Nairo Quintana primo a Calpe © Movistar Team-Bettiniphoto
Nairo Quintana primo a Calpe © Movistar Team-Bettiniphoto

Dove era nascosto questo Nairo?

Colpo di mano di Quintana alla Vuelta, Roche nuovo leader. E Aru dà una risposta forte

Quando una quarantina d’anni fa Stephen King scrisse “A volte ritornano”, probabilmente non immaginava che quel suo titolo sarebbe diventato un luogo comune amatissimo da narratori e titolisti sportivi, ma così è successo, ed è spesso difficile resistere alla tentazione di utilizzare per l’incipit di un articolo questo modo di dire ormai proverbiale. Tutta questa inutile introduzione per usarlo fingendo di non usarlo, ma come definire in maniera più sintetica e centrata una tappa in cui di “ritornanti” ne contiamo non meno di tre, tutti in un colpo solo?

Nairo Quintana torna a far vedere di poter lottare per vincere un GT, poi magari naufragherà prima o poi da qui a Madrid, ma quanto è stata bella la sua manata sulla Vuelta? Una stoccata da 3 km che l’ha proiettato verso un successo che per la sua carriera rappresenta praticamente un unicum, e l’ha detto lui per primo: “Non credo di aver mai vinto in questo modo”. Una novità foriera di una fase della maturità più volte rinviata, o un uovo fuori dal cesto? Sia come sia, oggi questo Nairo senza paura di attaccare, senza attendismi da onorare e senza titubanze a cui pagare dazio, ci è piaciuto tantissimo. Per un avvio di gara in cerca di personaggi, un recupero importante rispetto alla balbettante versione di Quintana che ci ha ammorbati (con qualche lieta parentesi, va concesso) in queste ultime stagioni.

Se poi non è un “ritornante” Nicolas Roche, allora chi? Dopo una carriera dai pochi picchi e dalle lunghissime pause, l’irlandese stava vivendo un tramonto lontano dai riflettori, e invece proprio oggi ha rinverdito il ricordo della sua bella Vuelta 2013, quando già vestì la maglia rossa (per un solo giorno) prima di chiudere col miglior risultato in un GT (fu quinto alla fine). Non sarà competitivo per tre settimane (ma… hai visto mai) ma oggi il suo riquadrino di attenzioni se lo merita tutto, anche perché è stato proprio lui l’iniziatore dell’azione che ha reso così appassionante l’epilogo della seconda tappa della corsa iberica.

Il terzo “revenant” è poi uno di cui abbiamo scritto spesso, in quanto italiani come lui, e per cui abbiamo sofferto parecchio soprattutto da due anni in qua. È Fabio Aru, e quando l’abbiamo visto partire tutto solo dal gruppo maglia rossa per riportarsi con poche pedalate sul drappello che sarebbe andato a giocarsi la vittoria, abbiamo tirato due sospiri di sollievo: uno, a breve raggio, relativo alla caduta di ieri nella cronosquadre, perché se temevamo che il sardo potesse aver patito le botte prese a Torrevieja, la sua risposta odierna è stata piuttosto chiara, e positiva. Il secondo sospiro è ovviamente legato alla carriera di Aru, messa in discussione dal problema all’arteria femorale iliaca, e che oggi pare rifiorire dopo l’operazione che ha risolto tale problema fisico. I dubbi erano tanti, ma il corridore della UAE Emirates, dopo aver voluto fortemente correre il Tour per ricarburare, ha dato oggi segnali molto incoraggianti in quei 25 km chilometri conclusivi, dall’Alto de Puig Llorença all’arrivo di Calpe. Se ai segnali seguiranno conferme lo scopriremo presto; di certo oggi guardiamo allo scalatore di Villacidro con rinnovata speranza, e ciò ci basta per chiudere in attivo il bilancio domenicale.

 

La fuga da lontano e il muro ai -25
Seconda tappa della Vuelta a España 2019, da Benidorm a Calpe per quasi 200 km. Dopo vari tentativi la fuga del giorno è partita al km 16 con Willie Smit (Katusha-Alpecin), Sander Armée (Lotto Soudal), Jonathan Lastra (Caja Rural-Seguros RGA) e Ángel Madrazo (Burgos-BH). Quest’ultimo si è preso i primi due Gpm di giornata e con essi la maglia a pois di migliore scalatore; Lastra, il più su in classifica dei quattro, è stato a lungo maglia rossa virtuale, del resto il vantaggio dei fuggitivi è stato anche ampio, toccando i 7′ al km 60, mentre l’Astana del leader Miguel Ángel López controllava senza troppo affannarsi, con un Dario Cataldo autore di chilometriche trenate.

Ma oggi era tappa da corsa vera, per cui il destino degli attaccanti non era ammantato di gloria: e infatti la fuga è stata annullata, e l’ultimo dei quattro (Armée) è stato ripreso ai -31. Di lì a poco l’Alto de Puig Llorença, tre chilometri molto duri, prometteva di ospitare le scintille dei big.

Il ritmo era già molto alto nell’avvicinamento al muro, all’inizio della salita la EF Education First di Rigoberto Urán ha alzato ulteriormente il livello dello scontro, con un paio di rasoiate di Hugh Carthy alle quali ha risposto presente Davide Formolo (Bora-Hansgrohe); il campione nazionale italiano è stato anzi tra i più attivi lungo tutta la scalata, e si è accodato a un tentativo di Pierre Latour (AG2R La Mondiale), insieme a George Bennett (Jumbo-Visma); Alejandro Valverde (Movistar) ha guidato un’avanguardia del gruppo a chiudere sul terzetto, e in quest’avanguardia c’erano Primoz Roglic (Jumbo), Nairo Quintana (Movistar), Sergio Higuita (EF) e la maglia rossa López. Altri son rientrati poco dopo, qualcuno no: tra tutti, hanno pagato il conto Jakob Fuglsang (Astana) e Steven Kruijswijk (Jumbo).

In vista del Gpm Latour ci ha riprovato, ancora con Bennett, e di nuovo Valverde li ha annacquati, superandoli proprio allo scollinamento, a 25 km dalla fine. Il gruppo alle spalle dei tre era molto selezionato, meno di trenta uomini nel primo troncone, e da lì sarebbe uscita l’azione del giorno.

 

Roche promuove l’azione buona, Aru ci entra di forza
In discesa i tentativi di evasione si sono moltiplicati, di nuovo Latour ci ha provato ma non ha avuto via libera. Ai -21 invece il via libera se l’è preso di forza Nicolas Roche (Sunweb), che ha promosso un contropiede a cui hanno risposto Roglic, Urán, Quintana e Mikel Nieve (Mitchelton-Scott): cinque uomini interessanti, che in breve sarebbero diventati sei, perché dal gruppo maglia rossa è emerso come una furia Fabio Aru (UAE Emirates), e tutto solo si è riportato sul drappello al comando. Non un’esibizione di forza fine a se stessa, visto il prosieguo della storia.

Detto prosieguo è semplice da riassumere: i sei sarebbero andati all’arrivo. I secondi che ballavano tra loro e gli inseguitori erano molto pochi. A lungo Ion Izagirre ha tenuto a vista gli attaccanti, poi si è esaurito nel suo compito di gregariato per López, e allora è stato proprio lui, Superman in persona, a caricarsi sulle spalle il peso dell’inseguimento, aiutato qua e là da Formolo che aveva un Rafal Majka da supportare. Ma davanti, al netto di qualche temporaneo traccheggio, i sei filavano in buon accordo. I 10″ sono diventati 15, e poi hanno continuato a oscillare intorno ai 20 per un po’.

Quando la strada si è fatta più regolare, senza più saliscendi, López ha scoperto di non avere altre cartucce da spendere gratis, oggi, all’alba di questa Vuelta ancora lunga, e si è arreso all’idea che quei contropiedisti non li avrebbe più presi. Anche perché il suo gruppetto (meno di 15) pullulava di compagni di squadra dei sei al comando, per cui la tattica è presto spiegata: nessuno voleva tirare per riprenderli. E i 20″ sono diventati, nei 10 km finali, mezzo minuto; e poi ancora mezzo minuto abbondante.

 

Quintana e la stoccata che non ti aspetti
A questo punto ci si sarebbe potuti chiedere chi dei sei avrebbe avuto lo spunto migliore in volata per vincere la tappa, ma si sarebbe trattato di un quesito ozioso, dato che la sparata da finisseur era dietro l’angolo. E l’ha piazzata proprio quello da cui meno te la saresti aspettata, Nairo Quintana, ipse.

A 3.1 km dalla fine il colombiano è partito secco, magari Urán gli ha pure fatto un mezzo buco, ma più per spingere Roglic a spendere per chiudere, che per solidarietà nazionalistica. E allora Quintana è andato, e subito ha dato l’impressione che sarebbe stato molto difficile andarlo a riprendere.

Roglic non ha chiuso in maniera immediata, ma poi si è speso tanto per provare a riportarsi su Nairo; non era facile, anche perché gli altri pensavano a scattare in proprio più che a organizzare un trenino efficace: ai 2.5 ci ha provato Roche, poi è partito da sé Urán, quindi ai 1800 metri Aru e soprattutto Nieve, a ruota di Roglic, hanno rischiato di cadere su una rotonda; Fabio è riuscito a restare con lo sloveno, Nieve ha perso il passaggio ed è uscito dalla contesa.

Roglic e Aru si son riportati su Roche e Urán ai 1500 metri, e di nuovo nessuno ci ha tenuto più di tanto a dare cambi a Primoz, mentre Nairo sentiva sempre più forte l’odore della vittoria; e con esso, pure il profumo della maglia rossa.

E invece lo Sciamano di Cómbita si è dovuto accontentare solo di metà della posta, ed è stato comunque un gran bell’accontentarsi: nonostante abbia pedalato come un diretto fino alla linea d’arrivo, riservandosi di esultare solo dopo aver varcato quella soglia, non è riuscito a mettere abbastanza secondi tra sé e gli altri, su tutti Roche; il quale, sprintando per il secondo posto a 5″ da Nairo, ha incassato l’abbuono che gli ha consentito di tenersi il sudamericano 2″ dietro in classifica. Niente roja per Quintana, ma di sicuro tanta convinzione per una Vuelta da correre come un tempo: da protagonista.

 

Roche primo della generale, Formolo in top ten
Riassumendo, all’arrivo Quintana ha preceduto di 5″ Roche, Roglic, Urán e Aru in quest’ordine; a 8″ è arrivato Nieve; a 37″ il gruppetto di López, con Higuita a precedere Tadej Pogacar (UAE), Alex Aranburu (Caja Rural-Seguros RGA), Valverde e gli altri (tra cui citiamo Wilco Kelderman della Sunweb ed Esteban Chaves della Mitchelton): in totale 13 uomini in questo drappello. Il gruppo di Fuglsang e Kruijswijk è arrivato a 1’43”, e ciò significa che le gerarchie in Astana e Jumbo sono delineate nettamente in favore di López e Roglic (non che alla vigilia ci fossero grossi dubbi su chi dovesse fare il capitano, ma i fatti di oggi spazzano il campo da possibili fraintendimenti).

In classifica ritroviamo quindi al comando Nicolas Roche, che precede di 2″ Quintana, di 8″ Urán, di 22″ Nieve e di 33″ l’ex leader López. Seguono Roglic a 36″, Wilco Kelderman (Sunweb) a 38″, Higuita a 40″ e la coppia Bora-Hansgrohe formata da Davide Formolo e Rafal Majka a 46″. Fabio Aru risale in 14esima posizione anche se aumenta il distacco dal primo (era a 1’07” da López, ora è a 1’08” da Roche).

Domani la terza tappa sarà più facile di quella odierna, anche se non è da escludere qualche sorpresa visto che non mancano strappetti negli ultimi 100 km; l’esito più pronosticabile per questa Ibi-Alicante di 188 km resta comunque il successo di un uomo veloce, nell’ambito di uno sprint più o meno corposo.

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