Richard Carapaz abbraccia la moglie e il Trofeo senza fine © LaPresse
Richard Carapaz abbraccia la moglie e il Trofeo senza fine © LaPresse

La rubrica pensieRosa #21 – Un apostrofo rosa

Pillole di Giro 2019 in libertà: stanchi ma felici, come si suol dire in questi casi; fine di tre settimane di grandi protagonisti, storie memorabili, scenari indimenticabili

I promossi della crono di Verona
Il primo dei promossi dell’ultima giornata di gara non può che essere Chad Haga, gregario sempre, vincente quasi mai, eppure ogni tanto si riesce a vivere la giornata perfetta, e conquistare un sofferto successo al posto giusto al momento giusto. Bravo lui. E bravo ovviamente il vincitore del Giro, Richard Carapaz, di cui abbiamo già detto di tutto e di più e non ci dilunghiamo oltre in questa sede. E superbravo anche l’ultimo del Giro, Sho Hatsuyama, che la corsa l’ha portata a termine con onore e dignità, e che dal “basso” delle 6 ore, 5 minuti e 56 secondi di distacco che ha accusato dalla maglia rosa può ben dire “oggi ho vinto anch’io”.

Per una volta non rimandiamo nessuno
Anzi rimandiamo tutti voi ad altre nostre rubriche e articoli in cui tracciamo bilanci di fine Giro, e ci rimandiamo da soli al punto di partenza della giostra: tre settimane sono lunghe e faticose, e alla fine si può essere pure un po’ stanchini, ma consapevoli che alla prossima occasione, al prossimo via, alla prossima grande partenza o grand départ che dir si voglia, l’entusiasmo sarà quello di sempre. Che è un modo appena arzigogolato di dirvi: appuntamento al Tour!

Non è (solo) l’Arena
Se la Roubaix si conclude in un velodromo, sorta di anfiteatro moderno, sarà anche legittimo che qualche altra gara importante veda il proprio epilogo in un anfiteatro antico. Sì, ma quale? Quale corsa, quale anfiteatro? Lo spettro delle possibilità si riduce drammaticamente. Se ci aggiungiamo come ulteriore paletto “la località che ospita l’anfiteatro in questione dev’essere stata cantata da Shakespeare”, ecco che la scelta si riduce praticamente a una sola città. E sarà mica un caso che sia il Giro d’Italia a potersi giovare di un simile scenario per il proprio atto finale? No, non è un caso. È che quando si recitava il famoso slogan, “….. nel paese più bello del mondo”, non lo si faceva… a caso.

Il Giro degli altri
Finish! Riepilogone generalone senza il minimo ribaltone: la classifica a punti la vince Pascal Ackermann (226) su Arnaud Démare (213) e Damiano Cima (104); la classifica dei Gpm va a Giulio Ciccone (267) davanti a Fausto Masnada (115) e Damiano Caruso (86); tra i giovani si conferma Miguel Ángel López con 1’30” su Pavel Sivakov e 9’10” su Hugh Carthy; il re dei traguardi volanti è Masnada (88) davanti a Cima (83) e Mirco Maestri (58); anche nella combattività Masnada (74) fa la voce grossa su Cima (58) e Ciccone (57); Cima (932) si assicura invece il titolo delle fughe battendo Marco Frapporti (816) e Maestri (742); Movistar senza rivali nella classifica a squadre, 17’36” il vantaggio sull’Astana, 18’31” quello sulla Bahrain. Per le rivincite, ripassare tra undici mesi e un po’.

Uno sport per famiglie
Quando si dice che il ciclismo è uno sport per famiglie ci si riferisce certo al fatto che è bello andare a seguire le gare con prole al seguito, approfittando dell’occasione sportiva per una bella gita tutti insieme. Altre volte invece si intende che le famiglie son direttamente quelle dei corridori impegnati in gara, come avviene per esempio quando una coppia di ecuadoriani prende per la prima volta nella vita un aereo e si lancia in un volo transoceanico per raggiungere il figlio nel giorno dell’atteso trionfo… avete capito che stiamo parlando dei Carapaz, che oggi a Verona erano – a sorpresa, pare – accanto a Richard, spettatori privilegiati ed emozionati della transustanziazione del ragazzo, da figlio solo loro a figlio di un intero popolo. Ciclismo sport per famiglie allargate, insomma.

Visita lo store di Cicloweb!

Archivio

Versione stampabile