La rimonta di Wellens su Hirschi ad Houffalize © Cor Vos
La rimonta di Wellens su Hirschi ad Houffalize © Cor Vos

Tim ritorna al vecchio amore

Nonostante gli scatenati De Plus e Hirschi, Wellens ritrova il successo al BinckBank Tour nella prediletta Houffalize. E diventa il favorito per la vittoria finale

Dopo tre giornate abbastanza avare di emozioni (anche se Sam Bennett sosterrà il contrario) e segnate dalle polemiche per il finale un po’ pericoloso della tappa di Aalter, il BinckBank Tour diventa la corsa che ci piace nella frazione ardennese di Houffalize, un discusso ottovolante in circuito replicato tre volte per un totale di appena 98 km, seguendo il sempre più inflazionato ragionamento: “breve ma intenso”. Ragionamento che anche a questo giro funziona, dato che la tappa è risultata gradevole ed anche abbastanza importante, ma non decisiva, nel bilancio finale della corsa.

La frazione odierna ci restituisce intanto un ritorno di fiamma di Tim Wellens, che si candida ad essere il primo a far tripletta nella breve storia della corsa del Benelux; per lui vincere oggi è un ricorso storico, dato che fu nel 2015 che ad Houffalize consacrò il suo secondo (allora) Eneco Tour, e nel 2017 ottenne una vittoria parziale contro l’allora imbattibile Tom Dumoulin. Tutt’altra musica quest’anno, dove il belga amante della pioggia ha trovato sulla sua strada due giovani terribili: Laurens De Plus, reduce da un Tour dove ha tirato il collo a mezzo gruppo tra Pirenei e Alpi, e oggi ha dimostrato di poter essere fatale anche sulle côtes più brevi; e soprattutto Marc Hirschi, non ancora 21enne eppure oggi vicinissimo al suo primo successo da professionista. Ebbro di voglia ed energie, lo svizzero è stato messo in riga dal collega belga, che oggi ha dato un saggio di quanto l’esperienza in determinate circostanze possa portare dove le gambe da sole non bastano.

Il trio oggi ha guadagnato, tra distacchi e abbuoni, una 30” di secondi circa su tutti gli altri rivali, mettendosi in una posizione di indiscutibile vantaggio; la crono di Den Haag domani declinerà meglio la situazione, con Wellens che potrebbe incrementare il suo vantaggio: ma anche a cronometro, il limite di questo Hirschi (che a causa dei terribili coetanei sta passando sottotraccia ma in qualunque altra annata sarebbe diventato rivelazione dell’anno) è tutto da definire.

Keisse e Dewulf all’attacco prima dell’affondo di De Plus
Breve ma intenso, dicevamo: non c’è migliore descrizione per una tappaccia del genere. Dopo un tratto in linea di 6 km, un circuito di 30 da ripetere 3 volte: subito Côte de Saint-Roch, una salita-simbolo della Liegi-Bastogne-Liegi dove ogni anno, complice la lontananza dal traguardo, viene scattata una delle foto più pittoresche e riconoscibili tra tutte le gare più importanti. Che affrontata nel vivo di una corsa diventa decisiva, considerando che è 1 km all’ 11.5%. Poi, Rue des Bois des Moines e altra salita verso Achouffe, meno ripide, ma il tutto in soli 10 km, con diversi altri saliscendi non classificati, per un totale finale di dislivello che raggiunge i 1500 metri.

Che la tappa sia di massima attenzione per tutti lo si capisce dalla fuga iniziale, che vede impegnati i due uomini delle squadre belghe di riferimento: da una parte Iljo Keisse (Deceuninck-Quick Step), dall’altra il neoprofessionista Stan Dewulf (Lotto Soudal): vantaggio massimo di 1’30”. Durano per metà gara, il tempo che le cose si facciano serie.

Secondo Giro a tutta: Wellens e Van Avermaet rispondono presente
Nel corso del secondo giro la musica cambia anche a livello atmosferico, dato che un bell’acquazzone bagna il percorso. E ciò propizia l’attacco di Laurens De Plus, alla seconda scalata della Rue Bois des Moines: un’azione che spacca il gruppo, oltre a terminare la fuga iniziale. Al termine della salita, sulla scia del belga ci sono solo nomi di alto livello, a cominciare da Tim Wellens (Lotto Soudal), Greg Van Avermaet (CCC Team) e Zdenek Stybar (Deceuninck-Quick Step); ma non sono da buttare neanche i restanti, ossia Jay McCarthy (Bora Hansgrohe), Simon Clarke (EF Education First) e Søren Kragh Andersen (Team Sunweb).

I 9 al comando (coi due ex-fuggitivi che consumano le ultime energie per i rispettivi capitani) guadagnano 20”, costringendo i migliori rimasti dietro a spremersi per rientrare e fare la differenza. Dopo un lungo inseguimento, rientrano a formare un gruppo di 35 unità (nel quale non rientra lo sfortunato Fabio Ganna, caduto in discesa senza conseguenze serie). Non è d’accordo Tim Wellens, ma dopo 3 km allo scoperto anche il vincitore 2014-2015 saggiamente si rialza.

Parte il trio, Cortina li raggiunge ma con fatica
Con ciò che resta del gruppo compatto ai piedi di Sant-Roch, è inevitabile una nuova selezione, ed è ancora De Plus a farsene carico: stavolta alla ruota del belga restano i soli Wellens e Marc Hirschi (Team Sunweb), ancora una volta stupefacente nella maturità dimostrata; manca l’aggancio il suo compagno di squadra Kragh Andersen, il quale cercherà di chiudere anche successivamente, intuendo l’occasione persa a livello di classifica generale.

Tra Saint-Roch e Bois des Moines una tortuosa discesa permette a Hirschi di tirare inaspettatamente il collo agli altri due e a Iván García Cortina (Bahrain Merida) di allungare dal gruppo a caccia dei tre: lo spagnolo parte per 4 km di apnea tra i -26 e i -22, che gli permettono infine l’aggancio ai piedi di Bois des Moines. Ma negli strappi successivi lo spagnolo pagherà visibilmente lo sforzo prolungato, come testimonierà il suo staccarsi all’inizio del Golden Km sul falso piano successivo alla salita. Dove ne escono bene Wellens ed Hirschi guadagnando 6” contro i 3” dei rivali e fanno scena le spallate tra De Plus e Hirschi al secondo sprint, un po’ oltre i limiti del regolamento.

Wellens sfrutta l’astuzia e vince di un’incollatura
Si torna definitivamente in 3 sull’ultima salita verso Achouffe, dove è ancora De Plus in versione martello di Thor a cambiare passo, mandando fuori soglia lo spagnolo mentre gli altri due lo riagganciano lentamente. In discesa è invece ancora una volta lo svizzero a mostrare doti ancora poco conosciute ai più. Dietro c’è poca organizzazione, con Gilbert e Stybar che tirano ma con poche energie, ed il vantaggio cresce fino a salire a 55” ad 11 km dal traguardo; scatta dunque la reazione di Oliver Naesen (AG2R La Mondiale) e di un redivivo Michael Valgren (Dimension Data), alla prima prestazione all’altezza della stagione, che vanno a riprendere Garcia Cortina a 6 km dall’arrivo e recuperano un po’ della distanza sul terzetto di testa, complice anche un po’ di melina nel chilometro finale.

La generale è senza dubbio importante, ma ci sono anche gli abbuoni e la prima vittoria da professionista in ballo per Hirschi: ne consegue un po’ di tatticismo nel finale, dove l’esperienza di Wellens ha la meglio. Bravo il limburghese a portare sulle transenne il giovane svizzero all’ultima curva, costringendolo a rallentare molto; di conseguenza Hirschi parte lungo, su un finale che è anche in salita, e sale molto forte: ma Wellens arriva preciso nella rimonta, e lo batte di un incollatura. Il primo successo da professionista di Hirschi dovrà aspettare; paga un po’ in questa fase De Plus, che chiude con un ritardo di 5”.

Wellens in rampa di lancio per la tripletta
Dietro si continua a battagliare e recuperare: Garcia Cortina alla fine sarà quarto a 23”, con in scia Oliver Naesen; a 26” con Valgren c’è anche un Mike Teunissen (Jumbo-Visma) in formissima, abile a riportarsi nel finale. A 33” arriva ciò che resta del gruppo, un insieme di 14 unità guidato da Søren Kragh Andersen: alla sua scia entrano in top ten Dion Smith (Mitchelton-Scott) e Van Avermaet. 12° Fabio Felline (Trek-Segafredo), unico italiano nel gruppo comprendente tra gli altri anche Stybar, Gilbert e Küng, che con le sue doti a cronometro potrebbe anche trovarsi dopodomani in una buona posizione in classifica.

Crono che sorride abbastanza anche a Tim Wellens, anche se Marc Hirschi, distanziato di 4” in classifica, nell’esercizio è ancora tutto da scoprire e gli 8.4 km di Den Haag non sono una distanza sufficiente da risultare decisiva. A 14” si trova De Plus, poi 36” per García Cortina, 38” per Teunissen, 39”per Naesen, 42” per Valgren e 49” per tutto il gruppo Van Avermaet, una distanza irrecuperabile con la sola cronometro.

Archivio

La vignetta di Pellegrini

Versione stampabile