Un sbuffante Mathieu van der Poel © Photonews
Un sbuffante Mathieu van der Poel © Photonews

«All’improvviso si è spenta la luce»

Van der Poel non si spiega il suo crollo. Pedersen: «Mai avrei immaginato questo epilogo». Sagan: «Pensavo che li avremmo ripresi». Alaphilippe: «Il freddo mi ha stroncato»

Mads Pedersen (Danimarca)
Ho corso senza pressioni, di base avrei dovuto lavorare per Fuglsang ma il cambio del percorso ha mandato tutto a monte. Ho attaccato di mia iniziativa, e mi son trovato davanti quando sono arrivati i favoriti; fin lì pensavo solo a conquistare una medaglia qualsiasi, non certo l’oro. Sono abituato a correre al freddo, ma non credo di esserlo più di altri corridori, certo non avrei mai pensato che le condizioni atmosferiche avrebbero messo ko uno come Van der Poel; sicché nel finale ero totalmente libero nella mia mente, perché sapevo che avevo già una medaglia assicurata e devo confessare che ciò era già sufficiente per rendermi felice. Proprio questa condizione mi ha permesso di essere così tranquillo nel finale. Nella volata vedevo la linea d’arrivo sempre più vicina e mi dicevo che quanto prima l’avessi superata tanto prima avrei smesso di soffrire. Eravamo tutti al limite, da diversi chilometri per me era una mera questione di sopravvivenza. Ce l’ho fatta, e ho coronato il sogno di qualunque ciclista. Ora la mia vita cambierà, non so ancora come… chi se lo sarebbe aspettato anche solo poche ore fa? Mi sembra strano anche essere il primo danese in maglia iridata, con tanti campioni miei connazionali venuti prima di me… tutto ciò è davvero straordinario, non avrei mai immaginato di vivere una giornata del genere.

Matteo Trentin (Italia)
Abbiamo corso in condizioni estreme. Il freddo e la pioggia hanno fatto saltare molti protagonisti. Noi, come squadra, invece siamo stati presenti fino alla fine. Ho iniziato a pensare alla volata all’ultimo giro… Sono arrabbiato? Certo: sulla carta ero il più veloce. Ma sono anche consapevole che oggi Pedersen, al termine di questo mondiale, ne aveva più di me. Mi ha battuto nettamente. Questo è lo sport. A volte si vince e a volte si perde. Domani è un altro giorno e si riparte. Mi dispiace per la squadra, per il grande lavoro di tutti. Ringrazio Gianni Moscon per quanto ha fatto in gara oggi e tutti gli azzurri, dal primo all’ultimo. Nel finale sono partito ai 200 metri, che è la mia distanza, per la mia volata. Pedersen è stato più forte. Da questo punto di vista non ho nulla da rimproverarmi.

Stefan Küng (Svizzera)
Pensavo onestamente che avrei avuto più chance di medaglia nella crono piuttosto che oggi… e invece la buona condizione che ho e che ho costruito lavorando duramente tutta l’estate mi è servita per emergere nella prova in linea. Mi piace attaccare da lontano e sapevo che anche oggi questa sarebbe dovuta essere la mia tattica: giocare d’anticipo. Certo quando ho visto che rientravano Van der Poel e Trentin ho pensato che non avrei avuto scampo, ma in realtà tutti eravamo al limite. Ho provato ad avvantaggiarmi in salita perché sapevo di essere battuto in volata, non sono riuscito a staccare tutti ma sono ugualmente contentissimo: solo due corridori più forti di me mi hanno superato, ma ho corso con il cuore e non ho rimpianti.

Davide Cassani (Italia)
C’è delusione, è ovvio. Erano anni che non piangevo… ma tutti gli Azzurri sono stati semplicemente fantastici. Abbiamo corso in modo impeccabile. Vedere che c’è un atleta che ci batte dispiace. Non è arrivato l’oro, ma torniamo sul podio del mondiale a distanza di anni. Nella volata Matteo è partito davvero forte, non ha sottovalutato nessuno. Si stava giocando un mondiale, sapeva che se Pedersen e Küng erano lì è perché ne avevano. Il danese evidentemente, al termine di questa durissima corsa, ne aveva di più. Sapevo di avere una squadra forte, coesa, decisa, cattiva. Arrivare secondi, brucia, però anche oggi si è confermato che gli azzurri, quando indossano questa maglia, danno sempre l’anima. Io sono davvero orgoglioso di loro.

Gianni Moscon (Italia)
È stata davvero una giornata brutale. Oggi abbiamo corso bene, abbiamo cercato di essere presenti in ogni azione pericolosa così come avevamo programmato in modo da permettere alla squadra di non tirare. Quando è partito Pedersen ho fatto di tutto per rientrare. Quando è arrivato Trentin sembrava fatta; ma le gare non sono mai fatte finché non si arriva. Ho speso un po’ di più per provare a tenere viva l’azione in modo da evitare che entrassero gli altri, sapendo che il nostro capitano era lì. È andata così… Ci siamo andati vicini, ogni anno più vicini, prima o poi la maglia iridata tornerà in Italia.

Mathieu Van der Poel (Olanda)
Tutto a un tratto la luce s’è spenta, non avevo mai vissuto un’esperienza simile. Ero dove dovevo essere per vincere la corsa, ma a un certo punto mi sono bloccato. Non so spiegarmi questa cosa, non penso di avere alcunché da rimproverarmi, mi ero alimentato bene e avevo bevuto, probabilmente il freddo deve aver giocato un ruolo importante in quanto mi è accaduto, non riuscivo più a scaldarmi in nessun modo. L’ultimo giro è stato interminabile, ma volevo a tutti i costi portare a termine il mio primo Mondiale su strada.

Peter Sagan (Slovacchia)
Non è che non avessi le gambe per seguire Van der Poel e Trentin, semplicemente ho pensato che sarebbero stati ripresi e che la corsa si sarebbe risolta con una volata. Ho sbagliato valutazione, e le cose sono andate diversamente da come le avevo immaginate. Nel finale sono scattato perché volevo vedere come stavo rispetto agli altri corridori presenti nel gruppo. Non stavo così male, in effetti, ho semplicemente mancato l’azione buona. Ma non sono deluso, è così che vanno le corse ciclistiche. Pensavo che più squadre stessero meglio per inseguire, invece a causa del freddo c’erano stati molti ritiri e diverse formazioni erano rimaste a corto di uomini. Pazienza, non voglio lamentarmi.

Remco Evenepoel (Belgio)
Nei nostri piani avrei dovuto attaccare tra il sesto e il settimo giro del circuito, ma non è andata così. Ho dato tutto per Gilbert, per permettergli di rientrare dopo la caduta, ma non ce l’abbiamo fatta: ogni volta pensavamo di aver rimesso il plotone nel mirino, ma in realtà si trattava di piccoli drappelli che si staccavano dal gruppo principale. Sono andato oltre i miei limiti, non posso avere rimpianti, alla fine ero completamente svuotato. La mia stagione finisce qui, ed è stata un’annata buona.

Philippe Gilbert (Belgio)
Non so come sia potuto succedere, ho perso il controllo della bici e mi sono ritrovato per terra; mi dispiace per i corridori che ho coinvolto. Successivamente con Remco abbiamo provato senza troppa fortuna a riavvicinare il gruppo, inoltre sentivo i colpi della caduta e i morsi del freddo, e alla fine ho scelto di ritirarmi. Avevo lavorato sodo per questo appuntamento e avevo ottime gambe: tutto ciò è una disdetta.

Greg Van Avermaet (Belgio)
Il freddo non è decisamente il mio clima ideale, non sono riuscito a spingere forte, e nonostante ciò nel gruppo ero tra quelli messi meglio: di fatto eravamo tutti senza benzina. Speravo che qualcuno aiutasse Lampaert nell’inseguimento, ma gli altri non ce la facevano o non erano interessati a collaborare. Ma già poco dopo l’attacco di Van der Poel e Trentin avevo pensato che i buoi fossero scappati dalla stalla. Forse nel momento dello scatto di Mathieu eravamo un po’ indietro, ci siamo fatti sorprendere.

Alejandro Valverde (Spagna)
Mi sarebbe piaciuto portare a termine la corsa, per rispetto alla nazionale e ai compagni, ma ero praticamente congelato. Piuttosto che ritirarmi qualche chilometro dopo (cosa che sarebbe comunque successa) ho deciso di fermarmi al km 170.

Julian Alaphilippe (Francia)
Raramente ho sofferto così tanto in una corsa ciclistica. Sapevo che questo clima non sarebbe stata la condizione ideale per me, e anche dopo aver terminato la gara ho continuato a lungo ad avere freddo. Ma non sono triste, la squadra ha corso molto bene, abbiamo seguito le indicazioni del ct Voeckler, è mancato il risultato e questo ci lascia un po’ delusi ma siamo stati battuti dai corridori più forti oggi. Sapevo già da prima di arrivare sul circuito che non avrei fatto una prestazione super, non mi aspettavo miracoli, e nonostante il grande aiuto che mi hanno dato i compagni per alimentarmi e anche cambiarmi gli indumenti, le cose sono andate come sono andate. Ma rifarei tutto allo stesso modo, non ho rimpianti.

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