Matej Mohoric vince l'ultima tappa del Tour de Pologne 2019 © Bettiniphoto-Bahrain Merida
Matej Mohoric vince l'ultima tappa del Tour de Pologne 2019 © Bettiniphoto-Bahrain Merida

Della stessa Matej di cui sono fatti i sogni

Tour de Pologne, fuga vincente per Mohoric, terzo Brambilla. La generale a Sivakov, podio per Ulissi

Nel panorama variegato e in decisa mutazione del ciclismo 2019, in mezzo a tanti giovani che stanno lasciando segni più o meno profondi, Matej Mohoric fa provincia a sé. Non più di primo pelo ma ancora un ragazzo, tutto sommato (24 anni). Un tipo interessante, tanto per cominciare, un ragazzo che pare non avere problemi di carenze di fosforo, visto che ha un gran bel cervello. E ha due grandi belle gambe, che lo proiettano verso imprese ad altri precluse; e poi un cuore super, che gli suggerisce azioni da molti considerate azzardi, ma che quando riescono a compiersi gli regalano soddisfazioni di rilievo.

Tipo oggi a Bukowina Tatrzanska, superclassico arrivo impegnativo del Tour de Pologne: si aspettava una lotta di classifica che c’è stata e non c’è stata, e quel poco di essa che c’è stato è stato oscurato dalla bellissima cavalcata dello sloveno del team Bahrain-Merida, partito da solo a poco più di 50 km dal traguardo e riuscito ad arrivare con margine; partito peraltro non dal gruppo, ma da un drappello che si era già mosso in fuga a inizio tappa; e arrivato non così, tanto per arrivare, ma con ben chiaro l’intento di regalare anche lui una dedica a Bjorg Lambrecht, il giovane collega a cui tutti in questi giorni hanno pensato incessantemente, da quel disastroso 5 di agosto in cui il 22enne belga ha perso la vita sulle strade della corsa polacca.

Corsa polacca che è stata conquistata da Pavel Sivakov, ovvero il favorito d’obbligo date le condizioni di classifica con cui ci si è presentati a questa frazione conclusiva: è vero che il detentore della maglia gialla, il sorprendente Jonas Vingegaard (che ieri aveva messo tutti nel sacco a Koscielisko e si era pure issato in vetta alla generale), non dava grandi appigli per poter dire “terrà, non terrà”, data la scarsa frequentazione a questi alti livelli, dal basso dei suoi 22 anni. Ma così, sulla fiducia, e data la sua vicinanza in classifica (solo 4″ separavano Pavel dal danese), avremmo puntato sulla solidità del franco-russo del Team Ineos; avremmo vinto due eurini, se ci avessimo scommesso.

Sivakov conquista la seconda generale della sua stagione dopo quella del Tour of the Alps, anche se tutti ricorderanno il suo 2019 per l’ottimo Giro d’Italia concluso al nono posto. A 22 anni (età ricorrente) conferma di poter essere un bel fattore, da qui in avanti, per le gare a tappe. Anche quelle più importanti, s’intende.

L’Italia chiude il Tour de Pologne con due terzi posti, uno del combattivo Gianluca Brambilla nella tappa (anche Davide Formolo si è fatto vedere a più riprese), e uno di Diego Ulissi nella generale: il toscano della UAE Emirates continua la sua collezione di piazzamenti interessanti quest’anno, e anche se non ha vinto in quest’occasione, lo (ri)farà di sicuro molto presto.

 

Una tappa regina che ha premiato il coraggio
Partenza e arrivo a Bukowina Tatrzanska, 153 km con due giri e mezzo del circuito sui monti Tatra, così si presentava la settima e ultima tappa del Tour de Pologne 2019. La frazione è stata (eccome) caratterizzata dalla classica fuga, 14 uomini oggi in viaggio, dai quali come sapete è emerso il vincitore di giornata. Il drappello è partito tra il primo Gpm di Rzepiska e la successiva discesa, intorno al km 10, e a comporlo c’erano Matej Mohoric (Bahrain-Merida), Michal Golas (Team Ineos), Simone Petilli (UAE Emirates), Carlos Betancur e José Joaquín Rojas (Movistar), Clément Chevrier (AG2R La Mondiale), Tomasz Marczyński e Carl Fredrik Hagen (Lotto Soudal), Simon Geschke e Serge Pauwels (CCC), Mathias Le Turnier (Cofidis), Ivan Rovny (Gazprom-Rusvélo), Merhawi Kudus (Astana) e Tsgabu Grmay (Mitchelton-Scott). Il margine massimo dei 14 è stato di 3’10” al km 50 sul gruppo controllato fin lì agevolmente dalla Jumbo-Visma del giovane leader Jonas Vingegaard.

A 50 dalla fine, come detto, Mohoric ha deciso che non c’era più tempo da perdere ed è partito, lungo la seconda scalata a Sciana Bukowina, mentre il resto del plotoncino cominciava a perdere pezzi. Il vantaggio dello sloveno sul gruppo maglia gialla era a quel punto inferiore ai 2′, e se il gap rispetto agli ex compagni di fuga avrebbe avuto, da lì in avanti, un trend di crescita, restava da vedere come la reazione dei big, attesa di lì a qualche chilometro, avrebbe inciso sull’erosione del margine del battistrada.

Se ci si aspettava battaglia tra gli uomini di classifica, possiamo dire che questa c’è stata; se ci si aspettava grossa battaglia, possiamo dire invece che dovremo riprovare nel 2020. Dal momento in cui la Bora-Hansgrohe di Rafal Majka e Davide Formolo ha cominciato a far la voce grossa, ai -48, a quello in cui Vingegaard ha perso contatto, ai -45, è passato praticamente un attimo: il fatto che il danese abbia subito perso contatto ha in qualche modo bagnato le polveri, anche perché la Ineos, con Pavel Sivakov ben messo (alla partenza era secondo a 4″ dallo scandinavo), non aveva bisogno di fare chissacché: come ha peraltro ricordato lo stesso russo al compagno Tao Geoghegan Hart, che provava a darsi da fare insieme a Majka e a Ion Izagirre (Astana): nel frangente proprio Sivakov è andato a chiudere sull’azione, facendo capire agli avversari che non c’era da scherzare troppo con lui. TGH era entrato in quell’azione in funzione di stopper, per dirla tutta, ma Sivakov deve aver pensato che – proprio nei momenti in cui Vingegaard perdeva terreno – non fosse il caso di far partire un contrattacco pericoloso.

 

Anche Formolo e Brambilla protagonisti nel finale
Da lì in avanti sono stati molteplici i tentativi di evasione, e tra gli altri uno dei più attivi è stato proprio Davide Formolo, ma nessuno dei contrattaccanti riusciva a far più che raggiungere qualcuno dei fuggitivi della prima ora. Nell’ultimo semigiro del circuito è salito in cattedra Gianluca Brambilla (Trek-Segafredo), con due o tre affondo che hanno contribuito a creare anarchia. Sul suo attacco piazzato ai 15 km si son portati in tre, Pawel Poljanski (Bora), Neilson Powless (Jumbo) e – riuscendo ad accodarsi ai due – anche Grmay che era già nella fuga. Ma Mohoric restava irraggiungibile.

Alternando il rapportone in salita e la consueta posizione spericolata in discesa, Matej teneva a distanza i contrattaccanti; quanto al gruppo, s’era fermato da sé, dato che a ogni rimpasto (ovvero: quando veniva annullata un’azione di contropiede) l’andatura rallentava visibilmente; ai 10 km un’altra coppia è uscita alle spalle dei quattro già intercalati, con Daniel Navarro (Katusha-Alpecin) insieme a Miguel Ángel López (Astana), il quale già in precedenza aveva messo il muso davanti. Poi dal gruppo è uscito anche Kilian Frankiny (Groupama-FDJ), che sulla salita finale è andato a rilevare proprio López, che a sua volta perdeva contatto da Navarro.

Nel quartetto si staccavano invece prima Poljanski e poi Grmay, e nel gruppo di Sivakov la Ineos continuava a marcare tutti gli uomini pericolosi per la classifica, a partire da Izagirre.

Così è andata che abbiamo avuto il seguente ordine d’arrivo: primo incontrastato Matej Mohoric, con tanto di dita al cielo a dedicare il successo a Bjorg Lambrecht. A 55″ Powless, che nel finale ha staccato Brambilla, terzo a 1’07”. A 1’19” ha chiuso Grmay, a 1’32” Poljanski, quindi a 1’57” sono arrivati insieme Navarro e Frankiny. La volata per l’ottavo posto ha premiato Pierre Latour (AG2R) su Sergio Higuita (EF Education First) e Diego Ulissi (UAE Team Emirates), con Sivakov tranquillo all’interno dello stesso drappello (composto da una ventina di unità).

A vincere la settantaseiesima edizione del Tour de Pologne è quindi Pavel Sivakov, che diventa il terzo russo a conquistare la generale dopo Djavainin e Ivanov. Sul podio assieme a lui salgono Jai Hindley (Team Sunweb) e Ulissi, lontani rispettivamente 2″ e 12″. Seguono Higuita e Geoghegan Hart a 14″, Latour a 15″, Formolo, Chris Hamilton (Team Sunweb), Majka e James Knox (Deceuninck-Quick Step) a 16″. Nei 20 della classifica anche Domenico Pozzovivo (Bahrain), 12esimo a 31″, Matteo Fabbro (Katusha), 14esimo a 55″, e Nicola Conci (Trek-Segafredo), 17esimo a 1’27”.

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