Fabio Jakobsen supera Max Walscheid alla Scheldeprijs © Cor Vos
Fabio Jakobsen supera Max Walscheid alla Scheldeprijs © Cor Vos

Jakobsen è più veloce di vento e cadute

Il giovane sprinter della Deceuninck-Quick Step si salva nei ventagli, cade, riparte e vince di nuovo la Scheldeprijs

Il cambio di percorso introdotto l’anno scorso dagli organizzatori della Scheldeprijs ha confermato anche in questo 2019 la propria efficacia nel rivitalizzare una corsa altrimenti troppo scontata, ma stavolta neanche i tipici ventagli della regione della Zelanda sono riusciti ad impedire un arrivo a ranghi compatti di un gruppo decisamente numeroso. A spuntarla è stato il 22enne Fabio Jakobsen che ha bissato la vittoria del 2018 e ha messo a segno la sua seconda vittoria stagionale: tuttavia, per il giovane neerlandese non è stata una giornata facile perché subito si era ritrovato a dover inseguire nel vento, poi ha dovuto far fronte ad una caduta ed un cambio di bicicletta, ma nonostante tutto al traguardo è stato comunque il più veloce. E questo la dice lunga sulle qualità di questo ragazzo.

Il gruppo esplode già dopo 15 km
Come accaduto nella passata edizione, la Scheldeprijs ha preso il via da Terneuzen nei Paesi Bassi con tanti chilometri su strade, stradine e ponti sempre molto esposti al vento. Alla partenza c’era molta tensione nel gruppo e fin dai primi metri l’andatura del gruppo è stata molto elevata perché nessuno voleva farsi sorprendere nelle posizioni arretrate: un tentativo di fuga di Kenneth Vanbilsen (Cofidis) e Tom Wirtgen (Wallonie Bruxelles) ha avuto vita brevissima perché già al quindicesimo chilometro di gara il plotone ha iniziato a spezzarsi per l’effetto del vento.

Quando hanno iniziato a formarsi i primi ventagli la corsa era nella zona di Middelburg, cittadina che fa tornare alla mente l’indimenticato Wouter Weylandt che proprio qui, un anno prima della morte sulle strade del Giro d’Italia, vinse una tappa alla corsa rosa del 2010 caratterizzata proprio dal gruppo spezzato in più tronconi. I corridori hanno reso omaggio al proprio collega con un’incredibile battaglia sportiva: il plotone è infatti esploso in almeno tre gruppetti con appena 20″ a dividere i primi due e con la carovana tutta racchiusa in un minuto e mezzo circa. In questa fase Jakobsen si era ritrovato nel secondo gruppo, ma nessuno voleva darsi per vinto ed il braccio di ferro è durato per parecchi chilometri: al chilometro 50 il corridore della Deceuninck-Quick Step è rientrato sulla testa, lo stesso hanno fatto poco più avanti altri corridori.

Ventagli, inseguimenti, ricongiungimenti e cadute
Neanche il tempo di rifiatare e appena usciti dall’abitato di Goes, la testa della corsa si è spezzata ancora e si è poi ricomposta nel giro di qualche chilometro: è stato questo il copione di tutta la prima della corsa con accelerazione brucianti prodotte a rotazione da Bora-Hansgrohe, Lotto Soudal, EF Education First e Katusha-Alpecin ed i vari drappelli che riuscivano a tornare assieme al primo rallentamento. Nel mezzo c’è stato spazio anche per un altro tentativo di fuga con Dries De Bondt (Corendon) e Brian van Goethem (Lotto Soudal), quest’ultimo originario proprio della regione della Zelanda: per solo vantaggio massimo di un minuto, non appena da dietro è esplosa nuovamente la bagarre, questa volta innescata dal Team Sky.

A circa 75 chilometri dall’arrivo nel primo gruppo c’è stata una caduta che ha coinvolto tre velocisti molto attesi, Fabio Jakobsen e Álvaro Hodeg della Deceuninck-QuickStep ed il loro rivale Pascal Ackermann della Bora-Hansgrohe: il neerlandese si è dovuto poi fermare anche per effettuare un cambio di bicicletta, ma non ha avuto grossi problemi a rientrare davanti, così come gli altri due. A quel punto a 70 chilometri dall’arrivo la testa della corsa stava lasciando la regione della Zelanda e, proprio mentre iniziava il collegamento televisivo in diretta, di colpo terminava questa battaglia durata 130 chilometri: praticamente chiunque fosse rimasto attardato, anche il gruppetto di André Greipel ed un sofferente Marcel Kittel, è riuscito a tornare in gioco nel giro di 10-15 chilometri.

Negli ultimi 65 chilometri il gruppo rallenta
Ovviamente, qualche corridore doveva provare ad approfittare di un rallentamento così brusco ed infatti a 65 chilometri dal traguardo è uscito dal gruppo di nuovo Kenneth Vanbilsen che poco dopo è stato raggiunto da Dries De Bondt: entrambi avevano già provato a muoversi in precedenza, ma stavolta questi due validi passisti sono riusciti ad ottenere quella libertà necessaria a guadagnare un buon vantaggio ed a rendere la loro azione degna di essere chiamata fuga. Vanbilsen e De Bondt hanno preso un vantaggio che a toccato i 2’20” a 50 chilometri dall’arrivo, ma a quel punto si sono messe a lavorare in maniera regolare le squadre dei velocisti che poi sul circuito finale di 17 chilometri da ripetere due volte, hanno ricompattato la situazione.

Dries De Bondt si è arreso a 13 chilometri dall’arrivo (Vanbilsen poco prima) e nello stesso istante è scattato dal gruppo Edvald Boasson Hagen (Team Dimension Data) con il belga Lionel Taminiaux (Wallonie-Bruxelles) che ha provato a seguirlo, rimbalzando pesantemente all’indietro. Poco prima dello scatto di Boasson Hagen in gruppo s’è verificata anche una caduta che ha messo fuori gioco Marcel Kittel e alcuni gregari di Pascal Ackermann: il norvegese ha approfittato di qualche attimo di indecisione per guadagnare fino a 18″ di vantaggio che è riuscito a tenere fino a dopo l’ultimo tratto di facile pavé, ma ai meno 3 chilometri anche lui è stato raggiunto dal plotone; ad ogni modo un tentativo molto interessante quello di Boasson Hagen, incoraggiante in vista della Parigi-Roubaix di domenica.

Jakobsen non sbaglia in volata
Un altro corridore che qui alla Scheldeprijs cercava di affinare la condizione in vista della Roubaix era il trentino Gianni Moscon che al chilometro e mezzo ha piazzato una trenata in testa che ha allungato il gruppo, ma che si è esaurita abbastanza rapidamente. A quel punto niente poteva più impedire la volata, come sempre un po’ caotica alla Scheldeprijs ma per fortuna questa volta non ci sono state cadute: Marco Haller e Chris Lawless sono partiti lunghi e dalla loro scia è uscito Fabio Jakobsen che ha rifilato una lunghezza di distacco a tutti gli altri. Per la prima volta, il Belgio rimane quindi senza vittoria in tutta la campagna delle classiche fiamminghe della prima parte di stagione.

Per due terzi il podio è stato identico a quello dell’anno scorso: oltre a Fabio Jakobsen, infatti, ha replicato anche il piazzamento il britannico Chris Lawless (Sky) che ha confermato il proprio terzo posto del 2018; in mezzo a loro s’è piazzato di nuovo un velocista tedesco, ma stavolta sul palco delle premiazioni è salito Max Walscheid della Sunweb, e non Pascal Ackermann che nel finale è rimasto chiuso da un suo stesso compagno di squadra e si è rialzato, forse anche perché un po’ dolorante per la caduta precedente. Hugo Hofstetter, Roy Jans, Kris Boeckmans, Marco Haller, Emils Liepins, Jasper Philipsen e l’italiano Matteo Moschetti hanno quindi completato l’ordine d’arrivo per quanto riguarda le prime dieci posizioni.

Visita lo store di Cicloweb!

Archivio

La vignetta di Pellegrini

Versione stampabile