Wout van Aert a braccia alzate a Voiron © ASO/Alex Broadway
Wout van Aert a braccia alzate a Voiron © ASO/Alex Broadway

Crono o sprint non fa differenza per Wout

Van Aert vince anche la quinta tappa del Critérium du Dauphiné: battuti Sam Bennett e Julian Alaphilippe. Adam Yates resta al comando della generale

Quella di ieri era stata la prima vittoria in carriera di Wout Van Aert in una corsa del World Tour e non si può dire che il 24enne belga di Herentals non ci abbia gusto a salire sul gradino più alto del podio: il corridore del Team Jumbo-Visma infatti si è ripetuto conquistando anche la quinta tappa del Critérium du Dauphiné e la sensazione è che questa edizione della corsa francese possa essere ricordata a lungo come un punto di svolta della sua carriera. Il talento cristallino di Van Aert, oltre che nel ciclocross, era già emerso anche nel ciclismo su strada con prestazioni di lusso nelle classiche più prestigiose e conquistando anche dei podi alla Strade Bianche, al Campionato Europeo e all’E3 Harelbeke, ma ad alzare le braccia al cielo era sempre stato qualcun’altro: due tappe del Delfinato non valgono certo come una Sanremo, una Roubaix o anche una Amstel Gold Race, per citare la perla stagionale del suo rivale di sempre Mathieu van der Poel, ma l’aver iniziato a vincere lancia Van Aert in una nuova dimensione e, in ogni caso, la facilità con cui sta pedalando in questi giorni è davvero impressionante.

Tre in fuga, vantaggio massimo tre minuti
Sulla carta questa doveva essere la seconda ed ultima occasione di questo Critérium du Dauphiné a disposizione dei velocisti ha preso il via con il copione classico delle tappe per velocisti: il primo scatto è avvenuto infatti non appena il plotone ha superato il cartello del chilometro 0 con il francese Yoann Bagot (Vita Concept) a prendere una trentina di secondi di vantaggio nel giro di poche centinaia di metri. Da parte del gruppo non c’è stata la minima reazione e così altri corridori sono scattati per riportarsi su Bagot: il primo è stato il suo connazionale Stéphane Rossetto (Cofidis), poi al chilometro 10 è rientrato anche il friulano Alessandro De Marchi (CCC) e questo terzetto è quello che poi è rimasto al comando per maggior parte di questa tappa.

Al chilometro 17 di corsa i fuggitivi Bagot, De Marchi e Rossetto avevano già un vantaggio di 3’10”, ma da quel momento è iniziato il controllo reciproco ed il gap si è stabilizzato: il gruppo tirato da Mitchelton-Scott e soprattutto Bora-Hansgrohe ha iniziato ad aumentare l’andatura, anche per non lasciare troppo spazio ad un corridore come Alessandro De Marchi che quando va in fuga rende sempre dura la vita a chi lo deve inseguire, mentre i tre di testa come ormai si vede sempre più spesso non hanno spinto a fondo per avere più energie da giocarsi negli ultimi chilometri di giornata. Così più di metà dei 201 chilometri tra Boën-sur-Lignon e Voiron, con quattro gran premi della montagna di quarta categoria, sono trascorsi con la fuga ed il gruppo distanziati da circa tre minuti, salvo un breve frangente in cui da dietro avevano accelerato troppo e avevano ridotto il gap sotto ai due minuti.

Alessandro De Marchi ci prova fino all’ultimo
Avvicinandosi al traguardo, altre squadre sono arrivate in testa al plotone a dare manforte alla Bora-Hansgrohe: la prima ad intervenire è stata la Deceuninck-QuickStep e poi si è vista nelle prime posizioni anche la Arkéa-Samsic. Come era prevedibile, però, negli ultimi 40 non è stato solo il plotone ad accelerare il ritmo, ma anche Yoann Bagot, Alessandro De Marchi e Stéphane Rossetto hanno innestato le marce alte dando il via ad un braccio di ferro molto interessante per il pubblico. Tra i meno 40 ed i meno 20 il vantaggio del terzetto di testa è sceso da due minuti a 1’10”, poi ad aiutare i battistrada ci si è messo anche in percorso con un tratto in discesa che ha consentito loro di tenere alto il ritmo e di perdere pochissimo: a 7 chilometri dall’arrivo, grazie soprattutto alle trenate del Rosso di Buja, i fuggitivi avevano ancora 30″ e forse avevano iniziato a sognare di poter fare il colpaccio.

Nel frattempo da dietro c’è stato anche il Team Ineos che si è messo a lavorare prima che la Bora-Hansgrohe riuscisse a riorganizzarsi ed a tornare davanti. Ma se in precedenza il percorso aveva dato una mano al trio di testa, negli ultimi 5 chilometri invece il tracciato era tornato più favorevole agli inseguitori: la strada era infatti caratterizzata da una leggera pendenza a salire e De Marchi e compagni hanno iniziato a sentire nelle gambe tutta la fatica di un’azione che era iniziata più di 190 chilometri prima. Il più determinato è stato proprio il friulano del CCC Team che ai due chilometri dall’arrivo ha provato un ultimo disperato allungo che gli ha permesso di togliersi di ruota Bagot e Rossetto, ma non di tenere a distanza il gruppo principale che ormai l’aveva messo nel mirino.

Boasson Hagen e Gilbert ci provano nel finale
I primi corridori a riportarsi su Alessandro De Marchi a 1200 metri dalla conclusione sono stati Edvald Boasson Hagen e Philippe Gilbert che erano riusciti a prendere qualche metro di vantaggio sul plotone sfruttando soprattutto la tecnicità in un finale caratterizzato da diverse curve a 90 gradi: il norvegese del Team Dimension Data aveva recentemente vinto una tappa al Tour of Norway in condizioni molto simili a quelle di oggi ed è stato proprio lui a fare il grosso del lavoro con il belga della Deceuninck-QuickStep che invece è rimasto più a lungo a ruota. L’azione di Boasson Hagen e Gilbert ha distrutto l’organizzazione delle squadre dei velocisti anche perché bisognava pensare prima a riprendere i due finisseur e solo dopo ad allestire un treno per lo sprint.

Negli ultimi 500 metri c’erano altre due curve ed il rettilineo finale, in lieve pendenza, non era abbastanza lungo per sperare di rimontare tante posizioni: dopo aver faticato anche solo a restare in scia, Philippe Gilbert ha provato a partire lungo e ha trovato la risposta dello scatenato Edvald Boasson Hagen che sognava di centrare la seconda vittoria personale di questo Delfinato, ma il gruppo era ormai in scia ai due che sono stati riassorbiti proprio negli ultimi 300 metri riuscendo ancora a piazzarsi uno sesto (Boasson Hagen) e l’altro nono (Gilbert) al traguardo.

Bennett rimonta da dietro ma Van Aert è insuperabile
A lanciare la volata vera e propria è stata la Deceuninck-QuickStep, ma non con l’atteso colombiana Alvaro Hodeg, bensì con Julian Alaphilippe che ha provato a bissare quanto fatto sul traguardo di Jesi alla Tirreno-Adriatico: dalle spalle del francese, però, è venuta fuori come una scheggia la maglia verde di Wout Van Aert, già terzo nello sprint di Riom, che non ha lasciato scampo a nessuno e si è preso la vittoria con un margine nettissimo. Julian Alaphilippe ha poi perso anche la seconda posizione venendo superato in extremis da Sam Bennett: l’irlandese si era un po’ perso all’ultimo chilometro e nel finale si è ritrovato a partire da dietro, troppo da dietro per sperare di superare anche un Van Aert in condizioni fisiche incredibili; in una volata pura quasi sicuramente non ci sarebbe storia tra i due, ma per fortuna il ciclismo non è questione di sole gambe.

Dal terzo al quinto posto si sono piazzati tre atleti francesi, nell’ordine Julian Alaphilippe, Lorrenzo Manzin e Clément Venturini, mentre il migliore degli italiani è stato Sonny Colbrelli, ottavo. La classifica generale è rimasta invariata nelle prime quattro posizioni con Adam Yates sempre in maglia gialla con 4″ su Teuns, 6″ su Van Garderen e 7″ su Fuglsang, mentre grazie all’abbuono Van Aert è risalito dalla nona alla quinta posizione con un ritardo di 20″: domani sarà una giornata importante perché i corridori dovranno affrontare il Col de Beaune subito prima della picchiata finale verso Saint-Michel-de-Maurienne.

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