La locandina di Ventoux © imdb.com
La locandina di Ventoux © imdb.com

Cicloproiezioni: Ventoux

Viaggio divertito nel ciclismo secondo il cinema, ventesima puntata: un gruppo di amici, una ragazza ed il mitico Gigante della Provenza

Da bravi appassionati abbiamo acquisito negli anni un immaginario fatto di figure iconiche, montagne, profili, pendenze, curve, e così un film che inizia con lunghe inquadrature di un paesaggio pietroso e brullo, l’assenza di vegetazione, l’osservatorio astronomico a far da sfondo in cima alla salita martellata dal sole, per chi segue il ciclismo significa una sola cosa: Ventoux. E appunto questo è il titolo della pellicola olandese del 2015 che andiamo a vedere, tratta dal romanzo omonimo di Bert Wagendorp, entrambi di grande successo lassù e mai usciti in Italia: un buon modo per prepararsi alla prima edizione della Mont Ventoux Dénivelé Challenge, nuova corsa per professionisti che si disputerà lunedì 17 giugno.

La macchina da presa di Nicole van Kilsdonk stringe su due ragazzi, due grandi amici, Bart e Peter. Siamo nell’estate del 1982 e un gruppetto di compagni di scuola, per festeggiare il diploma, ha scelto di andare in vacanza nel sud della Francia per sfidare il gigante della Provenza (curiosamente dopo aver seguito alla radio la vittoria di Peter Winnen sull’Alpe d’Huez, ma vabbeh, non si può mica pretendere che fili proprio tutto). Ma qui ci ritroviamo in discesa dopo aver raggiunto la vetta, quando Peter poco a poco accelera, spinto dall’ebbrezza della velocità e della giovinezza e da chissà cos’altro, sempre più rapido e aerodinamico, mentre Bart può solo provare a chiamarlo intanto che lo perde di vista nel susseguirsi di curve e rettilinei.

Stacco. Sono passati trent’anni, Bart è ormai un uomo di mezza età, una bella moglie che gli regala un casco da bici per il compleanno, un lavoro tranquillo come giornalista di cronaca. In posta elettronica trova però un messaggio di auguri con allegata una vecchia foto, e subito si rabbuia, come se lontani pensieri all’apparenza sepolti tornassero a riaffiorare. E non possiamo non capirlo, pareva ieri che facevamo i pazzi con gli amici di sempre, e dove sono adesso tutti quei capelli neri, e perché quando mi guardo allo specchio ci vedo riflesso mio padre?

In una serie di rapidi stacchi temporali fra ieri e oggi passiamo in rassegna il gruppo dei vecchi compagni di liceo che si approcciarono al monte ventoso in quell’estate del 1982. Da sinistra vediamo David, che è sempre stato un po’ sovrappeso e ora possiede un’agenzia viaggi. Joost, con la maglia iridata di Merckx, oggi stimato e pluripremiato professore universitario. Bart abbracciato alla bella Laura, sulla quale sapremo qualcosa solo più avanti. Quindi il biondo Peter, e infine André, allora ribelle e oggi appena uscito di prigione dopo una condanna per spaccio.

Tornando indietro nel tempo, possiamo vederli questi cinque ragazzi che, come qualsiasi adolescente, cercano di cavarsela a scuola, vanno appresso alle compagne di liceo, e sfruttano ogni occasione per divertirsi. In un mondo felice e bucolico come quello rappresentato nel film, questo significa inforcare la specialissima per lunghe pedalate in campagna, sognando le grandi salite del Tour de France. Bart e André sono i più forti (nonostante André sia perennemente con la sigaretta in bocca – peraltro come narra la leggenda anche a riguardo di alcuni professionisti), gli altri si limitano a seguirli come possono, ma alla fine quello che conta è stare insieme.

Alla soglia dei cinquant’anni, i quattro si rincontrano. E sì, sono quattro invece che cinque, e capiamo come evidentemente sia accaduto qualcosa di grave, non ancora rivelato per quanto facilmente intuibile. Bart propone di tornare in vacanza nel sud della Francia, per provare di nuovo a scalare il Ventoux. Gli altri nicchiano, ma no, come si fa, c’ho la famiglia, devo mandare avanti il negozio, le lezioni, soffro di ipertensione, ho pure il colesterolo alto. Ma in fondo tutti sentono la necessità di chiudere i conti con la propria giovinezza, e decidono di partire.

Intanto torniamo agli anni ottanta, a questo gruppetto di giovani maschi concentrati sullo sport e sul divertimento e sull’amicizia fraterna, ma pur sempre in un’età nella quale ormoni e testosterone abbondano senza bisogno di additivi dopanti. Così basta che un pomeriggio in piscina i cinque intravedano una bella ragazza in bikini, se ne innamorino tutti all’istante e in pratica nessuno ci capisce più niente di quello che era importante prima.

Siccome siamo come detto in un mondo bucolico e fatato, i cinque e la ragazza (che è ovviamente Laura) diventano inseparabili. Lei gioca persino a calcio con loro, e non ha paura ad accompagnarsi a cinque maschi in calore passeggiando nella campagna più sperduta. I ragazzi sono in effetti molto rispettosi, a turno fanno ciascuno il proprio tentativo con lei, peraltro senza mai scatenare reazioni scomposte di diniego. Sembra in effetti il paradiso, e probabilmente lo è, almeno fino a quando Laura non sceglie Peter.

Ma ritorniamo all’oggi. I quattro uomini sono di nuovo giunti in Provenza e si sistemano in una villetta con piscina affittata per l’occasione (con uno scarto netto rispetto alla vacanza in tenda fatta da giovanissimi). È l’occasione per riflettere sulla vita da una prospettiva adulta, ma non mancano le occasioni per farsi scherzi scemi come se si fosse ancora tutti adolescenti. Ma quello che più conta sono le uscite d’allenamento per riprendere confidenza con la bici prima di lanciarsi ad affrontare la montagna mitica, in perfetta tenuta da “mamil” (come gli anglofoni apostrofano sarcasticamente i “middle aged men in lycra”).

Trent’anni prima invece era tutto più ruspante e polveroso. E certo, c’è il Ventoux da scalare, l’avventura, la giovinezza, l’amicizia, ma una ragazza in un gruppetto di maschi non può che creare delle incomprensioni, prima o poi. Laura ormai sta con Peter, che è il classico ribelle con risvolti esistenzialisti, lo scapigliato che scrive poesie e storicamente ha sempre successo con le coetanee. Bart invece si è portato dietro un libro da studiare per l’esame d’accesso all’università, ed è insomma quello più maturo, una qualità non particolarmente considerata a diciannove anni.

Ma una sera Peter e Laura litigano pesantemente. Si lasciano? Non si lasciano? Difficile dirlo con precisione. Intanto il pomeriggio seguente, mentre sono tutti e sei seduti al tavolino di un baretto provenzale, Laura si mette a fare piedino a Bart. Con la tipica lucidità del giovane maschio in calore, lui ci mette un tempo esagerato a capire cosa stia accadendo, ma alla fine ricambia l’approccio. In questo specifico frame possiamo apprezzare la fissità dello sguardo del più tipico adolescente arrapato.

C’è da precisare che dal canto suo Peter è ancora arrabbiato con Laura, o forse semplicemente soltanto troppo orgoglioso per riappacificarsi. Non fa scenate o altri gesti espliciti, si limita teatralmente a non guardarla e a non rivolgerle la parola. Così, quando gli altri ragazzi si avviano per un’uscita in bici, Bart, che ha ormai capito che si aprono praterie per il suo desiderio, spiega che si fermerà invece a studiare al fresco dell’amaca, casualmente a un paio di metri da Laura stesa a prendere il sole in costume da bagno. Chiaramente è un attimo e si finisce nudi a fare robe in tenda.

Durante la notte, nella villetta elegante, Bart non riesce a dormire. Ripensa al passato, a come andarono gli eventi, ma se si fosse comportato diversamente sarebbe cambiato qualcosa? In cucina incontra Joost, a sua volta insonne per certi impicci accademici di cui forse è responsabile e che pare stiano per venire a galla. Joost, troppo preso dal suo problema per essere delicato con l’amico, gli rinfaccia che comunque ci è andato con Laura, mica si è tirato indietro. Così un Bart in lacrime sente su di sé tutto il senso di colpa di quell’eccesso ormonale dell’adolescenza.

Ma cosa accadde esattamente nel 1982? Con l’eccezione di David che rinuncia subito e si accomoda con Laura sul furgoncino, gli altri amici scalano il Ventoux. Peter attacca la salita con vigore, stacca gli altri, ma nel tratto finale si ritrova senza energie e, uno alla volta, viene superato dai suoi compagni. In cima declama qualche verso esistenzialista piuttosto banale, per poi lanciarsi subito in discesa con gli occhi sofferenti. E ci ritroviamo alla sequenza dell’inizio, con Bart che prova a seguirlo ma non riesce, lo perde di vista, per ritrovarlo a terra e ormai privo di vita dopo una curva.

Ma rieccoci nel presente, dove i quattro amici alternano le uscite in bici con soste in cantine dove assaggiare vini pregiati. Allo stesso modo si passa dalle riflessioni nostalgiche sul tempo che scorre al rinfacciarsi questioni passate, dalle paure tipiche della crisi di mezza età agli scherzi in piscina, insomma viaggiamo placidi nel cliché del film generazionale agrodolce, in quella che tutto sommato sembra soprattutto una bella vacanza.

I nodi però finiscono per venire al pettine. I quattro scoprono così via tablet che Joost è stato sputtanato sulla stampa olandese, e lui decide di tornarsene a casa. Gli amici cercano di convincerlo a restare, in fondo anche se la carriera universitaria va a rotoli può sempre dedicarsi alla bici e al vino. In realtà Joost cerca più che altro uno sfogo alla sua rabbia, così importuna André fino a che questi non lo butta in piscina.

Sapete però chi si è casualmente trasferita nel sud della Francia? Sì, proprio Laura. È lei, di cui non si avevano notizie da trent’anni, ad aver mandato la vecchia foto a Bart, sperando in questo modo di poterli rivedere. Oh, avesse scelto di vivere in un qualsiasi altro posto del mondo, o fosse rimasta in Olanda, o non avesse spedito quella mail, il film non si poteva fare. Quando si dice la fortuna… Va detto che perlomeno la Laura adulta è interpretata da Maruschka Detmers (sì, quella dei film di Godard e Bellocchio).

Ma Laura si presenta con un’altra sorpresa, il figlio suo e di Peter, fra l’altro identico a Peter. I vecchi amici, superato un inevitabile primo momento di incomprensione e imbarazzo, lo accolgono in bici con loro (per quanto il ragazzo se ne andrà prima di affrontare il Ventoux con l’aria di chi ha cose più divertenti da fare). Momenti come questo ci dimostrano come siano sufficienti un paio di scene per trasformare un film, che magari non è un capolavoro ma comunque onesto e decente, in una cialtronata.

Arriva finalmente il giorno di approcciarsi al gigante della Provenza, anche perché la storia sta chiaramente per concludersi, e gli ultimi quindici minuti di pellicola sono dedicati alla scalata. Sulle rampe bollenti del Ventoux si soffre, si ripensa al passato, si hanno le visioni di loro stessi da ragazzi, ma con fatica si giunge fino in vetta, dove si tossisce per lo sforzo e ci si abbraccia piangendo.

Stavolta anche David riesce a completare l’impresa, e gli amici di un tempo sono di nuovo insieme come allora, per scattarsi una nuova foto, inserendo nell’immagine la maglietta e il cappellino e gli occhiali di Peter. I conti con il passato sembrano finalmente chiusi, e ogni cosa pare andare a posto. E per fortuna il film è finito davvero, perché probabilmente sarebbe bastato appena un altro poco di enfasi e melodramma per fondere la macchina da presa.

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