Richard Carapaz taglia il traguardo a Monte Avena © Bettiniphoto

Carapaz disarma i rivoluzionari

Giro d’Italia, battaglia sulle Dolomiti ma l’ecuadoriano non si piega e ha in pugno la vittoria. La tappa va a Bilbao, Nibali rafforza la seconda posizione; Landa e Roglic lottano per il podio, sfortuna López

Da un piccolo paesino sperduto nelle Ande alla vittoria di una delle corse più importanti del ciclismo. Il percorso che ha portato Richard Carapaz dai quasi 3000 metri della sua El Carmelo sino al tetto del Giro d’Italia è stato lungo e non privo di difficoltà. Tenacia e tanta qualità per questo ecuadoriano, diventato di colpo eroe nazionale, il principale risultato sportivo raggiunto nella lunga storia del paese sudamericano.

Ed è stato meritato, eh: certo, Nibali e Roglic gli hanno regalato troppo spazio nelle Alpi Occidentali, ma fra Alpi Centrali, Dolomiti e anche cronometro, se lo sono visto sempre alla loro altezza, questa Locomotora de Charchi. E che vuoi dire, se non complimenti? Il Giro non poteva avere vincitore migliore.

Percorso arduo per l’ultima tappa in linea, il Manghen come osso più duro
Eccoci arrivati al momento clou del Giro d’Italia, l’ultima e decisiva tappa di montagna. E ce n’è tanta, di montagna, nella Feltre-Monte Avena: sono 194 i km da percorrere con, grossomodo, solo una trentina di km di pianura. Circa 80, invece, i km di salita e altrettanti di discesa, per una frazione con un dislivello positivo ben superiore ai 5000 metri. Quel che si suol dire, un tappone.

Il cui disegno non è canonico: la prima salita, quella di Cima Campo, è lunga (18.7 km) ma pedalabile (pendenza media del 5.9%, non si va mai in doppia cifra e il tratto più semplice è il terzo finale). Dalla vetta quasi 30 km di discesa interrotta solo da un breve dentello prima di affrontare il moloch di giornata, il Passo Manghen dal versante valsuganotto: misura 18.9 km e ha una pendenza media “fasulla” del 7.6% la nuova Cima Coppi del Giro. Fasulla perché tre tratti più agevoli fanno abbassare la media: gli ultimi 6 km si è sempre sopra il 10%.

Fino a questo punto si sono disputati solo 78 km; ne seguono 34 di discesa e falsopiano fino a Predazzo dove inizia il Passo Rolle, lungo 20.6 km e agevole con il suo 4.7%, con un settore quasi pianeggiante a metà. Fare la differenza qui, dunque, appare francamente irrealistico. Eterna discesa di 40 km ripercorrendo buona parte del finale di ieri fino a giungere a Ponte Oltra, dove si approccia il Croce d’Aune, 11.1 km al 5.5% con gli ultimi 4 km sopra all’8%. Da lì veloce discesa di 7 km per giungere ai 6900 metri della deviazione sin sul traguardo di Monte Avena: 6.9 km regolari al 7.3%, con tanti tornanti per l’ultima salita di primma categoria dell’edizione 102.

Da Feltre subito c’è Cima Campo, Caruso tra i più pimpanti
Tanta gente sotto il sole splendente nel centro di Feltre, dove alle 11.10 inizia il lungo tratto di trasferimento di 9.6 km fino al km 0, raggiunto alle 11.30. Il primo a scattare è un elemento Androni, come spesso è accaduto in questo Giro, ma non fa strada. In contropiede guadagna qualche metro un nome che non ti aspetti, quello del velocista Ryan Gibbons (Team Dimension Data) su cui, un paio di km più tardi, si riporta un altro passistone come Marco Haller (Team Katusha Alpecin). La coppia approccia l’ascesa di Cima Campo con una manciata di secondi sul gruppo in fermento.

Mattia Cattaneo prova ad allungare ad inizio salita, trovandosi a ruota Jai Hindley, Eddie Dunbar e anche Damiano Caruso, come ampiamente prevedibile alla vigilia. E il ragusano ci prova una seconda volta, a 184 km dall’arrivo, segno dell’intenzione di giornata della Bahrain Merida; tuttavia, anche stavolta viene marcato. Gli scatti su susseguono, a discapito dei velocisti già ampiamente distanziati assieme ai loro gregari. L’unica eccezione è rappresentata da Francisco Ventoso che al km 12 guadagna metri nel disinteresse del plotone; la sua avventura, però, dura lo spazio di un paio di km.

Si forma la fuga, dentro Amdor, Bilbao, Caruso e Zakarin
Eddie Dunbar e Fausto Masnada si avvantaggiano al km 16, proprio quando Vincenzo Nibali deve arrestarsi a causa di una foratura; il siciliano, scortato da Domenico Pozzovivo, rientra senza eccessiva fatica sul gruppo dei migliori. Anche i due attaccanti vengono riassorbiti da un gruppo nel quale le maglie Astana e Movistar iniziano a farsi vederei in forze nell’avanguardia. Al km 19 si forma un primo drappello di una quindicina di unità, con presenti nomi quali Andrey Amador, Damiano Caruso, Giulio Ciccone e Ion Izagirre, ma anche in questo caso nulla da fare.

Pello Bilbao e Iván Ramiro Sosa provano di nuovo a fare la differenza, ma il gruppo dei migliori, forte di meno di una trentina di elementi, rientra. Da segnalare la perfetta solitudine di Primoz Roglic: l’unica maglia giallonera è la sua. La fuga buona sembra partire al km 22, quando alla vetta mancano 4.5 km. Presenti Andrey Amador (Movistar Team), Pello Bilbao (Astana Pro Team), Eros Capecchi (Deceuninck-Quick Step), Damiano Caruso (Bahrain Merida), Eddie Dunbar (Team Ineos), Amanuel Gebreigzabhier (Team Dimension Data), Jai Hindley (Team Sunweb), Tanel Kangert (EF Education First), Fausto Masnada (Androni Giocattoli-Sidermec), Mikel Nieve (Mitchelton-Scott) e Ilnur Zakarin (Team Katusha Alpecin).

Cataldo si riporta davanti, Bouwman prova a risistemare la situazione
Su di loro riesce a rientrare Dario Cataldo (Astana Pro Team), consentendo così di dare la superiorità numerica all’Astana. Dopo una fase in cui il gruppo è aperto sulla carreggiata, con Mikel Landa e Héctor Carretero nelle prime posizioni, si riassiste ad una accelerazione dettata da Koen Bouwman (Team Jumbo-Visma), nel frattempo rientrato e interessato ad avere una testa di ponte davanti per Roglic. Ma la Movistar chiude immediatamente; allo scollinamento (km 27.1) Hindley transita davanti a Masnada. E il plotone paga 35″.

La volontà di Bouwman si manifesta anche in discesa, provandoci assieme a Alexis Vuillermoz (AG2R La Mondiale), ma non riescono ad evadere. Dopo un’ora veramente a tutta (30 km/h la media, considerato il tracciato è un dato da applausi), il plotone si rialza in discesa, con tanto di pause pipì e rifornimento, permettendo a diversi attardati di rientrare e alla fuga di prendere il largo, passando a Scurelle, al km 55 e soprattutto al termine della discesa, con 2’40” di vantaggio.

Masnada allunga ai piedi del Manghen, la Trek cerca qualcosa di diverso
Il traguardo volante di Telve (km 58.8), quando la rampe del Manghen stanno per essere approcciate, Fausto Masnada guadagna spazio andando a riprendersi la vetta nella speciale graduatoria dei traguardi volanti. Ma il bergamasco non si rialza come sarebbe lecito attendersi ma prosegue imperterrito, con il sogno di prendersi la Cima Coppi che lo aspetta quasi 20 km più tardi. Mentre giunge la notizia del ritiro Florian Sénéchal (Deceuninck-Quick Step), caduto in discesa e fratturatosi la clavicola, il plotone, ora a 3’50” dalla fuga, vede proprio nell’abitato di Telve una possibile variazione.

Il locale Nicola Conci accelera, seguito da capitan Bauke Mollema; ma l’azione della Trek-Segafredo viene subito stoppata dall’Astana, che piazza alla ruota Jan Hirt, e dalla Movistar che si riporta sul neerlandese, che saggiamente desiste. Chi continua, invece, è il valsuganotto Conci, a cui ovviamente viene lasciata luce verde; discorso simile a Masnada, che al km 65 pedala spedito con 1’10” sugli ex compagni di fuga, 3’30” su Conci e 4’10” sul gruppo, ora tirato dalla Bora Hansgrohe, desiderosa di proteggere le top ten di Formolo e Majka dall’assalto di Zakarin.

L’Astana mena forte, il gruppo si seleziona
A 8 km dalla vetta, nell’ultimo tratto agevole, prova a muoversi Jai Hindley, ma il giovane australiano non fa la differenza. Quasi in contemporanea, dal gruppo scatta Giulio Ciccone; per l’abruzzese, già certo della maglia azzurra, c’è la testa di ponte Conci ad attenderlo, formando una coppia a 6 km dalla vetta. Davanti, intanto, Masnada non conosce soste e al km 75 mantiene sempre 1’05” su primi inseguitori, 3’40” sul duo della Trek e 4’25” sul plotone principale.

Lo scenario cambia a 6 km dalla vetta, quando inizia il lungo tratto in doppia cifra: l’Astana prende di petto la situazione in gruppo con Ion Izagirre alzando di netto il ritmo. E subito avviene la selezione da dietro, con Bob Jungels fra i tanti che si staccano; sono circa in 25 i superstiti al ritmo del basco, cui segue nel lavoro il sempre impeccabile Andrey Zeits. Il kazako fa la voce grossa e riduce ulteriormente il drappello: non resistono Davide Formolo e un Simon Yates tenuto a galla da Lucas Hamilton. L’asiatico finisce l’opera a 3000 metri dalla vetta, cedendo il testimone a Jan Hirt.

Il ceco va veramente fortissimo e già ai meno 2.8 km vengono ripresi Ciccone e Conci; Hirt, López, Carapaz, Landa, Nibali, Roglic, Mollema, Pozzovivo, Carthy, Majka e Sivakov, in quest’ordine la composizione. A patire sono Carthy, Pozzovivo e anche Majka, ma gli altri non è che stiano tanto meglio. L’ex CCC termina di trainare ai meno 2.3 km quando parte capitan Miguel Ángel López; alla sua ruota si incolla Carapaz, con Landa, Nibali e Roglic come unici superstiti. Niente da fare per tutti gli altri.

Nibali e Roglic non tengono, per Masnada c’è la Cima Coppi
Ma neppure 100 metri più tardi, quando la sparata della maglia bianca è ancora in essere, il quintetto si riduce a terzetto: Nibali fa un buco e Roglic è incapace di chiuderlo. Gli ispanici se ne avvedono e proseguono di come accordo la progressione; vanno invece del proprio passo i due rivali della prima metà di Giro. Il loro passo, però, non è per nulla proibitivo tanto che vengono raggiunti da un Pavel Sivakov che subito si mette a dettare l’andatura.

Corona quella folle, folle idea Fausto Masnada, che ad un Giro già strepitoso aggiunge la Cima Coppi passando tutto solo al km 78. Il trio López-Landa-Carapaz va a riprendere gli altri 11 fuggitivi a mezzo km dalla vetta, transitando con loro 1’30” dopo il solitario battistrada. Sivakov riesce persino a lasciare sul posto a 250 metri dal gpm i più nobili colleghi, passando a 16″ dal neocostituito gruppo della maglia rosa; giusto un paio di secondi in più il gap di Nibali e Roglic, che subito dopo vengono ripresi da un Rafal Majka che ha preferito andar su con un passo regolare.

Fase caotica in Val di Fiemme, in cinque riescono ad avvantaggiarsi
Già nelle primissime rampe del declivio, Nibali, Roglic e Majka si riportano sul gruppo Carapaz (nel quale Zakarin perde momentaneamente contatto, colpa delle solite mancanze in discesa in cui sbatte la coscia destra al suolo), imitati poco più tardi da Mollema e Carthy. Masnada se la prende comoda, non altrettanto vale per un Bilbao che decide di muoversi; il basco va a riprendere il lombardo a 100 km dalla fine, quando la gara affronta il dentello verso Castello Molina di Fiemme.

Nella località fiemmese inizia una fase tanto bizzarra quanto appassionante: attacchi e contrattacchi continui, con Landa in versione stopper su Caruso e López che quatto quatto cerca di avvantaggiarsi, costringendo Nibali in prima persona a chiudere – e Carapaz fisso sulla ruota del messinese. A sistemare il caos ci pensano i baschi Pello Bilbao e Mikel Nieve, che ai meno 98 km si avvantaggiano; questa situazione va bene a tutti tranne che a Edward Dunbar, Amanuel Gebreigzabhier e Tanel Kangert, che dopo 4 km di inseguimento riescono a rientrare andando a costituire un quintetto al comando.

Rientrano in tanti, sul Rolle i leader diventano sette
Tempo di riposo, invece, per il plotone che si rialza favorendo il rientro di diversi attardati: è il caso di Brown e Dombrowski, di Henao e di Madouas, di Yates con il fido Hamilton. E anche per gregari dei primi: Pozzovivo per la Bahrain, Ciccone e Conci per la Trek, Hirt per l’Astana e soprattutto di Carretero e Pedrero per una Movistar che corre da padrona. Vista la situazione, Capecchi, Ciccone e Madouas evadono, lanciandosi all’inseguimento dei cinque leader.

Ai meno 85 km la situazione vede gli uomini di testa con 1’20” sui tre a bagnomaria e 2′ sul gruppo, controllato dalla compagine navarra. L’ultimo traguardo volante dell’intera edizione è quello di Predazzo (km 112.5) e viene conquistato dall’interessante Dunbar, unica nota lieta con Sivakov di un Team Ineos insufficiente. Subito dopo la cittadina sede dei trampolini Dal Ben viene approcciato il lungo e facile Passo Rolle; sulle rampe Ciccone e Madouas vanno veramente forte, facendo prima faticare e poi definitivamente staccare Capecchi. E i due giovani rampanti si riportano sui cinque al comando ai meno 70 km, quando il gruppo, controllato dalla Movistar, è a 3′ tondi.

Anche Capecchi rientra, il gpm è del solito Ciccone
All’insegna di un buon Giro in cui si è prima disimpegnato come gregario e poi come battitore libero, Eros Capecchi non si scompone e, complice un incedere non certo proibitivo degli uomini al comando, riesce a tornare in testa ai meno 65 km, quando al gpm rimangono solo 4 km da percorrere. Dietro nessuno ha interesse nel modificare lo status quo e così Antonio Pedrero, una delle rivelazioni dell’edizione 102, detta un passo regolare che mantiene il distacco sempre nell’ordine dei 3′, con una lieve accelerazione con il passare dei km.

In vetta (km 133.1) non c’è la minima lotta e, quasi come in un omaggio a chi questa classifica l’ha stradominata, Giulio Ciccone passa per primo, accumulando ulteriori punti. Ammonta a 2’37” il ritardo del gruppo maglia rosa, composto da ventiquattro elementi; un momentaneo problema alla catena spaventa Bauke Mollema, ma il neerlandese, autore di quello che è il Giro migliore della carriera, subito sistema l’intoppo.

Zakarin e i soliti problemi in discesa, Amador fa un gran lavoro
La discesa è tanto veloce quanto semplice ma questo non impedisce a Ilnur Zakarin di avere problemi a tenere le ruote dei rivali; con fatica il russo ce la fa, ma l’atavico problema è tutt’altro che sistemato, e per il futuro non è certo il miglior viatico per strappare un lauto contratto per il 2020. Il margine dei battistrada prima cresce fino a quota 3’45” ai meno 32 km da da questa altezza la Movistar prende il toro per le corna con Andrey Amador.

Il costaricano inizia a lavorare a pancia a terra e in un battibaleno fa crollare il ritardo, e con esso le speranze di riuscita per la fuga: ai meno 25 km il divario è di 2’40” e scende a soli 2′ tondi ai meno 22 km, quando a Ponte Oltra si approccia il Croce d’Aune. Subito Capecchi alza bandiera bianca prima che gli altri sette inizino a darsele di santa ragione: ai 20 km dalla fine ci prova Ciccone ma non guadagna, così come poco dopo accade sia a Bilbao che a Nieve. È poi la volta di Kangert, al quale si accodano Bilbao, Ciccone e Dunbar; gli altri tre, comunque, rientrano poco più tardi.

Madouas si avvantaggia, doppia mossa per López
Nel gruppo il ritmo lo fa sempre lo stupendo Andrey Amador, con un passo regolare che fa distanziare il solo, sfinito Fausto Masnada. Quando mancano 16.5 km alla fine, in un tratto pianeggiante con vento a favore, parte con decisione Valentin Madouas; il francesino va forte e, beneficiando dei tatticismi fra i sei inseguitori, riesce ad accumulare un bel gruzzolo di 25″ ai 14 km dal termine. Spostatosi Amador, è Antonio Pedrero a fare il ritmo nel plotone, che viaggia a 1’50”.

All’uscita da Salzen, Miguel Ángel López prova a saggiare la condizione altrui con un attacco; Carapaz e Nibali restano subito a ruota, molti altri rientrano. Chi manca all’appello, invece, è Ilnur Zakarin. Ben più efficace è il secondo tentativo del colombiano; non mollano la sua ruota i soli Carapaz, Landa e Nibali, con Roglic che riesce a chiudere il buco e a riportare quanti alle sue spalle solamente per il rallentamento di Superman. Nell’immediato tornate seguente, approfittando di questa tregua venutasi a creare, parte, alla sua maniera, Mikel Landa.

Madouas scollina in testa, Roglic spinto e penalizzato a sua insaputa
Chi si incarica di tirare il drappello è colui che più ha da temere per questa mossa, ovvero sia Roglic; lo sloveno trova il provvidenziale supporto di Domenico Pozzovivo, perché il suo incedere non era sufficiente per pareggiare il volteggiare a mani basse dell’elegante basco. Con il lucano il passo è migliore e lo spagnolo rimane sempre a circa una dozzina di secondi di vantaggio.

Davanti, intanto, la situazione è fluida alle spalle di Madouas: ci prova Gebreigzabhier, ma viene presto ripreso, e così allo scollinamento (km 183.1) il francese può contare su 15″ di vantaggio sugli ex compagni di fuga e 50″ su Landa. Il gruppo, sempre tirato dal minuto scalatore della Bahrain, è a 1’05” e comprende, oltre a lui, Nibali, Landa, Carapaz, Roglic, Majka, Mollema e Sivakov. Da segnalare un episodio che, suo malgrado, vede protagonista Primoz Roglic: lo sloveno viene spinto di peso da due persone a bordostrada (uno in modo particolare) per una dozzina di secondi. Questa mossa nel dopotappa verrà punita dalla giuria e il leader del Team Jumbo-Visma si vede accollare 10″ di penalità in classifica.

Cadute per Majka e per López: il primo da solo, il secondo per colpa di un idiota. Nibali e Carapaz con Landa
La veloce e tecnica discesa di Croce d’Aune fa subito una vittima: è Rafal Majka, che nel primo tornante a destra perde la ruota posteriore e va al suolo, creando un buco per i tre (Sivakov, Mollema e Pozzovivo) posizionati alle sue spalle e gli altri cinque. Il polacco, comunque, riparte senza problemi. Sul declivio decide di forzare Vincenzo Nibali; solo un elemento riesce a tenere la sua progressione ma, sfortunatamente per lui, è quello che meno preferiva, ossia l’attentissimo Richard Carapaz.

Con l’ecuadoriano, giusto all’imbocco della salita finale, va a riprendere Landa; il terzetto collabora e guadagna sugli uomini alle loro spalle, con la coppia López e Roglic che viene ripresa nelle prime rampe da Mollema, Sivakov e Pozzovivo. Ma questa situazione dura poco: un idiota, intento a correre, urta con uno spettatore diligentemente fermo al suo posto e rovina a terra, facendo cadere Miguel Ángel López: il sempre sfortunato colombiano è imbufalito e, giustamente, prende a schiaffi il ridicolo scalmanato. Deve attendere qualche secondo l’aiuto di Jan Hirt, il boyacense, ma perde tantissimo tempo prima di poter ripartire.

I tre big collaborano e riprendono i fuggitivi, Roglic vive momenti complessi
Madouas intanto inizia gli ultimi 5 km con 10″ su Ciccone, Dunbar, Gebreigzabhier e Nieve, mentre Kangert si stacca venendo ripreso dal sempre collaborativo trio Nibali, Landa e Carapaz. Il giovane francese pedala sempre con maggior fatica man mano che la salita prosegue e ai meno 4.2 km viene ripreso da Nieve, che sogna di bissare il successo di Cervinia, e poi anche da Bilbao, Ciccone e Gebreigzabhier. Ma per loro la rimonta terzetto dei big, con Kangert al seguito, è inesorabile e sono riassorbiti a 3.6 km dalla fine.

Nel frattempo, Primoz Roglic è in grande difficoltà e passa ai meno 4 km con una quarantina di secondi di disavanzo; fortuna vuole che Sivakov, Mollema e persino il rientrante Majka gli diano una mano a fare il ritmo. Si trova tutto solo, invece, López, livido di rabbia per l’ennesimo incidente di percorso, una costante nella sua carriera. A 3 km dalla fine il drappello di testa vede Nibali, Carapaz, Landa, Nieve, Bilbao, Ciccone, Madouas e Kangert, in quest’ordine; i due Movistar solo quelli che tirano più a fondo, interessati a distanziare ulteriormente lo sloveno in chiave generale.

Nibali punge ma non graffia, la vittoria finale è di Bilbao
A 1800 metri dalla fine Vincenzo Nibali prova l’attacco decisivo ma non fa il vuoto, con Landa, Ciccone, Carapaz e Bilbao sempre assieme a lui, con gli altri tre che rientrano poco dopo. I Movistar, poi, si rimettono a tirare fin dentro all’ultimo km, con l’ambizione di occupare a Verona ben due piazze sul podio. Ed è proprio uno di loro che forza ulteriormente: Mikel Landa sprinta prima dell’ultima curva a 150 metri, facendo soffrire tutti, tranne uno.

Quell’uno è Pello Bilbao che rimane alla sua ruota prima di scavalcarlo nel breve rettilineo pressoché pianeggiante, andando a cogliere il secondo successo in quest’edizione dopo quello de L’Aquila. Terza vittoria per l’Astana Pro Team, in un Giro positivo ma che poteva essere ancor più ricco per la formazione che si è dimostrata meglio attrezzata nelle salite.

Landa secondo, quasi 1′ perso da Roglic e 2′ da López
Alle spalle dell’uomo di Guernika giunge un Mikel Landa che tanto ha cercato in questo Giro un traguardo parziale ma che si è sempre trovato qualcuno tra i piedi. Terzo a 2″ uno dei grandi protagonisti della corsa, vale a dire Giulio Ciccone, quarto a 4″ Richard Carapaz davanti a Vincenzo Nibali. Completano la top ten Tanel Kangert e Mikel Nieve a 15″, Valentin Madouas a 25″ e Rafal Majka e Domenico Pozzovivo a 44″.

Ritardo di 48″ per Pavel Sivakov, un rimontante Simon Yates e Bauke Mollema mentre uno sfinito Primoz Roglic ha lasciato sul piatto 54″. Peggio ancora lo sfortunato Miguel Ángel López, arrivato dopo 1’49”. Giornata no che fa uscire di classifica, invece, Davide Formolo: il veronese della Bora Hansgrohe, mai più rientrato dopo essersi staccato sul Manghen, è giunto a 12’50” con Jan Polanc. Complimenti a tutti i girini, giunti ampiamente entro il tempo massimo (attorno ai 58′): ultimi ma non ultimi, gli amiconi Jacopo Guarnieri e Marco Haller a 43’31”.

Domani la crono di Verona, Roglic per tornare sul podio
Richard Carapaz ha la maglia rosa in pugno: per diventare il primo ecuadoriano di sempre a conquistare un grande giro deve solo non cadere domani. Il suo margine su Vincenzo Nibali è sempre di 1’54”, e anche il messinese può dirsi sicuro della piazza d’onore. Ci sarà lotta, invece, per il terzo gradino del podio: Mikel Landa, a 2’53”, sarà sotto attacco di Primoz Roglic, che ha 3’16” dalla maglia rosa e quindi solo 23″ dal basco.

Sicura quinta piazza per un gran Bauke Mollema a 5’51”, pathos per la sesta piazza ora di Miguel Ángel López a 7’18”, tallonato a 7’28” da Rafal Majka. Tutto pressoché definito per Simon Yates, ottavo a 8’01”, Pavel Sivakov, nono a 9’11”, e Ilnur Zakarin decimo a 12’50”.

Domani la ventunesima e ultima tappa del Giro d’Italia 2019, ma non è la solita passerella. Crono di 17 km a Verona, sulla falsariga (pur con poche variazioni) rispetto a quella vista nel 2010. A caratterizzare il tracciato scaligero è la salita delle Torricelle, 4.5 km al 4.6%. Dalla cima 3.3 km di discesa e 4.2 km di pianura sino all’abituale traguardo dell’Arena, dove verrà incoronato con il Trofeo Senza Fine il meritevole vincitore dell’edizione 102.

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