La vittoria di Phil Bauhaus © Bettiniphoto
La vittoria di Phil Bauhaus © Bettiniphoto

Lo stile Bauhaus ritorna protagonista

Il velocista tedesco vince la Coppa Bernocchi: è il terzo successo consecutivo per la Bahrain-Merida. Sul podio Consonni e Imerio Cima

In questa stagione l’Italia porta bene al 25enne velocista tedesco Phil Bauhaus: nel mese di luglio aveva esultato nel criterium di Mestre che aveva anticipato la Adriatica Ionica Race, oggi invece ha conquistato la sua prima vera vittoria stagionale diventando così il primo ciclista tedesco ad iscrivere il proprio nome nell’albo d’oro e prolungando a tre la striscia di vittorie consecutive della Bahrain-Merida nella classica legnanese. Tre settimane fa Bauhaus era stato era stato uno dei 176 corridori a prendere il via alla Vuelta a España e forse in cuor suo oggi avrebbe preferito essere nella mischia dello sprint di Madrid: nel duro tappone andorrano del nono giorno, però, era stato costretto al ritiro ed il cambio di programma gli ha portato comunque una bellissima soddisfazione.

Partenza veloce, 5 italiani in fuga
Il tracciato molto filante nella prima parte ha prodotto un avvio di corsa rapido con ben 47.7 chilometri percorsi nella prima ora: i primi scatti sono andati a vuoto, poi al chilometro 23 sono usciti dal plotone Nikita Stalnov (Astana), Mauricio Moreira (Caja Rural), Alessandro Covi (Colpack), Nicola Graziato (Sangemini-Trevigiani) e lo stagista Marco Landi (Gazprom-RusVelo) che s’era visto all’attacco da lontano anche ieri alla Coppa Agostoni. Questo attacco di cinque corridori ha avuto il via libera e così davanti hanno guadagnato abbastanza rapidamente un buon vantaggio.

Arrivando al circuito della Valle Olona con la salita del Piccolo Stelvio da ripetere sei volte, la fuga ha toccato un vantaggio massimo di 5’15” ma ha anche iniziato a perdere qualche pezzo per strada: il primo a mollare è stato l’uruguaiano Mauricio Moreira, poi si è arreso anche Marco Landi ed infine è stato Nicola Graziato a staccarsi ed a lasciare da soli al comando Alessandro Covi e Nikita Stalnov che a 60 chilometri dall’arrivo avevano circa un minuto e mezzo di vantaggio ed un un destino che ormai appariva segnato.

Poca selezione ma tanta battaglia in gruppo
Nel corso dell’ultimo passaggio sulle principali asperità del percorso è stata la Neri Sottoli-Selle Italia-KTM a provare a fare un po’ di selezione con Giovanni Visconti in salita e poi imponendo un buon ritmo anche tra discesa e pianura: ad un certo punto il plotone, anche molto numeroso, si era spezzato per l’alta velocità ed i numerosi tentativi di attacco, ma è stata la Nazionale Italiana ad organizzarsi per andare a chiudere rapidamente il buco che si era formato. Questa violenta accelerazione della corsa ha fatto sì che i due fuggitivi superstiti, Covi e Stalnov, fossero ripresi dal gruppo a 44 chilometri dall’arrivo: a quel punto le principali asperità del percorso erano ormai alle spalle e la volata di gruppo era diventata ancora una volta l’epilogo più probabile.

Ma quando c’è voglia di darsi battaglia a volte basta davvero poco e così a 42 chilometri su un breve tratto in contropendenza è scattato Marco Canola (Nippo) che si è portato dietro Alexey Lutsenko (Astana) ed in un attimo ha istigato la reazione di altri corridori che vedevano soprattutto nel campione kazako la locomotiva ideale a cui accordarsi per cambiare un esito già scritto. Fiutando il pericolo, anche il grande favorito Elia Viviani (Italia) ha scelto di muoversi in prima persona e così in testa alla corsa si è venuto a creare un drappello di otto corridori che oltre a Canola, Lutsenko ed il campione europeo, comprendeva anche Alessandro Bisolti (Androni), Giovanni Visconti e Davide Gabburo (Neri), Pierre Rolland (Vital Concept) e Fabien Grellier (Total).

Viviani ci prova con Visconti e Lutsenko
Un gruppo di attaccanti di questo livello e con così tante squadra rappresentate può rappresentare un grosso pericolo per chi è interessato ad arrivare in volata, soprattutto se davanti trovano rapidamente un accordo: e oggi i battistrada non hanno perso tempo a studiarsi, ma hanno subito premuto sull’acceleratore e approfittando di un attimo di indecisione nel plotone hanno portato a 30″ il loro vantaggio. Ed è stato proprio in quel momento in cui squadre e corridori hanno fatto le loro valutazioni tattiche che si è giocato la corsa: la fuga poteva andare bene a molti, ma la presenza di Viviani rendeva il tutto più scomodo e soprattutto avrebbe reso più incerto lo sprint nel caso in cui gli attaccanti fossero stati ripresi.

E così davanti l’accordo tra i fuggitivi si è dissolto e dietro si sono messe a tirare di buona lena Androni, Bardiani, UAE, Bahrain, Wanty e Total ma per svariati chilometri il gap è rimasto stabile attorno ai 25″. Nonostante la coalizione tra più squadre, Lutsenko, Viviani e Visconti non si sono arresi tanto facilmente e a 23 chilometri dall’arrivo hanno allungato ancora lasciando sul podio gli altri compagni di avventura che non davano un contributo all’azione: un tentativo molto generoso ed il solo fatto di essere riusciti a resistere fino ai 10 chilometri al traguardo è un numero che va applaudito, anche se per Viviani questo ha significato corsa finita visto che il veronese si è subito fatto sfilare all’indietro una volta ripreso.

La Bahrain lancia Bauhaus al successo
Gli ultimi chilometri di corsa per le vie di Legnano sono stati di preparazione alla volta, con le squadre che non si sono fatte turbare da un paio di tentativi isolati, di cui il più rilevante è stato quello di Davide Baldaccini della Colpack. All’ultimo chilometro è stata la Bahrain-Merida a prendere la testa del plotone con un treno ben organizzato per Phil Bauhaus, che ha consentito al tedesco di evitare una brutta caduta avvenuta nelle prime posizioni del gruppo a circa 300 metri dall’arrivo: il primo ad andare giù è stato il ligure Niccolò Bonifazio che con la propria ruota anteriore ha toccato quella posteriore di Bauhaus innescando la carambola che ha coinvolto poi anche altri corridori. Nel contatto il tedesco della Bahrain ha perso una pedalata, che comunque non gli ha impedito di scatenare tutta la propria potenza sul rettilineo finale andando a cogliere un successo netto.

In seconda posizione si è piazzato Simone Consonni che dopo essere partito forse un po’ troppo indietro era riuscito a prendere la scia di Bauhaus e ad accorciare la distanza, ma comunque senza arrivare ad insidiarlo sul serio per la posizione: a seguire ancora tanta Italia con Imerio Cima (Nippo-Vini Fantini-Faizanè) che è riuscito ad agguantare il terzo gradino del podio davanti ad Alexander Konychev, Damiano Cima ed al campione europeo Under 23 Alberto Dainese. A completare le prime dieci posizioni dell’ordine d’arrivo troviamo poi Yevgeniy Gidich, Edwin Avila, Riccardo Stacchiotti e Umberto Marengo.

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