Roglic sprinta a Torgon © Tour de Romandie
Roglic sprinta a Torgon © Tour de Romandie

Punto Primoz: mettiamo le cose in chiaro

Roglic non si nasconde sull’arrivo in salita di Torgon, mette in fila Rui Costa e Thomas e consolida la leadership del Romandia

Nascondersi: un tempo era un’arte, in vista di un grande giro, non farsi notare più di tanto nelle corse di preparazione, per non attirare le attenzioni degli avversari. Oggi sembra una moda un po’ in declino, vedendo quanto sta facendo Primoz Roglic a questo Tour de Romandie, con un panorama di avversari magari meno importante di quello che affronterà al Giro d’Italia, ma comunque di alto livello; e quasi in contemporanea non sembra neanche che i Movistar nelle Asturie abbiano fatto esercizi in tal senso, né possiamo dire che Vincenzo Nibali al Tour of The Alps abbia corso col limitatore. Oppure è un lillusione, e può essere che il vincitore del Giro d’Italia in questi giorni non lo stiamo notando (vero Tom Dumoulin?), ma chiunque egli sia non potrà fare a meno di lottare con i sopra citati che sembrano avere davvero la gamba delle migliori occasioni.

Percorso mutilato per il freddo
Ma torniamo a concentrarci sulla corsa, sebbene il Romandia sia una delle gare nella quale l’aspetto del risultato finale passa spesso in secondo piano a scapito della preparazione. È anche per questo motivo che l’organizzazione opta per il percorso B nella giornata odierna: non più 176 ma 107 km tra Lucens e Torgon, passando per la via “breve” da Montreux, città resa celeberrima da “Smoke On The Water” dei Deep Purple, dove quel “Water” si riferisce alle acque del lago Lemano. Un percorso non solo più breve ma anche più facile, con la riduzione dei GPM da 5 a 2 compreso l’arrivo, per evitare discese “gelate” dallo Jaunpass e dal Col des Mosses. Una scelta dettata più dalla prudenza che da un reale pericolo, visto che le condizioni si rivelano difficili ma non proibitive, soprattutto in vista dei prossimi appuntamenti ai quali gli alteti non intendono rinunciare: esemplare il ritiro di Elia Viviani, lievemente raffreddato, il quale ha saggiamente evitato di prendersi acqua in una tappa per lui poco utile.

Nella fuga di giornata Martinez ed Evenepoel
La battaglia per la fuga prende presto una piega, con la fuga che prende il largo dopo appena 4 km ed ha nomi di un certo prestigio: su tutti spicca Remco Evenepoel (Deceuninck-Quick Step), che sperimenta così anche la sua prima fuga del mattino da professionista, ma ci sono nomi anche più quotati per la vittoria di tappa come Daniel Felipe Martinez (Ef Edcuation First), anche abbastanza vicino in classifica ad 1’29” da Roglic, passisti in forma come Alexis Gougeard (Ag2r – La Mondiale), altri giovani in erba come Harm Vanhoucke (Lotto-Soudal), l’ormai avvezzo alle fughe Simone Pasqualon (Wanty-GroupeGobert), il danese Jonas Wisly Gregaard (Astana) e la coppia della nazionale svizzera Claudio Imhof e Simon Pellaud, il quale approfitta della prima salita di giornata a Prévonloup per mettere al maglia di miglior scalatore.
Il vantaggio della fuga, vista la vicinanza di Martinez, viene mantenuto nei limiti dagli uomini di Roglic, in questo caso rappresentati da Tony Martin e Jonas Vingegaard: non più di 2’15” il ritardo del gruppo a 50 km dall’arrivo.

Martinez e Gougeard gli ultimi a cedere al ritmo Sky
Con l’avvicinarsi della salita anche i Groupama-FDJ alzano l’andatura passando dalla sede UCI di l’Aigle e, lasciando intendere che il vincitore di Romont David Gaudu voglia osare anche oggi. Nei primi km di salita la fuga si sfalda subito: Evenepoel è il primo a saltare, confermando il momento sottotono, mentre Daniel Martinez va a chiudere su un allungo di Imhof e rilancia, con Alexis Gougeard a ruota.
Sono questi due di fatto gli uomini con più “gamba” nell’azione, che restisteranno con un buon passo fino ai -5 dall’arrivo: la prima fase della regolare salita, mai oltre l’8%, vede una serie di allunghi incerti dal gruppo, inaugurati da Winner Anacona (Movistar), per poi procedere con Roland Thalmann (Svizzera) e con un accaldato Simon Spilak (Katusha), il quale resta in avanscoperta per due km per poi rialzarsi lasciando Thalmann al suo destino. Questo perché il Team Ineos ha cominciato a fare sul serio con Dylan Van Baarle e Diego Rosa, che andranno a riprendere tutti, per ultimi Martinez e Gougeard.

Gaudu e Thomas pimpanti, ma Roglic ne ha più di tutti
Le ostilità si riaccendono a 3 km e mezzo dalla fine, dove un allungo di Guillaume Martin (Wanty) dà il là all’attacco di David Gaudu. Un bello scatto, ma un pronto Stefan Kruijswijk (Jumbo-Visma) risponde e rilancia, col suo capitano Roglic guardingo in terza ruota, provocando la selezione decisiva che riduce la testa del gruppo ad una dozzina di corridori.
Con la parte dura della salita ormai alle spalle, Hugh Carty (Education First) e Jan Hirt (Astana) tentano l’attacco ai -2: un po’ a sorpresa arriva la risposta di Primoz Roglic, che si porta in contropiede e si protrae in un poderoso attacco in falsopiano. Una situazione che mette in difficoltà un po’ tutti, dato che il passo dello sloveno è ottimo: solo un uomo altrettanto forte può andare a chiudere ed in questo caso è Geraint Thomas (Ineos), abbastanza potente da staccare per un momento tutti gli altri di ruota. Al ricompattamento è il vincitore del Tour of Turkey Felix Grossschartner (Bora – Hansgrohe) a tentare la fagianata in leggera discesa, ma l’austriaco diventa un involontario apripista che Roglic, che si lancia in una potente volata lunga staccando tutti di ruota: Rui Costa (UAE) può solo inseguire ed accontentarsi del secondo 2° posto consecutivo, che comunque gli vale preziosi abbuoni, precedendo Thomas, Michael Woods (Education First) e Gaudu.
Completano la top ten, tutti accreditati con lo stesso tempo del vincitore, Grossschartner, Hirt, Emanuel Buchmann (Bora-Hansgrohe), Krujiswijk ed Ilnur Zakarin (Katusha). Poi pagano 6”Carthy e 19” Spilak, mentre il secondo gruppetto con Gianluca Brambilla (Trek) e Carlos Betancur (Movistar) tra gli altri giunge a 26”.

Si conclude a cronometro, e Roglic sembra imbattibile
Sarà una crono di 16,85 km attorno a Ginevra  a concludere questo Romandia, e tutto lascia presagire che si concluderà con un meritato bis dello sloveno. I distacchi però sono minimi e la classifica, podio compreso, è ancora tutta da modellare: Rui Costa è attualmente a 12” e si giocherebbe il suo quarto podio in terra romanda (terzo tre volte dal 2012 al 2014), cosa alla sua portata considerando le discrete qualità a cronometro; più dura, se non impossibile per David Gaudu, che a 16” dovrebbe resistere al ritorno di Geraint Thomas a 26”. La classifica vede poi Grossschartner a 29”, Kruijswijk a 37”, Woods a 38”, Buchmann a 39”, più lontani Carlos Betancur a 57” e la coppia Katusha Spilak-Zakarin a 1’00”; inevitabilmente domani tale top 11 sarà rivoluzionata, a vantaggio dei passisti più forti.

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