La sequenza del sorpasso di Marianne Vos sulla Kennedy © Mitchelton Scott
La sequenza del sorpasso di Marianne Vos sulla Kennedy © Mitchelton Scott

Distruggere l‘autostima in 4 semplici mosse

Una spietata Vos acchiappa sulla linea l’incauta Kennedy e vince anche a Piedicavallo. Niewiadoma resta in rosa

In questo sport, il fuoriclasse non si distingue solo per le abilità atletiche, senza dubbio fondamentali per giungere a risultato: alle volte il grande motore, quello che distingue un ottimo atleta da un campione, è la fame, l’insaziabile voglia di vincere, e la concentrazione che si riesce a raggiungere quando si è alla ricerca di tale obiettivo. In questo (e non solo in questo in verità, ma limitiamoci al discorso attuale), Marianne Vos è probabilmente la numero uno a livello mondiale, e a testimoniarlo c’è il fatto che, nonostante le più di 250 vittorie ottenute solo su strada in carriera, abbia sempre la cattiveria agonistica di chi cerca di agguantare il traguardo di una vita, anche quando si tratta di vincere per la 23esima volta in carriera una tappa del Giro d’Italia Femminile. Ai danni della povera Lucy Kennedy, ma povera fin là, dato che l’australiana ha commesso l’imperdonabile errore di esultare prima del previsto, pur avendo avuto modo di accorgersi della rimonta della Vos. E la Vos non si può sottovalutare: la Kennedy manda così in fumo un’azione altrimenti bellissima, fatta sul primo arrivo in salita in quel di Piedicavallo, e si confeziona un bell’incubo che sognerà ancora molto a lungo, segnando l’esperienza di un’atleta più che 30enne, ma arrivata al professionismo solo negli ultimi tre anni, quando ha trovato sulla strada la sua via prediletta dopo diverse esperienze off-road e da triathleta.

La Bujak è la fuggitiva più duratura
La terza tappa del Giro Rosa Femminile è tutta nel biellese, un circuito attorno a Sagliano Micca per poi salire fino a Piedicavallo, 1050 metri di quota per un totale di 104 km. Sebbene presenti il primo arrivo in salita è decisamente una tappa interlocutoria: i 10 km e mezzo di salita finali sono in realtà un lungo falso piano, sul quale le pendenze cominciano a farsi serie (tra il 6 ed il 9%) solo negli ultimi due chilometri. Una tappa non ideale per attaccanti, insomma, ma più di qualcuna ci proverà comunque. Le prime ad evadere sono Eri Yonamine (Alé Cipollini), Lisa Morzenti (Eurotarget – Bianchi – Vittoria) e Dalia Muccioli (Valcar), le quali durano però una ventina di km prima di rialzarsi ed essere riprese.
Con la corsa che si delinea tranquilla, trova il coraggio di sfidare il gruppo la slovena Eugenia Bujak (BTC City Ljubiana), lanciando un attacco individuale a 50 km dall’arrivo. È un’altra azione che non spaventa il gruppo, con la slovena che arriva a guadagnare un massimo di 1’30” prima di essere riassorbita a 14 km dal termine, quando la strada ha già cominciato a salire da un po’, seppur dolcemente. C’è spazio dunque per guadagnare abbuoni nel traguardo volante posto a Biella, dove Lucinda Brand (Sunweb) e Amanda Spratt (Mitchelton Scott), recuperano rispettivamente 2″ ed 1″.

Dopo la Wiles la bella azione della Kennedy
Appena ripresa la Bujak, un altro tentativo solitario emerge dal gruppo, e stavolta si tratta di Tyler Wiles, 30enne della Trek-Segafredo Women. La Wiles viene lasciata fare e va su convinta, arrivando presto ad amministrare un margine di 50″ in vista della salita, dove il gruppo marcia in maniera regolare e compatta, senza particolari trenate o fiammate, con l’americana che progressivamente erode il suo margine sulla strada costantemente al 2-3% di pendenza. È negli ultimi 3 km, con le pendenze più dure, che la corsa si accende notevolmente: Lucy Kennedy (Mitchelton-Scott) piazza un attacco deciso ai -2.7, andando a saltare la Wiles sotto l’indicazione dei 2 km. Buono il passo dell’australiana, che distanzia notevolmente il gruppo delle migliori guadagnando quasi una ventina di secondi. Il suo passo comincia però a farsi legnoso nell’ultimo km quasi al 9% di pendenza, con gli ultimi 200 metri in ciottolato. Il gruppo ormai snocciolato in una ventina di unità si avvicina, ma nessuno osa forzare, anche perché tutti si attendono una mossa dall’atleta che indossa la maglia ciclamino: e difatti ai 300 metri Marianne Vos scatta, ed il suo scatto, analogamente a quanto accaduto a Viù, e di quelli ai quali nessun’altra atleta sa rispondere. La Kennedy riesce a vederla con la coda dell’occhio, ma oltre ad essere finita è sicura di farcela, talmente sicura da alzare timidamente il braccio: sembra quasi che il gesto inciti maggiormente l’olandese allo scatto felino, con la quale passa abbondantemente l’australiana sul traguardo.

Niewiadoma non impressiona ma resta in rosa
Nonostante il netto margine la Vos non riesce a fare il “buco”: 13 atlete verranno classificate col suo stesso tempo, partendo dalla terza Cecile Uttrup Ludewig (Bigla Pro Cycling), per poi passare ad Annemiek Van Vleuten (Mitchelton-Scott), Ashleigh Moolman (CCC-Liv), Lucinda Brand (Sunweb), Soraya Paladin (Alé Cipollini), ancora una volta migliore italiana, Ane Santesteban (WNT-Rotor), Anna Van Der Breggen (Boels-Dolmans), Enrica Magnaldi (WNT-Rotor), alla quale restano aggrappate le speranze italiane di classifica, poi Amanda Spratt (Mitchelton-Scott) e per dodicesima la maglia rosa Katarzyna Niewiadoma (Canyon – Sram Cycling), invero meno brillante che in altre occasioni, ma comunque abile a mantenere un solido vantaggio in classifica sulla Ludwig, ora a 20″, e sulla Vos a 25″, mentre le sue compagne Alena Amialusik ed Omer Shapira, staccate oggi, scivolano rispettivamente in quarta a 40″ ed in quinta a 45″. La migliore italiana in classifica resta Elisa Longo Borghini, 17esima ad 1’39”, nonostante finisca staccata di 32″ dalla Vos e perda qualche posizione in classifica. E domani si passa in Lombardia, con la Lissone-Carate Brianza: altra tappa che si presenta come “interlocutoria”, non facile dal punto di vista altimetrico dato che di pianura ci sarà poca negli ultimi 20 km: un terreno che tra le donne può generare una buona dose di entropia.

 

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