L'esultanza di Dylan Groenewegen dopo il successo di Chalon © LeTour.fr
L'esultanza di Dylan Groenewegen dopo il successo di Chalon © LeTour.fr

Il riposino, poi Groenewegen

L’olandese sprinta al Tour, battuti Ewan, Sagan e Colbrelli. Viviani fora sul più bello e chiude sesto. Nei dieci anche Nizzolo, Ciccone tranquillo in giallo

“Al settimo giorno il Tour riposò” si può dire o è blasfemo? O forse l’abbiamo già scritto altre volte? In un modo o nell’altro, questo è: al settimo giorno di gara, la carovana s’è presa una pausa caffè di quasi 6 ore, e anche se forse nessuno dei corridori in gruppo consuma l’amata bevanda nera bollente, il senso non cambia. Per rinfrancar lo spirito tra una tappa movimentata e l’altra, niente è meglio di una frazione di trasferimento, nel vero senso della parola, il senso antico di quando ad esempio nei grandi giri non si facevano giorni di riposo, per cui si staccava così: percorso facile, pianeggiante; va via una fughetta al primo tentativo; gli attaccanti vengono tenuti a distanza di sicurezza, poi vengono ripresi verso il finale. Si sprinta.

Essendo questa una fase storica in cui di velocisti forti il gruppo pullula, ma in cui non c’è nessun cannibale della specialità, c’è poi anche un certo turnover tra i vincitori delle tappe da volata. A Bruxelles si è imposto a sorpresa Mike Teunissen; a Nancy è toccato a Elia Viviani; a Colmar ha festeggiato Peter Sagan; e oggi a Chalon-sur-Saône è stata la volta di Dylan Groenewegen, per un’affermazione che chiude un po’ il cerchio di questa prima settimana, in cui si è partiti con un successo Jumbo-Visma ma non dell’uomo atteso (che era appunto Groenewegen, o al limite Wout Van Aert), e in cui si finisce con la sospirata vittoria dell’olandese “giusto”.

A Bruxelles Groenewegen era caduto, ha proseguito piuttosto ammaccato, ma ora le botte non fanno più male, e poi la vittoria spazza via ogni doloretto; il giovanotto (i 26 li ha compiuti da poco) ha tutte la possibilità di vincere ancora, ma già questo successo di oggi dà continuità al suo percorso nel ciclismo di vertice; e con la vittoria di Chalon arriva la conferma che a livello di velocità Dylan ha pochi rivali in gruppo.

Certo spiace non aver potuto assistere alla sfida diretta tra l’olandese ed Elia Viviani, dato che l’uomo sprint della Deceuninck-Quick Step è stato di fatto appiedato da una foratura all’ultima curva; non suoni, questa, come una recriminazione per l’italiano, né come uno sminuire la vittoria di Groenewegen: gli imprevisti sono all’ordine del giorno, oggi a te domani a me, qualcuno cade (l’abbiamo già detto di Dylan a Bruxelles), qualcuno può incappare in un intoppo meccanico; gran peccato sì, per Viviani, perché oggi – come già l’altro giorno – il treno Dec era stato fantastico, lanciando il suo velocista al momento giusto. Lì per lì abbiamo tutti pensato che Elia non avesse gambe sufficienti per ripetere la vittoria di Nancy, poi abbiamo saputo la verità. Poco male, in definitiva, anche l’ex tricolore avrà altre occasioni per riprovarci.

 

La fuga e non molto altro
In questo Tour le fughe partono di solito abbastanza presto; oggi, nella settima tappa, da Belfort a Chalon-sur-Saône (230 chilometri destinati a sembrarci interminabili), son bastati 2 km per veder muoversi due soliti noti: Yoann Offredo (Wanty-Gobert) e Stéphane Rossetto (Cofidis). La coppia ha veleggiato d’amore e d’accordo, dividendosi i magri bottini volanti (Gpm di terza e di quarta, lo sprint intermedio che ai due interessava molto relativamente), incamerando un vantaggio massimo di 5’35” al km 40, e venendo poi mummificati dal gruppo a un paio di minuti di vantaggio: i team dei velocisti, massimo risultato col minimo sforzo, mettendo un uomo a testa a tirare il plotone hanno tenuto la coppia di battistrada a una distanza che più di sicurezza non si poteva. A 13 km dalla conclusione, con gli inseguitori ormai alle spalle, la coppia è scoppiata. Mentre Rossetto veniva raggiunto, Offredo ha insistito per un altro chilometro, giusto per farsi attribuire il numero rosso di combattivo di giornata. Ai -12, gruppo compatto, e la cronaca potrebbe finire qui.

In realtà – al netto di qualche caduta (Tejay Van Garderen e Teunissen in avvio di tappa, Nicolas Roche dopo 100 km) – dobbiamo dar conto di una cosetta accaduta subito dopo il traguardo volante di Mervans, a 34 km dalla fine: dopo lo sprint (vinto per il gruppo da Sonny Colbrelli su Sagan, Viviani e Matthews), su una frustata improvvisa quanto fugace di Greg Van Avermaet (CCC) e Oliver Naesen (AG2R La Mondiale) alcuni corridori sono rimasti attardati, e su tutti citiamo Nairo Quintana (Movistar) e Daniel Martin (UAE). Dopo 6 km, aiutati anche da alcuni gregari fermatisi dal gruppo maglia gialla, i corridori attardati sono rientrati nel plotone. Un piccolo brivido per quanto riguarda le cose di classifica ce l’abbiamo avuto pure oggi, insomma.

 

Dal super treno Deceuninck allo spunto perfetto di Groenewegen
Nel finale c’erano un paio di rilevanti restringimenti della carreggiata, ma per fortuna tutto è filato liscio, i treni hanno fatto un ottimo lavoro, e fino ai 3 km anche quelli di qualche uomo di classifica erano lì davanti a tenere i capitani al sicuro da rischi. Geraint Thomas è stato visto in terza posizione fino ai 2500 metri, per dire.

In quel momento non tirava comunque la Ineos, bensì la Jumbo, e segnatamente Wout Van Aert, autore di una trenata fiume dai -5.5 ai -2.2 (complimenti per la pervicacia!); nel team olandese ci credevano molto, in Groenewegen. Ai 2 km è salita la Deceuninck, ai 1800 uno dei due restringimenti, gruppo in fila, spallate, trenatina dei Bora-Hansgrohe, e al triangolo rosso ecco di nuovo il treno Deceuninck in tutto il suo splendore.

Yves Lampaert ha passato il testimone a Michael Mørkøv a meno di 500 metri, ai 300 è passato Maxi Richeze che aveva a ruota Elia Viviani; alle spalle del veronese, nell’ordine Peter Sagan (Bora), Alexander Kristoff (UAE Emirates), Caleb Ewan (Lotto Soudal) e Groenewegen. Viviani non era ancora partito (ma come sappiamo aveva le polveri bagnate, anzi flosce) che Dylan ha puntato forte sull’anticipo, partendo a poco più di 200 metri dall’arrivo.

Elia ha provato lo stesso a uscire ai 180 metri, più per ragioni aziendalistiche che per reale convinzione, ma è comprensibilmente rimbalzato; degli altri, Ewan ha fatto una bella rimonta ma non gli è bastata per far meglio dello splendido spunto di Groenewegen: ha quasi portato al fotofinish l’avversario, ma è tornato in hotel con un altro podio. Dopo i due precedenti terzi posti, secondo è comunque un miglioramento. Si attendono ulteriori step per l’australiano.

Al terzo posto si è piazzato Sagan, giusto davanti a Sonny Colbrelli (Bahrain-Merida), poi Jasper Philipsen (UAE) che nel finale ha superato capitan Kristoff, quindi sesto Viviani, settimo Giacomo Nizzolo (Dimension Data), e ancora Jasper Stuyven (Trek-Segafredo), Michael Matthews (Sunweb) e Kristoff, decimo.

Resta immutata la classifica generale con Giulio Ciccone (Trek) in maglia gialla con 6″ su Julian Alaphilippe (Deceuninck), 32″ su Dylan Teuns (Bahrain), 47″ su George Bennett (Jumbo), 49″ su Geraint Thomas (Ineos), 53″ su Egan Bernal (Ineos), 58″ su Thibaut Pinot (Groupama-FDJ), 1’04” su Steven Kruijswijk (Jumbo), 1’13” su Michael Woods (EF Education First) e 1’15” su Rigoberto Urán (EF); Vincenzo Nibali (Bahrain) è 20esimo a 1’56”, Fabio Aru (UAE) 29esimo a 3’25”.

La tappa numero 8 porterà domani il gruppo da Mâcon a Saint-Étienne attraverso 200 km comprendenti la bellezza di 7 Gpm, anche se nessuno di durezza eccessiva. Giornata da fughe, e – visto che i saliscendi procederanno praticamente dall’inizio alla fine – anche di non immediata interpretabilità da parte degli uomini di classifica: probabile che tra i big alla fine non succeda niente di che, ma lo stress sarà tanto.

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