Elia Viviani torna finalmente ad esultare © Tour de Suisse/Sam Buchli
Elia Viviani torna finalmente ad esultare © Tour de Suisse/Sam Buchli

Bentornato Elia!

Viviani ritrova il successo nella quarta tappa del Tour de Suisse: battuti Michael Matthews e Peter Sagan, sempre leader. Caduta e ritiro per Geraint Thomas

Elia Viviani è tornato: il velocista veronese della Deceuninck-QuickStep ha conquistato allo sprint la quarta tappa del Tour de Suisse, ha interrotto un digiuno di successi che durava da 94 giorni e soprattutto si è lasciato alle spalle il difficile periodo del Giro d’Italia in cui per alcuni giorni la testa non ha girato come invece facevano le sue gambe. Ritrovare la via della vittoria era l’unico modo che aveva Viviani per scrollarsi di dosso il momento critico e riprendere la fiducia nei propri mezzi e nei compagni di squadra del treno che sono fondamentali per un velocista: la condizione fisica ha sempre sorretto Viviani, ma oggi in Svizzera il veronese ha avuto al suo fianco una squadra fantastica, capace di gestire alla perfezione gli ultimi chilometri come forse non era mai avvenuto con il treno un po’ rimaneggiato che era presente al Giro d’Italia. A livello di curiosità potremmo anche far notare che in questo Giro di Svizzera la maglia tricolore “verticale” è stata riposta in un cassetto per fare spazio a quella tradizionale: sarà stata quella a portare sfortuna?

Ancora ieri qualche meccanismo all’interno della Deceuninck-QuickStep non aveva funzionato al 100% con Michael Mørkøv un po’ sorpreso dai Trek-Segafredo e dal solito lestissimo Peter Sagan prima della curva decisiva ai 200 metri: probabilmente l’esito non sarebbe cambiato perché le caratteristiche delle ultime centinaia di metri erano più favorevoli allo slovacco, ma sarebbe stato bello vedere un duello più ravvicinato. Oggi invece negli ultimi due chilometri la giovane promessa Kasper Asgreen, il campione belga Yven Lampaert ed il già citato Mørkøv hanno organizzato un treno che non avrebbe sfigurato al confronto con quelli mitici di Mario Cipollini e Alessandro Petacchi: i compagni hanno lanciato Elia Viviani troppo bene per poter sbagliare e adesso sono diventate cinque le vittoria ottenute nel 2019.

La Bora non lascia spazio alla fuga
In programma oggi c’era una tappa di 163.9 chilometri con partenza da Murten e arrivo ad Arlesheim: la prima parte era completamente pianeggiante, poi dopo la salita di seconda categoria di Passwang i corridori si trovavano di fronte ad un finale abbastanza ondulato, con l’ascesa di Eichenberg (3 km al 7.5%) che poteva creare un po’ di selezione a soli 19 chilometri dall’arrivo. Sulla carta non eravamo di fronte ad una giornata ideale per i velocisti puri, ed infatti per tutto il giorno a tirare è stata la Bora-Hansgrohe di Peter Sagan, uno dei pochi uomini rapidi che dava garanzia assoluta di superare tutte le difficoltà sparse sul percorso odierno: solamente negli ultimi chilometri, quando la fuga era già stata ripresa e non c’erano più strappi da affrontare, si sono viste in testa al plotone anche altre formazioni.

La fuga era partita dopo circa 15 chilometri ed inizialmente comprendeva Simon Geschke (CCC Team), Robin Carpenter (Rally UHC Cycling) e Gian Friesecke (Nazionale Svizzera), poi in un secondo momento è rientrato anche Taco van der Hoorn (Team Jumbo-Visma) per andare a formare il quartetto definitivo. Avendo intuito fin da subito che oggi avrebbe dovuto fare praticamente tutto da sola, la Bora-Hansgrohe ha immediatamente scelto di tenere un ritmo abbastanza sostenuto e di lasciare pochissimo spazio ai battistrada: il vantaggio massimo è stato infatti di soli 3’20”, ma per buona parte della giornata il gap ha oscillato tra i 2’20” ed i 2’40”; bisogna anche considerare che il tedesco Geschke questa mattina occupava il 29° posto in classifica a 49″ da Peter Sagan e per molti chilometri è stato il leader virtuale del Tour de Suisse.

Che sfortuna per il Team Ineos: Thomas caduto e ritirato
Anche nelle tappe più tranquille, però, i pericoli sono sempre dietro l’angolo e oggi la sfortuna ha deciso di abbattersi nuovamente sul Team Ineos: a poco più di 30 chilometri dall’arrivo c’è stata una caduta in gruppo che ha costretto al ritiro sia il kazako Andrey Zeits dell’Astana (in precedenza era finito al suolo anche Omar Fraile) che soprattutto il gallese Geraint Thomas, vincitore uscente del Tour de France e leader in pectore della squadra dopo l’infortunio di Chris Froome. Dopo la caduta, Thomas è rimasto seduto sull’asfalto per alcuni minuti, mentre il personale medico faceva i controlli di ritiro prima del trasporto in ospedale per una diagnosi più precisa: l’impressione è che il corridore britannico dovrebbe essere riuscito a schiavare fratture varie, ma che lo stop sia avvenuto per il protocollo sui traumi cranici e le commozioni cerebrali.

Di certo per il Team Ineos non è una buona notizia a meno di un mese dal Tour de France e dopo aver già perso Chris Froome: se anche non ci fossero fratture, Thomas potrebbe arrivare al via da Bruxelles in condizioni non ottimali ed a quel punto tutte le speranze del team britannico saranno affidare al colombiano Egan Bernal, talento sconfinato ma pur sempre al primo Grande Giro da capitano. E tra l’altro in ottica Tour non arrivano notizie incoraggianti da parte di Tom Dumoulin che si è sottoposto ad un piccolo intervento di pulizia del ginocchio infortunato e che per questo motivo ha deciso di rimandare il ritiro in altura che avrebbe dovuto iniziare proprio oggi: il podio della passata edizione sembra come maledetto.

Gian Friesecke ultimo ad arrendersi della fuga
Al momento della caduta di Geraint Thomas, il gruppo era ben lanciato all’inseguimento dei fuggitivi con il distacco che era già calato nell’ordine del minuto e mezzo. Come era prevedibile la salita di Eichenberg ha fatto male a più di un corridore, ma tutti i principali candidati alla vittoria sul traguardo di Arlesheim sono rimasti davanti, compreso Elia Viviani. Tra i fuggitivi invece s’è messo in evidenza lo svizzero Gian Friesecke, corridore di 24 anni alla prima partecipazione in carriera in una corsa World Tour: al primo allungo solo Simon Geschke è rimasto con lui, al secondo anche il tedesco ha dovuto alzare bandiera bianca. Friesecke è passato quindi in testa al gpm, ma la strada poi continuava a salire ancora fino al traguardo volante ad abbouni a Hochwald: l’elvetico è transitato in prima posizione, poi a 12 chilometri dalla conclusione è stato riassorbito dal gruppo principale.

Da notare come sullo sprint intermedio abbiano preso qualche secondo di bonus anche due corridori della Bora-Hansgrohe, il potenziale uomo di classifica Patrick Konrad (2″) e ovviamente colui che la generale la guida attualmente, Peter Sagan (1″). Quando il gruppo è tornato compatto, come già abbiamo specificato, altre squadre hanno iniziato a lavorare in testa, in particolare la Trek-Segafredo, il Team Sunweb e anche il Team Ineos, probabilmente per cercare di stare lontano da altri guai. A quel punto il margine di manovra per evitare l’arrivo in volata era praticamente nullo: un piccolo tentativo lo hanno prima prima Matej Mohoric ai meno 6 (stoppato in battere di ciglia), poi Matthias Frank un chilometro dopo, ma Bora e Trek non hanno concesso nulla.

Treno perfetto, Viviani non sbaglia
Si è arrivati quindi agli ultimi due chilometri con un gruppo compatto e forte di più di 80 unità. Come già raccontato, è stata la Deceuninck-QuickStep a prendere il controllo con un treno finalmente ha ricordato quello dei giorni migliori: nell’ordine sono entrati in azione Kasper Asgreen, Yves Lampaert ed infine Michael Mørkøv che hanno lasciato Elia Viviani in testa ai 200 metri finali. Da quella posizione Viviani non poteva fallire: Peter Sagan, che partiva dalla sua ruota, ha provato ad affiancarlo ma si è spento negli ultimi 50 metri quando Elia è riuscito a tenere alta la velocità e ha festeggiato la vittoria con un margine di vantaggio abbastanza netto. Alla fine Sagan ha perso anche il secondo posto a vantaggio di Michael Matthews, protagonista di una bella volata di rimonta così come Matteo Trentin che però si è fermato al quarto posto.

In classifica generale è uniche novità sono state dettate dagli abbuoni: Peter Sagan è sempre in maglia gialla con 10″ di vantaggio su Michael Matthews, 15″ su Kasper Asgreen e 16″ su Rohan Dennis. Domani in programma ci sarà un’altra frazione molto vallonata in cui il punto chiave sarà la salita di seconda categoria di Rothenthurm a 34 chilometri dall’arrivo: sarà una tappa aperta a molti scenari, anche quello di una fuga da lontano visto che non sarà facile controllare tutti i 177 chilometri, specie se la Bora-Hansgrohe non troverà qualche alleato.

Visita lo store di Cicloweb!

Archivio

La vignetta di Pellegrini

Versione stampabile