Julian Alaphilippe precede Jakob Fuglsang sul Muro di Huy © ASO
Julian Alaphilippe precede Jakob Fuglsang sul Muro di Huy © ASO

Alaphilippe, il presente è Huy

Flèche Wallonne, il francese conferma il titolo battendo Fuglsang. Terzo un ottimo Ulissi, decimo Gasparotto

Partiamo da una statistica, giustamente evidenziata su Twitter dall’account The Road Book. Julian Alaphilippe ha concluso in prima posizione tutte le corse di giorno a cui ha preso parte quest’anno ad eccezione di quelle in cui era iscritto Mathieu van der Poel; in questo caso, segnatamente alla Brabantse Pijl e all’Amstel Gold Race, a vincere è stato il campione neerlandese.

Julian e Mathieu sono diventati di forza i due dominatori del panorama attuale delle corse in linea, mettendo quantomeno in un angolo i vecchi leader come Valverde, Sagan e Van Avermaet. E promettono, grazie alla loro carta di identità (classe ’92 per il bleu, classe ’95 per l’oranje), di lasciare le briciole alla concorrenza da qui ai prossimi anni.

Sono in cinque ad animare la fuga di giornata
La più decadente delle tre classiche delle Ardenne, sia per il posizionamento infrasettimanale che per il percorso non più al passo con i tempi, è la Flèche Wallonne. Poco meno di 200 km (195.5 per la precisione) con il muro di Huy a caratterizzare il tracciato e a bloccare l’azione: tre i passaggi sul terzetto Ereffe-Cherave-Huy, con l’ultima asperità che risulta troppo decisiva ai fini della lotta per la vittoria.

Partenza da Ans, risarcita da ASO per la privazione del traguardo della Doyenne, alle 11.29. La fuga di giornata si forma attorno al km 9 ed è composta da cinque elementi: presenti gli statunitensi Robin Carpenter (Rally UHC) e Joey Rosskopf (CCC Team), il neerlandese Koen Bouwman (Team Jumbo-Visma), il belga Kenneth Van Rooy (Sport Vlaanderen-Baloise) e il lussemburghese Tom Wirtgen (Wallonie Bruxelles).

Su di loro vanamente cerca di rientrare Sergio Rodríguez (Euskadi-Murias), che dopo diversi km di inseguimento si rialza; va ancor peggio al suo omonimo Óscar, che del team basco è capitano. Il vincitore di tappa alla Vuelta, infatti, si è ritirato dopo 5 km, incapace di restare in sella per colpa di problemi intestinali che lo hanno tormentato per tutta la nottata.

Benedetti e Caruso passano al contrattacco
Soffia forte il vento, tanto che sul ritmo dettato dalla Deceuninck-Quick Step il plotone si spezza momentaneamente attorno al km 30; tra gli attardati spicca Bauke Mollema, ma il neerlandese della Trek-Segafredo al pari degli altri ritardatari riesce a chiudere il gap. La fuga, intanto, prende spazio e tocca attorno al km 85 il margine massimo del pomeriggio a quota 5’45”. Da segnalare, attorno al km 110, una caduta che coinvolge, fra gli altri, Grega Bole, Daryl Impey e Svein Tuft; tutti si rialzano senza problemi tranne Ben Hermans, con il capitano della Israel Cycling Academy costretto al ritiro per una brutta ferita al ginocchio.

Sulla scia di questo capitombolo e per colpa di un’accelerazione dettata da Astana e Deceuninck, il gruppo si spezza in tre tronconi; il frazionamento, però, dura lo spazio di pochi km, giusto lo spazio di entrare nel circuito che caratterizza la prova. Nella discesa della Côte d’Ereffe, a 68 km dalla fine, partono Cesare Benedetti (Bora Hansgrohe), Pierre-Luc Périchon (Cofidis, Solutions Crédits) e Willie Smit (Team Katusha Alpecin) e guadagnano qualche metro.

La composizione del terzetto muta però nella seguente Côte de Cherave, a 64 km dalla fine; non resiste il sudafricano Smit, venendo sostituito da un Damiano Caruso (Bahrain Merida) messosi in azione nelle prime rampe dello strappetto e capace di rientrare. Anche davanti la situazione è in evoluzione: a Cherave è Van Rooy a staccarsi, imitato nelle difficoltà da Wirtgen sul Muro di Huy. In vetta, a 58 km dalla fine, i tre fuggitivi superstiti passano con 20″ su Wirtgen, 2’10” sul terzetto Benedetti, Caruso, Périchon e 2’40” sul gruppo principale.

Il gruppetto aumenta di qualità e quantità
Sinora in ombra in questa parte di stagione, Nathan Haas cerca di mettersi in luce due volte; la prima in pianura ai meno 52 km ma non trova soddisfazione mentre la seconda, nei primi metri della seconda Côte d’Ereffe, lo vede in compagnia di un altro desaparecido come Tom Jelte Slagter (Team Dimension Data). La coppia supera Van Rooy e Wirtgen, ripresi e staccati anche dal terzetto a bagnomaria, per poi andare, prima della vetta, a rientrare sul drappello Caruso. Che da cinque diventa presto di sette perché si aggiungono al tentativo anche Michael Gogl (Trek-Segafredo) e Tomasz Marczynski (Lotto Soudal).

Sulla cima della côte, a 45 km dal termine, il trio Bouwman, Carpenter e Rosskopf viaggia con 1’30” sul plotoncino Caruso e 1’50” sul gruppo principale nel quale Alaphilippe deve arrestarsi per una foratura alla ruota posteriore; con l’aiuto dell’ammiraglia il francese rientra senza fatica in discesa mentre in testa al plotone l’Astana decide di mettere in azione Gorka Izagirre: il campione spagnolo, dopo un paio di km di azione, va a rinfoltire il sempre più cospicuo gruppetto di contrattaccanti.

Caduta per Izagirre jr, non è giornata per Martin e Sagan
Per un Izagirre che sorride, uno che piange: il fratellino Ion è infatti vittima di una caduta in discesa, a 38 km dall’arrivo. Assieme al basco rimangono coinvolti Michael Albasini (Mitchelton-Scott), Steff Cras (Team Katusha Alpecin) e la coppia Sky composta da Edward Dunbar e Michal Golas. Per tutti corsa finita, fortunatamente senza apparenti problemi fisici al di là delle “logiche” abrasioni e ammaccature dovute all’impatto con il suolo.

Sotto l’impulso della Movistar il plotone riassorbe il drappello Caruso a 36 km dalla fine, in piena Côte de Cherave; l’andatura degli spagnoli è interessante e fa un paio di vittime. Non tengono il ritmo e si staccano, ritirandosi da lì a poco, sia un Daniel Martin (UAE Team Emirates) in giornata no che un Peter Sagan (Bora Hansgrohe) ancora in difficoltà con gli strappetti. Da capire nelle prossime ore se lo slovacco si presenterà alla Liège o se terminerà la deficitaria campagna primaverile con la prova odierna.

Una brutta caduta manda ko Kreuziger e Pozzovivo, fuorigioco anche Yates
Se la strada fa poca differenza, a mettere fuori dai giochi alcuni elementi di valore sono, ancora una volta, le cadute. A 32 km dall’arrivo finiscono a terra in malo modo in quattro: se l’impatto con l’isola spartitraffico dei due Mitchelton-Scott Nick Schultz e Adam Yates si risolve con qualche sbucciatura, peggio va a due corridori più esperti come Roman Kreuziger e Domenico Pozzovivo. Il ceco del Team Dimension Data si rialza dolorante alla parte superiore della schiena mentre il lucano della Bahrain Merida è sofferente per aver incocciato con il volto il suolo, con tanto di perdita di sangue dal naso. La loro situazione è da monitorare nel corso della serata.

Il terzetto di testa scoppia nel secondo passaggio sul Muro di Huy: Rosskopf saluta la compagnia e cerca l’avventura, ma lo statunitense della CCC inizia la tornata conclusiva di 29 km con meno di 10″ sui nuovi immediati inseguitori. Già, perché a muoversi sull’ascesa è Bjorg Lambrecht; alla ruota del belga della Lotto Soudal si posiziona un buon Giulio Ciccone (Trek-Segafredo), seguito prima da Gorka Izagirre e Jay McCarthy (Bora Hansgrohe) e poi da Davide Formolo (Bora Hansgrohe) e Carlos Verona (Movistar Team).

La Movistar chiude su un pericoloso tentativo, Marczynski continua ad attaccare
Questo tentativo diventa ancor più interessante nel falsopiano post transito perché, a loro, si aggiungono un’altra dozzina di nomi, alcuni dei quali pesanti. Oltre ai sei già citati e a Rosskopf, ripreso a 28.3 km dall’arrivo, fanno parte del tentativo big come Enric Mas, Wout Poels, Maximilian Schachmann, Dylan Teuns e Tim Wellens, oltre a Alessandro De Marchi, Mario González, Sergio Henao, Damien Howson, Eliot Lietaer, Rudy Molard, Luis León Sánchez e Tom Jelte Slagter.

A lavorare in gruppo per evitare che questo pericoloso plotone guadagni troppo terreno è il Movistar Team con i colombiani Anacona e Betancur (bentornato!), togliendo le castagne dal fuoco alla Decenuninck. Il lavoro degli spagnoli ha buon esito e ai meno 23 km tale pericolosa azione viene definitivamente stoppata. Chi ha tutta l’intenzione di smuovere le acque è la Lotto Soudal con il già menzionato Tomasz Marczynski: prima, ai meno 21.5 km, il polacco prova fortuna in discesa, venendo subito stoppato da Bora e Movistar. Ha maggior successo, invece, la sua azione a 18 km dalla fine, nelle prime pendenze della Côte d’Ereffe.

Mohoric all’inseguimento, il gruppo li riprende
Stavolta il gruppo si disinteressa, preferendo andar su regolare mantenendo comunque il battistrada a portata di sguardo; l’unico che ha l’ardire di di andare in caccia è Matej Mohoric. Anche oggi, dunque, il campione sloveno della Bahrain Merida non perde l’occasione di mettersi in mostra con un’azione coraggiosa. In cima alla terzultima salitella di giornata, a 16.5 km dalla fine, Marczynski passa con 15″ sul primo inseguitore e circa 25″ sul plotone tirato dalla Deceuninck con Dries Devenyns.

Grazie alle sue arcinote qualità in discesa (è il migliore al mondo nella specialità? verosimilmente sì), Mohoric rientra su Marczynski a 9.2 km dalla fine, provando con lui l’azione. I due, però, vengono riassorbiti a 6.7 km dalla conclusione, quando la corsa è già sulla Côte de Cherave; Devenyns ha lasciato l’onere del lavoro a Enric Mas, che detta un ritmo importante che impedisce qualsivoglia attacco. Allo scollinamento sono circa in 35 a comporre l’allungato gruppo, nella cui coda staziona pericolosamente Michael Matthews.

Fuglsang parte sul Muro, Alaphilippe gli risponde
Una volta terminata la discesa e ritornati in pianura, a lavorare in testa sono le maglia della Bora Hansgrohe, segnatamente con un Davide Formolo indirizzato in tale opera dalla diretta richiesta di capitan Schachmann. Dopo il veronese altri due nomi di altro profilo si spendono per i rispettivi capitano fino all’imbocco dell’erta finale, vale a dire Alberto Rui Costa per la causa della UAE e Wout Poels per quella della Sky.

All’inizio deli ultimi 800 metri, quelli con le pendenze in doppia cifra, i Lotto Soudal Jelle Vanendert e Tim Wellens controllano la situazione, senza che nessuno prenda in mano la situazione. Qualcosa cambia sulla famosa doppia curva che tanto male fa alle gambe di chi l’affronta; sembrano pimpanti Diego Ulissi e Michal Kwiatkowski, ma ancor di più lo è Jakob Fuglsang. Il danese parte sul tratto più duro e prova a raggiungere il principale successo della propria carriera; Kwia si imballa e non ha la forza di reagire mentre, dopo essere rimasto un attimo intruppato, sguscia via come un anguilla Julian Alaphilippe.

Titolo confermato per Alaphilippe, la doppietta con la Sanremo è per pochi
Il francese prende il danese e gli si mette davanti; forza e tenta di staccarlo. Non è impresa semplice, ma a 110 metri dalla fine, prima di entrare nel minirettilineo, ce la fa. Tuttavia lo scandinavo è tutto fuorché battuto e, pedalata dopo pedalata, riesce a diminuire il distacco. Pur se affaticato, Alaphilippe ha la lucidità di deviare verso destra, chiudendo così la linea del rivale; va così a vincere da grande favorito, il buon Julian Alaphilippe, che conferma la vittoria del 2018 e regala alla Deceuninck-Quick Step la venticinquesima affermazione della annata.

Si aggiunge al ristretto novero di quanti hanno conquistato nel medesimo anno Milano-Sanremo e Flèche Wallonne: assieme a lui popolano questo esclusivo club il solito Eddy Merckx, capace del bis nel 1967 e nel 1972, Maurizio Fondriest, riuscitovi nel 1993, e il suo idolo Laurent Jalabert, che la doppietta l’ha realizzata nel 1995.

Secondo Fuglsang, podio eccellente per Ulissi
Dopo quanto accaduto nel concitato finale domenicale dell’Amstel, Alaphilippe si vendica immediatamente su Jakob Fuglsang (Astana Pro Team), che coglie un eccellente secondo posto che gli dà ulteriore fiducia per l’imminente Liège. Terza piazza, a 6″ dai primi due ma con margine sulla concorrenza, per un gran Diego Ulissi: il toscano della UAE Team Emirates prende il primo podio della carriera in una grande classica. Ottima notizia per lui, che può così approssimarsi al Giro d’Italia col pieno di fiducia.

Quarta piazza a 8″ per il giovane Bjorg Lambrecht (Lotto Soudal), ancora sugli scudi, così come il quinto, il tedesco Maximilian Schachmann (Bora Hansgrohe). Sesta posizione per il neerlandese Bauke Mollema (Trek-Segafredo), all’ultima gara prima della Corsa Rosa: non sarà mai un vincente, ma negli ordini di arrivo il suo nome è sempre tra i top. Con lo stesso ritardo anche l’austriaco Patrick Konrad (Bora Hansgrohe) e l’australiano Michael Matthews (Team Sunweb) il quale, per quanto visto in gara, tutto sommato non può dirsi dispiaciuto per il piazzamento.

Decimo Gasparotto davanti a un deludente Valverde
Chiudono la top 10 a 11″ il belga Jelle Vanendert (Lotto Soudal) e un buon Enrico Gasparotto (Team Dimension Data), che raccoglie risposte positive in chiave Liège. Non altrettanto si può dire per l’undicesimo, un opaco Alejandro Valverde (Movistar Team), mai nel vivo sul suo Muro. Bel dodicesimo posto per il giovane Benoît Cosnefroy (AG2R La Mondiale) subito davanti a capitan Romain Bardet. Sedicesimo e diciassettesimo Kwiatkowski e Wellens, non certo nella miglior versione. In chiave Italia non dispiacciono Alessandro De Marchi ventunesimo, Giulio Ciccone venticinquesimo e Davide Formolo ventisettesimo.

Domenica la quarta monumento della stagione, la Liège-Bastogne-Liège, con il rinnovato tracciato che promette maggior spettacolo rispetto al recente passato. Ma battere un Alaphilippe simile non sarà semplice per nessuno; e considerando l’assenza di Van der Poel…

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