Harrie Lavreysen e Jeffrey Hoogland: la velocità mondiale parla olandese © UCI
Harrie Lavreysen e Jeffrey Hoogland: la velocità mondiale parla olandese © UCI

Nessuno può fermare i velociraptor olandesi

Coppa del Mondo, a Glasgow Lavreysen e Hoogland prolungano il dominio oranje. Ottima Bissolati nel Keirin, Guazzini cade nell’Omnium, bravi Scartezzini-Consonni nella Madison (ma grossi dubbi sui cronometraggi)

Arriva un momento in cui bisogna guardare l’orologio e dire: “Caro Tissot, che problemi hai?”. Ogni riferimento al sistema di rilevazione nelle gare su pista è ovviamente voluto, dopo gli intoppi che hanno caratterizzato la terza giornata di Coppa del Mondo a Glasgow, in Scozia.

Le gare in cui è prevista la possibilità di guadagnare il giro, e in cui ci sono successivi sprint, necessitano di cronometraggi (chiamiamoli così per brevità) a prova di bomba, e invece oggi – e non è la prima volta – abbiamo avuto l’impressione di navigare a vista. In particolare nella Madison maschile nessuno ci toglierà dalla testa l’idea che la coppia belga abbia beneficiato di un giro di troppo, nel novero di quelli conquistati: a un certo punto Kenny De Ketele-Robby Ghys hanno effettivamente preso il giro, ma il sistema gliene ha attribuiti due, senza che ci siano più state correzioni sul punto. Hanno chiuso quarti, i due fiamminghi, e forse anche per questo non ci sono stati ricorsi, ovvero non c’erano di mezzo medaglie da riassegnare ad altri per cui non si è approfondita la cosa. Ma il fastidioso pensiero che i conteggi della gara siano sballati rimane.

Poco dopo, nella corsa a punti che chiudeva l’Omnium femminile, altro marasma, con giri non attribuiti a chi li aveva conquistati, e punti sprint assegnati un po’ a chi capitava. In questo caso i giudici hanno poi corretto i conteggi (già in corso d’opera), ma se in queste gare – invero un po’ complesse da seguire per lo spettatore – togli la certezza dei punteggi e dei giri coperti da ciascun concorrente, quello che rimane è un discreto mal di testa per chi guarda. Eppure non dovrebbe essere cosa dell’altro mondo registrare meglio un sistema di conteggio giri che restituisca in forma immediata la situazione di gara, minuto per minuto.

 

Scartezzini-Consonni, una prova consistente nella Madison dei francesi
L’Italia è rimasta a secco in questo sabato di Coppa, due sesti posti e poco altro. Del risultato a sorpresa ottenuto da Elena Bissolati nel Keirin parliamo più giù. L’altro sesto l’ha preso nella Madison la coppia formata da Michele Scartezzini e Simone Consonni; sesto che – se togliamo il Belgio dal quarto posto ufficiale – diventa quinto, ma il senso della questione non cambia di molto.

E tale senso è che Scartezzini e Consonni hanno fornito una prova consistente, hanno subito preso un giro insieme alla Danimarca (rispondendo all’attacco dell’Australia che era andata a segno già prima del primo sprint!), poi sono riemersi nella seconda metà della prova riuscendo ad andare a punti per sette sprint di fila (dall’11esimo al 17esimo dei 20 totali), e non disdegnando di provare ulteriori cacce, tra cui quella riuscita (insieme ad Australia e Germania) a 70 tornate dal termine.

In mezzo a questo bel lavorìo azzurro c’è stata però la prestazione notevolissima dei francesi Benjamin Thomas e Donavan Grondin, che hanno vinto a mani basse con tre giri conquistati e 12 sprint a punti (di cui quattro vinti). Di fatto, una volta preso il primo giro (ai -169 dei 200 totali), i francesi si sono installati in vetta alla classifica e da lì nessuno li ha più smossi. E anzi, quando Australia e Gran Bretagna su tutte hanno alzato il livello dello scontro, per provare a rimettere in discussione la supremazia transalpina, Thomas-Grondin hanno risposto a tono con una doppietta di sprint vinti (16 e 17) coronata dal terzo giro conquistato. Pietra tombale sulla gara, in pratica.

La Gran Bretagna di Ethan Hayter e Oliver Wood ha chiuso al secondo posto a dieci lunghezze di distanza dalla Francia (96-86), terza si è piazzata l’Australia di Sam Welsford e Leigh Howard a 84, ma resta il sospetto che senza una caduta di Howard ai-65 i wallaby avrebbero potuto essere più incisivi nel finale; clamoroso il tonfo dei danesi, dapprima scoppiati per seguire il ritmo australiano in una caccia ai -120, poi addirittura ritiratisi in seguito a una caduta di Julius Johansen ai -69.

L’ordine d’arrivo segna il Belgio al quarto posto con 69 punti davanti a Spagna e Italia a 66; ci teniamo il nostro dubbio.

 

L’Omnium premia la Wild, Guazzini brava e un po’ sfortunata
Bene ma non benissimo, come si usa dire sui social, l’Omnium di Vittoria Guazzini. Per lei l’obiettivo era un posto nelle dieci, e in effetti l’ha centrato, ma avrebbe potuto far meglio se, nel corso dell’Eliminazione, non fosse caduta abbastanza presto, ereditando un 17esimo posto nella prova. L’italiana è rimasta a lungo distesa e dolorante a bordo pista, ma poi si è ripresa (solo ammaccature per lei) e ha potuto disputare la Corsa a punti conclusiva.

In precedenza aveva ottenuto un settimo posto nello Scratch (vinto dalla belga Lotte Kopecky) e un ottavo nella Tempo Race (appannaggio della britannica Neah Evans). L’Eliminazione è stata conquistata (come al solito, verrebbe da dire) da Kirsten Wild, e con questo risultato l’olandese ha preso la testa della classifica, ponendosi nella posizione migliore per poter controllare le avversarie nella gara finale.

Ha comunque avuto il suo bel daffare, Kirsten, per tenere a bada una scatenata Olga Zabelinskaya, che nella Corsa a punti ha conquistato ben due giri oltre a 11 punti negli sprint, recuperando 38 punti alla Wild e finendole a un’incollatura, 121 a 115 nella classifica definitiva. Terzo posto per l’australiana Annette Edmondson, 111 punti, davanti alla giapponese Yumi Kajihara e a Lotte Kopecky a 110 e alla polacca Daria Pikulik a 109.

Vittoria Guazzini si è ben mossa nella prima parte di gara, accodandosi a un attacco di gruppo (ispirato dalla Zabelinskaya) e guadagnando il giro, per andare poi a chiudere l’Omnium al nono posto a 82 punti. Senza la disavventura nell’Eliminazione non le sarebbe stato difficile piazzarsi almeno settima, in ogni caso non c’è da avere grossi rimpianti.

 

La Bissolati che non t’aspetti, gli olandesi che t’aspetti
Clamoroso risultato nel Keirin femminile per Elena Bissolati che, dopo essere uscita in batteria, ha vinto il suo ripescaggio battendo soprattutto la statunitense Madalyn Godby, e poi è stata protagonista di una semifinale thrilling nella quale ha coniugato bravura e quel po’ di fortuna che ogni tanto, cavolo, non guasta! Mancavano due giri alla fine quando l’azzurra, nella battaglia per prendere la ruota della russa Daria Shmeleva, aveva accanto all’interno l’iridata di specialità Wai Sze Lee. In un attimo di distrazione la hongkonghese ha toccato la ruota di Shmeleva ed è andata giù, toccando pure la posteriore di Bissolati la quale però era in accelerazione ed è rimasta in piedi; non così è andata alle olandesi Shanne Braspennincx e Laurine Van Riessen, entrambe abbattute dall’asiatica. Restavano così in gara tre atlete, esattamente quante se ne dovevano qualificare per la finale. Elena ci ha messo pure la ciliegina della vittoria della semi su Shmeleva e sulla polacca Urszula Los, prima di andare a cercar gloria in finale.

Nell’atto conclusivo del torneo l’azzurra si è ritrovata in un contesto di battaglia che al momento è ancora un gradino al di sopra delle sue possibilità, sicché ha chiuso sesta e ultima mentre la britannica Katy Marchant andava a bruciare al fotofinish la tedesca Emma Hinze, con la francese Mathilde Gros a centrare il terzo gradino del podio. In ogni caso bene così per Bissolati, al best in carriera e con un risultato che permette all’Italia di risalire il ranking di specialità, il che in vista di Tokyo 2020 significa mantenere ancora aperta la porticina che qualificherebbe una delle nostre nelle gare veloci ai Giochi. Ma c’è ancora da pedalare.

Nella Velocità maschile, assente l’Italia, hanno dominato come al solito i velociraptor olandesi, e la finale tra il Campione del Mondo e quello europeo ha visto prevalere il primo, come una settimana fa a Minsk: Harrie Lavreysen si conferma master di Coppa davanti al connazionale Jeffrey Hoogland, che ha perso 2-0 la finale; notevole anche il quarto di finale dell’iridato, un secco 2-0 ai danni del grande Jason Kenny. Il bronzo è stato conquistato da Tomohiro Fukaya (2-0 sul polacco Maksym Rudyk), una medaglia che riecheggia antichi highlights per il Giappone nella specialità. Una specialità che comunque da diverso tempo parla forte e chiaro una sola lingua: quella dei Paesi Bassi e di un movimento che tra gli uomini domina anche il Keirin e la Velocità a squadre, in pratica gli oranjes non fanno prigionieri in nessuna delle specialità sprint.

Infine (o meglio: in precedenza), in mattinata si era disputato lo Scratch femminile, in gara Rachele Barbieri che non è riuscita a far meglio del 15esimo posto. Vittoria per la polacca Karolina Karasiewicz davanti alle russe Anastasia Chulkova e Daria Klimova.

Domani la tappa scozzese di Coppa si chiude con le ultime gare (tra parentesi gli italiani impegnati): Scratch uomini (Michele Scartezzini), Velocità donne (Miriam Vece), Keirin uomini (senza azzurri), Omnium uomini (Francesco Lamon), Madison donne (Rachele Barbieri e Chiara Consonni). Le più grosse chance di medaglia vengono dalla prima prova, con Michele “Scratchezzini” che potrebbe dire la sua, anche se dovrà impegnarsi il doppio dato che la formula prevede due batterie da cui usciranno 10+10 finalisti; le batterie elimineranno tra l’altro appena 3 e 2 atleti, dando quindi l’impressione di essere piuttosto pleonastiche. In ogni caso il tutto avverrà lontano dall’occhio indiscreto delle telecamere, dato che come al solito la sessione mattutina non godrà di riprese televisive.

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