Julian Alaphilippe vince a Épernay e conquista la maglia gialla © LeTour.fr
Julian Alaphilippe vince a Épernay e conquista la maglia gialla © LeTour.fr

La Francia incorona il suo nuovo Re Sole

Tour, Julian Alaphilippe fa il vuoto sui muri, vince in solitaria e vola in giallo. Trentin e Colbrelli nei 10 di giornata, Nibali tranquillo coi big di classifica. Pinot e Bernal guadagnano 5″, Aru maledice una foratura

Tra i nomi nuovi del ciclismo mondiale di questa seconda metà di anni ’10, quello di Julian Alaphilippe è uno dei più noti e citati: corridore la cui classe non è certo inferiore al coraggio, ama andare all’attacco (e oggi l’ha dimostrato) ma dispone anche di colpi letali da finisseur, e all’età di 27 può dirsi definitivamente un campione consacrato. Nel corso del 2019 ha infatti conquistato giusto qualcosina: la Strade Bianche e la Milano-Sanremo, tanto per dire; la seconda Freccia Vallone in carriera, oltre a varie vittorie di contorno qua e là. Al Tour aveva già vinto due tappe nel 2018, ma gli mancava la chicca della maglia gialla, e oggi ha colmato anche questa lacuna, dando alla propria stagione un’ulteriore placcatura dorata.

Dove potrà arrivare il guascone di Saint-Amand-Montrond, un po’ ciclista e un po’ artista (suona pure la batteria), non possiamo ancora saperlo. Non pare avere le caratteristiche per giocarsi un Tour, ma chissà che un giorno non possa trovare un percorso più amico e un mesetto di grazia assoluta (anche più di quella esibita oggi!) di modo da regalarsi questo sogno. In fondo gli restano ancora un bel po’ di anni di carriera davanti, e la possibilità di lavorare per evolversi come corridore (non mancano esempi di chi, partendo da altre caratteristiche, è riuscito a reinventarsi uomo da GT, in questi ultimi decenni); ma se anche non ci riuscisse, resterebbe comunque uno dei più fulgidi stoccatori di questi anni: non è certo poco, anzi!

Per quanto riguarda gli uomini di classifica, non era questa una giornata in cui attendersi colpi di scena (al netto di qualche possibile caduta, che per fortuna non c’è stata), semmai era la frazione dei tappabuchi: con tutti i saliscendi del finale, con tutte quelle rampette assassine, l’impegno principale di coloro che si giocheranno la Grande Boucle era quello di non perdere la ruota del big precedente, e in effetti tutti sono stati abbastanza reattivi e non abbiamo contato grossi frazionamenti. Solo 5″ cronometrati tra il 12esimo e il 13esimo di tappa: subito prima di questa cesura son transitati Thibaut Pinot, Tiesj Benoot ed Egan Bernal; subito dopo è passato Geraint Thomas. La cosa va interpretata così: il gallese era a ruota del più giovane compagno, ma non è riuscito a tenerla sull’esplosivo muretto finale. Significa che il signor G capitolerà quanto prima in classifica? Fosse così semplice prevedere le cose ciclistiche, quelli ricchi saremmo noi e non invece i bookmakers…

 

Tim Wellens va in fuga e mette la tappa nel mirino
Nella fuga che ha preso il via dopo pochi chilometri della terza tappa del Tour de France, la Binche-Épernay di 215 km (frazione che segnava il rientro dal Belgio alla Francia), c’era un evidente intruso: quattro francesi messi in moto dalle Professional, ovvero Yoann Offredo (Wanty-Gobert), l’iniziatore, Paul Ourselin (Total Direct Énergie), Stéphane Rossetto (Cofidis) e Anthony Delaplace (Arkéa-Samsic), e un quinto proveniente dalla Lotto Soudal, non uno qualsiasi ma Tim Wellens, uno che su certi percorsi riesce spesso a essere decisivo, e che non teme di macinare chilometri allo scoperto.

In effetti il belga se n’è stato docile con i colleghi per 160 km, passando con loro attraverso un vantaggio massimo di 6’15” (dopo 80 km), salvo poi muoversi in prima persona non appena i battistrada hanno incontrato la prima salita di giornata, la Côte de Nanteuil-la-Forêt: mancavano 48 km alla conclusione, e del margine, eroso strada facendo dal lavoro in gruppo della Jumbo-Visma (principalmente con Tony Martin) con qualche contributo Deceuninck-Quick Step (attivo Kasper Asgreen, che poi nel finale è caduto malamente), non rimanevano che 2’30”.

Wellens per un po’ ci ha creduto, tenendo il vantaggio sopra i due minuti, mentre il gruppo era alle prese con una zona forature (forse qualche puntina sull’asfalto?), con Thibaut Pinot, poi Romain Bardet e Ilnur Zakarin ritrovatisi con la gomma a terra. La seconda salita, la Côte d’Hautvilliers ha visto la Deceuninck avanzare con più decisione, e anche l’Astana ha fatto i suoi bei movimenti: l’aria si scaldava, e la selezione cominciava a vedersi nelle retrovie del plotone. In cima restava a Wellens 1’30”, mentre gli altri quattro venivano ripresi proprio nel corso della salita.

 

La rasoiata di Alaphilippe toglie il fiato
La Bora-Hansgrohe si è messa a tirare dopo la rampa (mancavano poco meno di 30 km), e sulla successiva Côte de Champillon (-26) si è visto per la prima volta Mike Teunissen mostrare la corda: la maglia gialla è finita nelle ultime posizioni del gruppo, segnale che l’avventura da leader della classifica era in dirittura d’arrivo per l’olandese della Jumbo. In effetti sulla rampa più dura di giornata, la Côte de Mutigny ai -17, Teunissen ha mollato la presa.

Wellens ha preso lo strappo con meno di un minuto di vantaggio, poi negli ultimi metri di scalata ha pure forato, e proprio in cima è stato raggiunto. Dal gruppo? No, da un uomo partito all’avanguardia. Quell’uomo era Julian Alaphilippe, che dopo una punzecchiatura di Omar Fraile (Astana), e dopo un successivo momento di stasi, con tutti che si guardavano e si studiavano nelle prime posizioni del gruppo (Vincenzo Nibali messo bene, tra i primissimi), ha chiuso un poco gli occhi e con dolcezza ha fatto partire la sua rasoiata. Dolcezza si fa per dire.

La botta di Alaphilippe è stata tremenda e ha mandato in tilt tutti i flipper della contea. Gli uomini attesi a una possibile risposta, da Sagan a Van Avermaet, da Valverde a Van Aert, non hanno battuto ciglio. Si sono mossi allora Maximilian Schachmann (Bora), Michael Woods (EF Education First), Alexey Lutsenko (Astana) e – udite udite – un tonico Mikel Landa (Movistar), ma non sono riusciti neanche lontanamente a rimettere nel mirino Alaphilippe, che intanto aveva preso e staccato Wellens.

Non ha fatto in tempo, Julian, a fare bottino pieno del Point Bonus, piazzato in cima alla côte (8″-5″-2″ erano in palio al Gpm, il francese ha colto la seconda piazza subito prima di sganciarsi da Tim), ma ha sicuramente fatto in tempo a dare un saggio della sua perizia in discesa, pennellando curve e semicurve a una velocità smodata, tanto che i quattro immediati inseguitori hanno presto smesso di crederci, e a 10 km dal termine sono stati ripresi dal gruppo.

Il problema del già assottigliato plotone era che pure lui pareva non crederci più di tanto. Non c’erano tantissimi gregari da spendere, ci hanno provato a turno gli Jumbo, i Sunweb, gli Ineos, i CCC, ma niente, il vantaggio di Alaphilippe aumentava, raggiungendo (se il GPS non raccontava frottole) i 50″ a 8 km dalla conclusione.

 

Julian si difende, vince, si veste di giallo
Solo sulla rampetta della Côte du Mont Bernon, a 4 dalla fine, Alaphilippe ha mostrato qualche istante di patimento: c’era pure vento contrario, e il pizzetto più incisivo del ciclismo contemporaneo ha dovuto faticare per gestire al meglio la situazione, rimettendoci una ventina di secondi di margine.

Ma una volta scollinato il breve muretto, le macchine son tornate a girare a tutta, laggiù dalle parti dei quadricipiti di Julian. Il trend del distacco è tornato in positivo per lui, il mezzo minuto è diventato di nuovo abbondante, e a quel punto è stato chiaro che il ragazzo non sarebbe più stato raggiunto. Intanto in gruppo c’era chi smadonnava: Fabio Aru (UAE Emirates), che aveva superato indenne i vari saliscendi, si è ritrovato pure lui con una ruota in meno. Foratura, cambio dell’accessorio rotante, e contatto perso dal plotone. Peccato per il sardo, che all’arrivo avrebbe accusato 1’22” di ritardo dal vincitore.

Il vincitore, quindi: lui, Julian Alaphilippe. La rampa d’arrivo a Épernay era pure più dura di quanto ci si potesse aspettare a una distratta occhiata all’altimetria, ma il corridore della Deceuninck, stimolato a mille dalla prospettiva di prendersi la maglia gialla (il ritardo da Teunissen in partenza era di 31″, 21″ dagli altri Jumbo presenti nel gruppo), ha spianato pure quell’ultima piccola asperità, completando una giornata a dir poco trionfale.

Alle sue spalle si consumava invece la battaglia per il secondo posto (con annessi 6″ di abbuono), e – come scrivevamo più su – per tappare i buchi. Se ci si aspettava che Sagan conquistasse agevolmente la piazza d’onore, ci si sbagliava: lo slovacco sta bene, forse benino, di sicuro non benissimo, ed è stato preceduto sulla linea d’arrivo, a 26″ di ritardo da Alaphilippe, da Michael Matthews (Sunweb), Jasper Stuyven (Trek-Segafredo) e Greg Van Avermaet (CCC). Solo quinto Sagan, e alle sue spalle due italiani, Matteo Trentin (Mitchelton-Scott) e Sonny Colbrelli (Bahrain-Merida); ottavo Xandro Meurisse (Wanty-Gobert), appena nono Wout Van Aert (Jumbo), e decimo nonché primo degli uomini di classifica Thibaut Pinot (Groupama-FDJ). Nel gruppetto anche Tiesj Benoot (Lotto) e Egan Bernal (Ineos), poi il famoso buco di 5″, e a 31″ sono stati cronometrati tutti gli altri big, compreso Vincenzo Nibali 23esimo. Teunissen è arrivato a 4’54”, Simon Yates (che però non cura la classifica) a 6’23”, Rohan Dennis (Bahrain) addirittura a 8’35”: se sperava di far corsa parallela con Nibali, l’australiano dovrà cambiare prospettive.

La nuova classifica vede quindi Alaphilippe per la prima volta in maglia gialla con 20″ su Van Aert, 25″ su Steven Kruijswijk e George Bennett (Jumbo), 40″ su Matthews e Bernal, 45″ su Geraint Thomas (Ineos), 46″ su Enric Mas (Deceuninck), 51″ su Van Avermaet, Wilco Kelderman (Sunweb) e Michael Woods (EF Education First). Primo italiano è Colbrelli, 15esimo a 56″; 1’01” il ritardo di Trentin e Nibali, rispettivamente 20esimo e 21esimo. Domani nella Reims-Nancy, quarta tappa di 213.5 km, tornano in scena i velocisti, probabilmente. Qualcuno magari pagherà dazio sulla salitella di Côte de Maron a 15 km dalla fine, ma l’esito dovrebbe essere comunque allo sprint.

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