Nicola Venchiarutti vince a Falcade © IsolaPress
Nicola Venchiarutti vince a Falcade © IsolaPress

Giro d’Italia Under 23, a Falcade arriva la fuga: vince Venchiarutti

L’ottava tappa in linea del Giro d’Italia Under 23, la Rosà-Falcade di 133.6 km, ha il suo clou negli ultimi 40 km, con l’accoppiata Passo Cereda-Forcella Aurine a cui fanno seguito gli ultimi 17 km costantemente all’insù verso il traguardo della località dolomitica bellunese.

Una la non partenza: a sorpresa, ha deciso di concludere ieri la propria esperienza con la Corsa Rosa il britannico Charlie Quarterman (Holdsworth Zappi), terzo nella frazione di ieri e quarto nel prologo di Riccione. Nel corso della tappa hanno poi abbandonato gli Zalf Aldo Caiati, autore di un Giro in ombra, e Andrea Pietrobon, così come hanno alzato bandiera bianca i Biesse Matteo Bellia e Jacopo Menegotto.

Sotto una fitta pioggia la gara parte attorno alle 11.40; i tentativi di evasione, come di consueto, non mancano ma bisogna attendere sino all’ingresso nel territorio bellunese per la formazione della fuga di giornata. Attorno al km 35, infatti, evade un gruppetto folto di ben diciannove unità.

Presenti Anton Vtyurin (Russia), Cristian Scaroni e Jake Stewart (Groupama-FDJ Continental), Francisco Galván (Equipo Lizarte), André Carvalho e Kevin Vermaerke (Hagens Berman Axeon), John Ramírez (Kometa Cycling Team), Thomas Vereecken (Lotto Soudal Under 23), Barnabás Peák (SEG Racing Academy), Daniel Tullet (Team Wiggins LeCol), Tobias Bayer e Markus Wildauer (Tirol KTM), Alexander Konychev e Matteo Sobrero (Dimension Data for Qhubeka), Davide Bais e Nicola Venchiarutti (Cycling Team Friuli), Riccardo Tosin (General Store), Samuele Zambelli e Simone Zandomeneghi (Iseo Rime Carnovali).

Il gruppo, di fatto, quasi si rialza; all’intergiro di Feltre (km 52.5) vinto da Bayer il gap è superiore ai 3′, al km 60 sale a 4’15” per poi raggiungere, all’imbocco del Passo Cereda al km 85, addirittura quota 7’45”. Chi si avvantaggia di tale situazione è Scaroni: il bresciano, infatti, è il meglio posizionato in classifica trovandosi nono a 10’13” dalla maglia rosa e virtualmente balzerebbe al secondo posto nella generale.

Le rampe del Passo Cereda selezionano il drappello di testa e a mostrarsi particolarmente pimpante è il vicentino Riccardo Tosin, che scollina (km 93.4) con una quindicina di secondi su Bayer e Scaroni e una trentina su Peák, Ramírez, Tulett, Sobrero e un sorprendente Venchiarutti. In gruppo non si sta a guardare: come accaduto anche ieri, il primo ad attaccare è Einer Rubio (Aran Cucine Vejus); assieme a lui restano solamente gli altri due grandi protagonisti del Giro, ossia la maglia rosa Camilo Ardila e il fidato Diego Alba.

In vetta il gap dei tre colombiani sull’unico battistrada è di 5’35” con Alessandro Covi (Team Colpack) bravo a resistere e a pagare solo una dozzina di secondi. Nella breve discesa il varesino rientra sui rivali, così come fanno anche Thymen Arensman e Ide Schelling (SEG Racing Academy), Jesús Peña (Colombia), Sean Quinn (Hagens Berman Axeon), Viktor Verschaeve (Lotto Soudal Under 23) e Filippo Zana (Sangemini-Trevigiani).

Ricongiungimento anche davanti, con Tosin ripreso dagli altri sette; ma è sempre lui a scollinare in vetta sulla Forcella Aurine, al km 104.7. Non c’è sfida nel gruppo maglia rosa, su cui si riporta anche Alessandro Monaco (Casillo Maserati), per un ritardo in vetta attorno a quota 5’20”; nella discesa proprio il pugliese finisce a terra, ma non riporta conseguenze e, dopo qualche km di inseguimento, riesce a rientrare sui rivali diretti.

Sfortuna piena, invece, per Daniel Tulett: il britannico fora e non riesce più a rientrare sugli ex compagni di fuga. Quando è finita la discesa e la corsa è ad Agordo, a 18 km dalla fine, Bayer, Peák, Ramírez, Scaroni, Sobrero, Tosin e Venchiarutti vantano 50″ su Tulett, 2’10” sugli inframezzati Carvalho, Vereecken, Vtyurin, Wildauer e Zandomeneghi e 5’10” sul gruppo maglia rosa.

Sono dunque quei sette a giocarsi il successo di giornata; nel tratto più duro, a circa 3 km dalla fine, attacca Cristian Scaroni. Subito alza bandiera bianca Riccardo Tosin, mentre gli altri cinque provano ad inseguirlo. E il ricongiungimento avviene proprio appena inizia l’ultimo km, con anche Tosin bravo a rientrare.

Serve dunque la volata per determinare il vincitore e non c’è storia, perché a tagliare per primo il traguardo è chi, sulla carta, meno avrebbe dovuto digerire una tappa come questa, ossia Nicola Venchiarutti. L’udinese, velocista pressoché puro come testimonia il centro alla gara italiana per eccellenza per i giovani sprinter, ossia La Popolarissima, regala al Cycling Team Friuli la prima gioia in questa edizione del Giro, diventando così il secondo italiano dopo Fabio Mazzucco ad alzare le braccia in quest’edizione.

Seconda piazza per Barnabás Peák, terza per Riccardo Tosin, quindi seguono Matteo Sobrero, Cristian Scaroni, Tobias Bayer e John Ramírez. Ottavo a 1’35” Daniel Tulett, nono a 2’56” Markus Wildauer e decimo a 3’14” Thomas Vereecken.

Tra gli uomini di classifica, sempre a 3 km dalla conclusione, c’è il tentativo di assolo di Alessandro Covi; con il lombardo rimangono solamente Ardila e Rubio e sono loro tre a giungere assieme sul traguardo a 3’41” dal vincitore, guadagnando 4″ su Verschaeve, Alba e Quinn. Giornata molto difficile, invece, per Filippo Conca (Biesse Carrera), giunto a 5’36”.

In classifica Camilo Ardila (Colombia) continua ad indossare la maglia rosa con 4’13” su Alessandro Covi, 4’41” su Einer Rubio e 4’56” su Diego Alba. Balza invece al quinto posto a 6’32” Cristian Scaroni, scavalcando in un colpo solo Filippo Conca, ora sesto a 6’57”, Sean Quinn, settimo a 7’34”, Simon Guglielmi, ottavo a 9’50”, e Viktor Verschaeve, nono a 10′. Completa la top ten a 10’25” Alessandro Monaco.

Domani la chiusura con una minitappa non comune a queste latitudini: misura, infatti, solamente 39.9 km la Agordo-Passo Fedaia. I primi 26 km fino a Caprile sono in costante ascesa, seppur non dura; gli ultimi 13.3 km sono di salita, all’8.2% di pendenza media con punte al 18%. Il tratto più duro comincia da Malga Ciapela, a 5.5 km dalla vetta: da lì sino a Capanna Bill 3 km durissimi sempre attorno al 12%, con tanto di tornanti seguenti che non danno respiro. Tutta la parte finale della salita presenta una media del 10.4% e porta i corridori sino ai 2057 metri dell’arrivo finale di tappa e dell’intero Giro.

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