Un momento della protesta del gruppo
Un momento della protesta del gruppo

Certe situazioni Valle a capire…

Ide Schelling vince in fuga la prima tappa del Giro della Valle d’Aosta ed è leader. Il gruppo protesta dopo un errore di percorso e perde 16 minuti

Dal nostro inviato

Dopo l’impiccio di ieri, la speranza di tutti era che la prima tappa in linea del Giro della Valle d’Aosta potesse svolgersi senza il minimo intoppo. Ma dopo essersi divertiti, magari i corridori un po’ meno, con due salite arcinote come il Cormet de Roseland e il Col de Saises, perfettamente regolari e prive anche di incidenti per i ragazzi in gara, una nuova, beffarda nuvoletta di Fantozzi si è abbattuta su questa edizione del Petit Tour. Non sono cadute gocce, ma il riverbero dei fulmini potrebbe durare nel tempo.

Nei primi km della frazione francese parte la fuga
Partenza da Saint Foy Tarenteise e arrivo a Saint Gervais Mont Blanc per una distanza di 126 km, in quella che è la frazione tutta francese. I 129 partono in orario alle 12.30, per un avvio subito movimentato nel dentello di Villaroger. I primi a movimentare la gara sono Ben Gerrits (UC Monaco) e Simon Guglielmi (Groupama-FDJ Continental), sui quali al km 15 si riportano Jeppe Pallesen (Danimarca), Celestin Leyman (EFC-L&R Vulsteke), Eugenio Sánchez (Lizarte), Jacopo Menegotto (Biesse Carrera), Michel Piccot (Biesse Carrera), Simone Piccolo (Casillo Maserati) e Alexander Tarlton (Herrmann Radteam).

Dopo una manciata di km si aggiungono Jakob Dorigoni (Team Colpack) e Adam Hartley (SEG Racing Acadmy). Questi undici transitano all’imbocco del Cormet de Roseland, al km 26, con 2′ su Nico Houtteman (GM Recyling Team), Thomas Devaux (Bourgogne Franche Comté) e Martin Marcellusi (Velo Racing Palazzago) e 3′ sul plotone controllato dalla nazionale danese della maglia gialla.

Tre big vanno in avanscoperta e rientrano in testa
L’arcigna asperità, disegnata su strade decisamente tortuose nella prima parte, ridisegna lo scenario: dal gruppo si muovono Maxime Chevalier (Vélo Club Pays de Loudéac), Ide Schelling (SEG Racing Academy) e Mauri Vansevenant (EFC-L&R Vulsteke) che, collaborando sin da subito, riescono a rientrare in testa a 2 km dallo scollinamento, dove transita (km 43.5) per primo Piccolo.

Fatto salvo per la normale selezione da dietro, nel gruppo non ci sono differenze, per un gap di 3’10” che rende comunque l’idea di come non siano andati a spasso rispetti agli attaccanti. Fra le ultime battute dell’ascesa, il declivio e le prime rampe del seguente Col de Saisies si fraziona il drappello al comando: e nel tratto dalle pendenze più arcigne, attorno al km 77, prendono e salutano la compagnia Chevalier, Schelling e Vansevenant, che dimostrano per la seconda volta di essere quelli con la gamba migliore.

Praz-sur-Arly, il principio della fine: il gruppo sbaglia strada
Fanno la differenza, loro tre, e al gpm del Col de Saisies (km 89.6) transitano con 1’30” su Devaux, Guglielmi, Hartley e Pallesen, con 2′ su un combattivo Jérémy Bellicaud (Bourgogne Franche Comté), unico ad aver tentato qualcosa nel gruppo e che ha ripreso Leyman. Gli altri coraggiosi della prima ora sono stati riassorbiti e in alcuni casi distanziati dal plotone, che passa con 2’45” di disavanzo e frammentato. Tra chi è rimasto dietro vi è, senza sorprese dato il fisico non certo da scalatore, il leader della corsa Jacob Hidsgaul (Danimarca), un Samuele Battistella (Dimension Data for Qhubeka) ancora in ritardo di condizione e anche Mark Donovan (Team Wiggins LeCol), la cui forma è ovviamente precaria dato il mese di stop dovuto all’infortunio del Baby Giro.

Tutto pare scorrere normalmente fino al fattaccio: prima dell’abitato di Praz-sur-Arly, al km 97, il gruppo viene indirizzato su una svolta a destra su una stradina montuosa. Ma non è la rotta corretta, imboccata invece dai tre gruppetti (3+4+2) davanti: sfortuna vuole che fosse effettivamente presente una freccia direzionale gialla dove il gruppo è stato mandato fuori strada, ma si trattava di una indicazione di un monumento locale. È il caos: atleti e ammiraglie imbottigliati in una stretta strada senza uscita con pendenze a doppia cifra. Rapido dietrofront in mezzo ai prati e via, per ritornare sulla strada principale. Se non ché, ovviamente, gli attaccanti hanno proseguito la loro marcia e sono stati fermati solo quando erano già al km 107, a 19 km dalla conclusione.

Ci vogliono ben 48′ prima di tornare allo status quo con i vari corridori distanziati, anche di svariati minuti, rientrati nel frattempo nel plotone, aspetto che non piace a quanti, grossomodo una ventina, erano ancora parte del gruppo dei big. Gli atleti vengono fatti ripartire con i distacchi registrati nell’ultimo rilevamento prima del problema: via per primi, ovviamente, a Chevalier, Schelling e Vansevenant, seguiti 48″ più tardi da Devaux, Guglielmi, Hartley e Pallesen con Bellicaud e Leyman a 2’54”. Gap di 3’30”, invece, per il gruppo.

Vittoria per Schelling davanti a Chevalier e Vansevenant
Ma nel caso di questi ultimi la ripartenza è una non partenza: i corridori, infatti, autonomamente decidono di procedere con andatura turistica sin sul traguardo, prendendo le mosse ben dopo aver ricevuto via libera dalla giuria. Davanti c’è lotta sull’ultima salita di Le Bettex, ma Schelling, Vansevenant e Chevalier passano assieme in vetta al km 117.4, arrivando tutti uniti anche nel rettilineo finale di Saint Gervais: impostando lo sprint da ultimo, Ide Schelling riesce a far valere il maggior fisico rispetto ai rivali, andando a conquistare la più importante vittoria della sua ancor breve carriera.

Seconda piazza per Maxime Chevalier, a cui il pubblico locale accordava, ovviamente la preferenza, terzo il figlio d’arte Mauri Vansevenant. La festa del club neerlandese prosegue col quarto posto solitario di Adam Hartley, cui seguono tutti gli altri avvantaggiati in maniera disordinata.

Il gruppo non ci sta e protesta, la giuria e la direzione gara non ci sente
Ordinati, a loro modo, sono tutti quelli del gruppo, che arrivano al passo sul rettilineo. La loro disapprovazione è palese e pubblica, come raramente si vede: prima di tagliare la linea bianca i componenti del plotone mettono piede a terra, rivolgendo un applauso al tavolo dove siedono cronometristi e giuria, che immediatamente viene attorniata dai direttori sportivi, desiderosi di avere una valutazione su quanto accaduto.

La riunione a cui prendono parti rappresentanti delle squadre, dell’organizzazione e autorità giudicanti si protrae a lungo: i ds, che proponevano di considerare i distacchi al momento della neutralizzazione, escono scuri in volto, con alcuni che ventilano l’ipotesi di non prendere il via domani. Le discussioni fra i dirigenti del Giro e la giuria termina dopo oltre 2 ore dal termine della gara.
La decisione definitiva viene espressa dal direttore di corsa Luca Asteggiano, che si esprime in queste parole e appoggiato dal vicepresidente del comitato organizzatore François Domaine: «Direzione di corsa, giuria e organizzazione hanno deciso congiuntamente di far rispettare il regolamento, facendo ripartire i corridori con i distacchi acquisti all’ultimo rilevamento tempi prima dell’errore di percorso. I distacchi all’arrivo rilevano quanto era in corsa salvo il distacco del gruppo che ha ricevuto la ripartenza a 3’40” mentre i corridori sono ripartiti con oltre 7′ di ritardo, non si sa per cosa, e hanno accumulato ulteriore ritardo». È di oltre 16′ il disavanzo del plotone, mentre quattro elementi, che dal plotone sono evasi, hanno ricevuto il ritardo effettivo.

Tappa e classifica rivoluzionate, domani è un altro giorno
Questo l’ordine d’arrivo: primo Ide Schelling in 3h40’18”, medesimo tempo per Maxime Chevalier, terzo a 2″ Mauri Vansevenant, quarto a 1’21” Adam Hartley, quinto a 1’51” Simon Guglielmi, sesto a 2’25” Jeppe Pallesen, settimo Jérémy Bellicaud a 2’34”, ottavo Thomas Devaux a 2’34” e nono Celestin Leyman a 4’23”. Decimo a 7’44” Million Beza (Dimension Data for Qhubeka), unico ad essere ripartito in tempo mentre a 12’12” sono giunti i tre rimanenti elementi della SEG, ossia Alexander Evans, Barnabas Peak e Daan Hoole. Il gap del plotone ammonta a 16’47”.

La classifica vede in giallo Ide Schelling, che vanta lo stesso tempo di Maxime Chevalier. Terzo a 15″ Mauri Vansevenant, quarto a 1’34” Adam Hartley, quinto a 1’52” Simon Guglielmi e via via tutti gli altri. Domani, non si sa in quanti, si torna in Valle d’Aosta per la Aymavilles-Valsavarenche di 137.6 km, frazione movimentata nella parte iniziale con la salitella verso Doues che anticipa la più dura Verrogne. L’ascesa conclusiva verso Valsavarenche è lunga e ha nella parte iniziale un settore di 3800 metri di sterrato. Quello che tutti si augurano è una tappa, finalmente, ordinaria. Per tutti, corridori, squadre, organizzatori, giuria e appassionati.

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