Brandon McNulty vittorioso a Ragusa © LaPresse
Brandon McNulty vittorioso a Ragusa © LaPresse

McNulty, a star is born

Al Giro di Sicilia prima vittoria da pro’ per il talentuoso statunitense con un attacco perfetto. Domani la chiusura con l’Etna

L’edizione del rilancio del Giro di Sicilia non avrà il campo partenti che molti tifosi sognavano, ma potrebbe averci regalato comunque la prima vittoria da professionista di un futuro grande campione: stiamo parlando del giovane statunitense Brandon McNulty, 21 anni compiuti appena tre giorni fa (il 2 aprile) e splendido trionfatore della terza tappa con arrivo a Ragusa. Il nome di McNulty non è certo nuovo agli appassionati perché nel 2016 vinse il Mondiale a cronometro tra gli juniores, nel 2017 è stato secondo tra gli Under 23 sempre nella prova iridata contro il tempo mentre nel 2018 aveva iniziato a farsi notare in gare World Tour chiudendo settimo nella classifica finale del Tour of California e arrivano con i migliori nelle classiche di Québec e Montréal.

Sul ragazzo della Rally UHC Cycling i fari erano quindi puntati da tempo ed in questa stagione aveva già chiuso nono al Tour of Oman, ma oggi ha fatto davvero un numero spettacolare per vincere la tappa e conquistare la maglia di leader del Giro di Sicilia: e con il vantaggio accumulato oggi, domani sull’Etna potrebbe anche aveva la possibilità di difendersi perché McNulty ha grandi qualità e sa andare forte anche in salita, soprattutto se le pendenze non sono eccessive come nel caso del vulcano siciliano.

Dopo 19 chilometri vanno in fuga in sei
Per la terza tappa di questo Giro di Sicilia 2019 gli organizzatori di RCS Sport avevano previsto la partenza da Caltanissetta e l’arrivo a Ragusa dopo 188 chilometri con le prime vere difficoltà altimetriche della corsa chiamate a fare selezione in gruppo. L’avvio è stato molto veloce anche perché sulla corsa non si era ancora abbattuta quella pioggia che poi ha caratterizzato buona parte della tappa: dopo alcuni tentativi andati a vuoto, Marco Maronese (Bardiani-CSF), William David Muñoz (Coldeportes Bicicletas Strongman), Federico Burchio (D’Amico-UM Tools), Simone Sterbini (Giotti Victoria-Palomar), Niccolò Salvietti (Sangemini-Trevigiani) e Jalel Duranti (Colpack) sono riusciti a formare al fuga buona dopo circa 19 chilometri di corsa ed il plotone li ha lasciati andare, pur non concendo mai troppo margine.

I sei battistrada hanno toccato un vantaggio massimo di circa quattro minuti attorno al settantesimo chilometro di gara, poi il lavoro delle squadre interessate alla vittoria di tappa ha fatto sì che il gap si riducesse in maniera graduale ma costante. La Neri Sottoli-Selle Italia-KTM e la Israel Cycling Academy hanno ruotato in testa al plotone, ma per il terzo giorno consecutivo è stata l’Androni-Sidermec a svolgere il grosso del lavoro di inseguimento. Con l’avvicinarsi della salita di Serra di Burgio la velocità del gruppo è aumentata e purtroppo si sono verificate anche diverse cadute, sebbene senza gravi conseguenze: allo stesso tempo, però, il vantaggio di Burchio, Duranti, Maronese, Muñoz, Salvietti e Sterbini è sceso fino a toccare i 40″ proprio ai piedi della principale ascesa di giornata posizionata a 30 chilometri dalla conclusione.

Selezione in salita, attacca Masnada
All’inizio della salita di Serra di Burgio tra i battistrada c’è stato l’allungo di Simone Sterbini (Giotti) che per qualche chilometro è rimasto da solo in testa alla tappa mentre alle sue spalle la Neri Sottoli-Selle Italia-KTM tentata di imporre un ritmo elevato per fare selezione. A 24 chilometri dall’arrivo Sterbini è stato ripreso proprio mentre Edoardo Zardini (Neri) tentava uno scatto in prima persona: il primo a rispondere è stato Federico Zurlo (Giotti), ma subito dopo si sono mossi con decisione Fausto Masnada e Mattia Cattaneo, entrambi dell’Androni. Al termine di questa sequenza di scatti e controscatti è stato proprio Masnada a riuscire a prendere un po’ di vantaggio, mentre nel tratto più ripido della salita erano rimasti appena nove corridori al suo inseguimento.

Fausto Masnada ha raggiunto il gran premio della montagna posto a 20 chilometri dalla conclusione con circa 17″ di vantaggio, anche perché gli inseguitori si erano momentaneamente rialzati per permettere ad altri corridori staccati di pochi metri di rientrare ed essere così utili alla causa del loro capitano. È il caso della Neri Sottoli-Selle Italia-KTM che si è stretta attorno a Giovanni Visconti ed in un batter d’occhio è andata a riprendere Masnada: mancavano 16 chilometri dall’arrivo, il gruppo di testa era ristretto ad una trentina di uomini (senza il leader Belletti e gli altri velocisti) ma nessuna squadra aveva i numeri e le forze per controllare la corsa fino allo strappo finale di Ragusa, e così è iniziata una nuova serie di scatti.

McNulty, un vero numero sotto il diluvio
Dopo averci provato un paio di volte in precedenza, a 11.5 chilometri è partito Brandon McNulty che in un tratto di falsopiano in discesa ha preso 100 metri di vantaggio ed il gruppo non l’ha più rivisto fino al traguardo. Lo statunitense ha fatto valere la sua abilità sul passo e la disorganizzazione alle sue spalle per guadagnare una ventina di secondi, poi è riuscito a fare la differenza anche quando la discesa s’è fatta più ripida e tecnica: McNulty ha dimostrato di saper guidare molto bene la bicicletta sebbene il fatto di essere da solo lo abbia aiutato nelle traiettorie rispetto al gruppo.

Tra gli inseguitori una caduta ai meno 10 chilometri ha messo fuori gioco Mattia Cattaneo che sulla salita di Burgio era sembrato il più brillante di tutti: in questo modo l’Androni s’è ritrovata senza il suo uomo migliore e non ha avuto interesse a tirare. Brandon McNulty è quindi arrivato ai due chilometri finali con la bellezza di 52″ di vantaggio ed a quel punto rimaneva da superare solo il duro strappo, circa 500 metri al 10%, all’ingresso di Ragusa e che portava i corridori allo striscione dell’ultimo chilometro: il corridore della Rally UHC Cycling si è gestito perfettamente e ha guadagnato ancora qualche piccolo secondo, nonostante negli ultimi metri si sia anche comprensibilmente rialzato per celebrare al meglio questa vittoria spettacolare.

Eiking esulta ma è secondo
A 55″ la seconda posizione è stata presa dal norvegese Odd Christian Eiking, portacolori della Wanty-Gobert che sul traguardo ha anticipato il resto del gruppetto e ha esultato come se avesse vinto: errori che possono capitare, ma che aiutano a spiegare anche come mai ci sia stata poca organizzazione dietro al fuggitivo e come mai alcuni non si siano impegnati a fondo anche solo per limitare i danni in ottica classifica. Gli altri del drappello dei migliori sono stati cronometrati con 56″ di ritardo: il terzo gradino del podio lo ha preso Giovanni Visconti (Neri) seguito da Federico Zurlo, Paolo Totò (grande recupero dopo essere stato vittima di una caduta), Matteo Montaguti, Jan Polanc, Simone Petilli, Guillaume Martin e Fausto Masnada.

Alla vigilia dell’ultima e decisiva tappa di questo Giro di Sicilia, con l’arrivo in salita sull’Etna, Brandon McNulty ha 59″ di vantaggio su Odd Christian Eiking, 1’02” su Giovanni Visconti e 1’06” su un gruppetto abbastanza numeroso che comprende Tizza, Totò, Martin, Polanc, Montaguti, Vlasov, Petilli, Zurlo, Masnada, Oldani, Eriksson e López Pérez; in ottica classifica segnaliamo anche i ritardi di Osorio che si trova a 1’31”, Finetti e Senni che sono a 1’38”, Cattaneo a 1’45” e Badilatti a 1’51”.

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