Alexey Lutsenko primo a Peccioli © Bettiniphoto
Alexey Lutsenko primo a Peccioli © Bettiniphoto

Prove di Mondiale, che numero di Lutsenko!

Il kazako stravince alla Coppa Sabatini dopo 175 chilometri di fuga di cui gli ultimi 80 da solo. Sul podio Sonny Colbrelli e Simone Velasco

Il ventisettenne kazako Alexey Lutsenko è un corridore a cui non piace fare molti calcoli quando è in sella alla propria bicicletta con un numero attaccato alla schiena: quando è nelle giornate migliori il portacolori dell’Astana Pro Team non teme rivali, percorsi e fatica, sa attaccare, sa spingere il lungo rapporto ed è capace anche di andare in fuga, soffrire, cadere due volte in discesa e poi ancora di battere tutti in volata, come ha fatto quest’anno alla Tirreno-Adriatico nella tappa che si concludeva a Fossombrone. Insomma, si potrebbe dire che Lutsenko è un po’ un corridore all’antica come pochi ce ne sono in gruppo al giorno d’oggi e spesso ci siamo ritrovati a raccontare e commentare dei bei numeri del campione kazako.

La Coppa Sabatini 2019 sarà ricordata come una delle più belle imprese dell’erede di Vinokurov che sul traguardo di Peccioli ha trionfato al termine di 175 chilometri di fuga, dei quali più di 80 percorsi da solo e senza mai dare una minima possibilità di rientro agli inseguitori. Dopo il secondo posto alla Coppa Agostoni, Lutsenko voleva una vittoria in Italia per trovare fiducia e morale in vista dei Campionati del Mondo: con il successo di oggi il kazako si è sicuramente attirato addosso anche un po’ di attenzioni extra, perché è vero che in Toscana il livello non era quello che poi troverà nello Yorkshire, ma è anche vero che lasciare 30″ di vantaggio ad un corridore così, che una maglia iridata l’ha già conquistata nel 2012 tra gli Under23, può essere decisamente pericoloso.

Chilometro 20, vanno in fuga in 16
Il percorso di questa edizione della Coppa Sabatini era identico a quello delle passate edizioni con un tratto in linea iniziale di 57.6 chilometri, un circuito di 21.7 da ripetere tre volte ed infine il circuito finale di 12.2 chilometri da ripetere 6 volte con la rampa in salita di Peccioli come principale ostacolo. L’avvio di gara è stato subito molto veloce e dopo appena 20 chilometri, salendo verso Chianni, si è formata una fuga molto pericolosa di ben 16 corridori: in questa azione c’erano Egan Bernal (Ineos), Alexey Lutsenko e Dmitry Gruzdev (Astana), Simone Petilli (UAE Team Emirates), Davide Formolo (Italia), Antonio Nibali (Bahrain-Merida), Simone Ravanelli (Androni), Lorenzo Fortunato (Neri Sottoli), Sho Hatsuyama (Nippo), Alessandro Fedeli (Delko), Natnael Berhane (Cofidis), Evgeny Shalunov (Gazprom), Anthony Delaplace (Arkéa), Fabien Doubey (Wanty), Simon Pellaud e Anthony Rappo (IAM) e Stefan Bissegger (Svizzera).

Un gruppo così numeroso e di così buon livello ha immediatamente fatto scattare tutti gli allarmi nel gruppo e fin da subito ci sono state diverse squadre che si sono messe a lavorare il testa al gruppo per far sì che il gap non diventasse troppo ampio e quindi impossibile da recuperare: questo ha significato un corsa senza un attimo di respiro, ma il vantaggio dei battistrada ha continuato a salire gradualmente fino a toccare un massimo di 1’55” durante il secondo dei tre giri a 21.7 chilometri. A questo punto è stata la Bahrain-Merida del favoritissimo Sonny Colbrelli, già due volte primo e due volte secondo a Peccioli, ad organizzarsi con decisione per ridurre il distacco.

Lutsenko attacca, nessuno lo segue
Il lavoro della Bahrain-Merida aveva decisamente invertito la tendenza con il gruppo principale che aveva recuperato abbastanza velocemente una trentina di seconda: poteva essere l’inizio di una rimonta abbastanza semplice, anche perché davanti a questo punto l’accordo non era dei migliori, ma evidentemente Alexey Lutsenko aveva altri piani per la gara odierna. A circa 80 chilometri dall’arrivo, approfittando di un tratto di salita, il kazako ha attaccando per dare nuova linfa alla fuga e, come ha poi rivelato al termine della corsa, si aspettava che qualcuno, Bernal in primis, lo avrebbe seguito: e invece l’uomo dell’Astana si è ritrovato da solo al comando della tappa ma non ci è stato a pensare due volte e ha tirato dritto come se il traguardo fosse lì, appena qualche chilometro più avanti.

Dietro ad Alexey Lutsenko la situazione di corsa è cambiata velocemente, anche perché della fuga originaria erano rimasti al suo inseguimento Bernal, Nibali, Petilli, Formolo, Bissegger, Ravanelli, Fedeli e Doubey che però si sono rivelati incapaci di riguadagnare terreno. Ma al tempo stesso anche il plotone non ha più recuperato nulla nei confronti del fuggitivo solitario che, anzi, si è ripreso i trenta secondi persi in precedenza e ha riportato il proprio vantaggio nell’ordine dei due minuti. Sulla carta ci sarebbe stato ancora il tempo per ribaltare la situazione perché i chilometro all’arrivo erano 50, ma più ci si avvicinava al traguardo e più corridori perdevano contatto dal gruppo principale, mentre il distacco rimasto stabile a due minuti.

Colbrelli, Sbaragli e Velasco ci provano
Al passaggio sotto al traguardo di Peccioli che segnava due giri alla conclusione, Lutsenko aveva ancora i suoi due minuti di vantaggio e così i favoriti hanno provato una sorta di mossa della disperazione provando a muoversi in prima persona. Su un allungo si Alberto Bettiol si è formato un gruppetto che comprendeva anche Cimolai, Colbrelli, Albasini, Visconti, Velasco, Narvaez, Vendrame, Sbaragli, Finetto e Cherkasov senza che si trovasse un buon accordo e poi, mentre Bettiol veniva appiedato dai crampi, sono partiti Sonny Colbrelli, Kristian Sbaragli e Simone Velasco che hanno tentato il tutto per tutto.

All’inizio dell’ultimo giro da 12.2 chilometri, dopo aver affrontato per l’ennesima volta lo strappo di Peccioli, il vantaggio di Lutsenko sui tre più immediati inseguitori era di 1’15” mentre il gruppo era sempre a due minuti, con l’ecuadoriano Jonathan Narvaez che è comicamente transitato in quinta posizione dopo un grande sforzo fisico nell’ultimo chilometro che fa pensare che il corridore del Team Ineos avesse tenuto male il conto dei giri, cosa che tra l’altro è già successi in passato proprio qui alla Coppa Sabatini. Nell’ultimo giro del percorso di fatto non è cambiato nulla: Lutsenko si è gestito bene, Colbrelli, Sbaragli e Velasco si sono avvicinati ma non in maniera significativa, mentre il plotone ha badato più che altro a raggiungere il traguardo senza troppi rischi.

Lutsenko vince, Colbrelli e Velasco a podio
La vittoria nella sessantasettesima edizione della Coppa Sabatini è andata quindi ad Alexey Lutsenko che ha tagliato il traguardo con 1’03” di vantaggio su Sonny Colbrelli, ancora una volta sul podio qui e soprattutto capace di dare un segnale importante al ct Davide Cassani dopo il brutto passaggio a vuoto in Canada. Sullo strappo finale il bresciato della Bahrain-Merida ha avuto la meglio allo sprint davanti a Simone Velasco, che ha regalato alla Neri Sottoli-Selle Italia-KTM un podio importante anche in ottica Ciclismo Cup dove nelle ultime gara la squadra ha recuperato molto sull’Androni, mentre si è dovuto accontentare della quarta posizione l’altro toscano Kristian Sbaragli (Israel) che, dopo essere entrato all’ultimo tra i pre-convocato per il Mondiale, adesso continua a confermarsi tra i più brillanti ed in forma.

Un altro bel segnale in ottica Campionati del Mondo lo ha dato il piemontese Filippo Ganna che negli ultimi chilometri è uscito tutto solo dal gruppo ed è andato a prendersi la quinta posizione, con 1’59” di ritardo rispetto a Lutsenko, mentre a 2’16” è stato un buon Davide Cimolai a prendersi la sesta piazza davanti a Fabian Lienhard, Marco Canola, Andrea Vendrame, Michael Albasini e tutto il resto del gruppo. Adesso dalla Toscana la carovana si sposterà in Romagna dove sabato andrà un scena una bella edizione del Memorial Pantani con una startlist che si annuncia assai più ricca: per gli italiani che vogliono conquistarsi una maglia azzurra per il Mondiale sarà l’ultima chiamata perché al termine della corsa il ct Cassani svelerà ufficialmente le proprie scelte.

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