Adam Yates vince a Vallter 2000 © Getty Images
Adam Yates vince a Vallter 2000 © Getty Images

Tra i due colombiani uno Yates gode

Primo arrivo in salita alla Volta a Catalunya: Bernal attacca, Quintana passivo, Adam vince. La maglia di leader resta ad un grande De Gendt

Il 2018 non è stato un anno facile per Adam Yates che ha terminato la stagione con appena due vittorie di tappa alla Tirreno-Adriatico e al Criterium del Delfinato, ha fallito l’obiettivo del Tour de France disputato da capitano unico – più di un’ora di ritardo a Parigi – e si è visto superare nettamente da Simon nel confronto a chi fosse più forte tra i due gemelli quando i primi anni tra i professionisti sembravano dire il contrario. Insomma, c’era in materiale per pensare ad una sorta di ridimensionamento delle potenzialità del corridore della Mitchelton-Scott che come vittorie di peso è fermo alla Clásica San Sebastián 2015.

In questa prima parte della stagione 2019, Adam Yates sembra voler provare con molta determinazione a recuperare il terreno perduto: prima ha colto un successo di tappa alla Volta a la Comunitat Valenciana, poi c’è stata la Tirreno-Adriatico corsa da protagonista con la vittoria finale sfumata in extremis per appena 1″ ed oggi l’abbiamo ritrovato nuovamente vittorioso nella terza tappa della Volta a Catalunya al termine di una prestazione molto intelligente sul primo arrivo in salita. Certo, il vero test lo avremo nelle grandi corse tappe, ma il valore dei due gemelli britannici della Mitchelton-Scott potrebbe essere più simile, rispetto a quanto abbiamo visto l’anno scorso.

Undici uomini cercano la fuga da lontano
La prima tappa di montagna di questa Volta a Catalunya proponeva un percorso di 179 chilometri con partenza da Sant Feliu de Guíxols e arrivo alla stazione sciistica di Vallter 2000 (a quota 2150 per la precisione): la salita conclusiva, di categoria speciale, era di 12 chilometri al 7.2% medi, ma negli ultimi 55 chilometri si dovevano affrontare anche il Port d’Oix (4 km al 8.7%) ed il Port de Rocabruna (12 km al 5%), entrambi validi come gran premi della montagna di prima categoria. Subito in avvio di tappa si è formata in testa alla corsa una fuga di undici corridori: si tratta di Dries Devenyns (Deceuninck-QuickStep), Lennard Kämna (Sunweb), Bertjan Lindeman (Jumbo-Visma), François Bidard (AG2R La Mondiale), Oscar Cabedo (Burgos-BH), Álvaro Cuadros (Caja Rural-Seguros RGA), Sergio Samitier (Euskadi-Murias), Pieter Weening (Roompot-Charles), Maurits Lammertink (Roompt-Charles), Anthony Delaplace (Arkéa-Samsic) e Bart De Clercq (Wanty-Gobert) che dopo 20 chilometri aveva già più di tre minuti di vantaggio.

Sulla carta il percorso poteva anche essere idoneo alla buona riuscita di un’azione da lontano, ma dopo le prime tappe la classifica generale era ancora abbastanza corta alle spalle di Thomas De Gendt e nessuno voleva correre il rischio di una fuga bidone; inoltre lo stesso belga della Lotto Soudal non aveva alcuna intenzione di mollare la maglia bianco-verde di leader tanto facilmente e nei primi 100 chilometri è stata proprio la sua squadra a fare in modo che il vantaggio degli undici battistrada non salisse sopra alla soglia di 5’45”.

La Movistar aumenta il ritmo in salita
Con l’inizio delle salite più impegnative di giornata, in testa al gruppo sono apparsi gli uomini della Movistar che sul Port d’Oix hanno iniziato a riavvicinarsi alla fuga: al gran premio della montagna è stato segnalato un ritardo di 3’35” ed il plotone poi ha continuato a guadagnare nel successo tratto di discesa e falsopiano. E forse gli inseguitori sono andati anche troppo forte in questa fase ed infatti sul successivo Port de Rocabruna la tendenza si è invertita: i compagni di squadra di Valverde e Quintana hanno un po’ alzato il piede dall’acceleratore, davanti invece hanno spinto a tutta e da 11 si sono ridotti a 7. Al gran premio della montagna Bidard, Devenyns, Lindeman, Cuadros, Samitier, Weening e De Clercq avevano 4’20” di vantaggio sul gruppone dei favoriti, ma restavano ancora 34 chilometri da pedalare e con la salita finale tutto era ancora in gioco.

Ed infatti nel fondovalle che precedeva la salita di Vallter 2000 il gruppo dei migliori ha smesso di fare calcoli e ha spalancato il gas, con Movistar e Mitchelton-Scott a dividersi il lavoro. All’inizio dell’ascesa finale il gap era sceso sotto ai due minuti, e allora in testa alla corsa è stato l’esperto Pieter Weening a rompere gli indugi e ad attaccare quando mancavano circa 10 chilometri dal traguardo: il quasi 38enne della Roompot-Charles è sempre un osso durissimo in questo tipo di fughe, ma stavolta nulla ha potuto contro lo strapotere il trenino del Team Sky e anche lui è stato ripreso quando mancavano esattamente 6.4 chilometri al traguardo.

Bernal attacca, Quintana resta passivo
Salendo verso Vallter 2000 il Team Sky ha attivato la propria modalità Tour de France schierandosi in testa al gruppo a scandire un ritmo incredibilmente elevato: il motivo di questa azione non era solo quello di andare a chiudere sulla fuga o di puntare alla vittoria di tappa, ma anche quello di affaticare il più possibile le gambe di Thomas De Gendt che in caso di andatura tranquilla avrebbe potuto più facilmente limitare i danni e diventare così una seria minaccia in classifica generale avendo quasi tre minuti di vantaggio su tutti. Il leader della corsa si è staccato a 8 chilometri dall’arrivo, ma non è affondato ed è salito del proprio passo facendosi aiutare dal compagno di squadra Bjorg Lambrecht.

A sette chilometri dal traguardo si è staccato anche Alejandro Valverde che, come sempre, ha visto calare il proprio rendimento salendo di quota, poi a cinque chilometri e mezzo dalla conclusione è finalmente arrivato lo scatto di Egan Bernal in conclusione di una grande trenata del suo amico e compagno di squadra Ivan Sosa: al giovane colombiano si è incollato a ruota come un’ombra il connazionale Nairo Quintana (Movistar) che per tutta la salita ha optato per una tattica difensivista dando pochissimi cambi lì davanti e quasi sempre abbassando la velocità. Bernal invece ha continuato a pestare forte sui pedali proprio per guadagnare il più possibile nei confronti di De Gendt, ma ai meno 4 chilometri la coppia al comando è diventata un terzetto visto il ritmo di Adam Yates che, nonostante fosse staccato di qualche decina di metri, è sembrato sempre calcolare molto bene quando e quanto spendere.

L’ultima parte della salita era caratterizzata dal vento contrario e, dopo un tratto il cui le pendenze di facevano più agevoli, da dietro sono rientrati anche Miguel Ángel López e Daniel Martin: l’immediata accelerazione di Simon Yates, poi replicata da Egan Bernal, ha ricacciato indietro il colombiano dell’Astana e l’irlandese della UAE, mentre Nairo Quintana continuava a restare attaccato ma senza collaborare. In vista dell’ultimo chilometro, dopo l’ennesimo rallentamento dei primi, si è riformato un quintetto in testa con tre colombiani, un inglese e un irlandese; gli altri inseguitori erano tutti molto più staccati anche perché non riuscivano a trovare un accordo per lavorare tutti assieme.

Lo sprint premia Yates, la maglia resta a De Gendt
Alla fine tra i cinque di testa è stata volata e Daniel Martin ha provato a partire per primo ai 300 metri: l’irlandese si trova a suo agio in questi finali, ma oggi contro la grande condizione fisica di Adam Yates non c’era nulla da fare ed è stato proprio lui a tagliare per primo il traguardo con Martin in seconda posizione. Battuti i colombiani con Egan Bernal terzo, Nairo Quintana quarto e fuori dagli abbuoni, mentre Miguel Ángel López è stato classificato quinto anche con due secondi di ritardo rispetto agli altri. Steven Kruijswijk si è piazzato sesto a 30″, poi Ilnur Zakarin e Richard Carapaz hanno chiuso a 46″ di distacco, Wilco Kelderman a 51″, Michael Woods, Thibaut Pinot e Romain Bardet a 53″, Enric Mas a 1’05”; discreta la prova di Giulio Ciccone che è arrivato quindicesimo (miglior italiano) a 1’37”, mentre Alejandro Valverde è sprofondato a 2’19”.

A pochi secondi dal campione del mondo è arrivato anche Thomas De Gendt che con i 2’21”, più abbuoni, persi oggi è riuscito comunque a resta in testa alla classifica generale: il corridore della Lotto Soudal adesso ha 27″ su Adam Yates, 30″ su Egan Bernal, 33″ su Daniel Martin, 35″ su Nairo Quintana e 39″ su Miguel Ángel López. Il problema per De Gendt è che domani c’è un’altra tappa di alta montagna la Llanars-La Molina di 150 chilometri con tre gran premi della montagna di prima categoria e uno di categoria speciale, sembra molto difficile quindi che possa resistere ancora, ma con lui mai dire mai.

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