I big in azione a Il Lombardia © LaPresse - Fabio Ferrari
I big in azione a Il Lombardia © LaPresse - Fabio Ferrari

Anche il ciclismo si inchina ai Giochi Olimpici

L’analisi del calendario maschile 2020: dal World Tour alle ProSeries, dalle corse italiane ai circuiti continentali, non mancano gli spostamenti dovuti a Tokyo

In attesa che entri a pieno regime la riforma del ciclismo professionistico, di sicuro il 2020 rappresenta l’anno in cui una parte fondamentale del sistema conosce modifiche sostanziali. Parliamo del calendario, argomento sempre dibattuto; nella prossima stagione il programma delle gare risulterà ad una prima vista diverso da come è stato nell’ultimo periodo, con il rafforzamento di un circuito secondario che, alla prova dei fatti, di circuito a sé stante non si tratta.

Nonostante l’UCI abbia cercato, a parole, di provare a smussare le sovrapposizioni più dannose, nei fatti l’opera della federazione internazionale è stata al solito discutibile. Certo, l’annata olimpica e la conseguente compressione del calendario estivo non ha aiutato, ma sono troppe le storture che, ancora una volta, non sono state sanate a cui, per altro, se ne sono aggiunte altre di difficile comprensione per i comuni mortali.

Anche il World Tour “danneggiato” da Tokyo 2020: la Vuelta scatta a metà agosto
L’analisi non può che partire dal vertice del ciclismo maschile, ovvero sia il World Tour. Sono 37 gli appuntamenti, uno in meno di quest’anno data la (giusta) retrocessione del Tour of Turkey. L’apertura di stagione è sempre con l’accoppiata australiana composta da Tour Down Under e Cadel Evans Great Ocean Road Race, stavolta spostate in avanti di una settimana. Tutta la primavera ciclistica, dall’antipasto dell’UAE Tour sino al Giro d’Italia compreso, rimane immutata, senza la minima variazione.

L’antifona cambia decisamente proprio al termine della Corsa Rosa: il 31 maggio sarà teatro dell’ultima tappa del Giro nonché della prima del Critérium du Dauphiné: la prova transalpina viene anticipata di una settimana, entrando così in competizione con il massimo appuntamento RCS. La ragione, come già anticipato, risiede nella rassegna a cinque cerchi e si ripresenta anche per le seguenti gare – Tour de Suisse, Tour de France e Clásica de San Sebastián, tutte spostate indietro di 7 giorni.

La logica portava comunque a pensare che un compromesso (ridurre di una tappa il Delfinato solo per questa edizione non sarebbe di certo stato un crimine) potesse venire facilmente raggiunto, per tutelare la seconda gara a tappe della stagione. L’anticipo quadriennale del Tour de Pologne per sfuggire giustamente ai Giochi Olimpici si ripresenta anche stavolta, con la settimana nell’Est Europa programmata dal 5 all’11 luglio.

L’altra grande novità dell’anno riguarda il mese di agosto a partire dalla Vuelta a España, che a sua volta anticipa di una settimana – anzi, otto giorni, complice il via dai Paesi Bassi; l’ultimo grande giro partirà così il 14 agosto, dando il là a tre settimane sovraffollate. Domenica 16 agosto, in contemporanea, si disputano tre eventi World Tour: oltre alla Vuelta spazio alla Classica di Amburgo e alla RideLondon. Complimenti sinceri a chi ha pensato questo cortocircuito. Anticipa di una settimana anche la Bretagne Classic, posizionandosi ora il 23 agosto.

C’è, invece, chi va in controtendenza: complice Tokyo 2020, il BinckBank Tour lascia la metà di agosto per prendersi la prima settimana di settembre, cozzando così con l’epilogo della Vuelta. Non cambiano posizionamento le classiche canadesi, che possono così godere di maggior libertà (anche se c’è la contemporaneità con i Campionati Europei), così come le ultime prove dell’anno, Il Lombardia e il Tour of Guangxi.

Nascono le ProSeries, ma le criticità sono più dei punti a favore
L’innovazione principale si chiama ProSeries, circuito che circuito non è dato che manca di quei due elementi fondamentali per definirlo in tale maniera: non c’è un nucleo di squadre che è obbligato a prendervi parte (gli organizzatori, fatto salvo il numero minimo di team World Tour al via, hanno mano libera su chi chiamare) così come non c’è una classifica che tenga conto dei risultati ottenuti nel corso delle 54 gare che hanno ottenuto tale riconoscimento, non senza polemiche da parte delle escluse. Un grande “vorrei ma non posso”, in buona sostanza, questa novità.

E si parte però con il piede sbagliato anche con il calendario: dopo la partenza della Volta a la Comunitat Valenciana, ecco il primo cortocircuito con ben 4 gare in contemporanea domenica 16 febbraio. Alle ultime frazioni del Tour of Oman e del Tour de la Provence si sommano il Trofeo Laigueglia e la Clásica de Almería. Febbraio prosegue con la classica sovrapposizione fra Volta ao Algarve e Vuelta a Andalucía mentre si sale a tre corse nella settimana seguente, ossia l’accoppiata francese Ardèche e Drôme Classic in concomitanza con la Kuurne-Bruxelles-Kuurne e con il Tour of Hainan, spostato rispetto all’abituale posizionamento di fine ottobre per entrare a far parte della nuova categoria accettando una richiesta UCI.

Dopo questo imbuto, il calendario conosce una maggior linearità a marzo: al GP di Larciano fa seguito il trittico franco-belga Nokere Koerse, GP de Denain e Bredene Koksijde Classic cui si somma il Tour de Langkawi. Anche il resto della primavera è sostanzialmente ben disegnato: il GP Indurain e la Scheldeprijs aprono aprile da isolate mentre a metà mese la Brabantse Pijl e la Tro Bro Léon si sovrappongono con il Tour of Turkey. Solito piazzamento nella settimana ardennese per il Tour of the Alps con la fine del mese che propone il solo Tour de Yorkshire.

Maggio è decisamente tranquillo con la 4 Jours de Dunkerque seguito dal GP de Plumelec, anticipato di due settimane rispetto al consueto (e incomprensibilmente inserito nelle ProSeries); a fine mese, però, c’è il raddoppio fra Tour of Norway e Boucles de la Mayenne. Nei Paesi Bassi lo ZLM Tour, rinato nel 2019, si sposta a inizio giugno andando a formare un bel filotto con i seguenti Belgium Tour e con la Dwars door het Hageland, altra gara la cui promozione fa storcere il naso.

Si sposta di avanti rispetto al consueto il Tour de Slovénie, andato a posizionarsi nell’ultima decade di giugno ma che, in maniera improvvida, viene fatto combaciare con l’avvio del confinante Tour of Austria. Gli effetti dello spostamento attuato nel World Tour si ripropongono anche qui, con quasi tutte le gare che, in buona sostanza, anticipano di una settimana: luglio è dunque teatro del Tour of Qinghai Lake, del Tour de Wallonie e della Vuelta a Burgos, prova che si scontra con i Giochi come accade con il Tour of Utah e l’Arctic Race of Norway di inizio agosto.

Il mese più caldo dell’anno non è così congestionato – lo è nel World Tour, va detto: senza sovrapposizioni si disputano prima il Danmark Rundt, poi il Deutschland Tour e infine la Brussels Cycling Classic che viene separata rispetto al GP de Fourmies, programmato per il 13 settembre. Una settimana prima, invece, è programmata la Maryland Cycling Classic, neonata prova tra le strade di Baltimora. Nella medesima decade trovano spazio il Tour of Britain e la Coppa Sabatini, su cui torneremo in seguito.

Una decisione incomprensibile è quella dello spostamento a metà settembre del Tour du Luxembourg; la gara, infatti, si sovrappone con due prove in linea del vicino Belgio, ossia il GP de Wallonie e la Primus Classic, costringendo così le formazioni Professional della zona a una doppia attività che si sarebbe tranquillamente potuta evitare con un minimo di raziocinio.

Ottobre, come di consueto, è il regno delle gare in linea: la sovrapposizione tra Giro dell’Emilia e Münsterland Giro per sabato 3 ci può stare, mentre Coppa Bernocchi (che “scippa” i cugini della Tre Valli Varesine), Milano-Torino, Gran Piemonte, Paris Tours e Japan Cup chiudono un calendario lungo e dispendioso.

L’autunno italiano diventa bollente. Anche troppo
Limitandoci al calendario .1, il panorama italiano rimane stagnante dal punto di vista del numero di gare, dato che non si registrano nessun inserimento e nessuna cancellazione. Dopo Laigueglia, Strade Bianche, Larciano, Tirreno-Adriatico e Milano-Sanremo, è la volta di due corse a tappe ravvicinate: l’ultima settimana di marzo tocca alla Settimana Coppi&Bartali seguita al Giro di Sicilia. Confermato il posizionamento del Giro dell’Appennino in coda al Tour of the Alps, così come fra maggio e giugno c’è il solito buco post Giro, interrotto solo a luglio dalla Adriatica Ionica Race, sempre programmata in concomitanza con l’ultima settimana del Tour.

L’autunno italiano, che così ben funzionante è stato nell’ultimo periodo, viene smembrato e, sulla carta, con effetti negativi. Il Trittico Lombardo rimane separato in due parti ma, stavolta, è diversa la divisione: a restare isolata è la Coppa Agostoni di sabato 5 settembre. Il giorno seguente era inizialmente in programma la Coppa Bernocchi ma, complice il concomitante GP di Formula 1 a poca distanza, è stata giocoforza modificata la data.

L’aspetto che più risulta inconcepibile riguarda la settimana seguente: dal 9 al 13 settembre Trento ospita i Campionati europei su strada. Qualche assurdo motivo, dunque, porta ad organizzare in qui giorni non una, non due, non tre, bensì quattro gare in Italia? Mercoledì 9 è la volta del Giro di Toscana, seguito giovedì 10 dalla Coppa Sabatini. Sabato 12 spazio al Memorial Marco Pantani e domenica 13 chiusura con il Trofeo Matteotti. Quattro gare, una delle quali ProSeries, che giocoforza saranno snobbate a livello di interesse nei confronti della rassegna continentale. La speranza è che ci sia un ravvedimento e che in fieri vengano spostate altrove, ma le speranze paiono basse.

Altra illogicità, per concludere, è a ottobre: sei gare in linea posizionate nel giro di sei giorni (e diventano sette in otto giorni) possono rappresentare un filotto intrigante a livello mediatico ma tutt’altro che orientato a vedere i migliori corridori sempre in lotta fra loro. Sabato 3 apre le danze il Giro dell’Emilia, accoppiato domenica 4 dal GP Beghelli. Lunedì 5 e martedì 6 termina il Trittico Lombardo prima con la Coppa Bernocchi e poi con la Tre Valli Varesine, i cui organizzatori sono alquanto adirati per l’estromissione dalle ProSeries. L’epilogo è con le prove RCS Sport: mercoledì 7 c’è la Milano-Torino, giovedì 8 il Gran Piemonte e sabato 10 il sipario cala con Il Lombardia.

Conferme e novità nell’Europe Tour
Passano ad analizzare il calendario dell’Europe Tour, al momento sono 85 le corse .1 registrate; si parte, come di consueto, con le quattro prove della Challenge Mallorca a cavallo tra gennaio e febbraio, mese questo che vede diverse novità. Sabato 8 è prevista la prima corsa professionistica israeliana, la Tel Aviv Classic – identificare una nuova prova come “classica” è bizzarro, comunque. Tre gare aumentano poi la propria durata: passa da quattro a cinque l’Étoile de Bessèges, da tre a quattro il Tour du Var (non più solo Haut Var, dunque) e da due a tre la Vuelta a Murcia, che lascia la metà di febbraio per la fine del mese.

Marzo e aprile non vedono la minima differenza se si eccettua l’assenza, verosimilmente momentanea, della Belgrade-Banjaluka, quest’anno disputata a metà aprile con quattro tappe. Maggio porta invece in dote il ritorno della Fyen Rundt, nel 2019 svoltasi a metà agosto come 1.2 e ora prevista per venerdì 8 maggio. Ulteriori modifiche sono l’aumento da tre a quattro giorni per la Vuelta a la Comunitat de Madrid e il passaggio da inizio giugno a metà maggio della Boucles de l’Aulne, che conserva così l’accoppiata con il GP de Plumelec.

La schizofrenia del calendario francese conosce un nuovo episodio: le due gare poco sopra citate si disputano il 16 e il 17 maggio in Bretagna. Il giorno dopo, lunedì 18, ecco spuntare una neonata gara, il Mercan Tour Classic Alpes Maritimes che si disputa nell’omonimo dipartimento provenzale: essere al via delle tre prove è pressoché impossibile, dato che quasi 1400 km separano il nordovest con il sudest del paese.

Anticipa di una settimana il Circuit de Wallonie, andando ad aprire l’ultima decade di maggio, invertendosi di fatto rispetto al Tour of Estonia, in un periodo che vede per ora l’assenza sia belle belghe GP Marcel Kint e Ronde van Limburg, del polacco Szlakiem Walk Majora Hubala, del rumeno Tour of Bihor e dell’ungherese Tour de Hongrie. Da inizio giugno scivola a metà mese la Rund um Köln mentre slitta sino a fine mese il GP Città di Lugano, periodo in cui solitamente è prevista la Halle Ingooigem: nel 2020 la gara belga si disputerà ma in altra forma, dato che fungerà da campionato nazionale élite.

Luglio segue il canovaccio dell’anticipo di una settimana comunque alla stragrande maggioranza delle prove. Si sposta alla prima domenica di agosto il Circuito de Getxo che spera di beneficiare della vicinanza della Vuelta a Burgos. Salta da giugno a inizio agosto, invece, la tappa delle Hammer Series in Limburgo, zona che per altro vede l’avanzamento dalla prima alla seconda decade del mese della Slag om Norg, che va a legarsi alla Veenendaal Classic. Il 14 agosto è prevista, almeno per il momento, la Great War Remembrance Race ma l’annullamento dell’edizione 2019 non lascia certo sperare per la disputa.

La serie belga di fine agosto vede lo spostamento della Omloop Mandel Leie Schelde al principio, o quasi; sempre in Belgio c’è da registrare il passaggio a metà settembre sia della Antwerp Port Epic che, soprattutto, del Tour de l’Eurométropole, che così lascia l’inizio di ottobre. Guadagna un giorno toccando quota sei il Turul Romaniei, in quella che è l’unica modifica di un calendario alquanto stabile.

In Asia arrivano nuovi paesi, in America il calendario è provvisorio
La panoramica sul resto del mondo parte dall’America Tour, che è ancora decisamente in divenire, come testimoniano le sole 14 gare registrate. Mancano, fra le altre, la Vuelta a San Juan in Argentina che si disputerà nel solito slot di gennaio; fanno piacere sia la nascita del cileno GP de la Patagonia a marzo, di categoria 1.2, e il ritorno nei ranghi UCI della Vuelta a Colombia 2.2 nell’ultima decade di agosto.

Nell’Asia Tour fioccano le novità: finora restia al ciclismo, entra in scena nelle due ruote l’Arabia Saudita con un doppio appuntamento. A inizio febbraio c’è il Tour of Saudi Arabia, con cinque giorni di gara e di categoria 2.1, seguito un mese più tardi dalla Race of Al Soudah, tre tappe per una corsa 2.2. Un secondo paese che si affaccia è la Cambogia, in quella che sarà in assoluto la prima gara stagionale: dal 4 al 6 gennaio, infatti, si affronta il Cambodia Bay Cycling Tour, di categoria 2.2. Torna invece dopo un anno di assenza il Sri Lanka, in un ciclismo sempre più globalizzato. L’unica modifica riguarda il spostamento da metà a inizio marzo del Tour de Taiwan.

L’Africa Tour ha, al momento, solamente 9 gare di cui solo 2 aperte ai professionisti, l’ormai abituale Tropicale Amissa Bongo di fine gennaio e il Tour du Rwanda del mese seguente. Una novità, infine, nell’esiguo Oceania Tour che tocca la “bellezza” di 4 eventi grazie alla nascita della Race Torquay di giovedì 30 gennaio; la prova 1.1, strategicamente posizionata tra Tour Down Under e Cadel Evans Road Race, promette di attirare una buona fetta di quanti saranno impegnati nelle due prove del circuito maggiore.

Questo il Calendario UCI Uomini completo.

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