Dario Cataldo a braccia alzate sul traguardo di Como © LaPresse
Dario Cataldo a braccia alzate sul traguardo di Como © LaPresse

Mini Lombardia, maxi valentia

Dario Cataldo vince la 15a tappa del Giro d’Italia dopo 220 km di fuga con Mattia Cattaneo. Richard Carapaz e Vincenzo Nibali attaccano, Primoz Roglic perde 40″

Tre giorni fa nella tappa di Pinerolo era presente nella fuga che aveva un ampio margine di vantaggio e che poi si è giocata la vittoria di tappa, ma Dario Cataldo si era messo a piena disposizione della squadra che aveva preferito fermarlo per dare una mano a Miguel Ángel López che stava cercando di recuperare secondi che in quel momento potevano essere molto importanti per la classifica generale: la carriera di un gregario, come è il 34enne abruzzese dell’Astana, è fatta proprio di rinunce a giocarsi le proprie possibilità, anche quando in gioco c’è una vittoria, pur di aiutare i compagni; e certe occasioni non sempre ricapitano.

Per fortuna di Dario Cataldo, il treno buono si è ripresentato oggi e stavolta lo ha portato diritto verso la prima vittoria in carriera al Giro d’Italia alla decima partecipazione: in passato il corridore abruzzese, che tra l’altro non vinceva una corsa da più di cinque anni, ci era andato vicino altre volte, ma oggi ha potuto finalmente alzare le braccia al cielo come se fosse una puntualissima ricompensa per il gesto di Pinerolo con l’intervento di un karma a restituirgli quello che avrebbe potuto cogliere quel giorno.

Ma la tappa di Como con il finale sulle stesse strade del Giro di Lombardia ha aperto ancora nuovi scenari per la classifica generale: quella di oggi è stata infatti la giornata no di Primoz Roglic, sfortunato per una foratura in un momento non credo ideale, poi caduto in discesa e infine giunto al traguardo attardato di 40″ rispetto a Richard Caparaz e Vincenzo Nibali che in salita sono apparsi indiscutibilmente come gli uomini più forti attualmente al Giro d’Italia. E proprio sul Civiglio la maglia rosa della Movistar ha fatto vedere di essere un corridore solidissimo, ma anche in discesa non si è scomposto quando ha perso qualche secondo da Nibali che poi ha ripreso in pianura: la sfida potrebbe essere molto più equilibrata ci quanto ci si aspettasse.

Sorpresa, in fuga solo due corridori
Con il cambio al vertice della classifica generale di questo Giro d’Italia, alla partenza di questa quindicesima tappa c’era incertezza per quanto riguardava le possibilità di riuscita di una fuga da lontano: i 232 chilometri del percorso tra Ivrea e Como potevano frenare più d’una squadra a lavorare a lungo in testa al plotone, ma d’altra parte per almeno 165 chilometri i corridori si trovavano di fronte solo tanta pianura che sicuramente dava una mano agli inseguitori. E poi la giornata di ieri ha senza dubbio cambiato un po’ di equilibri, con la Movistar chiamata a difendersi dopo che fin qui era stata una delle squadre più attive negli attacchi e nelle fughe, anche da grande distanza dal traguardo.

Nella primissima fase di corsa ci sono stati diversi scatti con un gruppo numeroso che aveva provato ad avvantaggiarsi, ma nessuno ha avuto successo: dopotutto il team della nuova maglia rosa non aveva alcun interesse a lasciare andare gruppi potenzialmente pericolosi tra corridori di media classifica o possibili punti di appoggio ai big, ma forse nell’aria c’era anche la voce di qualche squadra interessata alla tappa. E così dopo una decina di chilometri sono scattati due ottimi corridori come Dario Cataldo (Astana) e Mattia Cattaneo (Androni) che hanno preso subito un buon vantaggio e forse l’atteggiamento del gruppo ha scoraggiato tutti gli altri a dare il via ad una nuova serie di scatti: ad un certo punto avevano provato a rientrare sui due italiani Adam Hansen (Lotto) e Guy Niv (Israel), ma non sono riusciti ad annullare il gap che in quel momento era di circa un minuto.

Cataldo e Cattaneo prendono fino a 16′ di vantaggio
E così la fuga di Dario Cataldo e Mattia Cattaneo, anche se solo di due corridori, ha iniziato a prendere il largo con il benestare della Movistar che si è messa in testa al gruppo a fare un’andatura molto tranquilla: dopo 100 chilometri di gara, quindi 132 all’arrivo, il gap era già di tredici minuti ma ha continuano a salire ancora. Con due soli corridori al comando della tappa, un passaggio interessante del lungo tratto di pianura iniziale è stato il traguardo volante di Busto Arsizio dove Arnaud Démare e Pascal Ackermann si sono dati battagli per i pochi punti in palio per la maglia ciclamino: a sorridere è stato il corridore della Groupama-FDJ che è stato il primo prendendosi 6 punti e che è riuscito addirittura a mettere tra sé ed il rivale tedesco il compagno di squadra Ramon Sinkeldam. Adesso Démare ha 200 punti contro i 187 di Ackermann: con 50 punti in palio a Santa Maria di Sala (e 35 per il secondo posto) la sfida è ancora apertissima.

Il gruppo della maglia rosa ha continuato a perdere anche dopo lo sprint intermedio ed è arrivato a sfiorare i 16 minuti di ritardo quando Cataldo e Cattaneo erano ai 100 chilometri dalla conclusione. Quello è stato il picco massimo di vantaggio, perché a quel punto è intervenuta la Mitchelton-Scott che ha iniziato a tirare in maniera molto decisa per provare a giocarsi la tappa con Simon Yates: già nei chilometri precedenti la formazione australiana si era affacciata nelle posizioni di testa ma senza mai lavorare, e quando cambio di strategie è stato probabilmente tardivo se puntavano davvero alla tappa. L’accelerazione degli uomini in maglia giallonera ha fatto sì che da dietro recuperassero circa un minuto ogni cinque chilometri: la discesa di Onno ha addirittura spezzato il gruppo e ai piedi del Ghisallo il vantaggio di Cataldo e Cattaneo era di circa 8 minuti.

Succede poco su Ghisallo e Colma di Sormano
Il gran ritmo fatto in pianura della Mitchelton-Scott, però, è stato poi pagato in salita perché sulle rampe del Ghisallo la squadra australiana s’è disunita ed a quel punto non c’è stato più nessuno che continuasse a tenere alta l’andatura: nonostante la rottura del cambio abbia obbligato Cattaneo a cambiare bicicletta, il corridore dell’Androni e quello dell’Astana hanno raggiunto assieme il primo gpm di giornata con circa 7 minuti di vantaggio sugli inseguitori. Da lì mancavano 59 chilometri all’arrivo e la situazione continuava ad essere molto incerta anche perché in discesa e sulle prime rampe della Colma di Sormano è tornata a lavorare la Mitchelton-Scott che ha consumato gli ultimi uomini rimasti accanti a Yates, ossia Juul-Jensen e Hamilton.

A circa 47 chilometri dall’arrivo (5 dalla vetta di Sormano) è stato proprio il britannico Simon Yates a rompere gli indugi con un primo scatto che ha provocato la reazione immediata di Carapaz, Landa e Nibali: non di Roglic che, come già visto anche nei giorni scorsi, è prima rimasto coperto e solo in un secondo momento è andato a chiudere il buco con apparente facilità. Annullato il primo scatto, Yates ci ha provato una seconda volta ritrovandosi da solo in una posizione alquanto scomoda con il dubbio se provare ad insistere sperando che da dietro qualcuno rientrasse, o se aspettare il gruppo dei favoriti: la scelta, inevitabile, è ricaduta sulla seconda opzione anche perché Dario Cataldo e Mattia Cattaneo avevano ancora quattro minuti e mezzo di vantaggio. Anche la seconda salita è stata così superata senza grosse emozione, stesso dicasi per la tecnica discesa della Colma di Sormano – percorsa con asfalto asciutto – dove nessuno ha voluto prendere rischi.

Roglic costretto a cambiare bicicletta
A 30 chilometri dall’arrivo i corridori hanno terminato la discesa della Colma di Sormano e sono arrivati sulla strada che costeggia il Lago di Como: i due fuggitivi avevano quattro minuti di vantaggio, ma la sorta di blocco messo in atto dall’Astana nelle prime posizioni lo ha fatto schizzare nuovamente in alto fino a sfiorare i cinque minuti nel giro di pochissimi chilometri. A quel punto la Movistar ha un po’ aumentato l’andatura e a poco più di 20 chilometri dall’arrivo (dopo una caduta di Dombrovski) c’è stata la foratura di Primoz Roglic: lo sloveno ha dovuto prendere la bicicletta del compagno di squadra Antwan Tolhoek perché in quel momento l’ammiraglia non era immediatamente alle spalle del plotone per una “esigenza fisiologica” dei suoi inquilini.

L’incidente di Roglic è arrivato nel momento peggiore anche perché la Movistar non avrà forzato più di tanto l’andatura, ma neanche gli ha reso semplice la vita a rientrare: vista la fase concitata, anche quando è arrivata l’ammiraglia, lo sloveno della Jumbo-Visma ha badato prima a riprendere la scia del gruppo il più velocemente possibile (il Civiglio si avvicinava) e così non ha avuto tempo e modo di fermarsi una seconda volta per farsi dare una bicicletta assettata al millimetro sulle sue caratteristiche fisiche. Difficile dire se quella di non ricambiare la bicicletta sia stata la scelta giusta, perché sicuramente in salita ed in discesa Roglic sarà stato condizionato in negativo, sia dal punto di vista fisico che psicologico: ma di certo un secondo stop, specie a ridosso della salita, non sarebbe stato accolto dal gruppo con un “eccesso” di fair play.

Nibali attacca sul Civiglio, Roglic non risponde
Ovviamente questa accelerazione degli uomini Movistar ha fatto perdere terreno ai due stoici fuggitivi che ormai avevano nelle gambe 200 chilometri con il vento in faccia: sulle prime rampe del Civiglio il gap era di poco inferiore ai tre minuti, di certo non abbastanza per stare tranquilli in presenza di un salita di 4.2 chilometri al 9.6% di pendenza media. Nel gruppo dei favoriti il primo a scattare è stato Hugh Carthy della EF Education First, imitato poco dopo dal connazionale Simon Yates: il drappello ha lasciato fare, ma quando lo spagnolo Carrettero ha terminato il suo lavoro a 11 chilometri dall’arrivo è arrivato lo scatto di Vincenzo Nibali con la maglia rosa Richard Carapaz incolla a ruota. Ancora una volta Roglic non ha chiuso subito, ma stavolta pur andando a tirare in progressione non è più riuscito a chiudere un buco che si è fatto poi sempre più grande.

Vincenzo Nibali ha poi provato a staccare Richard Carapaz una seconda volta, ma l’ecuadoriano della Movistar ha sempre risposto presente e non ha mai fatto mancare la propria collaborazione a tenere alta l’andatura per tenere più distante possibile Primoz Roglic. Vedendo che lo sloveno non riusciva a rientrare, Mikel Landa ha rischiato di fare un patatrac attaccando dal quel gruppetto per provare a riportarsi su Nibali e Carapaz: il risultato è stato un aumento della velocità che ha risvegliato anche Miguel Ángel López e che ha dato una mano a limitare le perdite in quei momenti molto delicati. Il gpm era posto a 8.7 chilometri dall’arrivo: Mattia Cattaneo ha provato, senza riusciti, a staccare Dario Cataldo, a un minuto c’erano Vincenzo Nibali, Richard Carapaz e Hugh Carthy, qualche metro più indietro c’era Simon Yates, mentre il terzetto di Primoz Roglic, Miguel Ángel López e Mikel Landa era segnalato a circa 1’15”.

Cataldo batte Cattaneo allo sprint, Carapaz e Nibali assieme
In testa alla corsa Dario Cataldo e Mattia Cattaneo sono arrivati assieme agli ultimi tre chilometri e solo a questo punto il corridore dell’Androni, sendendosi battuto in volata, ha fatto venire meno la sua collaborazione ed è rimasto in scia: l’abruzzese dell’Astana ha provato a chiedere un po’ di cambi, ha rallentato anche un poco ma senza mai esagerare perché da dietro si stavano avvicinando a grande velocità. Alla fine Cataldo ha gestito il finale alla perfezione e le mosse tattiche di Cattaneo non hanno cambiato un esito già scritto: troppo netta la differenza in volata tra i due con il bergamasco che è riuscito a malapena ad affiancare la ruota del rivale prima di arrendersi. Per entrambi comunque una giornata da applausi anche se è scontato dire che il più soddisfatto alla fine è proprio Cataldo che a 34 anni ha potuto finalmente festeggiare una vittoria al Giro.

I primi inseguitori sono giunti a soli 11″ di distanza dai primi due con Simon Yates e Hugh Carthy ad anticipare Richard Carapaz e Vincenzo Nibali, rispettivamente quinto e sesto: nella discesa del Civiglio lo Squalo dello Stretto era riuscito ad aprire un piccolo buco alle sue spalle, ma quella minima manciata di secondi è stata neutralizzata da Richard Carapaz una volta che i corridori sono tornati in pianura. Più indietro invece Primoz Roglic si è lanciato in discesa con l’intento di recuperare terreno, ma ha sbagliato una curva verso destro ed in uscita si è schiantato contro il guardrail. Fortunatamente non ci sono state conseguenze fisiche per lo sloveno della Jumbo-Visma che però ha perso sicurezza nell’affrontare l’ultimo tratto di discesa: quanto è ripartito, infatti, Roglic era con Formolo e Mollema che poi sono rientrati su López, Pozzovivo e Landa e hanno chiuso il traguardo a 36″ dai primi, lo sloveno invece è finito a 51″ perdendo così 40″ dai due rivali principali.

Carapaz allunga su Roglic in classifica
La nuova classifica generale adesso vede Richard Carapaz in maglia rosa con 47″ di vantaggio su Primoz Roglic, un gap che inizia a dare un minimo di tranquillità in più in vista dell’ultima cronometro, mentre Vincenzo Nibali è come ieri a 1’47”: il capitano della Bahrain-Merida oggi ha trovato sulla strada un ottimo Domenico Pozzovivo che nell’ultima settimana potrebbe essere un valore aggiunto, assieme ovviamente a Damiano Caruso. Alle spalle dei primi tre, la classifica continua ad allungarsi leggermente: Rafal Majka è a 2’35”, Mikel Landa a 3’15”, Bauke Mollema a 3’38”, Jan Polanc a 4’12”, Simon Yates a 5’24”, Pavel Sivakov a 5’48” (sempre in maglia bianca, ma di poco) e Miguel Ángel López a 5’55”; adesso c’è il secondo ed ultimo giorno di riposo per ricaricare un po’ le batterie e poi ci si tufferà tutti nella durissima ultima settimana dove non mancherà il terreno per ribaltare la corsa.

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