Ultima tappa del Sibiu Tour per Riccardo Stacchiotti © Dragos Dumitru - Sibiu Cycling Tour
Ultima tappa del Sibiu Tour per Riccardo Stacchiotti © Dragos Dumitru - Sibiu Cycling Tour

Stacchiòttimo! Finale di lusso a Sibiu

Sibiu Tour, l’ultima tappa va al leader della Giotti Victoria. Nella generale è doppietta Androni con Rivera e Muñoz

Dal nostro inviato

Come conclusione della nona edizione, gli organizzatori del Sibiu Tour hanno deciso di predisporre una quarta tappa in linea circolare quasi come una ruota: la Sibiu-Sibiu di 169.5 km è, di fatto, un giro antiorario verso il nord dell’omonima provincia rumena. Partenza e arrivo sono nella già più volte visitata Piata Mare. La frazione è da subito movimentata, con tre salitelle, due delle quali valide come gpm, nei primi 30 km, posizionate in modo da favorire la formazione della fuga di giornata. Un lungo tratto pianeggiante porta la corsa prima verso nordest e poi, a Saros, in direzione sud, dove si pedalano le ultime due asperità dell’edizione. Gli ultimi 30 km sono la copia esatta di quanto visto un anno fa, con la strada che sale a Dealul Daii prima degli ultimi 10 km che riportano nel grazioso capoluogo della città della Transilvania, con gli ultimi 500 metri in pavé cittadino e una pendenza del 3% sino alla linea d’arrivo.

Partenza veloce, la fuga tarda a formarsi
Km 0 varcato alle 15.57, per una tappa tutta pomeridiana – fortunatamente viene da dire, dato il nubifragio abbattutosi in zona a metà giornata. Spira un piacevole vento a favore, che aiuta gli 82 rimasti in gara nella marcia: la media della prima ora, con tanto di due salitelle affrontate, recita un eloquente dato di 46 km/h. Sin da subito ci sono i tentativi di attacco, ma l’attacco di giornata si forma dopo aver oltrepassato i primi tre punti intermedi di giornata.

Sul gpm di Sura Mare (km 7) passa per primo Daniel Muñoz (Androni Giocattoli-Sidermec), che balza così in vetta alla speciale graduatoria; nel quasi omonimo – “Mare” vuol dire grande – strappo di Seica Mare (km 30.5) è invece Fabio Mazzucco (Sangemini-Trevigiani) a mettersi in luce ancora una volta. Più importante per l’esito finale è il risultato del traguardo volante di Rusi (km 21.7), con Joël Suter (Akros-Thömus) primo e il suo di classifica Ildar Arlsanov e Radoslav Rogina a conquistare rispettivamente 2″ e 1″ di abbuono.

In quattro all’attacco, dietro controllano
Sono in due che si muovono in discesa al km 32, vale a dire Adriaan Janssen (Monkey Town) e Piotr Pekala (CCC Development Team); su di loro rientrano dopo una manciata di km anche Aljaz Jarc (Adria Mobil) e Austin Stephens (303 Project), per una fuga che finalmente riceva via libera del gruppo solo dopo al km 45, quando il gap supera il minuto. Al rifornimento al km 56.4 si registra una caduta che coinvolge Ziga Groselj (Adria Mobil) e Anton Vorobyev (Gazprom-RusVelo), con quest’ultimo costretto al ritiro per una botta al ginocchio, medesimo destino che attenderà una quarantina di km più tardi Davide Bais (Cycling Team Friuli), che ha colpito gomito e ginocchio dopo una scivolata che lo ha visto andar giù assieme al campione polacco Michal Paluta (CCC Development Team).

Il margine degli attaccanti non raggiunge mai vette esorbitanti, dato che non si supera mai quota 4′ toccata attorno al km 60: merito di CCC Development Team e Giotti Victoria, più delle altre impegnate a lavorare per tenere cucita la situazione. Mentre abbandona un esausto Arseny Nikiforov (Lokosphinx), già in difficoltà nelle prime salite, la fuga passa al traguardo volante di Alma Atel (km 69.5), vinto da Janssen, con 2’40” sul plotone, che macina una buona andatura. Si fa ancora più dura per i battistrada, che sul gpm di Richis (km 95.3) passano nell’ordine Jarc-Janssen-Stephens-Pekala con 1’30” sul plotone.

Stephens, dalle stelle alle stalle in un battibaleno
Tra le immagini da ricordare non solo della giornata ma dell’intera manifestazione vi è sicuramente quella raccolta a Brateiu, piccolo centro affrontato dopo il km 65: un anziano signore, più vicino ai novanta che agli ottanta, vestito con l’abito buono e tutto intento a salutare il passaggio della carovana sventolando una grande bandiera dell’Europa. Solo chi ha conosciuto la fame, quella vera, comprende la fortuna di vivere in un periodo storico tra i più pacifici della storia moderna del continente.

Meno pacifico è il gruppo, che ha proprio voglia di farsi un sol boccone dei quattro battistrada, che sullo strappo di Vard, ultimo gpm dell’edizione (km 120.8) vinto da Pekala, perde un esausto Stephens. È talmente senza forze lo statunitense che, una volta ripreso dal gruppo, entra direttamente nella lunga teoria delle ammiraglie attenendo diligentemente la sua per salirci e terminando, a 45 km dalla conclusione, la sua gara.

Fuga ripresa, sarà volata
Nella pericolosa discesa dall’asperità, per altro già affrontata nelle giornate precedenti, Riccardo Stacchiotti è vittima di un problema meccanico che lo costringe a prendere quella di scorta, riuscendo a rientrare senza difficoltà sul gruppo che, almeno per un po’, rallenta l’incedere, mantenendo 1’15” di ritardo ai meno 25 km, che scendono a 40″ ai meno 20 km. Per i tre battistrada c’è solo la possibilità di sfidarsi per il traguardo volante di Comatel (km 150.9), con vittoria di Janssen, prima di venire ripresi a 13 km dalla fine.

Pur non essendo categorizzato come gpm, il dentello posto ai 12 km dall’arrivo è esigente, tanto che ci sono scatti vanificati ancora una volta dall’azione combinata di CCC e Giotti; al team italorumeno si sostituisce in discesa e nel seguente tratto di pianura la Adria Mobil che, con la Elkov-Author, si prende l’incarico di traghettare la carovana al tortuoso finale verso la grande piazza. È velleitario il tentativo del Team Novak di impedire l’epilogo allo sprint in Piata Mare, raggiunta dopo un breve tratto al 3% in ciotolato.

Vittoria (con timore) per Stacchiotti, la seconda in stagione
A prevalere è Riccardo Stacchiotti: ma il marchigiano, subito dopo il traguardo tagliato esultando, viene raggelato dall’annuncio dello speaker come vincitore. Il transponder assente ha infatti preso come trionfatore il primo di ieri Marco Tizza, ma subito per l’alfiere della Giotti Victoria-Palomar la paura si trasforma in gioia. È lui a vincere, per la seconda volta in stagione dopo la stoccata al Giro di Sicilia; e oggi aggiunge anche la maglia della classifica a punti, come accaduto alla Ronde de l’Oise.

Seconda posizione per Gasper Katrasnik (Adria Mobil), quindi seguono Frantisek Sisr (Elkov-Author), Michal Paluta (CCC Development Team), Ivar Slik (Monkey Town), Leonardo Bonifazio (Sangemini-Trevigiani), Paolo Totò (Sangemini-Trevigiani), Federico Burchio (D’Amico UM Tools), Sergey Shilov (Gazprom-RusVelo) e Nico Selenati (Akros-Thömus).

La generale va al giovane Kevin Rivera, che si riprende dopo un periodo difficile
Il podio della generale rimane invariato e così, per il terzo anno di fila, ad esultare è la Androni Giocattoli-Sidermec: dopo Bernal e Sosa si cambia paese e tocca al Costa Rica con Kevin Rivera, per il quale viene fatto suonare l’inno sul podio con tanto di bandiera da sventolare. È una bella soddisfazione per il ventenne centroamericano, alla prima classifica portata a casa in Europa, che dopo qualche passaggio a vuoto torna a mostrare le sue doti.

La festa della compagine Professional piemontese viene completata da Daniel Muñoz, secondo a 17″, mentre sul podio sale l’esperto croato Radoslav Rogina (Adria Mobil), terzo a 39″. Grazie all’abbuono del primo traguardo volante, Ildar Arslanov (Gazprom-RusVelo) sale al quarto posto a 41″ sopravanzando l’idolo di casa Serghei Tvetcov (Romania), quinto a 42″. Completano la top ten Michal Schlegel (Elkov-Author), Pierpaolo Ficara (Amore&Vita-Prodir) a 50″, Mattia Bais (Cycling Team Friuli) a 1′, Marco Tizza (Amore&Vita-Prodir) a 1’01” e Attila Valter (CCC Development Team) a 1’07”.

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