Wout van Aert vince la sua prima tappa al Tour de France © ASO
Wout van Aert vince la sua prima tappa al Tour de France © ASO

L’urlo del nuovo fenomeno

Wout van Aert batte Elia Viviani in una decima tappa del Tour de France caratterizzata dai ventagli: Pinot, Fuglsang, Porte e Landa perdono terreno

Prima di oggi in questa bellissima prima parte di Tour de France abbiamo avuto un po’ di tutto e non ci siamo certi annoiati, l’unica cosa che ci mancava erano i ventagli che però si sono presentati puntualissimi in questa decima tappa che ci porta al primo giorno di riposo della corsa. Gli ultimi 40 chilometri sono stati una battaglia molto spettacolare con diversi uomini di classifica costretti a rincorrere e con un grande campione ad alzare le braccia sul traguardo di Albi: a cogliere la vittoria in una volata ristretta è stato infatti il belga Wout van Aert che al colpo di reni è riuscito a mettere la propria ruota davanti a quella di Elia Viviani in un rettilineo che tendeva a salire nelle ultime centinaia di metri.

Dopo il clamoroso doppio successo di tappa al Criterium del Delfinato, Wout van Aert era uno degli uomini più attesi per questo Tour de France che la sua giornata sia arrivata proprio al termine di una frazione lunga e sotto molti aspetti ideali per corridori di resistenza: certo, ogni giorno che passa aumentano sempre di più i rimpianti per quell’annuncio nel mese di maggio in cui Van Aert scartò l’ipotesi di partecipare al Campionato del Mondo su strada per prepararsi alla stagione di ciclocross; ma chissà che queste prestazione straordinarie non gli facciano cambiare idea. Inoltre c’è da applaudire una volta di più il grandissimo Tour de France che sta facendo la Jumbo-Visma: quattro vittoria di tappa in dieci giorni con tre corridori diversi e con la cronosquadre ad esaltare ancora di più la grande condizioni fisica messa in mostra da tutto il collettivo.

Sei corridori in fuga
La decima tappa del Tour de France 2019, l’ultima prima del primo giorno di riposo previsto per domani, si presentava sulla carta come una giornata per velocisti, ma in gruppo non tutti la pensavano così: di pianura ce n’era infatti ben poca nei 217.5 chilometri da Saint Flour ad Albi, un percorso ricco di dislivelli, soprattutto nella con un totale di quattro gran premi della montagna che non avevano caratteristiche di lunghezza e pendenza per fare selezione, ma che alla lunga potevano restare nelle gambe di qualcuno rendendo più difficile controllare la corsa. E poi c’era il vento che fin dai primi chilometri ha soffiato costantemente sul gruppo con una certa intensità: nelle dichiarazioni alla partenza, erano tanti i corridori che avevano sottolineato questo pericolo e che sembravano essere pronti ad affrontare anche un po’ di battaglia visto il recuperato di domani.

La partenza è stata subito velocissima, con diversi corridori a cercare la fuga: dopo tre chilometri è riuscito a sganciarsi un drappello di cinque corridori e le squadre dei velocisti si sono portare in testa al plotone per fare una sorta di barriera fisica per impedire ulteriori attacchi, anche esagerando un poco come nel caso di Agreen con un corridore della Sunweb finito sull’erba dopo un contatto. Il rallentamento ha mandato i cinque corridori all’attacco a 15″ di vantaggio, ma non ha impedito una nuova sfuriata di contrattacchi tra il chilometro 5 ed il chilometro 10: ad un certo punto si è mosso addirittura l’australiano Michael Matthews (Sunweb), subito seguito da Peter Sagan (Bora) e Wout van Aert (Jumbo), ma il gruppo ha chiuso ed a quel punto anche la Ineos si è messa davanti a far capire molto chiaramente a tutti che la fuga andava bene così come era. E così Tony Gallopin (AG2R-La Mondiale), Natnael Berhane (Cofidis), Anthony Turgis (Total Direct Energie), Mads Würtz Schmidt (Katusha-Alpecin) e Odd Christian Eiking (Wanty-Gobert) hanno iniziato finalmente a prendere vantaggio, trovando poi anche la compagnia di Michael Schär (CCC) che è riuscito a rientrare al chilometro 12.

Il gruppo non lascia spazio
Per i fuggitivi oggi è stata una giornata molto complicata, e non solo per le difficoltà ad andare via nei primi chilometri: nonostante il chilometraggio abbastanza elevato di questa tappa (217 chilometri) le squadre dei velocisti hanno iniziato quasi subito a controllare la corsa. A 180 chilometri dalla conclusione Gallopin, Berhane, Turgis, Würtz, Eiking e Schär avevano appena 2’30” di vantaggio, poi una ventina di chilometri più avanti i sei di testa sono arrivati fino a tre minuti: è stato questo il limite massimo di vantaggio fissato dalle squadre dei velocisti e che quindi impediva ai battistrada di avere anche solo l’illusione di potercela fare.

A lavorare in testa al gruppo della maglia gialla erano gli uomini della Deceuninck-QuickStep, della Lotto Soudal e Jumbo-Visma, ossia le squadre dei tre velocisti migliori in gara a questo Tour de France; un po’ a sorpresa in mezzo a loro si è visto anche Magnus Cort Nielsen dell’Astana che a lungo ha dato cambi in testa, pur essendo lui sulla carta l’uomo più veloce della squadra nell’eventualità di una volata ristretta. Ma la presenza delle maglie turchesi della squadra kazaka nelle prime posizioni era probabilmente dovuta proprio al vento: nella prima parte la tortuosità e la difficoltà del percorso hanno diminuito il rischio ventagli, sebbene l’Astana e poi anche la EF Education First un paio di timidi tentativi li hanno fatti nei pressi del traguardo volante posizionato a 90 chilometri dall’arrivo.

La corsa esplode con i ventagli
Un’altra accelerazione del gruppo è avvenuta a 65 chilometri dall’arrivo con Team Ineos, Bora-Hansgrohe, Movistar e Jumbo-Visma nelle prime posizioni a tenere alta l’andatura: il plotone si era anche spezzato nelle retrovie, ma nessun pesce grosso era rimasto nella rete e così davanti si sono rialzati e chi era indietro è riuscito a riportarsi sotto. I poveri Gallopin, Berhane, Turgis, Würtz, Eiking e Schär non potevano che ringraziare per questo nuovo rallentamento alle loro spalle, anche per il loro vantaggio era sceso ad appena 45″, ma nel giro di pochi chilometri sono riusciti a riportarlo a 1’50”: eravamo a poco di 50 chilometri dalla conclusione e questa era stata un’avvisaglia di ciò che sarebbe successo di lì a poco.

E infatti la guerra è scoppiata a 38 chilometri con un’azione decisa della EF Education First al gran completo che era riuscita nuovamente a spezzare il gruppo. Il team di Jonathan Vaughters, però, non sembrava essere riuscito ad ottenere gli effetti sperati e così ha deciso di alzare il piede dall’acceleratore dando la possibilità agli altri di rimescolare un po’ le carte: quell’attimo d’incertezza – pare dovuto anche ad una rotonda presa dal “lato sbagliato” da alcuni tra cui Pinot e Fuglsang – è stato fatale a molti, perché subito il Team Ineos è andato davanti a martellare ed il plotone è andato in mille pezzi con il drappello della maglia gialla composto al massimo da una quarantina di corridori. È stata questa la frattura decisiva che è finita poi con il costare carissima a molti uomini di classifica.

Pinot e Fuglsang tra i big attardati
La fuga dei sei è stata annullata a 25 chilometri da un gruppo in cui Team Ineos, Bora-Hansgrohe, Jumbo-Visma, Deceuninck-QuickStep e Movistar Team tiravano per approfittare di una situazione che poteva essere ideale sia nell’ottica della vittoria di tappa, sia in quella della classifica generale con tanti big costretti ad inseguire: tra i corridori attardati c’erano infatti Thibaut Pinot, Jakob Fuglsang, Richie Porte, Bauke Mollema, Fabio Aru, Giulio Ciccone e incredibilmente anche Rigoberto Urán che pure con i suoi compagni di squadra era stato tra gli iniziatori di questa battaglia; anche velocisti come Dylan Groenewegen, Alexander Kristoff e Giacomo Nizzolo si sono fatti sorprendere troppo arretrati nel plotone e addirittura il neozelandese George Bennett (Jumbo-Visma), si è ritrovato ad inseguire nell’ultimo drappello nonostante fosse quarto in classifica generale questa mattina.

Per chi si trovava nel gruppo di testa la situazione era fin troppo ghiotta e così tutti hanno collaborato per tenere alta l’andatura, in alcuni frangenti abbiamo anche visto uomini come Elia Viviani, Nairo Quintana o lo stesso Julian Alaphilippe dare il loro contributo in prima persona: sarebbero bastati infatti pochi secondi di indecisione per dare agli inseguitori la possibilità di rientrare, soprattutto nel momento in cui ai meno 19 chilometri un gruppetto di 12 corridori (con Pinot, Fuglsang, Urán, Porte e pochi altri) si era riavvicinato ad appena 13″ dalla testa della corsa. Sarebbe bastato un niente per cambiare la storia di questa tappa e quasi sicuramente anche di tutto il Tour de France 2019, ma l’all-in tentato dagli inseguitori non ha dato i suoi frutti: davanti hanno continuato a spingere con regolarità e così i 13″ sono poi diventati 15″, poi 20″ e poi sempre di più fino all’arrivo.

Caduta molto sfortunata per Landa
Inizialmente nel gruppo di testa c’era anche Mikel Landa e era bello vedere lì il co-capitano della Movistar che tende spesso a perdersi in queste situazioni molto caotiche e concitate: ma sappiamo bene che la sfortuna ha nello scalatore basco uno dei suoi bersali preferiti e anche oggi non poteva essere da meno. Stavolta la sfortuna di Landa ha avuto i colori del tricolore francese di Warren Barguil che ha perso l’equilibrio del mezzo dopo aver toccato la ruota posteriore di Julian Alaphilippe: sbilanciato, il corridore della Arkéa-Samsic è andato a centrare in pieno Mikel che lo stava superando alla sua sinistra e di fatto lo ha scaraventato fuori strada. Il risultato è stato che Barguil è rimasto miracolosamente in piedi e ha potuto continuare nel primo gruppo, mentre Landa è caduto addosso ad uno spettatore a bordo strada e si trovato a dover inseguire, assieme ad alcuni compagni di squadra, nel terzo gruppo che comprendeva anche i nostri Giulio Ciccone e Fabio Aru.

Van Aert supera Viviani al colpo di reni
Se fino agli ultimi tre chilometri di gara sono state soprattutto le squadre degli uomini di classifica a tirare per tenere alto il ritmo e guadagnare terreno sugli inseguitori, nel finale sono entrate in scena le squadre dei velocisti superstiti ed una particolare un’ottimo Team Sunweb che ai meno 2 ha messo in testa ben tre uomini a pilotare Michael Matthews: a ruota dell’australiano c’erano uno dietro l’altro Caleb Ewan, Sonny Colbrelli, Peter Sagan, Wout van Aert, Maxi Richeze ed Elia Viviani, tutti pronti ad approfittare del lavoro degli uomini in maglia rossa e bianca negli ultimi 300 metri che presentavano una leggerissima pendenza a salire, che però dopo una giornata così intensa sarà sicuramente sembrava a tutti molto più tosta.

A circa 250 metri dall’arrivo Wout van Aert ha scelto di lanciarsi sul lato sinistro della carreggiata ed Elia Viviani ha letto benissimo la situazione scegliendo di seguire immediatamente il belga, anziché il compagno di squadra Richeze che invece aveva puntato verso destro dove c’erano invece tutti gli altri che si sono ritrovati anche leggermente chiusi l’uno con l’altro. La volata di Viviani è stata molto buona, tanto da riuscire ad affiancare Van Aert ed ingaggiare così un bel testa a testa con il belga che non voleva saperne di mollare: al colpo di reni è stato proprio il pluricampione del mondo di ciclocross a mettere la propria ruota davanti a quella del veronese della Deceuninck-QuickStep che comunque oggi non può recriminarsi niente per un secondo posto alle spalle di un autentico fenomeno.

Al centro della carreggiata Michael Matthews si è un po’ piantato e non ha avuto la brillantezza necessaria al momento di lanciare la volata ritrovandosi così quarto preceduto anche da Caleb Ewan, mentre Peter Sagan ha dovuto prendere la strada lunga sul lato destro della carreggiata e, complici anche delle gambe non proprio ottime, non ha potuto far meglio del quinto posto. In sesta posizione si è inserito il giovane Jasper Philipsen mentre gli altri italiani Sonny Colbrelli e Matteo Trentin si sono piazzati rispettivamente settimo e ottavo.

Alaphilippe sempre in giallo, Pinot perde 1’40”
Nel gruppo di testa come uomini di classifica avevamo la maglia gialla Julian Alaphilippe, Geraint Thomas, Egan Bernal, Steven Kruijwijk, Nairo Quintana, Enric Mas, Adam Yates, Daniel Martin, Emanuel Buchmann, Patrick Konrad, Alejandro Valverde, Romain Bardet, Warren Barguil e Roman Kreuziger che così all’arrivo sono subito andati a controllare i danni fatti da questa tappa. Il gruppo di Thibaut Pinot, che comprendeva anche Riche Porte, Bauke Mollema, Jakob Fuglsang e Rigoberto Urán, ha tagliato il traguardo con un ritardo di 1’40”, Mikel Landa, Giulio Ciccone e Fabio Aru sono finiti a 2’09” mentre George Bennett è sprofondato addirittura a 9’41” crollando dal quarto al 27° posto in classifica.

La nuova generale è quindi comandata sempre da Julian Alaphilippe, ma adesso Geraint Thomas è secondo a 1’12”, Egan Bernal è terzo a 1’16”, Steven Kruijswijk quarto a 1’27”, Emanuel Buchmann quinto a 1’45”, Enric Mas sesto a 1’46”, Adam Yates settimo a 1’47”, Nairo Quintana ottavo a 2’04”, Daniel Martin nono a 2’09”, Giulio Ciccone decimo a 2’32” e Thibaut Pinot undicesimo a 2’33”. Attorno ai 3’20” abbiamo uno vicino all’altro Urán, Valverde, Bardet e Fuglsang, Porte e Landa invece sono a quattro minuti circa dalla maglia gialla.

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