Marta Bastianelli esulta in Svezia © Christer Hedberg
Marta Bastianelli esulta in Svezia © Christer Hedberg

Bastianelli, una prima tricolore da ricordare

Marta vince il PostNord Vårgårda al debutto con la maglia di campionessa italiana: sono nove le vittorie stagionali. Battuta Marianne Vos nell’ennesimo capitolo del duello

La prima gara di Marta Bastianelli con la maglia tricolore di campionessa italiana si è conclusa nel migliore dei modi: al PostNord Vårgårda, infatti, la 32enne laziale ha messo a segno la nona vittoria stagionale, la terza in una classica dell’UCI Women’s World Tour dopo la Ronde van Drenthe ed il Giro delle Fiandre. Come numero di successo, il 2019 della stella del Team Virtu è già l’anno migliore della sua carriera, ma lo stesso si può dire anche valutando il prestigio delle vittorie e degli altri piazzamenti: la tendinite che l’ha tenuta lontana dalle corse a giugno e nella prima metà di luglio è ormai un lontano ricordo e adesso il focus deve essere tutto sul Campionato del Mondo in Inghilterra, su un percorso che di certo non può spaventare la Bastianelli di quest’anno e da affrontare con la tranquillità e la spensieratezza di chi ha ben poco da perdere visti i grandi successi di questi ultimi mesi.

Una fuga di lusso nella prima parte
Per la quattordicesima edizione, gli organizzatori della gara di Vårgårda hanno optato per modificare il tracciato senza però andarlo ad indurire sotto l’aspetto altimetrico: all’inizio c’era un primo grande giro attorno a Vårgårda di 67 chilometri e con cinque settori di strada sterrata, poi le atlete entravano nei classico circuito finale più breve con la salitella di Hägrunga con la novità di un altro settore di strada bianca da affrontare negli ultimi tre giri. L’obiettivo era probabilmente quello di rendere la gara più selettiva e rendere la vita più difficile a chi punta ad un arrivo in volata con un gruppo abbastanza numeroso: il risultato non sarebbe quindi stato quello sperato, anche perché quest’ultimo tratto di sterrato denominato Landa era sì lungo 3.1 chilometri, ma era pianeggiante e abbastanza scorrevole, non paragonabile con quelli che troviamo alla Strade Bianche.

Ed è stato proprio in un tratto simile e quelli toscani, che la corsa si è accesa nella prima parte: i 3700 metri di salita sterrata, con picchi di pendenza molto arcigni, del settore di Slätthult hanno fatto sì che dopo 35 chilometri si formasse al comando una fuga di lusso di 14 atlete. Il gruppo di testa era formato da Anna van der Breggen e Amy Pieters (Boels-Dolmans), Grace Brown (Mitchelton), Ruth Winder (Trek), Hannah Barnes e Lisa Klein (Canyon), Lucinda Brand, Coryn Rivera e Juliette Labous (Sunweb), Demi Vollering (Parkhotel), Franziska Brausse (WNT), Romy Kasper (Alé Cipollini), Sheyla Gutierrez (Movistar) e la campionessa italiana Marta Bastianelli (Virtu) che non si è fatta sorprendere. Il vantaggio di questo gruppo è arrivato anche a toccare il minuto, ma era evidente che a troppe squadre non poteva star bene una fuga del genere, in particolare a Trek-Segafredo e Parkhotel-Valkenburg: a 63 chilometri dalla conclusione, il gruppo ha quindi annullato questo tentativo e si è ripartiti quasi da zero, anche se il plotone aveva già perso per strada molti elementi.

Salitelle e sterrati non fanno grossa selezione
Annullata la fuga ci sono stati immediatamente altri contrattacchi, tutti infruttuosi, ma poco dopo le atlete si sono prese un po’ di tempo per rifiatare come non avevano potuto fare nei chilometri precedenti con gli sterrati, i brevi strappi e soprattutto l’inseguimento alle attaccanti. Ad approfittare della situazione sono state quindi Elena Pirrone (Valcar), Eri Yonamine (Alé) e Roxane Knetemann (Parkhotel) che a poco meno di 50 chilometri dall’arrivo, in vista dei tre giri finali con la salitella di Hägrunga e lo sterrato di Landa, sono uscite dal gruppo: questo terzetto ha preso una trentina di secondi di vantaggio, ma la loro avventura è durata lo spazio dei 15 chilometro o poco più della prima tornata, perché il plotone si è ricompattato proprio al passaggio sul traguardo ai meno 30 chilometri.

Nel corso del penultimo giro invece è stata Moniek Tenniglo ad allungare da sola sul tratto di sterrato: quest’azione ha permesso alla passista della Mitchelton-Scott si entrare nell’ultima tornata con una ventina di secondi di vantaggio su un gruppetto di una quarantina di unità. Anche all’ultimo passaggio la salitella di Hägrunga, quella classica della corsa svedese, si è rivelata troppo corta e pedalabile per influire in maniera decisiva sull’esito finale: nessuna delle big si è staccata, ma al tempo stesso nessuna ha avuto la forza di attaccare, e così tutto è stato rimandato allo sterrato. Qui c’era ancora in testa Tenniglo che però è stata presa proprio appena tornare sull’asfalto ed anche gli ultimi tentativi in extremis di evitare la volata sono andati a vuoto.

Altro capitolo del duello Bastianelli-Vos
L’ultimo chilometro di Vårgårda è molto ben conosciuto dalle atlete, è lo stesso da anni e in ogni caso viene affrontato più volte ad ogni edizione: tutti sanno che non si tratta di una volata semplice, per una leggera pendenza a salire e per l’ultima curva verso destra a 250 metri dalla conclusione che aiuta chi si fa trovare pronta nelle primissime posizioni. L’anno scorso Marianne Vos aveva affrontato in testa questa curva ed in uscita aveva piazzato un’accelerazione bruciante che le aveva permesso di vincere la gara mettendo addirittura 2″ di margine tra sé e le rivali: la fuoriclasse della CCC Liv ha provato a ripetere la stessa tattica anche quest’anno, ma stavolta Marta Bastianelli le si è incollata a ruota e non si è fatta intimorire da una curva finale disegnata quasi al limite. Vos si è trovata così a fare una volata lunghissima sperando di sfiancare la rivale, ma proprio negli ultimi 30 metri la campionessa italiana ha avuto ancora la forza di uscire dalla scia e di piazzare il colpo di reni decisivo.

Tra Bastianelli e Vos è stata questione di centimetri, ma è stata l’italiana ad avere la meglio in un duello che ha ricordato uno dei tanti di cui sono state protagoniste le due coetanee soprattutto (ma non solo) nei primissimi anni di carriera: e fa impressione pensare che la prima volta che le abbiamo trovate prima e seconda – a posizioni invertite rispetto ad oggi – sia stata addirittura quindici anni fa a Verona ai Campionati del Mondo Juniores. Tutte le altre sono giunte al traguardo più sfilacciate: la giovane sprinter neerlandese Lorena Wiebes ha chiuso terza, poi quarto posto per Chloe Hosking (Alé Cipollini), quinto per la neocampionessa europea Amy Pieters, mentre sesta e settima sono state Marta Cavalli e Maria Giulia Confalonieri, compagne di squadra della Valcar Cylance con la prima che resta ancora in testa alla classifica giovani del Women’s World Tour.

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