Da sinistra: Eli Iserbyt, Mathieu Van Der Poel, Laurens Sweeck © UEC
Da sinistra: Eli ISerbyt, Mathieu Van Der Poel, Laurens Sweeck © UEC

Non si fa la festa al Mostro

A Silvelle Mathieu Van Der Poel è campione europeo per il terzo anno di fila. Tra le donne la Lechner prende l’argento nella gara dominata da Yara Kasteljin

Svariate sono le occasioni nella passata stagione nelle quali avremmo voluto vedere una gara con Mathieu Van Der Poel così, in equilibrio fino in fondo. Svariate le volte in cui avremmo voluto vedere sul territorio italiano belle gare di ciclocross su un tracciato degno, al massimo livello competitivo. Sogni che si sono realizzati oggi, a Silvelle di Trebaseleghe, dove su un tracciato ormai storico, ma sulla qualità del quale incidono più di ogni altra cosa i capricci del tempo, si sono disputate 6 prove dei campionati europei, con l’oro, ancora una volta, per Mathieu Van Der Poel nella prova élite maschile, dopo aver combattuto per tutta la gara con i tenaci elementi della formazione belga, autori per una volta di una prova di squadra, i quali hanno puntato sulla rivelazione di questa stagione Eli Iserbyt, autore di una delle più belle gare nella sua carriera finora: per batterlo, un Van Der Poel non al 100% ha dovuto accontentarsi di lavorarlo ai fianchi, non potendolo staccare di netto (anche per l’assenza di difficoltà altimetriche, vero elemento caratterizzante del tracciato di Silvelle). La ciliegina sulla torta è la medaglia azzurra che si poteva auspicare, ma di fatto non era così scontata, dalle nostre azzurre nella gara élite: autrice di una delle sue migliori gare negli ultimi anni, Eva Lechner nulla ha potuto contro una straordinaria Yara Kastelijn, all’attacco sin dal primo giro ed inarrivabile dopo, ma è stata bravissima a raggiungere, mettere in crisi e staccare la campionessa uscente Annemarie Worst, tornando così a raggiungere un argento internazionale a 6 anni di distanza dai mondiali di Hoogerheide.
Un Europeo che vede l’Olanda uscire nettamente vincitori, col pieno di medaglie nelle prove femminili: fanno in tutto 4 ori e 2 bronzi. Ma vincitrice morale è la Francia, da sempre nazione di appassionati in maniera capillare di ciclocross, che ha raccolto più di quanto si immaginasse alla vigilia con 1 oro, 1 argento e 2 bronzi, tutti a livello giovanile.

Una discreta fanghiglia che non è dispiaciuta a nessuno
Forti i timori, da parte degli stranieri, che il percorso di Silvelle fosse troppo facile ed inadatto per un ciclocross di tale importanza: un problema spesso frequente per l’Europeo, che arriva in un momento dell’anno nelle quali le temperature non sono ancora abbastanza rigide. Ma il percorso padovano è stato riadattato e “internazionalizzato” (tradotto: meno gimkana e percorso allargato), tant è che lo stesso Sven Nys, a seguito del figlio fresco campione juniores, dirà che se lo ricordava più campo di grano, ai tempi. Un percorso che visto dall’alto sembra insipido, ma nasconde diverse trappoline, saliscendi in un canale di scolo, punti di scorrevolezza molto utili per le fucilate, e soprattutto era stato benedetto dalla pioggia che copiosa è caduta venerdì, garantendo un percorso molle con diversi tratti a piedi (quasi nessuno quando era ormai asciutto per gli élite, a dire la verità), ma non in maniera eccessiva, con la gara uomini che è stata corsa dal vincitore sulla media ideale di 21 km/h.

È subito Mathieu contro tutti: che frustata al primo giro!
La gara élite, che vedeva al via 30 concorrenti, scatta con Quinten Hermans in testa e Mathieu Van Der Poel subito, guardingo, che si piazza in seconda ruota, con Eli Iserbyt che comincia a tallonarlo (cosa che continuerà per quasi tutta la gara). Verso il termine del primo giro, Mathieu decide che è già il momento di distinguere il grano dal loglio, e attacca con violenza nella seconda metà del circuito, quando costeggia il fiume Dese. A rispondere all’attacco è Iserbyt, che si riporta sotto con Hermans al termine del primo giro: dietro si crea già un bucchetto, con gli altri belgi di spicco che cercano di rispondere. Sin dal primo giro si capisce invece che non è gara per Tom Pidcock, l’atteso terzo incomodo della sfida: il non belga finisce nelle retrovie, riuscirà poi a risalire fino alla quinta posizione per sgonfiarsi definitivamente alla fine. Giornata no.

Iserbyt sfida Mathieu, diventa un 5 contro 1 alla belga
Dati i segnali, Iserbyt tenta di giocarsi la carta del contrattacco, e si mette in testa nel secondo giro, nel quale gli viene lasciato un po’ di spazio da Mathieu. Il quale nel terzo, con Vanthourenhout in avvicinamento, prova a dare il colpo del ko: sarà il secondo giro più veloce di tutto il tracciato, ma Iserbyt riuscirà anche stavolta a riportarsi sotto, col biondino Michael Vanthourenhout a ruota che decide di portarsi avanti, allo scopo di giocare in maniera tattica e mettere Van Der Poel sotto pressione. E nel corso del quarto e del quinto giro anche Hermans, Aerts e un sornione Sweeck riusciranno a rientrare, andando così a comporre un gruppo di testa di 5 belgi ed 1 olandese solo. Una soluzione che diventa scomoda per Mathieu, dato che i belgi per una volta sembra vogliano giocarsela in maniera tattica.

Gli ultimi due giri di Mathieu per sfinimento, Sweeck a bronzo
Quando anche Lars Van Der Haar sembra quasi sul punto di rientrare, siamo ormai negli ultimi due giri: un attesa ben oltre gli standard di Van Der Poel per l’attacco decisivo. Per una volta, le intenzioni tattiche del campione del mondo sono diverse: darà tutto nell’ultimo giro, andando tra l’altro a siglare il tempo più veloce. Con un fiacco Toon Aerts ormai staccato ed Hermans alla canna del gas, sono solo in quattro a giocarsela per le medaglie, quando Van Der Poel torna a riaprire il gas, nella seconda metà dell’ultimo giro, costruendo in maniera controllata ma costante un gap, che nel finale sarà di 3″, verso Eli Iserbyt, mentre Vanthourenhout e Sweeck devono giocarsela per il bronzo. Dove il buon Laurens Sweeck si rivelerà il migliore, andando a conseguire il bronzo a 20″, con Vanthourenhout a 24″ ed il solito Lars Van Der Haar in progressione finale quinto a 25″.  Hermans chiude la sua buona gara sesto a 38″, mentre bisogna aspettare 1’01” per vedere arrivare Toon Aerts, solo settimo. Alla fine Tom Pidcock è ottavo e prima dei non Benelux a 1’10”, precedendo un discreto Felipe Orts ad 1’22” e Tim Merlier ad 1’42”. I tre azzurri in gara hanno corso nelle retrovie, con Nicolas Samparisi 21esimo a 5’57”, Cristian Cominelli 24esimo a 6’41”, e Stefano Capponi 26esimo, il quale ha avuto il suo momento di gloria trovandosi doppiato proprio nelle fasi finali dell’ultimo giro, anche se non è andata proprio come tra Schumacher e Hakkinen a Spa 2000.

La gara femminile: Kasteljin enorme, Lechner seconda
Prova élite femminile diametralmente opposta a quella maschile: le differenze tra le migliori sono emerse praticamente subito, con Yara Kastelijn che ha confermato di essere ormai una certezza di questa disciplina andando a prendersi il suo primo titolo. Una gara di spinta, con la differenza che è stata fatta specialmente nel corso del primo giro, al termine del quale Yara aveva 10″ sulla compagna di squadra Annemarie Worst e 16″ su una Eva Lechner in rimonta. Nel corso del secondo giro la Kasteljin continuerà sullo stesso passo del giro precedente, di fatto assicurandosi la prova, mentre la Lechner riesce ad agganciare la Worst e a mettere pressione. Da dietro non rientrerà più nessuno: Ellen Van Loy, autrice di un’ottima partenza che l’ha vista al comando, dopo essere stata per un po’ al quarto si spegnerà decisamente; Sanne Cant e Alice Arzuffi dimostrano entrambe di non essere in una gran giornata, ampollose sui passaggi tecnici e non capaci di seguire un’azione con continuità.
La gran gamba di Eva viene fuori nel terzo giro, quando stacca la Worst e comincia a far paura anche alla Kasteljin, che erode un po’ del suo margine di sicurezza: tuttavia il duello resta tra Lechner e Worst, dato che l’ex campionessa europea non vuole mollare. Finirà con la Kasteljin in oro, la Lechner in argento a 12″ e a 26″ la Worst. Al quarto posto, una sorprendente Maud Kaptheijns, in forte rimonta nel finale, che giunge ad 1’09”; al quinto Laura Verdonschot ad 1’16”. Cant e Arzuffi chiudono rispettivamente sesta e settima ad 1’23”. Partecipazione marginale da parte delle altre azzurre, con Rebecca Gariboldi 16esima a 3’39”, Anna Oberparleiter 20esima a 4’47”, Alessia Bulleri 21esima a 5’14” (dopo aver effettuato una sensazionale partenza), Silvia Persico 22esima a 5’55”.

Vincitori “esotici” U23: Del Carmen Alvarado tra le donne, sorpresa Crispin tra gli uomini
Un tema curioso delle prove under 23 è che i vincitori non sono propriamente caucasici come questa disciplina ci aveva abituato. Per carità, il ciclismo ha rotto le barriere da tempo immemore, ma vedere vincere un titolo europeo a ben due atleti di pelle scura era una cosa che nel ciclocross si doveva ancora vedere, un segno dell’Europa che cambia. Se il titolo femminile dell’olandese di origini domincane Ceylin Del Carmen Alvarado era piuttosto scontato e semmai a sorprendere è stata la sua partecipazione dato che la categoria élite dell’atleta è ormai acclarata, il titolo maschile del francese Mickaël Crispin è la maggiore sorpresa odierna (al termine tra l’altro della gara più combattuta di giornata), dato che i favoriti pronosticabili erano decisamente altri, a cominciare dal non felice compagno di squadra Antoine Benoist.
Per la Del Carmen Alvarado, l’unica difficoltà di giornata è stata piegare la britannica Anna Kay, altra atleta ormai degna del livello élite, la quale le è stata addosso per più di metà della gara, nonostante le evidenti differenze in termini di potenza su un percorso perfetto per l’olandese. Dietro la Kay, a 12″, la gara per il bronzo ha visto la campionessa del mondo uscente Inge Van Der Hejiden soffrire, fino a cedere a favore della francese Marion Norbert Riberolle, arrivata ad 1’02”. Dietro la Van Der Heijden ad 1’30” l’altra olandese Manon Bakker, e poi una voragine, dalla quale emergono Francesca Baroni, sesta a 3’54”, e Gaia Realini, settima a 4’02”; con loro era presente anche Sara Casasola, la quale però non ha terminato la sua gara, come Alessandra Grillo. Nicole Fede 15esima a 7’26”, Asia Zontone 21esima a 10’50”, doppiate Matilde Bolzan (22esima) e Francesca Selva (25esima).
Nella prova maschile, sembrava tutto apparecchiato per un assolo di Benoist: il talento francese era partito a tutta nel primo giro, staccando di 10″ i rivali belgi. È stato poi ripreso sotto l’azione di Toon Vandebosch, ma tra gli altri è stato riportato sotto anche Crispin, il quale ha dato subito l’impressione di averne più degli altri, e difatti ha staccato tutti nell’ultimo giro, arrivando con 8″ di vantaggio su Timo Kelich e Benoist, con Vandenbosch quarto a 26″. Sotto le aspettative le prove dei giovani azzurri: non si va oltre il 21esimo posto di Federico Ceolin a 3’09”, appena davanti a Filippo Fontana 22esimo a 3’28”. Il vincitore dell’ultimo Giro d’Italia Antonio Folcarelli è 2esimo a 3’47”, poi ci sono anche Luca Cibrario (29esimo a 5’00”),  Davide Toneatti (31esimo a 5’43”), Luca Pescarmona (35esimo a 6’33”), Emanuele Huez (36esimo a 7’15”) e Tommaso Bergagna (40esimo a 8’24”).

Gli Juniores: il giovane Nys al suo primo titolo, Pieterse tra le donne
Le gare dei più giovani sono quelle che si sono disputate in condizioni di fango ancora denso. Sul percorso di gara, ad incitare in testa alla corsa, si poteva osservare una figura familiare, quella di Sven Nys: a Silvelle ci aveva pure vinto, più di 20 anni fa, quando era prova di Superprestige e la Silvellese ospitava corridori del calibro di Adrie Van Der Poel. Suo figlio Thibau, classe 2002, è uno dei più validi talenti delle categorie giovanili, ed oggi ne ha dato prova con una prova di gran maturità per la sua età, in una gara che sembrava più un campionato belga, se non fosse stato per l’intrusione del bravo svizzero Dario Lillo, bronzo ad 1’10” da Nys. Thibau Nys se l’è dovuta giocare con un altro talentino, Jente Michaels, assolutamente da considerare per il futuro considerando che è un primo anno: ancora piccolino, da formare fisicamente, eppure bravissimo nel guidare e nel correre a piedi su un percorso così colloso: cederà al giovane Nys solo nell’ultimo giro. Buone cose per gli azzurri in questa gara da Davide De Pretto, che col suo sesto posto a 2’01” è il secondo dei non belgi; bene anche Lorenzo Masciarelli, primo anno anch’egli, 15esimo a 3’04”. Ben lontani dalle parti alte della classifica gli altri azzurri: Daniel Cassol 34esimo a 6’34”, Kevin Pezzo Rosola (figlio di Paolo Rosola e Paola Pezzo) 37esimo a 6’55”, Filippo Agostinacchio (buon biker e vincitore di una prova dell’EKR) 45esimo a 8’16”, Cristian Calligaro 47esimo a 8’35”, Manuel Capra 50esimo a 9’21”, Bryan Olivo 53esimo a 10’52”.
Tra le donne juniores, gara dominata anche stavolta dalle olandesi, con Puck Pieterse che è andata a prendersi l’oro. Anche in questo caso una francese si è messa in mezzo, ovvero Oliva Onesti, andando a riprendere Shirin Van Anrooij e conquistando l’argento a 28″, contro i 44″ del bronzo olandese. Indietro le azzurre: le migliori Alice Papo e Letizia Borghesi, 12esima e 13esima a 4’43”. Carlotta Borello 18esima a 6’03”, Letizia Brufuani 19esima a 6’14”, Lucia Bramati 20esima a 6’37”, Nicole Pesse 22esima a 7’31”, Elisa Rumac 25esima a 8’08”, Sara Fiorin 32esima ad 11’47”.

 

Visita lo store di Cicloweb!

Archivio

La vignetta di Pellegrini

L’angolo della polemica

Versione stampabile