Jesús Herrada "vendica" il fratello e vince alla Vuelta a España © Photo Gómez Sport
Jesús Herrada "vendica" il fratello e vince alla Vuelta a España © Photo Gómez Sport

In Spagna tutto cambia perché nulla cambi

Vuelta sottosopra: tappa a Jesús Herrada, Dylan Teuns va in maglia rossa, ma Miguel Ángel López resta il favorito. Anche perché perde un paio di avversari: Urán e Roche, caduti, tornano a casa

Nell’economia di un grande giro le giornate da fuga sono molteplici, e anzi in questi ultimi anni la tendenza del gruppo a lasciar andare gli attaccanti di giornata (in particolare nelle frazioni di montagna) è addirittura in aumento. E va bene. Ciò però non vuol dire che necessariamente quando una fuga va in porto ciò rivoluzioni la classifica generale della corsa. Invece oggi, nella sesta tappa della Vuelta a España 2019, è successo proprio questo: cambia di nuovo il leader della generale, Miguel Ángel López cede la maglia rossa come aveva già fatto domenica, e proprio come domenica non fa drammi, dato che sa che domani potrà più o meno tranquillamente riprendersela; o se non sarà domani, ci potrà riprovare con maggiori chance domenica.

La classifica è stata modificata profondamente non solo dall’esito della tappa, ma anche e soprattutto da una caduta che ha fatto fuori quattro nomi interessanti, ovvero Nicolas Roche, Rigoberto Urán, Victor De La Parte e Hugh Carthy, nell’ordine quinto, sesto, 13esimo e 30esimo della generale. Anche in questo caso si può dire: non necessariamente tutte le cadute portano al ritiro di un corridore, figurarsi di quattro pezzi importanti come quelli costretti a lasciare la corsa oggi, più o meno ammaccati.

In questo mezzo riepilogo volante non abbiamo ancora citato i protagonisti in positivo della tappa: ovvero il vincitore Jesús Herrada e la nuova maglia rossa Dylan Teuns. Il castigliano della Cofidis è nella stagione della maturità, quella di oggi è la sesta vittoria del 2019, per lui che in passato al massimo riusciva a collezionare un paio di successi all’anno. 12 mesi fa riuscì peraltro a vestirsi fugacemente di rosso (sempre dopo una fuga), ma c’è da scommettere che preferisca questo squillo di oggi, il primo per lui in un grande giro; oltre che una piccola vendetta per le vicissitudini di suo fratello José, anche lui in una fuga buona, ieri verso Javalambre, ma preso nella morsa dei due Burgos-BH Madrazo e Bol.

Quanto a Teuns, aveva timbrato al Tour de France (la tappa in cui battè Ciccone a La Planche des Belles Filles, ricordate?) e già in precedenza al Delfinato, per cui questo liderato in Spagna completa un’estate per lui molto positiva, dopo una campagna delle classiche in cui aveva raccolto pochino. Tra l’altro, date le sue caratteristiche, non sarebbe assurdo pensare che domani possa difendere la maglia rossa, difendendo sul muro di Mas de la Costa il minuto che lo separa da López. Difficile sì, impossibile no.

 

Fuga interessante, caduta dirompente
Non è stato facile per la fuga mettersi in moto nella sesta tappa della Vuelta a España 2019, la Mora de Rubielos-Ares del Maestrat di 198.9 km. Vari tentativi in avvio, si son visti in azione pure Jacopo Mosca (Trek-Segafredo) e Marco Marcato (UAE Emirates), poi con più convinzione Wout Poels (Ineos), che ha conquistato i due Gpm posti in apertura di frazione; ma solo dopo 46 km, a 153 dalla fine, hanno preso il largo i veri fuggitivi di giornata, 11 uomini che qui elenchiamo in ordine di classifica: David De La Cruz (Ineos), Dylan Teuns (Bahrain-Merida), Robert Gesink (Jumbo-Visma), Tejay Van Garderen (EF Education First), Jesús Herrada (Cofidis, Solutions Crédits), Gianluca Brambilla (Trek), Tsgabu Grmay (Mitchelton-Scott), Bruno Armirail (Groupama-FDJ), Nelson Oliveira (Movistar), Damien Godon (AG2R La Mondiale) e Pawel Poljanski (Bora-Hansgrohe). I meglio piazzati nella generale, De La Cruz e Teuns, rispettivamente 23esimo e 25esimo a 4’35” e 4’43”. Il dato lo riportiamo perché dopo diventerà interessante.

La fuga ha macinato senza che il gruppo sbracasse, almeno sulle prime, e il margine è stato tenuto a lungo intorno ai 3′. Col notes possiamo allora saltare direttamente al momento topico della caduta al km 107, a 92 dalla fine. Innescata – a quanto dicono le voci dal gruppo, in assenza di immagini che testimonino l’accaduto – da uno scarto improvvido di Tony Martin (Jumbo) che è finito giù coi compagni George Bennett e Neilson Powless, e con gli EF Rigoberto Urán, Hugh Carthy, Sergio Higuita e Logan Owen (uno strike), e ancora con l’ex maglia rossa Nicolas Roche (Sunweb), col campione italiano Davide Formolo (Bora), con l’uomo di classifica CCC Victor De La Parte e col promettente James Knox (Deceuninck-Quick Step). Come già sapete, la peggio l’hanno avuta Urán, Carthy e De La Parte, direttamente ritiratisi, e Roche, che ha alzato bandiera bianca 15 chilometri più avanti, dopo lungo conciliabolo con l’auto medica. Formolo da parte sua ha patito per tutto il resto della giornata, pagando all’arrivo oltre 12′ rispetto al gruppo dei big: un distacco patito tutto nei 30 km conclusivi, peraltro, dato che ai -46 Davide era riuscito a riportarsi nel plotone dopo un faticoso inseguimento solitario. Uno sforzo pagato poi con gli interessi sulle salite del finale.

 

Gli attaccanti si giocano tappa e maglia
Con la fuga ormai avviata al successo, la salita di Puerto de Culla, svettante ai -25, diventava il trampolino ideale per eventuali attacchi tra gli 11 battistrada. In effetti l’accordo tra di loro è andato via via scemando, e dopo qualche schermaglia è stato Tsgabu Grmay a rompere l’equilibrio scattando a 28.5 km dal traguardo (e a 3 dalla vetta). L’etiope ci ha creduto e ha guadagnato un paio di decine di secondi, e sulla scorta della sua azione si sono mossi altri fuggitivi: prima Van Garderen, poi Gesink, e De La Cruz, e con maggiore convinzione Oliveira.

Dopo lo scollinamento Van Garderen ha completato la giornata horror della EF cadendo in curva (avrebbe poi chiuso ultimo a 25′ dal vincitore), mentre Oliveira si è riportato su Grmay a formare una coppia che funzionava, dato che il margine dei due sugli immediati inseguitori è salito a oltre mezzo minuto. Arrivare al traguardo restava però impresa difficile, considerando gli 8 km di salita verso il traguardo di Ares del Maestrat.

Ancora a metà ascesa il margine di Grmay e Oliveira era di 37″, ma quando Armirail ha aperto le ostilità alle spalle dei due, tutte le certezze di questi ultimi sono diventate labili. Poljanski e Herrada hanno chiuso sul francese, poi è rientrato pure Teuns che ha subito impostato un contropiede ai 3.7 km, e dietro al belga si è mosso Herrada: è bastato questo scatto per dimezzare il distacco dai due di testa. De La Cruz, il più in alto in classifica tra i fuggitivi, si era esaurito nel tirare fino a lì (accecato dalla possibilità di conquistare la roja) e non ne ha avuto più per accodarsi: diventava Teuns il principale candidato al primo posto nella generale.

Ai 3.2 km Grmay ha finito le energie e si è staccato da Oliveira, ma ormai i due inseguitori erano lì e hanno ripreso prima l’africano e poi anche il portoghese, allo scoccare dei 3 km. Il corridore della Movistar ha resistito 400 metri, poi si è dovuto far da parte anche lui, mentre Teuns pestava e pestava per mettere quanto più margine possibile su De La Cruz (impresa non proibitiva a quel punto) e pure per difendere il difendibile rispetto al gruppo López.

 

Herrada e Teuns, festa per due. E Pogacar smuove le acque
Con Teuns focalizzato solo sulla conquista del primato, Herrada ha avuto buon gioco a raccogliere idee e forze in vista della sparata che gli avrebbe dato il successo: e puntuale il suo affondo è giunto a 300 metri dal traguardo, e il belga della Bahrain non ha avuto niente da opporre alla sparata di Jesús, che così è andato a vincere prima di abbandonarsi a un po’ di sana commozione. Teuns è passato dopo 7″ e tutto contento si è disposto a buttare un occhio al cronometro per vedere quanto ci avrebbero messo i big ad arrivare fin lassù.

I fuggitivi (escluso il povero Tiggei) sono arrivati alla spicciolata: a 21″ Godon e Gesink, a 37″ Armirail, a 39″ Poljanski, a 45″ Oliveira, a 47″ Brambilla, a 50″ De La Cruz, a 2’35” Grmay. In gruppo intanto succedeva poco, ma comunque qualcosina si è vista, anche se solo negli ultimi 1500 metri: ed è stato Tadej Pogacar (UAE) a muoversi, con una bella progressione che gli ha concesso un paio di minuti di apnea e di protagonismo, ma che stringi stringi si è risolta in un guadagno minimo rispetto a tutti gli altri: appena 2″ per lui, arrivato 11esimo a 5’42”, mentre gli altri – Pierre Latour (AG2R) in testa – chiudevano a 5’44”. E tra questi altri non mancava Fabio Aru (UAE), 22esimo e oggi all’altezza della situazione.

Così cambia la classifica: Dylan Teuns è la nuova maglia rossa con 38″ su De La Cruz, 1′ su López, 1’14” su Primoz Roglic (Jumbo), 1’23” su Nairo Quintana (Movistar) e Gesink, 1’28” su Alejandro Valverde (Movistar), 2’17” su Esteban Chaves (Mitchelton), 2’18” su Rafal Majka (Bora), 2’47” su Pogacar. Salta Davide Formolo che era 12esimo, mentre Fabio Aru (UAE) risale in 16esima posizione, primo degli italiani a 3’47” da Teuns.

Domani la settima tappa prevede un arrivo in salita tostissimo ancorché breve: garagismo vueltistico a tutto andare nella Onda-Mas de la Costa di 183.2 km. Un’altra bella rimescolata alla classifica generale è facilmente prevedibile.

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