Egan Bernal per la prima volta in maglia gialla © Getty Images
Egan Bernal per la prima volta in maglia gialla © Getty Images

La tempesta Bernal fa franare la Francia

Tappa epica al Tour de France: il colombiano stacca tutti sull’Iseran e manda in crisi Alaphilippe prima della neutralizzazione per grandine e una frana. Egan va in giallo, Pinot ritirato

È successo assolutamente di tutto nel corso della diciannovesima tappa del Tour de France e quella di oggi è stata una giornata che verrà ricordata a lungo da tutti gli appassionati di ciclismo. Sulla corsa francese, infatti, si sono abbatuti due veri e propri cicloni che hanno sconvolto la gara: uno purtroppo composto da grandine e fango che ha costretto gli organizzatori ad annullare ben 37 chilometri del percorso, l’altro invece aveva addosso una maglia del Team Ineos, proviene dalla Colombia e risponde al nome di Egan Bernal. Il 22enne scalatore sudamericano è infatti il nuovo leader della corsa dopo che sul Col de l’Iseran si era lanciato in uno spettacolare attacco che aveva mandato in crisi Julian Alaphilippe e gli aveva permesso di staccare tutti gli altri uomini di classifica.

Nibali all’attacco dal chilometro 7
Ma procediamo con ordine perché questa tappa numero 19 del Tour de France è stata molto battagliata fin dal principio. In programma c’erano 126.5 chilometri da Saint Jean de Maurienne a Tignes con il passaggio sul Col de l’Iseran prima della salita conclusiva verso il traguardo: la prima parte di gara era quasi tutta una sorta di lungo falsopiano a salire, con alcuni tratti più pendenti che sono stati considerati come gran premi della montagna, due di terza categoria ed uno di seconda. Anche il via ufficiale è stato dato in un tratto che tendeva a salire con pendenze un po’ più interessanti nei primi 2 chilometri di gara abbiamo avuto subito corridori all’attacco, tra cui Rui Costa e Marc Soler, e altri che invece si sono ritrovati staccati e costretti a lottare contro il tempo massimo, come nel caso di Jens Debusschere e Alex Dowsett.

Gli scatti hanno continuato a susseguirsi con rapidità, poi al chilometro 7 si è formato in testa alla corsa un quartetto molto interessante: al comando c’erano infatti il nostro Vincenzo Nibali (Bahrain-Merida), l’irlandese Dan Martin (UAE Team Emitares) e gli spagnoli Pello Bilbao (Astana) e Jesús Herrada (Cofidis), quest’ultimo all’attacco proprio nel giorno del suo ventinovesimo compleanno. Nonostante fossero in pochi lì davanti, si trattava di corridori di qualità e che hanno pedalato con un ottimo accordo senza curarsi di ciò che avveniva alle loro spalle: in tanti infatti provavano a sganciarsi per riportarsi sul drapello dei battistrada, ma il vantaggio è partito da 20″ e poi è aumentato anche sopra ai 35″. Il gpm di Côte de Saint-André al chilometro 25 non ha rimescolato le carte, ma il gruppo si frazionato notevolmente ed è quindi riuscito a sganciarsi all’inseguimento un plotoncino abbastanza numeroso di contrattaccanti.

Pinot lascia la corsa per infortunio
Attorno al chilometro 32, mentre i venticinque inseguitori si stavano impegnando per colmare un gap di circa 40″ da Nibali, Martin, Bilbao e Herrada, c’è stato il primo clamoroso colpo di scena di giornata. Il francese Thibaut Pinot si è infatti recato molto velocemente alla macchina di assistenza medica in corsa ed è apparso fin da subito molto dolorante alla gamba sinistra: lo staff gli ha applicato un fasciatura abbastanza stretta poco sopra il ginocchio, ma nel frattempo il capitano della Groupama-FDJ stava perdendo parecchio terreno dal gruppo dei favoriti ed inoltre veniva superato da diversi gruppetti già attardati in quella fase senza che i compagni lo attendessero, a parte il solo William Bonnet. Pinot ha provato a pedalare per alcuni chilometri, ma il dolore era troppo forte, si è anche fermato per tagliare via la fasciatura ma poi è stato costretto ad arrendersi attorno al chilometro 37.

Thibaut Pinot si è così ritirato dal Tour de France quando si trovava in quinta posizione in classifica a 1’50” dalla maglia gialla di Julian Alaphilippe e ad appena 20″ dal secondo posto: il grande sogno si è così interrotto nel modo peggiore, con l’illusione di essere stato il più forte sui Pirenei e la possibilità reale di fare il vero colpaccio. Il motivo dei dolori e del ritiro è stata una lesione muscolare alla coscia sinistra che aveva già limitato Pinot sul finale della tappa di ieri: nessuna voce era circolata su questo infortuno e rientrando in albergo il francese aveva già capito che il problema era serio, ma oggi aveva comunque provato a mettersi in gioco sperando in un miracolo che non s’è materializzato.

In fuga ci sono Urán, Valverde e Barguil
Salendo verso il gran premio della montagna di seconda categoria della Montée d’Aussois, gli inseguitori sono rientrati sul primo quartetto di attaccanti e così s’è formato davanti un gruppo di ben 29 corridori che ha scollinato con 1’05” di vantaggio sul gruppo della maglia gialla. I protagonisti di questa azione era Dylan van Baarle (Ineos), Patrick Konrad (Bora-Hasngrohe), Tony Gallopin (AG2R-La Mondiale), Vincenzo Nibali e Damiano Caruso (Bahrain-Merida), Sébastien Reichenbach (Groupama-FDJ), Alejandro Valverde, Marc Soler e Andrey Amador (Movistar), Pello Bilbao, Gorka Izagirre, Magnus Cort e Alexey Lutsenko (Astana), Laurens De Plus (Jumbo-Visma), Rigoberto Urán, Alberto Bettiol e Michael Woods (EF Education First), Simon Yates (Mitchelton-Scott), Dan Martin e Fabio Aru (UAE Team Emirates), Giulio Ciccone e Bauke Mollema (Trek-Segafredo), Michael Matthews (Sunweb), Jesús Herrada (Cofidis), Thomas De Gendt (Lotto-Soudal), Guillaume Martin (Wanty-Groupe Gobert), Roman Kreuziger (Dimension Data), Warren Barguil ed Elie Gesbert (Arkéa-Samsic).

Bello vedere ben cinque corridori italiani in azione, ma a differenza dei giorni scorsi questa fuga poteva essere estremamente pericolosa anche in classifica generale, con ben tre uomini che partivano con meno di otto minuti di ritardo: il meglio collocato tra i fuggitivi era Rigoberto Urán nono a 5’33”, ma c’erano davanti anche il campione del mondo Alejandro Valverde che questa mattina era decimo a 5’58” ed il campione francese Warren Barguil dodicesimo a 7’47”. Proprio la presenza di questi uomini così pericolosi, e anche di altri potenziali punti d’appoggio per gli uomini di alta classifica in caso di attacco, ha spinto la Deceuninck-QuickStep ed il Team Ineos a lavorare per lasciare spazio: il primo a mettersi a tirare è stato lo spagnolo Jonathan Castroviejo, poi raggiunto in testa dal danese Kasper Asgreen ed in due sono riusciti a tenere il gap stabile attorno al minuto.

Si rivede il trenino Ineos
Un’altra delle salite valide come gran premio della montagna della prima fase di corsa era il Col de la Madeleine, una rampetta di 4 chilometri a poco più del 5% di pendenza media su cui la fuga ha provato ad accelerare: la partenza a tutta senza un attimo respiro si è fatta sentire e molti corridori hanno iniziato già qui a perdere contatto sia dalla fuga, come ne caso di Matthews, Soler, Mollema, Kreuziger, De Gendt, Gesbert, Bettiol e anche Fabio Aru, sia dal gruppo principale. L’aumento dell’andatura ha fatto sì che i superstiti della fuga di 28 arrivassero a sfiorare i due minuti di vantaggio passando al traguardo volante di Bessans, chilometro 68.5 km, 1’55” prima del plotone maglia gialla.

A quel punto eravamo a circa 7 chilometri dall’inizio della salita del Col de l’Iseran, la vetta più alta di questo Tour de France, ed anche Matthias Frank (AG2R) è andato a dare una mano a Castroviejo e Asgreen, perché la presenza in fuga di Damiano Caruso poteva essere una minaccia per la maglia a pois di Romain Bardet. In queste chilometri di pianura il gruppo ha recuperato parecchio alla fuga e sulle prime rampe di salita è poi entrato in azione il sempre temuto trenino del Team Ineos, seppur notevolmente spuntato in questo Tour de France: una volta esaurito il lavoro di Castroviejo, è stato Van Baarle a tirare dopo essersi fatto sfilare dalla fuga. Ciò che restava della fuga era ormai a un minuto di distanza.

Per ogni chilometro che passava davanti erano sempre meno ed i più brillanti sembravano essere Warren Baguil, Rigoberto Urán, Simon Yates, Alejandro Valverde ed anche il nostro Vincenzo Nibali che ha fatto prima un lavoro enorme in appoggio a Damiano Caruso, e poi ha provato a difendersi da solo quando il suo corregionale si è staccato. Ma anche dietro la selezione è stata notevolissima e sul ritmo di Van Baarle sono rimasti solo Poels, Bernal, Thomas, Mas, Alaphilippe, Quintana, Landa, Gaudu, Bardet, Kruijswijk, Bennett, Porte, Buchmann e Muhlberger: quando il neerlandese del Team Ineos si è spostato ed è entrato il azione il suo connazionale Poels, l’andatura è aumentata ancora e altri sono stati costretti ad alzare bandiera bianca, compreso Nairo Quintana il cui exploit di ieri è rimasto quindi un fatto isolato.

Lo show di Bernal sull’Iseran
A poco più di 6 chilometri dalla vetta dell’Iseran il vantaggio della fuga era di appena 30″ ed era ormai evidente che quasi nessuno dei corridori davanti avrebbe potuto essere utile al proprio capitano nel caso di un attacco deciso già su questa salita: il Team Ineos aveva quindi scelto di approcciare la corsa un po’ come aveva fatto al Giro d’Italia 2018 in occasione nell’impresa di Bardonecchia di Chris Froome, quando si scelso di andare a tutti contro tutti annullando la fuga ed eliminando eventuali gregari di supporto ripresi per strada. Stavolta il primo a muoversi per lo squadrone britannico è stato Geraint Thomas che è scattato a 44 chilometri dall’arrivo senza però riuscire a fare la differenza: è stato addirittura Muhlberger a chiudere il buco con Buchmann, Kruijswijk e Bernal a ruota, mentre la maglia gialla Julian Alaphilippe ha mostrato i primi segnali di cedimento.

Poche centinaia di metri più avanti si è portato al comando di questo gruppetto Egan Bernal e con una bella progressione si è tolto tutti di ruota quasi senza accorgersene: mancavano più di 5 chilometri dal gpm e più di 43 all’arrivo, ma il 22enne colombiano non ha avuto esitazione e ha tirato dritto andando e riprendere e saltare quei pochi corridori che ancora resistevano davanti a lui dalla fuga. Bernal ha terminato la sua rimonta a 42 chilometri dall’arrivo ed uno dopo l’altro ha staccato Urán, Nibali, Barguil e Yates che avevano provato a resistergli a ruota.

Nelle prime fasi di questo attaccato, il vantaggio di Egan Bernal sugli altri uomini di classifica era sempre attorno ai 15″, anche perché Steven Kruijswijk aveva trovato la collaborazione del compagno di squadra Laurens De Plus che era in fuga: Geraint Thomas ed Emanuel Buchmann erano comodamente a ruota, Mikel Landa era staccato di qualche centinaia di metri mentre Julian Alaphilippe era sempre più staccato, sebbene non alla deriva. L’azione di Bernal è diventata però letale negli ultimi due chilometri di salita dove ha scavato dei margini enormi su tutti gli avversari: il gruppetto di Kruijswijk, Thomas e Buchmann si è ritrovato rapidamente a quasi un minuti, Alaphilippe addirittura a due minuti con la maglia gialla che gli era stata virtualmente sfilata al un chilometro dal gran premio della montagna.

Il maltempo blocca la corsa
Mentre i primo corridori stavano raggiungendo all’asciutto la vetta dell’Iseran, su Internet iniziavano a circolare le prime notizie su una grandinata incredibile che proprio in quei minuti stava colpendo la zona del fondovalle nei dintorsi di Val d’Isere. A discesa già iniziata sono poi arrivate anche le immagini dall’elicottore della televisione che hanno svelato l’entità di quanto stava succedendo pochi chilometri più avanti: la strada su cui sarebbe dovuta transitare la corsa era infatti ricomperta da una spessa coltre bianca di ghiaccio mentre alcuni mezzi stavano disperatamente cercando di aprire almeno un corridorio in tempo per il passaggio della corsa. La situazione è poi precipitata quando sulla strada si è rovesciata anche una piccola frana e fango e ghiaccio che l’ha reso del tutto impraticabile.

A quel punto per la direzione di corsa l’unica decisione possibile era quella di interrompere la corsa e di comunicarlo nel modo più velocemente possibile ai corridori che erano lanciati a tutta in discesa: lì per lì c’è stata qualche giustificabile incomprensione anche perché fino oltre metà discesa la corsa non ha incontrato neanche una goccia di pioggia, ma sarebbe poi stato assolutamente impossibile proseguire oltre Val d’Isere verso la salita di Tignes. La giuria e gli organizzatori hanno quindi deciso di interrompere del tutto la corsa, qualcuno direbbe “congelare” vista la situazione, tenendo validi i distacchi maturati in cima alla salita dell’Iseran.

Qualche piccola polemica è e sarà inevitabile, anche perché se si fosse saputo prima l’andamento della corsa sarebbe potuto essere molto diversa, inoltre lo stesso Alaphilippe stava recuperando secondi in discesa, almeno sul gruppo Thomas. Ma tutto è accaduto davvero nel giro di pochi minuti ed era anche impossibile prevedere che potesse scatenarsi una grandinata così eccezionale: anzi bisogna ammettere che se la cellula di maltempo si fosse scatenata con qualche minuto di ritardo, poteva anche esserci il rischio di essere qui a parlare di una vera e propria tragedia.

Bernal è il nuovo leader del Tour
Ufficialmente la 19esima tappa del Tour de France non avrà un vincitore, ma i tempi registrati in cima al Col de l’Iseran sono stati comunque tenuti in considerazione per la classifica generale e lo stesso vale per gli abbuoni di 8″, 5″ e 2″ che erano previsti in cima alla salita. I distacchi ufficiali comunicati dalla giuria hanno certificato quindi Egan Bernal in prima posizione con 13″ su Simon Yates, 40″ su Warren Barguil, 1’03” su Laurens De Plus, Steven Kruijswijk, Geraint Thomas, Emanuel Buchmann, Vincenzo Nibali, Rigoberto Urán e Mikel Landa, 1’20” su Richie Porte e Gregor Muhlberger, 1’49” su Alejandro Valverde, Damiano Caruso e Wout Poels e 2’10” su Julian Alaphilippe.

La nuova generale invece vede Egan Bernal conquistare la sua prima maglia gialla in carriera e mettere anche una sorta di ipoteca sulla vittoria finale del Tour de France 2019: potrebbe essere il primo colombiano a riuscirsi e già ci immaginiamo la festa che potrà essere. Nonostante la giornata negativa, Julian Alaphilippe è ancora sul podio e non è detto che sarebbe potuto essere così se l’arrivo fosse rimasto a Tignes: il francese è a 48″ e domani dovrà difendersi ancora sull’interminabile salita di Val Thorens. Grande battaglia per il podio con Geraint Thomas terzo a 1’16”, Steven Kruijswijk quarto a 1’28” ed Emanuel Buchmann quinto a 1’55”, mentre possiamo ormai considerare fuori dai giochi Mikel Landa (4’35”), Rigoberto Urán (5’14”), Nairo Quintana (5’17”), Alejandro Valverde (6’25”), Richie Porte (6’28”) e Warren Barguil (7’03”). Segnaliamo che Fabio Aru è quattordicesimo in classifica a 23’14”.

Visita lo store di Cicloweb!

Archivio

Versione stampabile