Il podio del Giro dell'Appennino 2019 © US Pontedecimo

Ad aprile è dolce gioire

Grande ritorno al successo di Mattia Cattaneo che vince per distacco il Giro dell’Appennino: è il decimo successo Androni di questo mese

Il momento magico dell’Androni-Sidermec è proseguito anche al Giro dell’Appennino e così sono diventati dieci i successi ottenuti dal team nel solo mese di aprile, un dato che mette gli uomini di Gianni Savio al primo posto tra tutte le squadre professionistiche. A trionfare oggi sul traguardo di Genova è stato forse uno dei corridori che più si meritava un successo importante, il 28enne Mattia Cattaneo che in certo senso può anche essere preso come un simbolo della rinascita dell’Androni in questi ultimi anni: la squadra ha saputo rilanciarsi alla grande dopo alcune stagioni difficili, e lo stesso ha fatto lo scalatore bergamasco che dopo quattro anni molto difficili alla Lampre, tra problemi fisici ma non solo, alla corte di Savio ha saputo ritrovare quei numeri che aveva messo in mostra nelle categorie giovanili vincendo l’allora GiroBio e salendo per due volte sul podio al Tour de l’Avenir.

Per Mattia Cattaneo questo Giro dell’Appennino non è la prima vittoria da professionista perché proprio in una delle prime gare in maglia Androni nel 2017 aveva conquistato una tappa al Tour La Provence, ma è facile immaginare che trionfare in Italia davanti alla propria famiglia porta emozioni ben diverse: un successo che era nell’aria perché già da tempo Cattaneo stava andando molto forte, quest’anno era stato secondo al GP di Larciano ed era stato protagonista all’ultimo Tour of the Alps chiudendo al quarto posto in classifica generale. Adesso il suo prossimo obiettivo si chiama Giro d’Italia che per la prima volta in carriera ha potuto preparare senza alcun tipo di intoppo e forse non è un caso che la vittoria sia arrivata proprio all’ultima gara prima del via da Bologna: con la Lampre l’ha disputato due volte ma, come detto, non erano anni facili per lui, nel 2017 invece l’Androni non era stata invitata mentre l’anno scorso era riuscito ad essere al via, nonostante una frattura della clavicola a fine marzo; sarà interessate vedere come riuscirà a comportarsi.

Sul primo gpm parte una fuga di tre corridori
Lo svolgimento tattico di questa ottantesima edizione del Giro dell’Appennino è stato pressoché identico e probabilmente era anche da aspettarselo avendo nel percorso una salita come il Passo della Bocchetta, sempre molto temuta dai corridori. L’avvio di corsa è stato molto veloce e, nonostante alcuni tentativi di fuga, nel primo tratto in pianura il gruppo è sempre rimasto compatto: s’è dovuto attendere il chilometro 45 con il passaggio da Castellania, primo gran premio della montagna con omaggio ai 100 anni dalla nascita di Fausto Coppi, affinché il plotone desse il via libera ad alcuni attaccanti. I primi a muoversi sono stati Pierpaolo Ficara (Amore&Vita-Prodir) ed il basco Juan Antonio López-Cózar (Euskadi-Murias) a cui poco dopo s’è aggiunto anche il giovane Samuele Rivi, in gara con la maglia azzurra della Nazionale.

Il terzetto di testa ha rapidamente raggiunto un vantaggio massimo di cinque minuti e mezzo con Matteo Zandomeneghi (Iseo Serrature) che per alcuni chilometri ha provato invano a riaggarsi. Il gruppo ha iniziato a riavvicinarsi a Ficara, Rivi e López-Cózar con l’avvicinamento al passaggio sul Passo della Castagnolo, secondo gpm di giornata previsto al chilometro 92 dei 198 totali: ad organizzare l’inseguimento sono state la Neri Sottoli-Selle Italia-KTM e ovviamente l’Androni-Sidermec che, a detta di tutti, era la squadra da battere ora per la qualità e la condizione fisica messa in mostra dai propri uomini.

L’Androni accende la corsa sulla Bocchetta
I tre coraggiosi fuggitivi sapevano bene che le loro speranze erano molto ridotte e infatti il gruppo ha continuato a recuperare secondi dopo secondi, soprattutto quando l’andatura è salita vertiginosamente con l’approssimarsi all’imbocco del Passo della Bocchetta. Sulle prime dure rampe della “salita delle streghe” Pierpaolo Ficara ha allungato per provare a resistere al comando il più a lungo possibile, ma il siciliano nulla ha potuto contro il deciso forcing dell’Androni-Sidermec che ha fatto esplodere il plotone in tanti gruppettini più piccoli. Il lavoro degli uomini in maglia biancorossa è stato quindi concretizzato dallo scatto dei due uomini più brillanti in salita nelle ultime uscite, Fausto Masnada e Mattia Cattaneo: l’unico a resistere a questa coppia è stato Simone Ravanelli (Biesse Carrera), ma poco prima dello scollinamento è riuscito a rientrare anche il basco Mikel Bizkarra (Euskadi-Murias) con i primi inseguitori segnalati già a circa un minuto di distanza.

A questo punto lo scenario tattico del Giro dell’Appennino è sembrato una fotocopia perfetta di quello dello scorso anno: gli uomini più forti di giornata erano infatti al comando della corsa, oggi quattro mentre erano tre nel 2018, e alle loro spalle il gruppo inseguitore era ridotto ad appena una ventina di unità senza una squadra che avesse la forza fisica e numerica per organizzare un inseguimento efficace. Sulla salita di Fraconato e sull’ultimo strappo del Passo dei Giovi il vantaggio di Cattaneo, Masnada, Ravanelli e Bizkarra ha toccato un massimo di un minuto e mezzo, sulla carta recuperabile visto che dall’ultimo gran premio della montagna mancavano ancora 34 chilometri di discesa e pianura per andare al traguardo, ma tra Neri Sottoli, Gazprom e Italia il guadagno degli inseguitori si è limitato a pochi secondi: ai meno 25 il gap era di 1’20”, ai meno 20 di 1’10” ed è sceso per la prima volta sotto al minuto e soli 5 chilometri dalla conclusione.

Cattaneo piazza la stoccata giusta nel finale
Nel finale di corsa per i fuggitivi era ormai fatta e solo a quel punto l’Androni-Sidermec ha potuto iniziare a sfruttare la propria superiorità numerica. Con Fausto Masnada reduce da un doppio successo di tappa al Tour of the Alps, ad avere la priorità è stato oggi Mattia Cattaneo che al primo scatto a poco meno di 4000 metri dalla conclusione è subito riuscito ad andare via: il bergamasco è riuscito a scavare subito un buon margine di vantaggio con Masnada a quel punto passivo a ruota di Bizkarra e Ravanelli che cercavano di non farsi riprendere dal gruppo, ormai sempre più vicino. Gli ultimi tre chilometri sono stati una sorta di passerella trionfale per Mattia Cattaneo che è entrato da solo sul lungo rettilineo finale in leggera salita e poi ha potuto sfogare tutta la sua gioia (e la commozione) una volta tagliata la linea d’arrivo.

La straordinaria giornata dell’Androni è stata coronata dal secondo posto a 25″ di Fausto Masnada che si conferma dopo il podio al Giro dell’Appennino 2018: l’altro bergamasco della squadra è rimasto ben coperto a ruota negli ultimi chilometri, preservandosi per uno sprint che sulla carta non aveva un netto favorito. Alla fine il podio è stato tutto italiano perché Simone Ravanelli è riuscito ad agguantare la terza posizione relegando al quarto posto Mikel Bizkarra: un risultato davvero prestigioso per giovane 23enne della Biesse Carrera che potrebbe spalancargli le porte del professionismo a tutti gli effetti, un salto che forse avrebbe meritato già al termine del 2018 ma che invece non si era concretizzato, lasciando il ragazzo molto demoralizzato. Ma da quella delusione Ravanelli è riuscito a ripartire e la sua continuità di rendimento non potrà passare inosservata ai tecnici della categoria superiore.

Il gruppo è giunto al traguardo con 49″ di ritardo e la volata per il quinto posto è stata vinta con margine da Federico Zurlo (Giotti Victoria), davanti a Marco Canola (Nippo), Sergey Shilov (Gazprom), altri due uomini Androni come Andrea Vendrame e Francesco Gavazzi, decimo posto invece per Simone Velasco (Neri Sottoli): questo piazzamento ha portato il corridore elbano ad aggiudicarsi la classifica finale della Challenge Liguria. Nella classifica a squadre della Ciclismo Cup invece è fuga per l’Androni-Sidermec che adesso, nonostante la strada sia molto lunga, sembra lanciatissima verso il terzo titolo consecutivo.

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