I big del Giro 2019 sul Mortirolo © LaPresse
I big del Giro 2019 sul Mortirolo © LaPresse

La rubrica pensieRosa #16 – La pioggia agli irti colli

Pillole di Giro 2019 in libertà: una giornata romantica sul Mortirolo, le inconcepibili mantelline nere, la Rai tra futurismo (nella sigletta) e passatismo (nel racconto)

I promossi della Lovere-Ponte di Legno
Vincenzo Nibali lo promuoviamo perché è ancora lui a mettere il pepe nella corsa, è ancora lui ad andare all’attacco, mai sazio e mai domo dopo una carriera sfolgorante, è ancora lui a mettere in discussione la supremazia della Movistar e a provare a smontare la fortissima squadra spagnola. Promosso ovviamente alla grande Giulio Ciccone, seconda vittoria in carriera al Giro, coronamento di una corsa rosa 2019 in cui è stato tra i protagonisti principali, e reazione rabbiosa alle avversità, ma di quella rabbia anche esteticamente piacevole da guardare. E promosso a pieni voti Maximilian Sciandri, da più parti indicato come l’ispiratore di questo nuovo corso Movistar, una squadra che in questo Giro non ha sbagliato (fin qui) niente di niente.

E c’è pure qualche rimaLandato…
Per un team in stato di grazia, un esponente che sotto sotto (ma neanche troppo sotto…) mastica amaro, e quell’esponente è Mikel Landa: ne abbiamo già parlato nei giorni scorsi, ma l’alavese è riuscito ancora una volta a ficcarsi in una di quelle sue situazioni deliranti in cui è il più forte ma trova il modo di risultare bloccato dai giochi di squadra; oggi ineccepibile in supporto a Carapaz, eccepibilissimo se pensiamo a cosa poteva essere la sua carriera se il ragazzo non avesse sbagliato direzione a tutti i bivi possibili e immaginabili. Rimandiamo la Jumbo-Visma, che continua a essere inconcludente e a non riuscire ad aiutare come si dovrebbe un Primoz Roglic sempre più sbattuto. Rimandiamo infine Jan Hirt, secondo e destinatario di un rosario di bestemmie da parte di Ciccone: è vero che l’ammiraglia lo consigliava a star passivo, ma si era ormai nel finale della tappa, capitan López era molto lontano e comunque già aiutato da Bilbao, insomma il ceco – suo malgrado – non è che abbia fatto un figurone in mondovisione.

Le mantelline nere
Una domanda da tempo ci batte in testa: ma per quale arcano motivo le mantelline antipioggia dei corridori non possono avere lo stesso disegno e gli stessi colori delle divise ufficiali???

Il Giro degli altri
Ormai Giulio Ciccone deve solo portare la bici all’Arena di Verona, dopodiché la maglia azzurra sarà sua: blindata la sua leadership nella classifica Gpm, 229 punti per lui contro i 66 di Carapaz e i 53 di Cattaneo; si rafforza la bianca di Miguel Ángel López, col colombiano che ora ha 1’34” su Sivakov e 8’21” su Carthy, mentre resta in bilico la ciclamino, portata sempre da Arnaud Démare (200 punti) con minimo margine su Ackermann (187) e molto più ampio su Carapaz (83). Un cambio della guardia lo registriamo nella classifica della combattività, con Fausto Masnada e Giulio Ciccone che superano Démare (rispettivamente: 49, 46, 45), immutati invece i traguardi volanti (Cima primo) e le fughe (Frapporti irraggiungibile). A proposito di irraggiungibilità: prosegue quella della Movistar nella classifica a squadre, nell’ordine di 24’31” sull’Astana e 28’32” sulla Bahrain.

La pioggia, quanto romanticismo!
La pioggia è per molti versi una iattura (o una rottura, se preferite), nella vita quotidiana intendiamo; ma se spostiamo il focus dalle nostre storie di tutti i giorni a situazioni in cui siamo spettatori, ecco che tutto diventa più bello e affascinante con la pioggia, più poetico e coinvolgente. Le immagini dei corridori sul Mortirolo (che già fa mito a sé), nel grigio del cielo di piombo, sotto l’acqua battente che tutto anamorfizza, coi colori immalinconiti dai fari delle moto al seguito, sono di una potenza rara, e vanno di diritto tra le scene che ricorderemo di questo Giro. Mancava giusto un Prévert in sottofondo, ma la Francia è in ribasso nella corsa rosa 2019…

Nazionalismo fa rima con ciclismo?
Ognuno propone la narrazione che preferisce, e ognuno è ovviamente libero. Ce n’è una, di narrazione, che è molto improntata al nazionalismo, al ragionare in termini di “noi contro di loro”, al sottolineare la nostra bravura in confronto alle altrui nefandezze, nel caso anche all’ingigantire i nostri meriti al cospetto dei demeriti degli altri. Ok, è un modo per raccontare lo sport (ma non solo lo sport), ma abbiamo l’impressione che il pubblico del ciclismo sia un tantinello più avanti rispetto a queste categorie. Parliamo del pubblico del ciclismo, non di quello generalista che pure può capitare davanti agli schermi durante il Giro d’Italia. Il pubblico del ciclismo conosce corridori e tattiche, ne capisce diciamo, e magari non sempre è disposto ad accettare a braccia abbassate la storia per come gli viene raccontata. Magari parte del pubblico del ciclismo tifa pure per campioni stranieri, non c’è niente di strano dal nostro punto di vista, e per questi spettatori l’approccio nazionalista risulta abbastanza deludente. Tra i più anziani, cresciuti in altre epoche (decenni di minor conoscenza, probabilmente), forse questa narrazione ha maggiore efficacia. Il popolo delle dentiere, insomma, degli amplifon, dei montascale, della prostata. Chissà perché, ma tutto ciò ci sembra una resa, da parte della tv di Stato.

La bici futurista in tv
Tra tutte le cose e cosette Rai, la sigla animata che va in onda qua e là è tra le più belle novità della stagione, chiaramente ispirata al futurismo (più Depero che Boccioni), son quei piccoli particolari a cui pochi fanno caso ma che denotano una grande cura nella confezione di un prodotto. Negli alti e bassi di RaiCiclismo 2019, questa spicca il volo.

Visita lo store di Cicloweb!

Archivio

Versione stampabile