Il colpo di reni di Mike Teunissen © ASO
Il colpo di reni di Mike Teunissen © ASO

Cade il capitano? Allegriaaaa, Mike!

Teunissen beffa Sagan a Bruxelles ed è la prima maglia gialla del Tour de France 2019. Fuglsang e Thomas a terra ma salvi

Un inizio a sorpresa, come ogni tanto capita nella storia dei Grandi Giri, quando la maglia gialla non va ad uno dei corridori favoriti ma a uno dei tanti comprimari che prendono il via al Tour de France. Mike Teunissen, 26 anni, 5 vittorie all’attivo da professionista delle quali le più importanti quest’anno, con la 4 Jours de Dunkerque e lo ZLM Tour, corse a tappe dove possono emergere anche i velocisti. Un ottimo elemento del treno di Dylan Groenewegen, ma cosa succede se il tuo capitano cade ad un chilometro e mezzo dall’arrivo? Qualcuno si rialza, qualcun altro ci prova. E nel momento in cui Mike, passato da crossista con oro tra gli under 23 ai mondiali 2013, ha visto che anche Van Aert cedeva nel finale, ha preso le ruote dei migliori e trovato forze insperate per primeggiare, relegando all’ennesimo secondo posto Peter Sagan che sembrava proprio in grado di ribaltare il brutto periodo col quale aveva aperto la stagione. E così Teunissen, almeno per un giorno (domani con la cronosquadre sarà durissima) può gustarsi questa in attesa maglia, un po’ più gialla di quella della sua divisa. A ben 30 anni dall’ultima maglia gialla vestita da un olandese, Erik Breukink nel lontano 1989.

Grand Départ da Bruxelles con Merckx cerimoniere
Non si può negare un certo fascino della partenza del Tour de France da Bruxelles, con Eddy Merckx in persona a sporgersi dalla macchina della direzione per prendere l’ovazione del pubblico locale. Ma anche la corsa vera, nonostante sia una tappa palesemente per velocisti, non nega qualche chicca agli appassionati: in primis, l’attraversamento di due muri (e che muri!) del Fiandre, il Grammont ed il Bosberg, nei primi chilometri della tappa. Che non avranno nessun influsso sulla tappa, ma se non altro renderanno più pregevole del solito la lotta per la conquista della prima maglia a pois, di solito condotta su anonimi mangia e bevi della vallonata pianura francese.

Difatti la fuga che si avvia, sin dai primi 3 chilometri di gara, è più importante di quel che ci si aspettava: dentro c’è difatti il campione olimpico Greg Van Avermaet (CCC Team), ed è accompagnato da un osso duro come Xandro Meurisse (Wanty-Gobert), oltre che da Natnael Berhane (Cofidis) e Mads Würtz Schmidt (Katusha-Alpecin). Una fuga da tenere assolutamente sotto controllo, che arriva a prendere 4′ di margine dopo 40 km, in vista di Geerardsbergen.

Van Avermaet si prende la pois sul Kapelmuur. E si rialza
E sul Grammont, altresì detto Kapelmuur, i fuggitivi cominciano a darsi battaglia: dopo un allunghetto di Würtz è Van Avermaet a mettersi in testa facendo un forcing tale da staccare Berhane e Würtz. Meurisse resiste stoico a ruota, ma non riesce ad uscire: è dunque Greg Van Avermaet la prima maglia a pois del Tour de France, nonostante Meurisse si rifaccia poi sul Bosberg che però è classificato di quarta categoria. Mancava alla collezione del belga, che in passato aveva già indossato la gialla nel 2016. La giornata di Greg Van Avermaet è compiuta, ed il campione belga si rialza, lasciando agli altri tre l’onere di portare avanti la fuga che però ha già perso gran parte del suo vantaggio.

Sagan frusta i suoi sul pavé e sbanca il TV, Viviani fora
Le sorprese della strada belga non sono però finite, dato che, dopo il passaggio da Chaleroi, l’organizzazione ha proposto per il comeback a Bruxelles un lungo tratto in pavé a Thiméon. Anche questo non causerà niente di definitivo, ma creerà non pochi grattacapi a velocisti e uomini di classifica: tra tutti gli attardati a causa del gran ritmo imposto dagli uomini della Bora-Hansgrohe ci sono Daniel Martin e Alexander Kristoff (UAE Team Emirates), nonché Elia Viviani (Deceuninck-Quick Step), vittima di una foratura in un momento sbagliatissimo.

Non tanto per la volata finale, abbondantemente recuperabile, quanto per l’imminente traguardo volante di Les Bons Villers, a 69 km dall’arrivo: i fuggitivi vengono ripresi a 2 km dal traguardo parziale e così Peter Sagan può sprintare andando a prendere 20 punti pieni, davanti a Sonny Colbrelli (Bahrain Merida) e dell’instancabile Greg Van Avermaet, il quale evidentemente vuol prepararsi anche a completare la collezione di maglie con una verde (anch’essa mai indossata).

Esordio da sogno per Rossetto, partenza da incubo per Fuglsang
A rompere l’empasse causato dall’insolita situazione di gara, con gruppo compatto a più di 60 km dall’arrivo, ci pensa il non più verde Stéphane Rossetto, all’esordio nella Grande Boucle a 32 anni nonostante la notevole esperienza cumulata e reduce da una frattura del bacino a marzo: il francese festeggia tale traguardo con un posto al sole, un attacco solitario a 58 km dal termine che lo porta a cumulare un vantaggio massimo di 1’40”, mentre dietro le varie Lotto Soudal, Deceuninck e Jumbo-Visma cominciano ad organizzarsi per riprenderlo nel non troppo pianeggiante finale.

La relativa tranquillità è spezzata da una caduta a centrogruppo su una strettoia a 18 km dal termine: pochi corridori coinvolti, ma uno di questi è Jakob Fuglsang, il capitano dell’Astana Pro Team, il quale riporta escoriazioni ed una ferita sull’arcata sopracciliare destra. A terra anche Tony Martin (Jumbo-Visma), Koen De Kort (Trek-Segafredo) e Damiano Caruso (Bahrain-Merida), anch’egli alle prese con un’escoriazione sulla coscia sinistra.  Pronta l’Astana aspetta con 5 uomini il suo capitano, che però fa fatica a rientrare, abbastanza scosso dall’incidente: riesce comunque ad agganciare la coda del gruppo a 10 km dall’arrivo, quando l’azione di Rossetto finisce per esaurirsi.

La caduta di Groenewegen e la volata che non ti aspetti
I molteplici treni si mettono in azione; gli Ineos portano in avanti i capitani, si vedono i Bahrain, ma sono soprattutto i Deceuninck, meno appariscenti del solito causa le maglie di campione nazionale di Richeze e Mørkøv, a mettersi in testa dai meno 2 con Alaphilippe. In pieno rettilineo, un’altra sorpresa che condizionerà pesantemente la volata: una caduta intorno alla trentesima posizione ad altissima velocità, vede finire per terra diversi corridori, e tra gli altri il favorito numero uno, Dylan Groenewegen (Jumbo-Visma); coinvolti anche il vincitore uscente Geraint Thomas (Ineos) ed Emanuel Buchmann (Bora-Hansgrohe).

Negli ultimi 500 metri si assiste ad una volata poco decifrabile, con Elia Viviani troppo indietro, Michael Matthews (Sunweb) troppo presto al vento ai -300, che tenta come può di resistere alla rimonta; Sonny Colbrelli che sembra avere gran gambe, e parte abbastanza bene, lanciando un testa a testa con Peter Sagan al quale cede però negli ultimi 100 metri. Ed infine, cosa che non ti aspetti, spunta una maglia della Jumbo-Visma sulla sinistra, che affianca e passa Sagan al colpo di reni: non è, come si sarebbe potuto pensare visto l’arrivo, quella di Wout Van Aert, bensì del velocista Mike Teunissen. Che così conquista un’inattesa vittoria al Tour e un’ancor meno attesa maglia gialla, mettendo in fila corridori del calibro di Sagan, Caleb Ewan (Lotto Soudal), Giacomo Nizzolo (Dimension Data), Colbrelli, Matthews, Matteo Trentin (Mitchelton-Scott), Oliver Naesen (AG2R La Mondiale), Viviani e Jasper Stuyven (Trek-Segafredo).

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