La squadra dei Paesi Bassi che ha vinto la medaglia d'oro © UCI
La squadra dei Paesi Bassi che ha vinto la medaglia d'oro © UCI

L’Italia buca… la prima medaglia

Ai Mondiali una sfortunata foratura di Longo Borghini relega l’Italia al quarto posto nella neonata Staffetta Mista. Oro ai Paesi Bassi su Germania e Gran Bretagna

La neonata disciplina della Staffetta Mista ha debuttato oggi ai Campionati del Mondo aprendo la rassegna di Yorkshire 2019 e la medaglia d’oro è andata alla squadra dei Paesi Bassi che ad agosto aveva già fatto le prove generali conquistando la vittoria al Campionato Europeo disputato in casa ad Alkmaar. Il successo degli orange è stato netto e praticamente mai in discussione: fin dai primi chilometri della frazione maschile, Koen Bouwman, Bauke Mollema e Jon Van Emden hanno dimostrato un grandissimo affiatamento guadagnando margine su tutte le altre nazionali, in misura anche maggiore a quello che potrebbe essere il reale valore dei singoli. Il terzetto dell’Europeo era simile, con Sinkeldam al posto di Van Emden.

Ed a seguire anche la frazione femminile è sembrava una fotocopia di questo visto nella rassegna continentale di Alkmaar: anche allora i Paesi Bassi schieravano Amy Pieters e Riejanne Markus, oggi invece per il terzo posto c’era Lucinda Brand anziché Floortje Mackaij, ed il rendimento è stato comunque buono con qualche secondo perso nei confronti della forte Germania senza però dare mai la sensazione di essere in difficoltà nel gestire il grande vantaggio. Certo, fa impressione che potenzialmente la squadra in maglia arancione potrebbe anche schierare terzetti più forti, ma in una prova così particolare serve anche qualcosa di più oltre alle gambe.

Alla scoperta di un circuito insidioso
Per il debutto iridato della Staffetta Mista, gli organizzatori di Yorkshire 2019 hanno scelto di fare gareggiare le squadre sullo stesso circuito a Harrogate che poi ospiterà il finale di tutte le gare su strada: un giro da 13.8 chilometri per i tre uomini, poi stessa distanza per le donne con il tempo finale preso sulla seconda a tagliare il traguardo. Per chi non l’aveva seguita agli Europei c’era quindi la curiosità di scoprire questa nuova prova ideata dall’UCI per sostituire la cronometro a squadre per club, ma un altro spunto di interesse era proprio scoprire le strade su cui si correrà nelle prove in linea.

La prima impressione, considerando anche la media finale di 43 km/h, è quella di un circuito molto nervoso ma su cui non sarà semplice attaccare o fare grande selezione: le cose potrebbero cambiare nel caso in cui, come accaduto oggi, le strade dovessero essere bagnate per la pioggia perché le numerose curve, i cambi di pendenza e le foglie cadute dagli alberi potrebbero creare insidie e favorire azioni ben coordinate con l’intendo di spezzare il plotone. E diciamo la verità, si tratta di un circuito interessante per una prova in linea, ma assolutamente poco adatto agli specialisti delle cronometro e ancora meno adatto ad ospitare una cronometro a squadre dove la compattezza è fondamentale.

Germania con i big, ma è argento
A livello di partecipazione questa prima edizione della Staffetta Mista non può certo essere definita un successo: le squadre in gara erano appena undici, dieci selezioni europee con tanti big a riposo a cui si è aggiunta la squadra mista del Centro Mondiale del Ciclismo di Aigle; il potenziale per crescere però c’è, anche perché l’Unione Ciclistica Internazionale, seguendo il trend già avviato da altre federazioni sportive, sembra intenzionata a promuovere questo formato sognando un ingresso nel programma dei Giochi Olimpici, se non dal 2024 almeno dal 2028. È presto per dirlo, ma sicuramente non è una gara da buttare dopo un solo tentativo.

L’unica nazionale che probabilmente ha schierato tutto il meglio a sua disposizione è stata la Germania con Tony Martin, Nils Politt e Jasha Sütterlin tra gli uomini, ed un super terzetto femminile formato da Lisa Brennauer, Lisa Klein e Mieke Kröger. Dopo la brutta caduta alla Vuelta, lo specialista Tony Martin era ancora vistosamente segnato sul volto e probabilmente anche nelle gambe visto che è stato lui il tedesco a staccarsi prima della conclusione della frazione: al cambio frazione era di 33″ il ritardo nei confronti dei Paesi Bassi e poi non è bastato il miglior tempo parziale delle ragazze – come all’Europeo – che hanno recuperato tre posizioni una decina di secondi per andare a chiudere in seconda posizione con 23″ di distacco.

Sorpresa britannica sul podio
Alla fine a salire sul terzo gradino del podio sono stati i padroni di casa della Gran Bretagna che, sommando le due prove, hanno accumulato solo 51″ di ritardo dai Paesi Bassi: John Archbold, Daniel Bigham e Harry Tanfield hanno sfruttato le loro qualità da inseguitori su pista e sicuramente un’ottima conoscenza del percorso, ma anche Lauren Dolan, Anna Henderson e Joscelin Lowden si sono superate con il terzo tempo assoluto nella loro frazione. Certo, a portare i britannici sul podio è stata anche una buona dose di fortuna.

Il primo brivido, infatti, era arrivato dalla Svizzera che al cambio accusava solo 12″ di ritardo e che all’intermedio dei 20.2 chilometri, a metà della frazione femminile, aveva completamente annullato il gap grazie a delle fantastiche trenate di Marlen Reusser, una che andrà tenuta in seria considerazione anche nella prova individuale. Negli ultimi due chilometro però è successo di tutto alla povera Elise Chabbey che è scoppiata in lacrime dopo l’arrivo: prima una foratura, con la terza atleta già staccata, l’ha costretta ad un velocissimo pit-stop, poi forse per la foga di recuperare è entrata troppo veloce nell’ultima curva ai 500 metri ed è arrivata all’impatto con le transenne, senza cadere ma dovendo di nuovo ripartire da ferma. Per la Svizzera alla fine un sesto posto a 35″ dalla Gran Bretagna: la medaglia era possibile.

Italia sfortunata, la medaglia sfuma per 4″
Dopo la medaglia di bronzo al Campionato Europeo, l’Italia puntava al podio in questa Staffetta Mista affidandosi a Edoardo Affini, Davide Martinelli ed Elia Viviani per la prima frazione e poi a Elena Cecchini, Tatiana Guderzo ed Elisa Longo Borghini. L’avvio degli azzurri era stato molto buono con i tre uomini, arrivati compatti al traguardo, a far segnare il terzo tempo a 22″ dai Paesi Bassi e con solo un secondo di ritardo nei confronti dei britannici: la lotta per il podio era quindi apertissima con la sicurezza di avere un terzetto femminile sicuramente superiore a quello di casa.

Ed infatti, mentre la Germania si avvicinava velocemente da dietro e si apprestava a mettere la freccia, alle nostre tre atlete sono bastate poche pedalate per passare in vantaggio nei confronti delle britanniche e per poi estendere il gap fino a 14″. Quando mancavano circa 5 chilometri alla conclusione della gara, ecco che anche le azzurre sono state colpite dalla sfortuna: una foratura ha appiedato Elisa Longo Borghini in un tratto di salita, ma l’impressione è che a fare perdere la medaglia all’Italia non sia stato questo maledetto episodio in é, quanto ciò che è successo dopo il cambio di bicletta da parte dell’atleta piemontese.

Cecchini e Guderzo, infatti, non sono state fermate subito ad aspettare la compagna di squadra, che però grazie ad una gamba fenomenale ha recuperato terreno, dando tutto e rimanendo a lungo a pochi secondi di distanza dalle altre due che riusciva anche a vedere in alcuni frangenti. Solo all’ultimo chilometro Longo Borghini è riuscita a rientrare, con Cecchini e Guderzo che a quel punto avevano sì alzato un po’ il piede dall’acceleratore, ma la nuova azione di forza dell’atleta ossolana negli ultimi 500 metri in leggera salita non è bastata: per 4″ la Gran Bretagna è rimasta davanti, ma c’è rimpianto perché, con questa gamba, se Elisa Longo Borghini fosse stata aspettata fin da subito dopo la foratura il finale poteva essere ben diverso.

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