito finale, con 2’35” di disavanzo.

Tante forature e diverse cadute. In gruppo lavora la Sky con Moscon
Da segnalare le numerose forature che caratterizzano la corsa in questa fase: tra gli altri devono fermarsi per un cambio ruota vi sono Pascal Ackermann, Pawel Bernas, Timothy Dupont, Viacheslav Kuznetsov, Jakub Mareczko, Mads Pedersen e Vegard Stake Laengen. Proprio il norvegese della UAE Team Emirates, mentre è impegnato a rientrare, scivola in una rotonda, dovendo abbandonare la corsa. Ritiro per caduta anche per due solidi corridori da pavé: prima è Oscar Gatto, con il veneto della Bora Hansgrohe che sbatte violentemente il polso sull’asfalto, poi tocca a Luke Durbridge, con l’australiano della Mitchelton-Scott che si tiene la clavicola.

Alle formazioni interessate a chiudere si aggiunge il Team Sky che, di fatto, diventa monopolista dai meno 30 km in poi: il grosso del lavoro lo fa Gianni Moscon, al rientro dopo il ritiro della Tirreno-Adriatico che ha causato a cascata il forfait alla Milano-Sanremo. Il gruppo inizia la tornata finale di 25.5 km con solo 1’10” di distacco dal sestetto di testa, il cui destino pare segnato. L’andatura del noneso e dell’altro validissimo gregarione di lusso di giornata Ian Stannard riduce ulteriormente il disavanzo: ai meno 20 km il gap è di 40″ e ai meno 15 km ammonta a soli 15″.

Fuga ripresa ai meno 9 km, una caduta taglia fuori Ackermann
Ma Sütterlin e gli altri non hanno la minima intenzione di alzare bandiera bianca e vendono cara la pelle, proseguendo nel loro tentativo fino all’ultimo. A 11 km dalla fine, però, una caduta pericolosa ma fortunatamente priva di conseguenze scompagina i piani: Omer Goldstein (Israel Cycling Academy) non si avvede del restringimento della carreggiata e finisce sul selciato a bordostrada. Nel tentativo di rientrare sull’asfalto l’israeliano cade e porta con sé diversi atleti: il primo a cadere è Jens Keukeleire (Lotto Soudal), che fa uno spettacolare e innocuo carpiato.

Finiscono a terra fra gli altri anche José Joaquín Rojas (Movistar Team), Rudy Barbier (Israel Cycling Academy), Zakkari Dempster (Israel Cycling Academy), Chris Lawless (Team Sky), Mads Pedersen (Trek-Segafredo) e, soprattutto, Pascal Ackermann. Il campione tedesco della Bora Hansgrohe, tra i grandi favoriti della vigilia, prova a rientrare ma capisce che per lui le speranze di successo sono andate in fumo. Quel che resta del gruppo, composto ancora da una sessantina di elementi, va a riprendere i fuggitivi a 8.5 km dal termine; è la Deceuninck-Quick Step, in questo momento, la squadra che tira il plotone.

Deceuninck e Sky lavorano, Mørkøv lancia al meglio Viviani
Tutti i gregari dello squadrone belga, ivi compreso Bob Jungels, compongono il lungo treno biancoblu, che viene sfidato da quello ben più sgargiante del CCC Team. Il campione lussemburghese e Florian Sénéchal fanno tutto il lavoro dai meno 5 km ai meno 1.5 km, quando Filippo Ganna, con una trenata delle sue, riporta davanti quel che resta del Team Sky, ossia l’apripista Owain Doull e il velocista Kristoffer Halvorsen. Sono proprio loro ad approcciare il testa l’ultimo km, con Doull che finisce il lavoro a 500 metri dal termine.

Lo sostituisce Michael Mørkøv, che porta in eccellente posizione di sparo Elia Viviani; il campione italiano lancia così la volata spostandosi sulla sinistra della carreggiata, ma l’azione del veronese viene battuta dai due che impostano lo sprint sulla destra. Non è però Fernando Gaviria a vincere, quanto il minuto corridore che staziona alle sue spalle.

Superiorità imbarazzante per Groenewegen, battuti Gaviria e Viviani
È infatti Dylan Groenewegen a esultare, per la quinta volta in stagione. Ma questa è di gran lunga l’affermazione più clamorosa per il talentuoso neerlandese del Team Jumbo-Visma, che supera senza apparente fatica il colombiano e praticamente neppure spinge negli ultimi 30 metro, togliendosi pure il lusso, prima di tagliare il traguardo, di voltarsi e ammirare quanto accade alle sue spalle.

Seconda piazza per Fernando Gaviria (UAE Team Emirates), quindi terzo Elia Viviani (Deceuninck-Quick Step) che non riesce a confermare il successo del 2018. Seguono Nacer Bouahnni (Cofidis, Solutions Crédits), Justin Jules (Wallonie Bruxelles), Kristoffer Halvorsen (Team Sky), Jonas Van Genechten (Vital Concept-B&B Hotels), Luka Mezgec (Mitchelton-Scott), Giacomo Nizzolo (Team Dimension Data) e Mike Teunissen (Team Jumbo-Visma).

Domani, su un percorso diverso, spazio alla gara femminile valida per il Women’s World Tour e che si disputa sulla distanza di 134.4 km con probabile arrivo in volata. Tra le favorite vi è senza ombra di dubbio Marta Bastianelli: la laziale del Team Virtu punta a difendere e, se possibile, a consolidare la propria leadership nella classifica individuale.

Visita lo store di Cicloweb!

Archivio

Versione stampabile