Pavel SIvakov vince al Tour of the Alps © Pentaphoto
Pavel SIvakov vince al Tour of the Alps © Pentaphoto

Sempre Sky, sboccia il talento di Sivakov

Tour of the Alps, il russo si prende tappa e maglia a Scena battendo Hirt. Ancora buoni segnali da Nibali

Se sei un dominatore nelle categorie giovanili e poi fatichi da pro’, vestendo per giunta la divisa del team più ricco, invidiato e odiato del gruppo, puoi venire bollato come bluff senza motivo. Qualche mormorio era emerso su Tao Geoghegan Hart, splendente nelle classiche under 23 e poi utilizzato solo come gregario nelle prime stagioni tra i grandi. Dei borbottii ancora più rumorosi erano invece stati affiancati al nome di Pavel Sivakov, che nelle corse a tappe aveva fatto man bassa meritandosi la copertina nella campagna under 23 del 2017.

L’adattamento alla massima categoria non è stato indolore per il nativo di San Donà di Piave, che comunque i suoi piazzamenti (4° alla Coppi&Bartali, 14° allo Svizzera) se li era comunque portati a casa. Eppure a qualcuno non bastava: «Sarà il solito corridore dell’est sviluppatosi prima fisicamente», dicevano – ignorando per altro che in Russia non ha praticamente mai vissuto, stabilendosi con mamma e papà, entrambi pro’ negli anni ’90, nell’Occitania francese. Farsi spazio nello squadrone Sky non è semplice per nessuno, non lo è stato a suo tempo neppure per Froome; calma e gesso, dunque. E lasciate ai giovani il giusto spazio per conoscere i proprio limiti; d’altronde, di Mathieu van der Poel, in giro ce ne è solamente uno.

Si arriva a Scena e si scala il lungo Monte Giovo
Dopo l’apertura di ieri tutta nel Tirolo austriaco in cui Tao Geoghegan Hart ha colto il primo centro da professionista, il Tour of the Alps prosegue con una frazione quasi equamente divisa fra Austria e Italia, la Reith in Alpbachtal-Scena di 178.7 km. A caratterizzare il tracciato una delle salite più lunghe e meno visitate dal Giro d’Italia, il Passo Monte Giovo; approcciato dal versante di Vipiteno, l’asperità misura 15.1 km con pendenza media del 7.5% pressoché costante dall’inizio alla fine. Dai quasi 2100 metri della vetta rimangono 44 km al traguardo, tutti di discesa e pianura fino ai meno 4.5 km quando inizia l’ascesa al 5.7% che porta la gara all’arrivo.

Due le non partenze, quelle del polacco Maciej Bodnar (Bora Hansgrohe) e del biker austriaco Daniel Geismayr (Team Vorarlberg-Sanric). Il km 0 viene oltrepassato alle 10.43 e subito si registrano tentativi di fuga, tutti infruttuosi; il traguardo volante di Reith in Alpbachtal (km 23.1) vede Marco Canola (Nippo-Vini Fantini-Faizanè) anticipare Maximilian Kuen e François Bidard.

Sei in fuga, si ritira Moser
La fuga di giornata nasce subito dopo, al km 25, con sei elementi a comporla: presenti i colombiani Rubén Acosta (Nippo-Vini Fantini-Faizané) e Juan José Amador (Manzana Postobón), lo spagnolo Sergio Samitier (Euskadi-Murias) e gli italiani Filippo Rocchetti (Team Colpack) e la coppia della Neri Sottoli-Selle Italia-KTM composta da Giovanni Visconti ed Edoardo Zardini. Il plotone lascia immediatamente spazio, tanto che i sei passano al km 30 con 2’10” di vantaggio.

Da segnalare due ritiri: terminano la loro avventura il giovane Cezary Grodzicki (Italia) e, per problemi fisici, Moreno Moser. Il trentino della Nippo prosegue il suo complicatissimo avvio di 2019 dove l’unica top 50 risale al Trofeo Laigueglia, concluso al 37° posto a oltre 3′ dal vincitore. Con un simile rendimento i dubbi sulla sua presenza al sempre più imminente Giro d’Italia iniziano a farsi importanti.

Gli attaccanti si frazionano, dietro lavora la Bahrain
La tappa scorre via tranquilla, con il transito sul gpm di terza categoria di Tulfes (km 60.5) che vede Samitier anticipare Rocchetti e Zardini. Il gruppo, controllato dal Team Sky, passa dopo 5’16”. Il massimo disavanzo di giornata viene toccato al km 99, poco prima del confine del Brennero, e ammonta a 5’36”. Il terzo ritirato di giornata risponde al nome di Romain Le Roux, che mette a terra prima dell’ingresso in Italia lasciando così il Team Arkéa-Samsic con soli quattro elementi.

Ai piedi della salita del Passo Monte Giovo i battistrada hanno 4’45” di vantaggio ma sulla salita la situazione cambia; nel gruppo la Bahrain Merida si mette a tirare e fa sì che il gap scenda in maniera costante nel corso della lunga asperità. Davanti, intanto, il giovane Amador non ce la fa e si stacca, venendo poco dopo imitato da Rocchetti e Visconti, incapaci di replicare l’andatura dettata da Samitier, Il siciliano trapiantato in Toscana cerca di rientrare ma quando, a 53 km dalla fine, è ad una ventina di metri dal ricongiungimento, Acosta dà uno strattone che lo fa ripiombare indietro.

Zardini e Samitier i più pimpanti, lo spagnolo allunga in discesa
L’attacco del neopro’ sudamericano è la molla che spinge Zardini a prendere e ad andare via tutto solo, cercando di rivivere quelle emozioni che lo video protagonista sulle stesse strade nell’ormai lontano 2014. Ma il veronese viene ripreso a 48.8 km dalla fine, in un tratto meno duro dell’ascesa, da Samitier che immediatamente cerca di allungare, trovando però la reazione dell’ex Bardiani. Nel gruppo, intanto, si alternano nel lavoro Valerio Agnoli, Andrea Garosio e Antonio Nibali; quando il fratello d’arte termina la propria opera, a 47 km dall’arrivo, il gap rispetto alla testa della corsa balla attorno al minuto.

In mezzo a due pareti di neve lo scollinamento ai 2094 metri del gpm di prima categoria vede prevalere (km 134.4) Samitier, con Zardini alla sua ruota e con Visconti che paga una trentina di secondi e il gruppo tirato da Poljanski a 40″. L’esperto corridore della Neri viene riassorbito nell’immediato tratto di falsopiano proprio dove, in mezzo alle nuvole basse, Samitier apre il gas senza il minimo timore reverenziale; il veneto, invece, preferisce andare del suo passo senza rischiare, perdendo però così le code del basco.

Froome perde terreno in discesa, davanti non c’è collaborazione
Anche il gruppo si fraziona nelle prime fasi del lungo declivio; sono una quindicina quanti restano davanti, fra cui Nibali e il leader Geoghegan Hart. Nella decina di attardati, invece, ci sono Boaro, Quintana, Bizkarra, Vuillermoz e anche Froome, che non si danna di certo l’anima per operare il ricongiungimento. Zardini, nel mentre, prosegue sempre inframezzato fra Samitier e il gruppo, venendo ripreso nel tratto terminale della discesa a 20 km dalla fine.

Proprio quando l’Astana decide di saggiare la condizione facendo muovere Nikita Stalnov. La mossa dei kazaki dà il là ad una situazione caotica, con continui scatti e controscatti: vuole testare la febbre altrui anche Nibali, ma non fa strada. Ai meno 13.5 km dalla fine ci riprova Stalnov; stavolta gli si accodano Mattia Cattaneo (Androni Giocattoli-Sidermec), Pawel Poljanski (Bora Hansgrohe) e Pavel Sivakov (Team Sky), che ai meno 12 km vano a riprendere il coraggioso Samitier.

Si forma un drappello interessante con i gregari, i capitani costretti a guardare
Presenti nel quintetto tutti i team principali con l’eccezione della Bahrain; per rimediare a questa mancanza viene mandato all’attacco l’unico gregario di Nibali presente nel gruppo, ovvero sia Hermann Pernsteiner. All’ex biker austriaco si accodano Jan Hirt (Astana Pro Team) e Fausto Masnada (Androni Giocattoli-Sidermec); complice il tatticisimo dei cinque al comando, i tre hanno modo di rientrare ai meno 11 km, trovando dopo qualche momento il logico accordo tra le parti per proseguire l’azione.

Se davanti ci sono i gregari, a rimanere dietro sono così i leader Bilbao, Geoghegan Hart, Majka e Nibali che iniziano gli ultimi 10 km con 20″ di distacco. La collaborazione fra loro, però, non c’è e così davanti continuano ad incrementare il proprio gruzzoletto; dal plotoncino Nibali, nel quale sono presenti oltre ai quattro citati anche Florez, Zardini e Cataldo, cercano fortuna Roland Thalmann (Team Vorarlberg-Santic) e la maglia bianca Alexander Vlasov (Gazprom-RusVelo), che però vengono riassorbiti ai meno 4.5 km dalla fine, all’imbocco della salita finale verso Scena.

Sivakov fa la differenza, Hirt corre con attenzione. Buone impressioni da Nibali
Dalla fuga viene fatto rialzare Poljanski, che attende il capitano storico Majka per dettare il ritmo cercando di ricucire la pericolosa situazione venutasi a creare. A 3.4 km dall’arrivo rompe gli indugi Fausto Masnada, ma il lombardo provoca solo la perdita di terreno dello sfinito Samitier; a capitalizzare la mossa Androni è però Pavel Sivakov, che coglie l’occasione per attaccare. Il russo di formazione francese fa la differenza, con Hirt e Cattaneo che provano ma non riescono a rientrare.

Il ceco, però, corre d’intelligenza e va su col suo passo, andando riprendere il solitario leader ai 1800 metri dalla fine. Dietro, nel frattempo, attacca ai meno 3 km Vincenzo Nibali; come ieri, il messinese mette in mostra una ottima pedalata. L’unico che lo tiene è Rafal Majka e i due iniziano una proficua collaborazione, con Bilbao e Geoghegan Hart che vanamente provano a inseguire.

Sivakov si prende la prima da pro’, Cattaneo sul podio
Si entra nel grazioso centro abitato di Scena all’ultimo km, ma a decidere tutto è la rampa finale di 500 metri: Sivakov la imposta sempre davanti e, pedalata dopo pedalata, prova a vincere la resistenza di Hirt. Non è per nulla semplice piegare il mitteleuropeo, ma il figlio d’arte ce la fa a 80 metri dalla fine, riuscendo a tagliare il traguardo in prima piazza. Mostra il logo del Team Sky, Sivakov, e si lascia andare ad un urlo di liberazione: è la sua prima affermazione da pro’, imitando quanto fatto ieri dal compagno di squadra Geoghegan Hart.

Seconda piazza a 4″ per il valido Jan Hirt, mentre a 17″ completa il podio Mattia Cattaneo. Quarto a 22″ Fausto Masnada, quinto a 28″ Hermann Pernsteiner, che precede la coppia Rafal Majka e Vincenzo Nibali. Ottava piazza a 43″ per Tao Geoghegan Hart giusto assieme a Pello Bilbao, mentre decimo a 51″ è Nikita Stalnov. Gap invece di 1’34” per Chris Froome, piazzatosi diciassettesimo e dietro anche a Thalmann, Zeits, Florez, Vlasov, Cataldo e Vuillermoz.

Il russo leader, domani arrivo a Baselga di Piné
Colpo doppio per Pavel Sivakov, che strappa la maglia ciclamino al compagno di squadra britannico: il ventunenne russo ha ora 8″ su Hirt, 33″ su Cattaneo e 39″ sul trio Pernsteiner, Majka e Nibali.

Domani il giro di boa del Tour of the Alps è con la frazione più meridionale della corsa dell’Euregio; partenza nell’estremità altoatesina di Salorno e arrivo, dopo 106.3 km, a Baselga di Piné, nell’altopiano famoso per essere l’epicentro italiano del pattinaggio di velocità. Tappa non banale, con gli ultimi 4 km in falsopiano preceduti da 5 km di salita al 7.3% di pendenza media.

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