Il quartetto tedesco in azione © World Cup Hong Kong
Il quartetto tedesco in azione © World Cup Hong Kong

Turn-over e niente podio per gli azzurri a Hong Kong

Prime finali della 3a tappa di Coppa del Mondo su Pista: un quarto ed un quinto posto per l’Italia nelle prove a squadre sui 4000 metri. Bene la Germania

L’Italia resta fuori dal podio nella prima giornata di finali della terza tappa della Coppa del Mondo su Pista, che si era aperta ieri al velodromo di Hong Kong: come ormai è consuetudine il programma era caratterizzato dalle prove a squadre di Inseguimento e Velocità, ma questa volta i due quartetti azzurri, che sono volati in Asia in versione abbastanza rimaneggiata per una comprensibile rotazione delle forze, non sono riusciti a confermare gli ottimi risultati a cui ci avevano piacevolmente abituati in passato. Se ieri in fase di qualificazione erano state le donne ad andare meglio facendo segnare addirittura il secondo tempo, alla fine sono stati gli uomini a chiudere la prova con il risultati e le sensazioni complessive più incoraggianti.

Il quartetto maschile si arrende alla Svizzera nella sfida per il bronzo
Ieri in batteria la formazione dell’Inseguimento a Squadre composta da Liam Bertazzo, Francesco Lamon, Davide Plebani e Michele Scartezzini aveva fermato il cronometro in un 3’56″235 che era valsa loro la quarta posizione assoluta: il piazzamento è stato quindi confermato oggi dopo essersi arresi alla Germania nella sfida di primo turno, e poi alla Svizzera nella finale per il bronzo. Nel duello con i tedeschi i nostri si sono riusciti a migliore arrivando fino a 3’54″808, un tempo comunque interessante se si considerano le assenze di potenziali titolari come il recordman Filippo Ganna, oppure il sempre valido Simone Consonni; nella sfida per il terzo posto contro gli elvetici, il ct Marco Villa ha dovuto dare un’opportunità anche a Carloalberto Giordani (al posto di Bertazzo), ma pur calando nel finale la Svizzera è riuscita ad imporsi con un margine di tranquillità di otto decimi.

La vittoria andata al quartetto della Germania che a differenza delle altre nazioni in gara ha scelto di viaggiare a Hong Kong con la formazione titolare: Felix Gross, Theo Reinhardt, Leon Rohde e Domenic Weinstein si sono spinti fino ad un convincente 3’51″984 che rappresenta una sorta di ipoteca sulla qualificazione a Tokyo 2020; nonostante la sconfitta in finale, sorride anche la Nuova Zelanda che con questo secondo posto rilancia le proprie ambizioni, sebbene sembra assurdo pensare che un tempo di poco superiore al 3’52” non offra così tante garanzie come invece faceva solo quattro anni fa. Tra le altre nazionali in gara, segnaliamo il quinto posto della Russia che in batteria era terza e davanti all’Italia, mentre la fortissima Danimarca ha lasciato tutti i migliori a riposo (con Niklas Larsen fermo per una frattura alla gamba rimediata ballando con i compagni di squadra) e si è piazzata solo ottava.

Le inseguitrici azzurre crollano nel primo turno
Per la trasferta di Hong Kong il commissario tecnico Dino Salvoldi ha optato per schierare nell’Inseguimento a Squadre un quartetto molto sperimentale e cui era quindi molto difficile fare valutazioni in negativo. La partenza era stata comunque decisamente incoraggiante perché Rachele Barbieri, Chiara Consonni, Martina Fidanza e Vittoria Guazzini avevano fatto segnare il secondo posto in qualificazione a poco più di 2 decimi di distanza dalla Nuova Zelanda che era in testa: il tempo di 4’26″723 non era particolarmente esaltante, ma il solo fatto di essere lì a giocarsela schierando atlete poco abituate e adatte a questo genere di prova, era sicuramente un buon segnale; oggi nel primo turno, però, i tempi si sono abbassati e le azzurre, per cercare di stare dietro alla scatenate belghe, si sono bruciate e nell’ultimo chilometro sono crollate finendo in 4’29″545 e quindi in quinta posizione, sulle sole sette nazioni partecipanti.

Molto bella la finale per la medaglia d’oro con tempi di circa 7″ inferiori rispetto a quelli della qualificazione di ieri: la Nuova Zelanda (Drummond, Shearman, Shields, Wollaston) si è confermata squadra temibilissima per questo genere di prova scendendo sotto al muro dei 4’20” ed è andata a vincere con 8 decimi di vantaggio sul Belgio guidato da D’Hoore e Kopecky. Sul podio è riuscita a salire anche la sorprendente Corea del Sud che è riuscita ad agguantare in extremis il bronzo difendendosi da una forte rimonta della Germania nell’ultimo chilometro.

Paesi Bassi e Germania dominano nella Velocità a Squadre
Il programma di giornata era completato dai tornei della Velocità a Squadre, con l’Italia presente come sempre solamente in quello femminile con Miriam Vece ed Elena Bissolati: buona la partenza con le azzurre che avevano addirittura il secondo tempo dopo il primo giro, ma purtroppo la coperta continua ad essere corta e così stavolta si è pagato di più sul lanciato finendo in quattordicesima posizione (su quindici) con 34″246. La vittoria è andata alla Germania che ha schierato la giovanissima coppia formata da Pauline Sophie Grabosch ed Emma Hinze, rispettivamente classe 1998 e 1997, che è arrivata a solo mezzo secondo dal record del mondo. Argento e bronzo alla Cina che ha schierato ben tre squadre tra nazionale e club.

I torneo maschile invece ha messo in mostra tutta la superiore tecnica e fisica dei campioni del mondo in carica Jeffrey Hoogland, Roy van der Berg e Harrie Lavreysen: ad ogni turno è stata nell’ordine del secondo la differenza nei confronti della seconda miglior squadra; i neerlandesi si sono addirittura avvicinati a soli quattro decimi dal record del mondo che però era stato fatto segnare dai tedeschi nel 2013 in altura in Messico, quindi la prestazione odierna degli “orange” è di valore assoluto e la sensazione è che il 41″871 che resiste ormai da sei anni potrebbe cadere non appena si troveranno le condizioni giuste tra meteo, condizione fisica e scorrevolezza della pista. L’argento è andato alla Germania, bronzo ad una sfortunata Francia il cui terzetto era stato l’unico a limitare i danni nei confronti dei Paesi Bassi in qualificazione, ma nel primo turno si trovato a dover ripetere per ben quattro volte la partenza per problemi vari lasciando per strada quel mezzo decimo che ha significato dire addio all’argento.

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