Jakob Fuglsang conquista la Liège Bastogne Liège © ASO
Jakob Fuglsang conquista la Liège Bastogne Liège © ASO

Finalmente solo, finalmente primo

Alaphilippe abdica, Jakob Fuglsang stacca tutti di ruota e conquista la Liegi-Bastogne-Liegi. Ultimo a desistere il miglior Davide Formolo, sul podio anche il compagno Schachmann

Se la meritava. Eccome, se la meritava. Se la meritava così tanto questa Liegi-Bastogne-Liegi che persino il suo principale rivale, Julian Alaphilippe, gliel’ha riconosciuto in corsa, quando ha capito che anche stavolta non sarebbe stata sua, non ancora. Questo Jakob Fuglsang meritava una classica da un mese e mezzo, da quel 9 marzo quando trovò solo in Alaphilippe un corridore più forte sulla sua strada. E poi di nuovo, terzo all’Amstel, secondo alla Freccia…anche i numeri erano dalla sua (è la decima volta nella storia che un corridore va sul podio in tutte e 3 le classiche delle Ardenne nello stesso anno). A 34 anni, per la prima volta, questo ottimo corridore danese si sblocca e vince una classica: viene da chiedersi più che altro perché così tardi, se non abbia lasciato anni alle spalle nell’inseguimento della chimera del Tour de France, dove prima ancora che coi rivali doveva sgomitare con i compagni. Lui, il fedelissimo dell’Astana, alla fine una squadra tutta per lui l’ha trovata per davvero, compatta ai piedi della Roche per scortarlo verso un traguardo finora solo ambito e immaginato.
Per farlo, ha dovuto staccare tutti, e anche senza Alaphilippe, non è stato facile. Ha dovuto fare fuori un osso duro come Michael Woods, ed ha dovuto sopprimere la voglia di un notevole, atteso, sperato Davide Formolo, per il quale la sensazione è che gli sia mancato poco, davvero poco per restare agganciato al danese che si sa, tra i pregi non ha la gestione dei testa a testa nel finale. Il veronese è stato bruciato dalla forza del miglior Fuglsang, ma a differenza del danese può ancora crescere: la prova di oggi è quella definitiva che le grandi classiche sono la sua dimensione, ed impegnarsi per vincerle sarà la sua ragione di vita nel futuro.

Pasqualon nella fuga iniziale
L’edizione 105 della Doyenne si accompagna alla più classica delle giornatacce: pioggia, vento e freddo, con temperature intorno ai 5° nelle zone più alte della Vallonia alla svolta di Bastogne. Un clima che condizionerà la gara e bagnerà le micce di molti, come vedremo. Ma non toglie coraggio ai fuggitivi della prima ora, i quali si muovono sin dai primi chilometri con la seguente composizione: Julien Bernard (Trek-Segafredo), Tobias Ludvigsson (Groupama-FDJ), Andrea Pasqualon (Wanty-Gobert), Lilian Calmejane (Total Direct Énergie), Jérémy Maison (Arkéa-Samsic), Kevin Deltombe (Sport Vlaanderen-Baloise), Mathijs Paasschens , Kenny Molly (Wallonie-Bruxelles). Un’azione che nonostante il nome di Calmejane non spaventa, e si assicura un margine di 10’30” dopo 40 km per essere poi tenuta sotto controllo dai “soliti” uomini della Deceuninck – Quick Step e della Lotto Soudal.

Fioccano i ritri eccellenti, da Daniel Martin a Valverde
Le fasi centrali della corsa sono le più estreme, con la pioggia battente che non accenna a smettere. Chi è più debole deve gettare la spugna: il primo è Daniel Martin (UAE), già ammalato in partenza; il vincitore 2013 toglie il disturbo già prima della Côte de Saint-Roch. Basta poi una prima accelerazione della Deceuninck – Quick Step a 110 km dall’arrivo per mandare una buona metà dei contendenti in difficoltà: il gruppo si spezza e diversi protagonisti si ritrovano a inseguire. Gorka Izagirre (Astana) si troverà a spingere per ricucire sulla Côte de Mont-Le-Soie (mentre il fratello Ion si complica la vita litigando col cambio sulla Côte de Wanne), assieme ad Adam Yates (Mitchelton-Scott) e Carlos Betancur (Movistar). Altri ancora lesti abbandonano: il più clamoroso è il campione del mondo Alejandro Valverde (Movistar Team), ma è in ottima compagna con Enrico Gasparotto (Dimension Data) ed un infreddolito Jelle Vanendert (Lotto Soudal) che si staccherà sulla Côte de Wanne.

Scintille sull’Haute-Levee, in 30 prendono il largo
La successione di passaggi duri in salita lascia scorie anche sulla fuga che comincia a disperdersi. Julien Bernard, figlio di Jean- François che nel 1992 finì sul podio, ha una marcia in più rispetto ai compagni e decide di lasciarli già sul Mont-Le-Soie. Gli altri si disperderanno presto staccandosi progressivamente, prima Maison, poi Deltombe e i deludenti Pasqualon e Calmejane sulla Cote de Wanne, infine molla anche la coppia Wallonie e Ludvingsson sul breve ma ripido Stockeu. Il francese si ritrova così solo al comando, rilanciando un po’ l’azione fino ad arrivare ad un vantaggio massimo di 1’45” sul gruppo, ricompattatosi sulla Côte de Wanne. Gruppo che si romperà di nuovo sulla Côte de la Haute Levée, a seguito di un paio di attacchi di atleti Cofidis e Movistar: rispondono uomini importanti, come Greg Van Avermaet (CCC), Vincenzo Nibali (Bahrain), ben supportato col fratello Antonio e con Damiano Caruso, Philippe Gilbert ed Enric Mas ossia i due scudieri Deceuninck, il sempre temibile Simon Clarke (Education First) e Maximilian Schachmann (Bora-Hansgrohe). Le azioni portano una trentina di atleti ad avvantaggiarsi: tra questi anche Lawson Craddock e Tanel Kangert (Education First), Benoît Cosnefroy (AG2R-La Mondiale), Cesare Benedetti (Bora-Hansgrohe), Michael Albasini e Daryl Impey (Mitchelton-Scott), David De La Cruz (Team Sky), Omar Fraile and Gorka Izagirre (Astana), Winer Anacona e Carlos Verona (Movistar), Luis Angel Mate (Cofidis), Sergio Henao e Tadej Pogacar (UAE Team Emirates), Alessandro De Marchi (CCC Team), Dmitrii Strakhov e Ilnur Zakarin (Katusha Alpecin), Laurens De Plus (Jumbo Visma), Toms Skujins e Nicola Conci (Trek-Segafredo).

De Marchi e Caruso in un tentativo di 10 uomini
Questo gruppetto folto ma disorganizzato resta avanti fino ai piedi del Col du Rosier, andando a riprendere Bernard a 70 km dall’arrivo. Il Rosier, con la sua lunghezza, offre la possibilità ai più vogliosi di questo gruppo di sviluppare un’azione più ordinata e composta: si muove subito l’estone Tanel Kangert, il quale dimostra una gamba invidiabile trainando a rimorchio l’ex-compagno di squadra Omar Fraile. Dopo un chilometro, si sganciano altre coppie: prima Anacona con Cosnefroy, poi Verona con a ruota De Marchi. Infine, a conclusione della salita, si assesta definitivamente un gruppo di 10 unità col rientro di Damiano Caruso, David De La Cruz, Michael Albasini e la “rivelazione” della Freccia Vallone Bjorg Lambrecht (Lotto Soudal), unico dei dieci a non essere presente in testa nella precedente frattura. L’azione stablizza la gara: il Col du Maquisard viene affrontato senza sussulti (se non da parte del cambio elettronico dello sfortunato De La Cruz) e il vantaggio sale fino a 50”, con dietro una Deceuninck sempre più risicata a controllare.

Kangert e Wellens i più attivi pre-Roche
Sulla Redoute riprende la selezione in gruppo, grazie al buon passo impostato da Enric Mas, ormai unico uomo “valido” rimasto ad Alaphilippe con Gilbert che finisce nelle retrovie del gruppo. A Kangert la gamba scappa ancora e lo dimostra lasciando dietro gli altri compagni di fuga, che vengono ripresi senza complimenti nel corso dell’ascesa. Con l’estone a tiro le ostilità riprendono nel gruppo sulla breve Côte des Forges, dove una breve fiammata di Enrico Battaglin (Katusha) da il là all’attacco di Patrick Konrad (Bora-Hansgrohe), il quale riesce a portarsi sull’estone in cima alla salita. Ai -22 dal termine partono in contropiede anche Daryl Impey (Mitchelton-Scott) ed un atteso Tim Wellens (Lotto Soudal), i quali riescono a riportarsi formando un quartetto che però non riesce a guadagnare più di 20” dal gruppo. Dove le maglie blu Deceuninck hanno lasciato spazio all’intera parata (con l’esclusione di un Lutsenko non in giornata) dei gialloazzurri Astana in forze per Fuglsang. Solo Ion Izagirre esce dal coro per farsi una pratata dritto in curva, ma non è giornata da grigliate e così torna mesto per strada.

 Fuglsang irresistibile sulla Roche
Cominciano gli ultimi 16 decisivi chilometri della Liegi 2019 con la Roche-Aux-Faucons, l’ultima decisiva côte: Tim Wellens lascia subito i compagni di fuga per proseguire da solo, ma neanche il suo passo sembra particolarmente incisivo. Dietro si fa la conta a chi deve attaccare per primo, ed alla fine il cerino lo prende in mano Michael Woods (Education First): il suo scatto è il pretesto per Fuglsang, il quale prende subito in mano la situazione col canadese ed un ottimo Davide Formolo (Bora-Hansgrohe) lesti a ruota. Non ce la fa Alaphilippe, che arretra, non ne ha Nibali per chiudere il buco: sono questi 3 atleti che si giocano il successo. E ben presto: sarà il falsopiano della Roche a sancire l’esito della gara, con Fuglsang che torna a spingere ai -13 e si toglie di ruota prima Woods e poi Formolo nel giro di 300 metri. Game Over per tutti gli altri.

 Paura in discesa per Fuglsang. La Bora completa il podio con Schachmann
I chilometri che separano Jakob Fuglsang da Liegi sono una gloriosa cavalcata, che sarebbe potuta risultare anche più tranquilla, non fosse per l’eccessiva foga mostrata dal danese in discesa che ai -5 poteva compromettergli il successo, e invece resterà nella memoria solo come una sontuosa derapata a 80 km/h. Formolo riesce comunque a mantenere un buon passo e a difendere il secondo posto fino all’arrivo, giungendo a 27”; Woods invece verrà ripreso dagli inseguitori, un gruppo che anch’esso di delineerà sul falsopiano della Roche. Uno spavaldo David Gaudu (Groupama-Fdj) e un rinato Dylan Teuns (Bahrain – Merida) hanno provato a guidare un inseguimento, ma è stato poi Mikel Landa (Movistar) a piazzare una notevole fiammata (occhio, sarà al Giro d’Italia…) lasciando alla sua ruota solo Gaudu, Adam Yates (Mitchelton-Scott) e Vincenzo Nibali. Teuns e Maximilian Schachmann (Bora-Hansgrohe) riusciranno a rientrare in discesa, e sarà proprio il tedesco a sprintare per la terza piazza, portando i Bora-Hansgrohe ad un ottima prova di squadra con ben 4 uomini nei 15 grazie a Konrad e McCarthy. Alle spalle di Schachmann a 57” si piazzano nell’ordine Yates, Woods, Gaudu, Landa, Nibali ottavo ad 1’ e Teuns nono a 1’05”; il vincitore 2015 Wout Poels (Sky) chiude la top ten ad 1’26”, anticipando di poco il gruppo Alaphilippe, sedicesimo ad 1’29” in un gruppetto che presenta tra gli altri Kwiatkowski, Betancur, Bardet, Zakarin e il promettentissimo Pogacar.

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