Kevin Inkelaar zittisce tutti a Valsavarenche © Giro della Valle d'Aosta
Kevin Inkelaar zittisce tutti a Valsavarenche © Giro della Valle d'Aosta

Inkelaar è un treno, destinazione Gran Paradiso

Giro della Valle d’Aosta, il giovane della Groupama-FDJ domina a Valsavarenche, secondo Oldani. Generale rivoluzionata, in giallo c’è Bellicaud

Dal nostro inviato

Nel parco del Gran Paradiso, solo uno (e forse pochi altri) possono dire di essere nell’empireo; per la gran parte degli altri, invece, la gara è stata quasi infernale. Non per ragioni esterne quanto per lo svolgimento: l’odierna frazione del Giro della Valle d’Aosta ha dimostrato, ancora una volta, che questa è la corsa più tosta per gli under 23. C’è stato di tutto in questa edizione numero 56 del Petit Tour; oggi l’aspetto agonistico è stato l’unico presente. E si è vista una gran bella tappa.

Arrivo a Valsavarenche, in partenza non manca nessuno
Il cielo sereno fa da cornice anche alla seconda tappa del Giro della Valle d’Aosta, la Aymavilles-Valsavarenche di 137.6 km. Dalla località alla periferia occidentale del capoluogo ci si dirige in direzione fondovalle fino a Chambave, dove il senso di marcia si inverte. La strada intraprende un saliscendi pressoché continuo per quasi 50 km, con i gpm di Doues e del più duro Verrogne a caratterizzarne l’andamento. Veloce discesa sino a Villeneuve dove inizia la salita conclusiva di 25 km, con un tratto di sterrato di 3800 metri tutto’altro che banale. Per arrivare ai 1960 metri di Valsavarenche, località Pont, si affronta una ascesa dalle pendenze irregolari, in una giornata tutt’altro che banale.

Nella piazza di Aymavilles, sede di partenza, si assiste alla vigilia ad un fitto conciliabolo tra i direttori sportivi, soprattutto quelli italiani, con alcune divergenze anche forti in merito a quanto accaduto nella giornata di ieri. La decisione finale, però, è unanime: tutti i 122 che hanno terminato la tappa savoiarda prendono il via alle 11.55, dando il là a quella che è una tappa da ricordare. In positivo, fortunatamente.

Piccot saluta suo malgrado, la fuga si forma ed è corposa
La rabbia dei corridori viene trasformata in energia positiva una volta che il direttore di corsa sventola la bandiera: scatti e controscatti animano i 30 km inaugurali, affrontati su strade tendenzialmente in discesa fatti salvi alcuni zampellotti come nel passaggio a Fénis, dove è posto il primo traguardo volante. Il primo a transitare è chi comanda la speciale graduatoria, vale a dire Simon Guglielmi (Groupama-FDJ Continental). Ma nel piccolo comune c’è anche il tentativo dell’enfant du pays Michel Piccot, che proprio da Fénis proviene. Ma per il portacolori della Biesse Carrera non sarà né l’attacco buono né la giornata giusta: nel prosieguo della tappa, infatti, il quarto anno è costretto al ritiro per problemi alla gamba destra. Una disdetta per lui, che conclude in questa maniera la sua ultima esperienza al Petit Tour.

Continuano i tentativi di attacco ma serve passare il km 47 per formare il tentativo di giornata. Lo propiziano Santiago Buitrago, uno dei due superstiti della Cinelli, e Martin Lavric (Dimension Data for Qhubeka). Subito si accodano Cristain Scaroni (Groupama-FDJ Continental), Nicolò Garibbo (Velo Racing Palazzago), Marco Lolli (Aran Cucine Vejus), Nicolas Verougstraete (GM Recycling), Simon Combes (Haute Savoie), Jérémy Bellicaud (Bourgogne Franche Comté) e Simon Carr (AVC Aix-en-Provence). E non è finita, perché al km 52 riescono a rientrare anche due nomi di peso quali Kevin Inkelaar (Groupama-FDJ Continental) e Stefano Oldani (Kometa Cycling Team).

Alcuni big rientrano verso Verrogne
Al lungo elenco cercano di sommarsi anche Filippo Conca (Biesse Carrera) e Alessandro Monaco (Casillo Maserati): missione riuscita per entrambi. Al gpm di Doues (km 60.8) nei tredici di testa il primo a scollinare è Lavric, con il gruppo compatto a 1’42” di ritardo. Poco movimento in discesa, tantissimo movimento nella scalata verso Verrogne, con la strada solo in parte affrontata dall’ultimo Giro d’Italia.

In gruppo, che momentaneamente si spezza (e tra quanti restano indietro vi è anche la maglia gialla, alle prese con un problema meccanico), si balla: il primo ad accendere la miccia è Juan Pedro López (Kometa Cycling Team), seguito poco dopo dal compagno di squadra Michel Ries: entrambi, in tempi diversi, riescono ad accordarsi al gruppo di testa, dal quale perde terreno il solo Garibbo. Ma attenzione, perché dal plotone balza via Einer Rubio (Aran Cucine Vejus), francobollato da Mulu Hailemichael (Dimension Data for Qhubeka), in un duello fra due minuti scalatori degli altipiani.

Provano ad imitare questi due anche altri quattro, vale a dire Nicola Bagioli (Team Colpack), Million Beza (Dimension Data for Qhubeka), Johannes Adamietz (Herrmann Radteam) e Sebastián Castaño (Beltrami TSA Hopplà Petroli Firenze). Costoro, però, partono troppo tardi e vengono ripresi dal gruppo; non altrettanto avviene per Hailemichael e Rubio, capaci di rientrare prima del gpm (km 95.4), vinto ancora una volta da Lavric. Per il gruppo, ancora bello folto, il distacco è nell’ordine dei 2′.

Sfortuna Rubio, lo sterrato seleziona i battistrada
La tortuosa discesa scorre senza problemi mentre arrivati nel breve risciacquo di Villeneuve, a 26 km deve arrestarsi Einer Rubio, vittima di un intoppo meccanico. Riparte subito, il minuto colombiano, ma purtroppo per lui arriva subito il momento di svoltare in direzione di Champlong dove, dopo una breve ma durissima rampa tra i stretti vicoli, inizia il temuto settore di sterrato. Sono 3800 polverosi metri di sostanziale falsopiano, per quanto irregolare, quelli che attendono i corridori; le macchine slittano all’imbocco, tanto che per più d’una serve una spinta degli addetti dell’organizzazione per proseguire la marcia.

Marcia che non hanno intenzione di interrompere i ragazzi di testa: nell’approccio del settore rimangono davanti solo López, Oldani, Ries, Inkelaar e Buitrago, raggiunti nel prosieguo prima da Carr e poi da Bellicaud, Conca e Hailemichael, mentre Monaco prova vanamente a rientrare. Chi invece sul settore e nel tratto precedente trova difficoltà è il gruppo, che esce dallo sterrato con 3’40” di distacco quando al termine restano solamente 17 km.

Inkelaar prende, se ne va e vince ancora una volta
Se, potenzialmente, potrebbe essere una situazione ancora aperta, considerando la lunga salita fin sul traguardo, a giocarsi il successo sono solo quelli davanti. Nel plotone, infatti, le forze sono al lumicino per tanti, se non per tutti. A 11 km dalla fine l’attacco decisivo: non è di uno dei Kometa, bensì di uno che fino all’anno scorso gareggiava per loro. Prende e saluta la compagnia Kevin Inkelaar, che inizia quella che diventa una cavalcata da ricordare, fra molti e molti anni, ai nipotini.

Tra chi insegue il neerlandese le forze sono poche così come la tattica non manca, con gli “isolati” a speculare sul lavoro della Kometa. Ma il passo del ventiduenne è da pro’: non conosce attimo di sbandamento, il ragazzo di Rotterdam, che nei tratti più agevoli mette il rapportone guadagnando non secondi, bensì minuti. Spinge sino all’ultimo metro, Kevin Inkelaar, conquistando la seconda vittoria in quattro stagioni da pro. L’altra? Esattamente un anno fa, sempre al Valle d’Aosta, a 10 km in linea d’aria in quel di Rhêmes Nôtre Dame.

Seconda posizione per Oldani, piace anche Conca
I rivali? Non dopo la musica, ma quasi. Secondo è Stefano Oldani (Kometa Cycling Team) che, dopo 2’44”, in una volata supera Mulu Hailemichael (Dimension Data for Qhubeka) e Filippo Conca (Biesse Carrera). Una gran prova quella del lombardo, che scalatore puro di certo non è, dimostrazione della poliedricità delle sue doti. E dopo diciassette piazzamenti stagionali tra i migliori 10 in tutti i tipi di terreno, manca solo una vittoria. Intanto, non solo con la prestazione di oggi, si è guadagnato un posto in prima fila in vista del Tour de l’Avenir, mostrandosi oggi per altro agli occhi dell’interessato ct Marino Amadori.

Quinta piazza a 3’41” per Juan Pedro López (Kometa Cycling Team), sesta a 3’43” per Jérémy Bellicaud (Bourgogne Franche Comté), settima a 4’08” per Simon Carr (AVC Aix-en-Provence), ottavo a 4’18” per Santiago Buitrago (Team Cinelli), nona a 6’29 per Nicolas Verougstraete (GM Recycling Team), giunto assieme a Martin Lavric (Dimension Data for Qhubeka).

Maxi ritardi, fuori tempo massimo e ritiri a gogò. Abbandona Rubio
Il migliore del gruppo principale è Johannes Adamietz (Herrmann Radteam), undicesimo a 6’31”, seguito nell’ordine da Davide Baldaccini (Team Colpack) che paga 7’06”. Come intuibile sono esorbitanti i distacchi per tutti gli altri, nomi di un certo spessore compresi: Monaco paga 7’09”, Jenner, Parra, Hartley e Vansevenant 7’21”, il leader Schelling naufraga a 12’35”, Chevalier lascia 13’17”, il giovane Van Wilder arriva dopo 19’01”, il sempre stoico e malconcio Donovan 20’12”, Bagioli cede 22’04”, Mugisha 24’16”, Colleoni 26’15”, Montoya 30’48”. Distacchi d’altri tempi, ma che per il Petit Tour sono ordinari. Nota di merito per l’ottimo Mattia Petrucci, ventesimo a 10’03” e migliore del primo anno.

E sono 95 i corridori arrivati entro il tempo massimo: tredici i corridori che vanno a casa, ossia Devaux, Delcros, Menegotto, Nonnez, Clapasson, Healy, Sauvagnargues, Gerrits, Carvalho, Henrio, Joalland, Malle e Parravano. E non mancano i ritirati: oltre al già citato Piccot, lasciano Andersen, Lebreton, Bellia, Borra, Baldinger, Jung, Beake, Debons, Rubino, Dorigoni, Tulett, Cavallo e soprattutto Einer Rubio che pare, dato che di confermato non c’è ancora nulla, aver abbandonato a pochi km dalla linea d’arrivo.

Bellicaud nuovo leader, domani a Champoluc si prospetta una nuova sarabanda
La classifica è rivoluzionata: Jérémy Bellicaud, unico ad essere entrato in top ten in entrambe le giornate, è la nuova maglia gialla. Molto motivato il transalpino, che si mostra ottimista per le rimanenti frazioni. Ora nella generale vanta 1’01” su Vansevenant, 2’20” su Hartley, addirittura 6′ tondi sulla ex maglia gialla Schelling, 6’42” su Chevalier, 9’12” su Pallesen, 10’19” sul rimontante Inkelaar, 12’21” su Leyman, 12’57” su Oldani e 13’58” su López.

E neppure domani non si scherza, con la tappa più lunga dell’intera corsa: ben 179.7 i km (e quasi 4200 metri di dislivello) da percorrere fra Antagnod e Champoluc, con la doppia parziale (in quanto non viene mai effettuata per intero) scalata del Col de Joux a cui si aggiunge la dura Champremier a metà percorso e il falsopiano finale sino al traguardo della Val d’Ayas. L’unica cosa sicura è che di scontato, in questo Petit Tour, non c’è nulla.

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