Roglic, Carapaz e Nibali tagliano il traguardo al Giro d'Italia © LaPresse - Massimo Paolone
Roglic, Carapaz e Nibali tagliano il traguardo al Giro d'Italia © LaPresse - Massimo Paolone

Si corre di meno per correre meglio?

Proviamo ad analizzare quanto i professionisti gareggiano nel ciclismo moderno

Il cosiddetto ciclismo moderno ha, come uno dei principali aspetti considerati come fondamentali, la concentrazione degli obiettivi da ricercare. Se in un’altra epoca non solo il Merckx di turno, ma persino il buon corridore correva senza problemi sulle pietre e in un paio di grandi giri, nel ciclismo degli anni ’10 l’attenzione di squadre e atleti è su pochi e selezionati eventi, con i ritiri di preparazione divenuti obbligatori per ambire alle vittorie più prestigiose.

Ma per andare sul Teide, a Sierra Nevada o sull’Etna, a cosa si rinuncia? Al “vecchio” periodo di stacco oppure è a scapito delle corse? Utilizzando le statistiche fornite da ProCyclingStats.com, si è provato a comprendere se esista o meno una riduzione del numero di gare disputate dai ciclisti contemporanei o se questa sia solo una leggenda metropolitana, prendendo come campione per ogni stagione i primi 50 atleti come numero di corse affrontate.

I corridori: meno corse disputate dal primo percentile
La risposta è immediata: nel decennio che si avvia a chiudersi il calo dei giorni di corsa è stato progressivo, trovando un’accelerazione nell’ultimo biennio. Il motivo della diminuzione netta fra il 2017 e il 2018 è ovviamente imputabile alla riduzione dei corridori al via per ciascuna squadra (da 9 a 8 nei grandi giri, da 8 a 7 nelle altre prove) entrato in vigore proprio a partire dal gennaio 2018.

L’apice è stato toccato nel 2011, con gli atleti che, di media, rispetto ai loro colleghi del 2019 hanno affrontato una settimana in più di corse, per un calo che in questa annata è stato superiore del 7% rispetto alla stagione in esame. Si è persa quindi per strada una settimana di gara, come testimoniato dal grafico sottostante; una Tirreno-Adriatico in meno, sostanzialmente, disputata da ciascuno dei 50 ciclisti stakanovisti del gruppo. Da segnalare, inoltre, che fino al 2015 il pluripresente del gruppo aveva sempre oltrepassato quota 100 giorni in sella, cifra mai più toccata da nessuno dal 2016 in poi – nel 2019, a titolo di cronaca, la vetta spetta a Debusschere e Sánchez con 95 giorni cadauno.

Le squadre: una distribuzione non troppo diversa
Ma questo calo ha per caso prodotto una diversa distribuzione all’interno della rosa dei giorni, con i gregari sovrautilizzati rispetto ai capitani? Per capirlo abbiamo analizzato i dati delle nove squadre che, nel decennio, hanno sempre fatto parte del World Tour; si tratta di AG2R La Mondiale, Astana Pro Team, Deceuninck-Quick Step, EF Education First, Lotto Soudal, Movistar Team, Team Jumbo-Visma, Team Katusha Alpecin e UAE Team Emirates – ovviamente nel corso degli anni il nome è variato al cambiare degli sponsor.

Pur al netto delle problematiche interne che non sono state considerati (infortuni, sospensioni o quant’altro), nel grafico sono stati inseriti i dati dei soli corridori tesserati “a pieno titolo”, escludendo dunque gli stagisti. L’orientamento varia da squadra a squadra, ma sostanzialmente il calo è limitato: se le nove squadre considerate, globalmente, nel 2010 avevano in rosa corridori impegnati per 67.3 giorni all’anno, nel 2019 il dato è pressoché stabile a quota 66.4 giorni all’anno.

Le conclusioni: le modifiche sono minime per i big, i gregari ringraziano
Da qui, dunque, si può desumere che rispetto a dieci stagioni fa è stata migliorata la distribuzione dei giorni di gara, appianando le differenze prima esistenti e fornendo alla gran parte degli atleti un calendario sostanzioso. E anche andando ad analizzare i corridori protagonisti di questo decennio che, contemporaneamente, non hanno avuto né sospensioni né infortuni lunghi e che hanno avuto un ruolo di spicco – Nibali, Sagan, Van Avermaet, Boasson Hagen, Fuglsang, Greipel, giusto per fare qualche nome – l’oscillazione è minima fra le loro versioni del 2010 e quelle del 2019.

E, se si considerano i grossi calibri, è evidente come il numero di gare disputato da loro non sia così diverso: se nel 2010 i primi 10 del World Ranking presero parte a 77.2 giorni di gara cadauno (si va dai 93 giorni di Farrar ai 60 di Gesink), nel 2019 i primi 10 del World Ranking hanno disputato di media 75 giorni di gara a testa (al vertice Kristoff con 90, in coda Bernal con 62). Non si può, dunque, affermare che si gareggia meno, ma che c’è una miglior distribuzione complessiva; e in una lotta fra gregari e capitani, sono i primi ad aver ridotto il proprio carico di lavoro.

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