Philippe Gilbert vince a Bilbao © Getty Images
Philippe Gilbert vince a Bilbao © Getty Images

Dieci volte Gilbert, e si merita anche la lode

Vuelta a España, a Bilbao il belga stacca tutti e vince, dimostrando ancora una volta di onorare ogni corsa. Domani arrivo in salita a Los Machucos

Non parte Thomas e non parte la fuga
Dopo la crono e la giornata di riposo attivo di ieri, dove la fuga ha ricevuto uno spazio considerevole, la Vuelta a España approccia la seconda parte di gara con una frazione di difficile lettura: la Circuito de Navarra-Bilbao di 171.4 km non è difficile ma non è semplice, in particolar modo con le tre salite posizionate nei 50 km conclusivi di gara. L’ultimo gpm è l’Alto de Arraiz, abituale muro nelle varie gare basche con una pendenza media del 12.2% in poco più di 2 km di ascesa. Dalla cima rimangono 8 km, di fatto tutti in discesa, per giungere sul traguardo del capoluogo della Biscaglia.

Alle 13.13 la frazione prende il via dall’autodromo navarro; presenti in 165, ossia tutti quelli in azione ieri tranne Benjamin Thomas. Per il campione francese a cronometro della Groupama-FDJ, per altro in fuga mercoledì, la febbre lo ha consigliato a fermarsi. Succede tutto e non succede nulla nelle prime due ore di giornata: tanti, tantissimi attacchi ma nessuno che riesce ad evadere. Ci provano Bevin e Sáez, Cavagna e Jauregui, De Gendt e Drucker ma non c’è nulla da fare, il gruppo non pare desideroso di vivere due tappe relativamente tranquille di fila.

Smit dà il là all’attacco, dentro anche Conti e Gilbert
Dopo due ore la media è superiore ai 47 km/h, nonostante il maltempo incontrato strada facendo. L’Alto de Azázeta (km 42.4) è l’unico gpm affrontato, vinto da Sergio Henao (UAE Team Emirates) ma, come detto, né il colombiano né altri si avvantaggiano. Così come è innocua una momentanea frattura del plotone attorno al km 60. Bisogna attendere il km 95 per vedere un elemento, segnatamente il sudafricano Willie Smit (Team Katusha Alpecin), avvantaggiarsi in un tratto di veloce discesa e prendere spazio.

2 km più tardi, sempre con la strada che pende all’ingiù, evade un gruppo di ben diciotto unità: sono José Joaquín Rojas (Movistar Team), Manuele Boaro (Astana Pro Team), Heinrich Haussler (Bahrain Merida), Felix Grossschartner (Bora-Hansgrohe), Francisco Ventoso (CCC Team), Philippe Gilbert e Tim Declercq (Deceuninck-Quick Step), Tosh Van der Sande (Lotto Soudal), Tsgabu Grmay (Mitchelton-Scott), Nikias Arndt (Team Sunweb), John Degenkolb e Jacopo Mosca (Trek-Segafredo), Valerio Conti e Marco Marcato (UAE Team Emirates), Alex Aranburu e Jonathan Lastra (Caja Rural-Seguros RGA), Fernando Barceló e Cyril Barthe (Euskadi-Murias).

Grossschartner e Grmay in azione, gran lavoro di Gesink
Il plotone di disinteressa sin da subito così i battistrada, diventati diciannove con il riassorbimento di Smit, hanno insperatamente via libera, oltrepassando il cartello dei meno 50 km con 4’50” di vantaggio, toccando 10 km più tardi l’apice in 5’50” poco prima dell’imbocco dell’Alto de Urruztimendi: Declercq e Marcato si impegnano in quello che sanno fare come pochi altri, ossia dettare un ritmo esigente che fa staccare Aranburu, Degenkolb, Lastra, Smit e Ventoso, che tuttavia rientrano in discesa – nessuna lotta per il gpm al km 134.7, con Marcato che si prende i 3 punti in palio.

Dopo un iniziale lavoro di Imanol Erviti per la Movistar, il gruppo vive una accelerazione netta dettata dal Team Jumbo-Visma con Robert Gesink che fa staccare diversi elementi portando il plotone a scollinare dopo 4’20”. La discesa vede un rimescolamento, con gli staccati rientrare e uno di essi, il locale (è nato proprio a Bilbao) Lastra che vanamente prova ad avvantaggiarsi prima dell’Alto El Vivero. Qui Grossschartner si muove con Marcato, ma il veneto non tiene il suo passo, così l’austriaco ha modo di involarsi; l’unico che lo raggiunge a 1 km dalla vetta è Grmay, autore di un inseguimento non banale.

Gilbert parte sul tratto duro e si invola
Al gpm (km 144.8) è l’etiope a passare per primo; il gap del gruppetto inseguitore, tirato dal solito Marcato e dal quale hanno definitivamente perso terreno Degenkolb, Haussler, Smit e Ventoso, è di 40″ mentre il plotone maglia rossa è a 3’50” e ridotto ad una trentina di unità dato il lavoro senza sosta di un Gesink tornato finalmente a pedalare senza problemi di sorta. Il viaggio verso il primo transito a Bilbao vede il solito, instancabile Declercq lavorare a fondo. E il trattore belga fa il suo riducendo a 7″ il ritardo dalla coppia di attaccanti ai meno 10 km, proprio all’imbocco dell’attesissimo Alto de Arraiz.

Si sale in mezzo alla abituale moltitudine basca, sempre ordinata e interessata solamente a tifare e non a farsi selfie o a correre appresso ai veri protagonisti della gara; già nei primi metri Grmay e Grossschartner vengono ripresi e bisogna attendere poco per assistere ad un nuovo ribaltamento: sul tratto duro, a 1700 metri dal gpm, si muove Philippe Gilbert con una botta secca. Inizialmente Barceló rimane con lui, ma il giovane spagnolo deve cedere. Va via da solo il vallone, che in cima (km 163.8) ha una ventina di secondi sul duo Aranburu e Barceló.

Decima per il campione belga, Aranburu in seconda posizione
Dietro, terminato il compito di Gesink, i gialloneri fanno lavorare Kuss e Bennett, in un gruppo sempre più ristretto ma dove sono presenti tutti gli uomini di classifica – il miglior piazzato mancante è Óscar Rodríguez, diciottesimo – e dove solo Miguel Ángel López brevemente tenta di saggiare l’altrui condizione, con Marc Soler che ricuce in un battibaleno e si candida ad essere l’elemento fondamentale per consentire nei prossimi giorni a Valverde (e a Quintana…) di sognare in grande.

Non è un sogno ma realtà il successo di tappa per Philippe Gilbert che, pur non brillando in discesa e nel breve tratto pianeggiante, va a vincere. Sesta affermazione in carriera alla Vuelta e decima (come indica chiaramente a favor di camera) gioia nei grandi giri; in qualsiasi corsa il belga della Deceuninck-Quick Step dimostra di essere al via non solo per onor di firma e oggi, ancor una volta, ricorda a tutti perché è così apprezzato da tifosi e avversari.

La volata a due per il secondo posto a 3″ vede spuntare Alex Aranburu, che regala alla sua Caja Rural-Seguros RGA la terza piazza d’onore in quest’edizione; terzo, quindi, Fernando Barceló mentre è quarto a 22″ il solito José Joaquin Rojas, uno che è vicino ai 50 quarti posti della carriera. Quinto a 26″ Nikias Arndt, quindi seguono a 29″ Tosh Van der Sande, Cyril Barthe, Manuele Boaro e Tim Declercq. Completa la top ten a 31″ Valerio Conti.

I big rimandano tutto a domani, Los Machucos promette battaglia
Arrivano tutti assieme a 3’02” gli uomini di classifica; situazione quindi immutata nella generale, con Primoz Roglic in maglia rossa con 1’52” su Alejandro Valverde, 2’11” Miguel Ángel López, 3′ su Nairo Quintana, 3’05” su Tadej Pogacar e via a seguire tutti gli altri.

Domani arriva una delle tappe più attese dell’intera edizione, la Bilbao-Los Machucos di 166.4 km. Sei gpm, due di seconda e quattro di terza categoria, portano la corsa ad Arredondo dove inizia l’ascesa conclusiva di 6.8 km al 9.2% di pendenza media; dato che inganna, perché nell’altopiano dedicato alla Vaca Pasiega è il festival del garagismo spinto, con tratti anche discretamente lunghi sopra il 20% prima di un risciacquo finale in discesa. Nel 2017 tagliò per primo il traguardo Denifl, il cui nome nell’albo d’oro è stato sbianchettato di recente in favore di un Contador che mise in grossa difficoltà Froome.

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