Annemiek van Vleuten a braccia alzate sul traguardo di Harrogate © Getty Images
Annemiek van Vleuten a braccia alzate sul traguardo di Harrogate © Getty Images

La leggenda della donna straordinaria

Annemiek van Vleuten vince il Campionato del Mondo su strada dopo 105 chilometri di fuga solitaria. Sul podio Van der Breggen e Spratt, quinta Longo Borghini

La storia del ciclismo, maschile o femminile che sia, è ricca di azioni straordinarie che vengono ricordate a lungo dagli appassionati, ma oggi Annemiek van Vleuten ha fatto qualcosa che può andato davvero oltre il concetto di impresa, non solo per il numero agonistico che è stata capace di realizzare in sella alla propria bicicletta, ma anche per il contesto di un Campionato del Mondo contro tutte le atlete più forti al mondo. Van Vleuten ha distrutto il gruppo e ha attaccato tutta sola quando mancavano 105 chilometri al traguardo: in quel momento probabilmente in pochi di credeva, ma conoscendo ciò che è stata capace di fare nel corso della sua carriera doveva far venire subito il dubbio che quella della campionessa neerlandese, 37 anni da compiere il prossimo 8 ottobre, non fosse solo una mossa tattica a favore delle altre compagne di nazionale.

Dopo il traguardo Van Vleuten ha dichiarato che l’impresa non era stata pianificata – e vorremmo ben vedere! – ma di certo non ha avuto alcuna esitazione a tirare dritto senza voltarsi indietro vedendo una situazione che pedalata dopo pedalata diventava sempre più favorevole: con il passare dei chilometri, poi, pubblico e avversarie hanno capito che oggi di sarebbe corso solo per la medaglia d’argento. E così è stato: nessuna incertezza, nessun incidente, nessun momento di crisi, ma una sorta di cronometro infinita e nessun’altra al giorno d’oggi avrebbe potuto portare a compimento. E per Annemiek è arrivato quindi il primo titolo mondiale su strada in carriera che va ad arricchire un palmarès equiparabile a quello di pochissime altre campionesse.

Sulla carta il Mondiale in cui Van Vleuten avrebbe dovuto lottare con decisione per la medaglia d’oro era quello impegnativo dell’anno scorso a Innsbruck, dove però una caduta con conseguente frattura al ginocchio la mise fuori dai giochi: nonostante l’infortunio riuscì a concludere la gara ed a farlo addirittura in settima posizione. Ma ormai lo sappiamo, una delle doti più impressionanti di Van Vleuten è la capacità di ristabilirsi da brutti infortuni e bruciando le tappe dalla delusione austriaca era passata al trionfo alla Strade Bianche lo scorso mese di marzo. Dopo una stagione in cui ha vinto anche la Liegi ed il Giro Rosa (più secondi posti a Fiandre, Amstel e Freccia), per questa rassegna iridata il grande obiettivo di Van Vleuten era il tris consecutivo nella cronometro dopo i titoli conquistati nel 2017 e nel 2018: il terzo posto, a 1’52” da Dygert e dietro anche a Van der Breggen, ha sorpreso in negativo, ma il riscatto ha lasciato tutti a bocca aperta.

I Paesi Bassi fanno corsa dura fin da subito
Nell’avvicinamento a questi Campionati del Mondo si era parlato molto del circuito di Harrogate, lo si era studiato nei dettagli e si era discusso a lungo su quanto potesse essere selettivo: al contrario, almeno per la gara femminile, si era tenuto assai meno in considerazione il lungo tratto in linea iniziale di 108 chilometri che doveva portare le atlete dalla città di Bradford fino al primo passaggio sulla linea del traguardo a Harrogate. Dopo alcune pedalate abbastanza tranquille, i Paesi Bassi hanno subito fatto capire a tutti che oggi il piano era quello di fare corsa dura quando possibile: dopo neanche 15 chilometri di gara c’era da affrontare la salita di Norwoord Edge, poco meno di 2 chilometri al 9%, ed un deciso forcing di Demi Vollering aveva fatto sì che il primo gruppo si riducesse ad appena 39 atlete.

Le orange erano ben sei davanti con Vollering, Van Vleuten, Van der Breggen, Brand, Pieters e Vos mentre l’Italia ha risposto presente in questo frangente con Bastianelli, Guderzo, Longo Borghini, Paladin e Paternoster. Praticamente nessuna delle migliori in gara si era fatta sorprendere da questa violenta accelerazione e così arrivate in cima alla salita nessuna squadra si è presa l’onere di insistere: da dietro hanno così iniziato a rientrare i vari gruppetti rimasti attardati e attorno al chilometro 25 si poteva parlare di nuovo di gruppo compatto, ad eccezione di poche atlete delle nazionali minori. I Paesi Bassi avevano anche tentato un timido allungo con Floortje Mackaij, prontamente stoppata.

Van Vleuten saluta tutte sulla salita di Lofthouse
La corsa è quindi rimasta relativamente tranquilla fino al chilometro 43 dove è iniziata la seconda salita di giornata: l’ascesa di Lofthouse era lunga tre chilometri con una pendenza media che sfiorava di nuovo il 9% ed è ripartito quindi il forcing dei Paesi Bassi. Questa volta, però, non è stata Demi Vollering a mettersi davanti, ma proprio Annemiek van Vleuten in prima persona che dopo circa un chilometro di salita ha premuto il piede sull’acceleratore: la nostra Elisa Longo Borghini e l’idola di casa Elizabeth Deignan hanno provato a tenere questa progressione micidiale, ma dopo pochi metri hanno dovuto rallentare per non bruciarsi completamente a così tanti chilometri dal traguardo.

A quel punto eravamo mai meno 105 ed è iniziata la clamorosa cavalcata di Annemiek van Vleuten che nei due chilometri di salita che restavano ha guadagnato un minuto pieno sulle più immediate inseguitrici e ancora di più su tutto il resto della compagnia. Alle spalle di Van Vleuten erano appena in otto con l’Italia in superiorità numerica: le ottime Elisa Longo Borghini e Soraya Paladin erano accompagnate da Elizabeth Deignan, Cecilie Uttrup Ludwig, Clara Koppenburg, Amanda Spratt, Chloe Dygert e dalla campionessa uscente Anna van der Breggen che poteva rimanere passiva approfittando della fuga della connazionale: la varietà e la forza delle nazioni rappresentate (Italia, Gran Bretagna, USA, Germania, Australia, Danimarca e ovviamente Paesi Bassi) hanno fatto sì che per chi era rimasta più indietro, c’era poca possibilità di organizzare un inseguimento efficace.

La inseguitrici ci provano, ma non si avvicinano
Le scelte tattiche nei venti chilometri dopo l’allungo di Annemiek van Vleuten hanno avuto un peso molto rilevante nell’economia generale della corsa e probabilmente stasera qualcuno avrà dei rimpianti su cosa avrebbe potuto fare di diverso. Le otto inseguitrici dell’unica battistrada pensavano probabilmente di potersela giornata nel braccio di ferro ad inseguimento e hanno trovato un buon accordo che ha permesso loro di recuperare qualcosa e di avvicinarsi fino a 40″ da Van Vleuten: nel frattempo, però, un gruppo molto numeroso era finito a 3’40” di ritardo dalla testa della corsa a causa dello scarso accordo. Oggi Van Vleuten era quasi sicuramente imprensibile, ma se in questa fase qualche nazioni avesse rinunciato a giocarsela nel drappello delle otto, e avesse invece provato ad organizzare un ritmo deciso nel gruppo dove c’erano tante atlete ancora in grado di dare una mano, la corsa sarebbe potuta essere molto diversa.

Negli ultimi 80 chilometri, invece, in gruppo di Longo Borghini, Paladin, Dygert, Deignan, Spratt, Ludwing, Koppenburg e Van der Breggen ha iniziato a perdere lentamenta ma inesorabilmente a perdere terreno nei confronti di Van Vleuten, e più indietro la reazione di Germania, Francia e Polonia è stata decisamente troppo tardiva. Il momento in cui la corsa è sembrata più aperta è stato a 65 chilometri dalla conclusione quando le otto inseguitrici avevano 1’10” di ritardo e il plotone si era invece riavvicinato a 2’40”: parlare con il senno di poi è facile, ma in questo momento per l’Italia sarebbe probabilmente stato più conveniente smettere di collaborare con Longo Borghini e Paladin, far naufragare quell’inseguimento e provare a puntare tutto sul lavoro nel plotone dove Marta Bastianelli avrebbe potuto provare a giocarsi le proprie carte in volata con Marianne Vos per una medaglia che poteva essere d’argento o di bronzo. E invece da questo momento in avanti Van Vleuten ha ricominciato a guadagnare su tutte, anche sul plotone.

Inizia la battaglia per l’argento
A 50 chilometri dall’arrivo, vedendo che lo scenario tattico continuava a restare lo stesso, la medaglia d’oro era praticamente assegnata e così Elizabeth Deignan, che correva sulle strade di casa essendo lei originaria proprio dello Yorkshire, ha fatto saltare ogni tipo di accordo tra le inseguitrici piazzando il primo scatto di quella che doveva essere la lotta per la medaglia d’argento. La più attiva tra le inseguitrici è stata la statunitense Chloe Dygert che, gasata dalla medaglia d’oro nella cronometro, voleva provare a salire nuovamente sul podio: per la 22enne dell’Indiana uno scatto ai meno 39 chilometri, un altro ai meno 37 ed un terzo ai meno 34 che le ha finalmente permesso di restare da sola all’inseguimento di Van Vleuten. In quel momento il ritardo dalla testa della corsa era di 2’10” ed in tanti hanno ripescato il 1’52” che Chloe aveva rifilato ad Annemiek nei 30.3 chilometri della cronometro: l’americana s’è avvicinata fino a 1’45”, ma poi le si è spenta completamente la luce, cosa anche comprensibile per un’atleta che prima d’oggi mai aveva affrontato una gara su strada di 149 chilometri.

Nel frattempo le accelerazioni di Dygert avevano distrutto il gruppetto delle otto: la prima a cedere era stata la tedesca Koppenburg, poi si erano arrese anche Paladin e Ludwig, quindi era stata Deignan ad alzare bandiera bianca; tutte queste atlete verranno poi riprese dal gruppo principale. A 20 chilometri dall’arrivo, purtroppo, Elisa Longo Borghini ha perso contatto da Amanda Spratt e da Anna van der Breggen che nel finale di corsa ha avuto il via libera per giocarsi come meglio credeva la medaglia d’argento: come detto, nell’ultimo giro da 13.8 chilometri Dygert è crollato ed è stata ripresa e superata da Spratt e Van der Breggen che quindi vedevano il podio assicurato. A 5 chilometri dall’arrivo è poi arrivato l’allungo della neerlandese, apparsa comunque non brillantissima se si considera che ha potuto restare a ruota a lungo.

Due orange sul podio: non accadeva da 32 anni
Al traguardo le prime cinque atlete sono arrivate tutte una per volta a testimonianza di una gara durissima per come è stata interpretata. Annemiek van Vleuten ha chiuso con 2’15” su Anna van der Breggen: può sembrare strano visto il livello di dominio assoluto raggiunto dai Paesi Bassi in questi ultimi anni, la le orange questa è stata la prima volta in 32 anni in cui sono state capaci di piazzare due atlete sul podio nella prova in linea. Se per Van Vleuten questa è stata la prima volta sul podio mondiale in questo tipo di gara, per Van der Breggen i numeri sono impressionanti: nelle ultime cinque edizioni dei Campionati del Mondo, tra strada e cronometro ha ottenuto una medaglia d’oro e ben sei d’argento. Dopo la medaglia d’argento del 2018 a Innsbruck, è riuscita a confermarsi sul podio anche l’australiana Amanda Spratt, finita oggi terza a 2’28”.

A seguire in quarta posizione si è piazzata Chloe Dygert che, al termine di quella che lei stessa ha definito la gara più dura della sua vita, ha accusato un ritardo di 3’24”; quinto posto invece per Elisa Longo Borghini che è stata la migliore delle italiane chiudendo a 4’45”. Il gruppo alla fine ha tagliato il traguardo a 5’20” con Marianne Vos che quasi di rabbia è andata a prendersi nettamente la volata per la sesta posizione davanti alla nostra Marta Bastianelli, Ashleigh Moolman, Lisa Brennauer e Coryn Rivera: il plotone ancora molto numeroso, una quarantina di atlete, ci dice che il circuito di Harrogate non è poi così impegnativo se non lo si affronta a tutta, ma l’ordine d’arrivo della volata delle battute deve mettere in guardia da un finale che può essere insidioso ed in cui le doti di resistenza conteranno quando quelle di velocità ed esplosività.

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