Una sorridente Soraya Paladin © Cor Vos
Una sorridente Soraya Paladin © Cor Vos

Una Soraya che studia da regina

Intervista alla maggiore delle sorelle Paladin, pronta l’anno prossimo alla nuova avventura con la CCC Liv: «Quest’anno più libertà, per vincere serve esperienza»

Riuscire a competere ad altissimo livello nel World Tour femminile, riuscire ad avere costanza di rendimento durante il corso dell’intera stagione, è prerogativa di un numero davvero ristretto di atlete. Ancor più difficile è riuscire a farlo, esprimendosi ad ottimi livelli tanto nelle corse in linea quanto in quelle a tappe, compreso il Giro Rosa che soprattutto nelle ultime stagioni rappresenta uno degli appuntamenti clou dell’intera annata.

L’agguerritissima concorrenza straniera non rende le cose così semplici per le atlete nostrane, spesso costrette a pagare un gap molto significativo nei confronti di formazioni particolarmente organizzate. Tuttavia qualcuna riesce a “stare a galla” in maniera più che onorevole e tra coloro che si sono messe particolarmente in evidenza in questa stagione c’è sicuramente Soraya Paladin.

L’atleta di Cimadolmo, portacolori dell’Alé Cipollini, si sta avvicinando all’età della definitiva maturazione, dopo alcune stagioni spese al servizio di compagne decisamente quotate, la passione e la quotidianità d’atleta condivisa con la sorella Asja ed anche i benefici di quel ciclocross, praticato per alcuni anni in gioventù. La costanza di rendimento dell’atleta trevigiana in questo 2019 però non è sfuggita agli osservatori, con ottime prestazioni iniziate fin dal mese di febbraio alla Setmana Valenciana, conclusa in seconda posizione.

Nei mesi successivi si sono susseguiti risultati particolarmente significativi, tra i quali vale la pena di ricordare le due vittorie di tappa e il secondo posto alla Vuelta Burgos, il nono posto al Trofeo Binda, il quinto all’Amstel Gold Race, il quarto alla Liegi-Bastogne-Liegi, il terzo al Tour de Yorkshire e all’Emakumeen Bira, per giungere ad un Giro Rosa corso da grande protagonista (e chiuso in nona posizione), all’ottavo posto ne La Course by Le Tour de France e un campionato italiano che l’ha vista attiva nel finale, prima di chiudere in sesta posizione. Una costanza davvero invidiabile, che non è passata certamente inosservata neppure all’estero, tanto che Soraya (è notizia proprio di ieri) si è guadagnata una meritata chiamata da parte della CCC-Liv, la formazione in cui milita Marianne Vos, che si è già assicurata le sue prestazioni per il 2020. Notevoli spunti di discussione che ci hanno convinto a fare una chiacchierata con lei.

Nel cominciare questa intervista possiamo partire da un commento sul tuo campionato italiano: sei stata protagonista di una buona prestazione, classificandoti in sesta posizione e rispondendo agli attacchi di Erica Magnaldi ed Elisa Longo Borghini nel finale. Un’azione che avrebbe potuto avere un esito importante per te.
«Sicuramente, io e la mia squadra abbiamo fatto tutto il possibile per cercare di portare a casa la maglia ma dopo l’ultimo GPM non c’è stata collaborazione, per cui alla fine non ho rimpianti. Sono comunque contentissima per il successo di Marta Bastianelli, che meritava una simile affermazione»

Veniamo ora ad alcune considerazioni sul Giro Rosa: che corsa è stata per te, che per la prima volta sei riuscita a concludere tra le prime dieci e che sei riuscita ad essere protagonista in quasi tutte le tappe?
«È stato un Giro molto impegnativo, che avevo deciso di affrontare valutando di giorno in giorno la situazione. Una volta che mi sono trovata ad occupare una buona posizione in classifica generale, ho cercato di ottenere il miglior risultato possibile. È stata dura ma alla fine è arrivata una bellissima top ten e sono stata contentissima. La squadra poi è stata bravissima a supportarmi, considerando che non è affatto semplice riuscire ad ottenere un buon piazzamento in classifica generale»

Abbiamo visto che ti sei difesa bene, sei anche riuscita ad andare in fuga in alcune circostanze, riuscendo anche a recuperare terreno in classifica verso la parte finale della gara (come, ad esempio, a Maniago). Possiamo dire che per te la giornata più dura sia stata quella della cronometro?
«La giornata della cronometro è stata indubbiamente quella in cui ho perso più terreno ma la giornata più dura per me è stata sicuramente quella dei Laghi di Cancano, perché lì ho sofferto veramente molto per restare davanti in salita. Anche la frazione del Montasio non è stata affatto semplice. Ci ho lavorato molto in questi anni ma salite così lunghe e dure attualmente costituiscono ancora il mio punto debole. La cronometro favoriva le specialiste, speravo che con un po’ più di distacco mi lasciassero più margine per andare in fuga. Complessivamente però è stato un Giro che la Mitchelton-Scott ha tenuto abbastanza chiuso, in cui ho cercato di fare del mio meglio»

Quest’anno sei partita fortissimo fin da subito, protagonista già nei primi mesi di gare e ben piazzata anche nelle classiche. Cosa ti ha fatto crescere particolarmente in questo 2019?
«Diciamo che, rispetto alle precedenti annate, ho avuto una maggiore libertà d’azione e aver lavorato per atlete come Marta Bastianelli mi ha insegnato tanto. Con lei ho vissuto due bellissime stagioni e una volta che si è trasferita in un altro team, io ho avuto la possibilità di fare le mie gare. Personalmente non ho rimpianti, perché se sono riuscita a raggiungere il livello attuale è sicuramente grazie a questi ultimi due anni di esperienza»

Giunta a questo punto, in cui ti trovi a battagliare con le più grandi protagoniste del ciclismo mondiale, cosa pensi che ti manchi ancora per poter salire ulteriormente di livello?
«Sicuramente per vincere è necessario avere molta esperienza, per cui è indispensabile restar davanti il più possibile in gare di un certo livello e capire quale possa essere il momento giusto per entrare in azione. Devo ancora lavorarci molto, sono ancora abbastanza giovane, per cui spero di poter migliorare nei prossimi anni»

Ecco, direi che questo ci permette di proiettarci sul futuro: abbiamo ricevuto la notizia del tuo passaggio alla CCC-Liv per la prossima stagione. Che cosa significa per te correre in una simile formazione e soprattutto farlo al fianco di una fuoriclasse assoluta come Marianne Vos?
«Per me è un onore poter correre con un’atleta come Marianne, è un talento puro e sicuramente potrò imparare tantissimo da lei, così come da Ashleigh Moolman. Come dicevo, sono cresciuta molto in questi anni ma mi manca ancora esperienza e secondo me in questo team posso trovarla per riuscire – me lo auguro – a migliorare ancora»

Quest’anno sappiamo che ci sarà un mondiale particolarmente adatto sia ad atlete veloci ma con salite che possono ben prestarsi ad atlete che ben si difendono sugli strappi. Tu pensi di poterci arrivare da protagonista o comunque di poter essere al servizio della squadra azzurra?
«Intanto occorrerà attendere l’eventuale convocazione, poi c’è da dire che il mondiale, essendo una gara secca di un giorno, vede sempre tutte le varie contendenti arrivare all’appuntamento preparatissime. Se sarò della partita, sarò sicuramente a disposizione della squadra al 100%»

Detto del campionato italiano disputerai anche la Clàsica di San Sebastiàn nel prossimo week end?
«Sì, con l’Alé Cipollini ci siamo recati in Spagna per disputare tre gare, tutte particolarmente impegnative. Nella prima (l’Emakumeen Nafarroako Klasikoa, disputata martedì 30 luglio, ndr) a fare la differenza è stata l’ultima salita lunga 10 chilometri, che venne affrontata alla Vuelta del 2014, in cui credo avesse vinto Fabio Aru. In generale è stata una gara impegnativa, adatta a vere scalatrici. Personalmente ho sofferto ma sono comunque contenta di aver conquistato un piazzamento in top ten. Per le prossime gare vedrò quale sarà la mia condizione, perché dopo il Giro Rosa, La Course by le Tour e il campionato italiano la stanchezza inizia un po’ a farsi sentire. In ogni caso cercherò di recuperare al meglio»

Chiudiamo con una considerazione particolarmente significativa: il 1° agosto (proprio quest’oggi) ricorre l’anniversario della scomparsa di Chiara Pierobon. Era un’amica e compagna a cui sei stata sempre molto legata e che ti accompagna sempre in tutte le tue pedalate.
«Ogni volta che attacco il numero dietro la schiena o che esco in bicicletta lo faccio per lei. È sempre nei miei pensieri, tanto che quelle poche volte che sono riuscita a tagliare per prima il traguardo ho sempre voluto dedicare a lei la vittoria. Avevamo un bellissimo rapporto, mi manca molto e spero sempre di poterle dedicare qualcosa di davvero importante».

Visita lo store di Cicloweb!

Archivio

Versione stampabile